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Disegno Criminoso — Anno 2025

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395 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Disegno Criminoso

Provvedimenti

Inammissibilità ricorso: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso presentato da due imputati contro una sentenza della Corte d'Appello. La decisione si fonda sulla genericità e sulla natura ripetitiva dei motivi di ricorso, i quali non formulavano una critica specifica alla decisione impugnata, ma si limitavano a riproporre le stesse argomentazioni già respinte nel grado precedente. La Corte ha sottolineato che un ricorso, per essere ammissibile, deve confrontarsi analiticamente con le motivazioni della sentenza che contesta.
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Continuazione reati: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva il riconoscimento della continuazione tra reati. La Corte ha stabilito che la mera riproposizione di motivi già respinti in appello rende il ricorso generico. Inoltre, ha confermato che l'esistenza di un ampio arco temporale tra i fatti e la presenza di vittime diverse e non collegate tra loro sono elementi sufficienti per escludere l'unicità del disegno criminoso, presupposto fondamentale per la continuazione.
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Bis in idem: la Cassazione chiarisce quale sentenza revocare
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza del giudice dell'esecuzione in un caso di bis in idem. Un soggetto era stato condannato due volte per guida senza patente. La Corte ha stabilito che, in caso di doppio giudicato, si deve revocare la sentenza più grave e ordinare l'esecuzione di quella meno afflittiva. Ha inoltre rigettato la richiesta di riconoscere un unico disegno criminoso tra vari reati, distinguendo tra un piano preordinato e una mera propensione a delinquere.
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Reato continuato e mafia: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che negava il riconoscimento del reato continuato a un membro di un clan mafioso condannato sia per associazione che per omicidio. La Corte d'appello aveva ritenuto l'omicidio un atto estemporaneo. La Cassazione ha invece rilevato un vizio di motivazione, sottolineando che i giudici non avevano adeguatamente considerato il ruolo di vertice dell'imputato e la possibilità che l'omicidio rientrasse nel suo 'programma' criminoso iniziale, legato alla repressione violenta dei contrasti interni al clan.
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Disegno criminoso: no alla continuazione tra reati
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva di unificare due pene per reati di droga, uno associativo (2008-2012) e uno di detenzione (2014). La Corte ha stabilito che un lasso temporale di due anni tra le condotte interrompe la presunzione di un unico disegno criminoso, e ha ribadito l'impossibilità di modificare in fase esecutiva i fatti accertati da una sentenza definitiva.
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Vincolo della continuazione: quando è escluso?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva il riconoscimento del vincolo della continuazione tra due reati. La Corte ha stabilito che la sola contestualità dei fatti e lo stato di ebbrezza dell'imputato non sono sufficienti a dimostrare un'unica programmazione criminosa, elemento indispensabile per applicare l'istituto.
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Reato continuato: quando non si applica? La Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva il riconoscimento del reato continuato tra un furto aggravato e altri reati oggetto di precedenti giudizi. La Corte ha stabilito che l'imputato non ha fornito la prova di un'unica e preordinata deliberazione criminosa, limitandosi a un generico richiamo ad altre sentenze senza allegarle. L'assenza di unicità del disegno criminoso è stata dedotta dalla distanza temporale e geografica dei reati e dalla diversa modalità di esecuzione, elementi che escludono l'applicazione del più favorevole trattamento sanzionatorio.
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Disegno criminoso: la Cassazione chiarisce i requisiti
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per furto aggravato, porto d'armi e possesso di grimaldelli. La Corte ha stabilito che per ottenere la riduzione della pena tramite il vincolo della continuazione, non è sufficiente la sola vicinanza temporale dei reati, ma è necessario provare l'esistenza di un unico e premeditato disegno criminoso, inteso come un programma di condotte illecite preventivamente ideato e voluto.
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Continuazione reato: quando si applica il vincolo
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che negava il riconoscimento della continuazione reato tra due sentenze. La Corte ha stabilito che la vicinanza temporale e l'omogeneità dei reati sono indici importanti che non possono essere liquidati con una motivazione generica. Il giudice deve fornire una spiegazione dettagliata e basata sui fatti, altrimenti la motivazione è considerata 'apparente' e il provvedimento nullo.
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Disegno criminoso: i limiti della continuazione
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto di un'istanza volta a riconoscere un unico disegno criminoso tra reati di associazione mafiosa e narcotraffico commessi a decenni di distanza. La sentenza sottolinea che un notevole lasso temporale, le diverse modalità operative e l'assenza di una programmazione iniziale specifica impediscono di applicare l'istituto della continuazione, anche in presenza di nuove dichiarazioni di un collaboratore di giustizia non ancora verificate in un giudicato.
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Disegno criminoso: quando i reati non sono unici
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato che chiedeva il riconoscimento di un unico disegno criminoso per una serie di truffe e frodi informatiche. Nonostante la somiglianza dei reati, la Corte ha stabilito che la distanza temporale e la diversità del modus operandi (come la presenza di complici diversi) dimostrano l'esistenza di decisioni criminali separate e non di un piano unitario iniziale, confermando così l'inammissibilità della richiesta di continuazione.
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Continuazione tra reati: la Cassazione chiarisce i limiti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento della continuazione tra reati di manipolazione del mercato e bancarotta. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, sottolineando che il notevole lasso di tempo intercorso tra i due reati e la diversità del modus operandi sono elementi decisivi per escludere l'esistenza di un unico e preordinato disegno criminoso, requisito fondamentale per l'applicazione dell'istituto della continuazione tra reati. È stata rigettata anche un'eccezione procedurale sulla mancata partecipazione del detenuto all'udienza.
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Disegno criminoso: no alla continuazione tra reati
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una donna che chiedeva il riconoscimento della continuazione tra due rapine commesse a tre anni e mezzo di distanza. Secondo la Corte, un lasso di tempo così ampio fa presumere l'assenza di un unico disegno criminoso, e lo stato di bisogno economico non è sufficiente a dimostrare il contrario, rappresentando un mero movente e non un progetto criminoso unitario.
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Continuazione tra reati: quando il tempo la esclude
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso per il riconoscimento della continuazione tra reati, confermando che una notevole distanza temporale, un diverso modus operandi e la natura occasionale dell'ultimo delitto sono elementi sufficienti per escludere un unico disegno criminoso, nonostante l'omogeneità dei reati.
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Continuazione tra reati: no se manca un disegno unico
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un soggetto che chiedeva il riconoscimento della continuazione tra reati. La decisione si fonda sull'assenza di un disegno criminoso unitario, evidenziata dalla notevole distanza temporale tra i fatti, dal diverso contesto criminale e dalla differente composizione del gruppo di concorrenti. La Corte ha ribadito che la successione di reati non implica automaticamente l'esistenza di un'unica programmazione.
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Continuazione reato: quando è esclusa? Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento della continuazione reato tra delitti eterogenei (stupefacenti, minaccia, estorsione). La Corte ha stabilito che la mera vicinanza temporale e spaziale non è sufficiente a dimostrare l'esistenza di un unico disegno criminoso, elemento indispensabile per applicare l'istituto.
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Continuazione tra reati: i limiti secondo la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento della continuazione tra reati. La Corte ha stabilito che la semplice prossimità temporale tra uno spaccio di droga e la successiva partecipazione a un'associazione criminale non è sufficiente a dimostrare l'esistenza di un unico disegno criminoso, requisito fondamentale per l'applicazione del beneficio.
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Continuazione reati: non basta la tossicodipendenza
La Cassazione ha respinto il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento della continuazione reati tra un furto e vari reati di droga. La Corte ha stabilito che la tossicodipendenza e la vicinanza temporale non bastano a provare un unico disegno criminoso, confermando che le condotte erano frutto di decisioni separate e non di un piano unitario.
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Disegno criminoso: quando non c’è continuazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento del vincolo della continuazione tra tre reati eterogenei (ricettazione e due truffe). Secondo la Corte, l'assenza di un medesimo disegno criminoso è evidente data la distanza temporale, la diversità dei reati e del modus operandi. Un generico scopo di lucro non è sufficiente a unificare le condotte in un piano preordinato.
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Reato continuato e danno lieve: la Cassazione chiarisce
La Cassazione affronta il tema del reato continuato, stabilendo che la circostanza attenuante del danno di speciale tenuità va valutata per ogni singolo reato e non sul danno complessivo. Nel caso specifico, il ricorso è stato respinto perché il danneggiamento di più beni costituiva un unico reato, il cui danno non è stato ritenuto lieve.
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