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Disegno Criminoso — Anno 2023

430 provvedimenti applicano questo termine

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Provvedimenti

Reato continuato: la Cassazione unisce spaccio e grande traffico
Il caso riguarda la richiesta di riconoscimento del reato continuato in sede esecutiva presentata da un condannato per reati di droga. Il giudice dell'esecuzione aveva respinto l'istanza, ritenendo che lo spaccio di strada e la detenzione di grandi quantitativi in concorso indicassero solo un'abitudine al crimine e non un unico disegno criminoso. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del condannato, annullando la decisione con rinvio. La Suprema Corte ha stabilito che il giudice dell'esecuzione non può ignorare il reato continuato già riconosciuto dal giudice del processo di merito per fatti analoghi, a meno che non dimostri con elementi specifici che i nuovi episodi non rientrano nello stesso progetto criminoso.
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Reato continuato e usura: perché la ripetizione non è un piano
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato in sede esecutiva per due diverse condanne per usura. La prima condanna riguardava un episodio isolato del 2015 a Roma, mentre la seconda riguardava un'attività usuraia organizzata e complessa ad Albano fino al 2020, con complici e vittime differenti. Il Giudice dell'esecuzione ha rigettato la richiesta per mancanza di un unico disegno criminoso originario. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo che la semplice ripetizione di reati simili o l'abitualità a delinquere non bastano a dimostrare una programmazione preventiva e unitaria. Di conseguenza, la Suprema Corte ha rigettato il ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
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Reato continuato: no allo sconto di pena per rapine ripetute
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato in sede esecutiva per diverse condanne per rapina aggravata e ricettazione commesse nel 2015. Il Giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta per mancanza di prove sulla preventiva pianificazione dei delitti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'unicità del disegno criminoso non può basarsi su una generica inclinazione a delinquere o sulla semplice omogeneità dei reati. Per l'applicazione del beneficio, occorre dimostrare che tutti gli episodi fossero stati programmati, almeno nelle linee essenziali, sin dal primo reato. La distanza temporale di mesi e i diversi luoghi di commissione escludono il disegno unitario, configurando invece autonome e successive decisioni criminose. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Reato continuato e contrabbando: quattro mesi non escludono l’unione
Il Giudice dell'esecuzione aveva respinto la richiesta di riconoscimento del reato continuato avanzata da un cittadino condannato per contrabbando di tabacchi dalla Tunisia. Il diniego si fondava sulla distanza temporale di quattro mesi tra i due episodi, ritenuta sintomatica di scelte di vita delinquenziali distinte e non di un unico disegno criminoso. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del condannato, evidenziando che un intervallo di pochi mesi non preclude in assoluto il reato continuato. La Suprema Corte ha rilevato che il giudice di merito ha omesso di valutare le particolari modalità del contrabbando, strettamente legate ai viaggi di rientro in Italia, le quali sono compatibili con una pianificazione anticipata. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato l'ordinanza, rinviando il caso al Tribunale per un nuovo esame.
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Intestazione fittizia di beni: no allo sconto per reati di droga
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di intestazione fittizia di beni. La difesa chiedeva il riconoscimento del reato continuato tra l'intestazione fittizia e precedenti reati in materia di stupefacenti, oltre alla concessione delle attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno confermato la decisione della Corte d'Appello, escludendo il vincolo della continuazione per la mancanza di un disegno criminoso unitario pianificato fin dall'inizio. Anche la richiesta di attenuanti generiche è stata respinta per assenza di elementi positivi di valutazione. Di conseguenza, il ricorrente perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: no allo sconto di pena se manca il piano unico
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato per unificare diverse condanne, a partire da un primo illecito legato agli stupefacenti commesso nel 2013. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, evidenziando la notevole distanza temporale tra i fatti e l'assenza di un disegno criminoso unico originario, dato che l'ingresso nel sodalizio criminale era avvenuto solo successivamente. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, senza la prova di una pianificazione preventiva complessiva al momento del primo reato, i successivi illeciti vanno considerati come autonome scelte criminose e non come un unico reato continuato. Il ricorrente e stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: negato lo sconto di pena per i reati distanti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino che chiedeva il riconoscimento del reato continuato per fatti di droga commessi tra il 2012 e il 2015. I giudici hanno confermato la decisione della Corte d'Appello, rilevando che l'associazione a delinquere era cessata nel 2013. Non vi era alcuna prova che il reato del 2015 fosse stato programmato sin dall'inizio all'interno di un medesimo disegno criminoso. La notevole distanza temporale e la fine del sodalizio dimostrano che si è trattato di decisioni autonome e distinte. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: niente sconti per la delinquenza abituale
Il Tribunale di Udine, come giudice dell'esecuzione, ha riconosciuto solo parzialmente il reato continuato per un uomo condannato con nove diverse sentenze. Il beneficio è stato concesso solo per due condanne caratterizzate da reati simili, commessi nello stesso periodo e con gli stessi complici. Per le restanti sette condanne, il giudice ha escluso il vincolo della continuazione, ritenendo i reati frutto di decisioni estemporanee e di una generica propensione a delinquere. L'uomo ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo l'esistenza di un unico disegno criminoso. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che il reato continuato richiede una programmazione iniziale specifica e non un generico programma di vita criminale. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Reato di evasione: niente sconti senza un disegno criminoso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la condanna per il reato di evasione. Il ricorrente chiedeva l'applicazione della continuazione tra i reati, sostenendo che l'allontanamento dal proprio domicilio fosse collegato a un unico disegno criminoso preesistente. I giudici di legittimità hanno invece ritenuto i motivi di ricorso del tutto generici e infondati. La Corte ha chiarito che non vi era alcuna prova di un piano unitario prefissato che collegasse l'evasione alle altre condotte contestate. Di conseguenza, il ricorrente ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali, oltre al versamento di una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Reato continuato contro abitudine a delinquere: la Cassazione
Il Condannato ha richiesto al Giudice dell'esecuzione il riconoscimento del reato continuato per quattro condanne per spaccio di stupefacenti commesse nell'arco di cinque anni. Il Tribunale ha respinto la richiesta, ritenendo i reati espressione di una generica propensione a delinquere e non di un unico disegno criminoso. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Condannato. La Suprema Corte ha chiarito che spetta al condannato l'onere di dimostrare una programmazione unitaria preventiva dei reati. La semplice ripetizione di condotte simili nel tempo non basta a configurare la continuazione, configurando invece una mera abitualità a delinquere. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: perché la Cassazione nega lo sconto di pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per furto aggravato. L'imputato lamentava il mancato riconoscimento del reato continuato rispetto a precedenti condanne. I giudici di legittimità hanno chiarito che l'accertamento dell'unicità del disegno criminoso spetta al giudice di merito. Nel caso specifico, la richiesta è stata respinta a causa della genericità dei motivi e della diversità delle modalità esecutive e dei luoghi dei furti, elementi che escludono una pianificazione unitaria originaria. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Accesso abusivo a un sistema informatico: illecita la vendetta
Una dipendente di un centro estetico, dopo essere stata licenziata per aver rubato del denaro dalla cassa, ha utilizzato password carpite illegalmente per compiere un accesso abusivo a un sistema informatico contenente la contabilità riservata dell'attività. Il suo scopo era denunciare il lavoro nero alle autorità. La difesa ha chiesto il riconoscimento del reato continuato tra il furto e l'accesso abusivo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che non esiste un unico disegno criminoso se il secondo reato viene ideato solo come reazione al licenziamento, evento non prevedibile al momento del primo furto. Inoltre, la Corte ha confermato la piena legittimità del potere del giudice di ammettere testimoni d'ufficio anche se indicati in liste tardive.
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Reato continuato: la distanza di un anno spezza il piano unico
Il Condannato ha proposto ricorso per cassazione contro la decisione del Tribunale di Milano che aveva respinto la richiesta di riconoscimento del reato continuato per due episodi di ricettazione commessi a distanza di un anno. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la distanza temporale di un anno tra i reati esclude l'esistenza di un unico disegno criminoso originario, configurando invece un programma delinquenziale generico e indeterminato. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Vincolo della continuazione: negato lo sconto ai killer del clan
Il Ricorrente, condannato per associazione mafiosa e diversi omicidi, ha chiesto il riconoscimento del vincolo della continuazione tra i reati per ottenere uno sconto di pena. La Corte d'Appello ha rigettato la richiesta, rilevando che gli omicidi, commessi a distanza di anni, erano frutto di decisioni estemporanee e non programmati fin dall'inizio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il vincolo della continuazione tra reato associativo e singoli reati fine richiede una pianificazione specifica e unitaria fin dal momento dell'ingresso nel clan. La semplice utilità dei delitti per l'associazione non basta a dimostrare un unico disegno criminoso originario.
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Continuazione dei reati: perché il tempo cancella lo sconto
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della continuazione dei reati per due condanne distinte, relative alla spedizione di un'arma e di sostanze stupefacenti tramite lo stesso corriere. Il Tribunale ha respinto la richiesta evidenziando la diversità dei reati e un intervallo temporale superiore a due anni. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. La Suprema Corte ha chiarito che la continuazione dei reati richiede una programmazione iniziale unitaria. La distanza di oltre due anni fa presumere l'assenza di un unico disegno criminoso originario, escludendo così lo sconto di pena. Il Condannato è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: no allo sconto se i furti sono distanti
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato per diversi illeciti contro il patrimonio commessi a distanza di tempo. Il Tribunale di Cuneo, in veste di giudice dell'esecuzione, ha respinto l'istanza. La Corte di Cassazione ha confermato tale decisione dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che una distanza temporale di ben cinque anni tra i fatti e la diversità del modus operandi escludono l'esistenza di un unico disegno criminoso iniziale. Per applicare il reato continuato non basta che i reati siano della stessa categoria, ma serve un programma specifico concepito prima del primo reato. Il ricorrente perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Continuazione dei reati: il tempo cancella lo sconto di pena
Il Tribunale di Palermo ha respinto la richiesta di un cittadino volta a ottenere il riconoscimento della continuazione dei reati tra due condanne per spaccio di sostanze stupefacenti commessi a distanza di cinque anni l'uno dall'altro. Di conseguenza, il giudice ha revocato la sospensione condizionale della pena precedentemente concessa. Il condannato ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando la mancata valutazione dell'omogeneità delle condotte. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la continuazione dei reati richiede un unico disegno criminoso programmato fin dall'inizio. La distanza temporale di cinque anni dimostra invece una semplice abitualità a delinquere e non un piano unitario. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: furti ripetuti ma niente sconto di pena
Il Tribunale di Roma, in funzione di giudice dell'esecuzione, ha respinto la richiesta del Condannato di applicare la disciplina del reato continuato a tre diverse sentenze per furto aggravato. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che i reati presentassero la stessa qualificazione giuridica e modalità simili. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che per configurare il reato continuato non basta la somiglianza dei reati, ma serve un unico disegno criminoso concepito prima del primo furto. Nel caso specifico, le diverse modalità operative e la partecipazione di complici sempre differenti dimostrano che si è trattato di decisioni occasionali, prese di volta in volta. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Reato continuato: perché la propensione a delinquere non basta
Il Tribunale di Verona, come giudice dell'esecuzione, ha respinto la richiesta di applicare la disciplina del reato continuato per diversi episodi di truffa, appropriazione indebita e insolvenza fraudolenta commessi da un soggetto nell'arco di tre anni. Il condannato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo l'omogeneità dei reati e la vicinanza temporale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che per configurare il reato continuato non basta la generica propensione a delinquere o il comune fine di lucro. È invece necessaria la prova di un unico disegno criminoso, ideato fin dal primo reato. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Continuazione dei reati: no allo sconto di pena se passano anni
Il Condannato ha richiesto al giudice dell'esecuzione il riconoscimento della continuazione dei reati tra una condanna per ricettazione del 2010 e successive condanne per ricettazione e riciclaggio del 2013. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta a causa della notevole distanza temporale (tre anni) e della mancanza di prove circa un unico disegno criminoso originario. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Condannato, confermando che la continuazione dei reati richiede la prova che tutti gli illeciti fossero programmati fin dall'inizio. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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