LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Disegno Criminoso — Anno 2023

Pagina 11 di 22

430 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Disegno Criminoso

Provvedimenti

Reato continuato: la serialità non garantisce lo sconto di pena
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato per diverse condotte di violenza privata e atti persecutori, gi giudicate separatamente. La Corte d'appello ha rigettato l'istanza evidenziando che i reati, commessi a distanza di tempo e contro vittime diverse, non derivavano da un unico progetto iniziale. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che la serialit delle condotte di adescamento online dimostrasse un'unica programmazione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la semplice ripetitivit dei comportamenti o un radicato stile di vita delinquenziale non bastano a dimostrare il reato continuato. & infatti necessaria una pianificazione preventiva e specifica di ciascun illecito sin dal primo reato. Il ricorrente " stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Rapina per pagare i debiti di droga: no alla continuazione dei reati
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di due soggetti condannati per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e per una rapina commessa ai danni di un commerciante. I ricorrenti chiedevano l'applicazione della continuazione dei reati, sostenendo che la rapina fosse stata commessa per pagare un debito di 700 euro al capo del sodalizio e poter così continuare a spacciare. La Suprema Corte ha confermato la decisione del giudice di rinvio, escludendo la continuazione dei reati. I giudici hanno chiarito che la rapina è stata una scelta estemporanea, dettata da una difficoltà economica contingente e non prevista nel programma criminoso iniziale dell'associazione, dedita esclusivamente al narcotraffico. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Reato continuato: la Cassazione corregge i giudici sulla bancarotta
Il Condannato ha richiesto al giudice dell'esecuzione l'applicazione della disciplina del reato continuato per diverse condanne accumulate nel tempo, tra cui truffe, appropriazioni indebite e due episodi di bancarotta documentale relativi a due diverse società da lui amministrate. La Corte d'Appello ha escluso la continuazione per uno dei reati di bancarotta, giudicandolo autonomo a causa della diversità delle società e della distanza temporale tra i fallimenti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Condannato, stabilendo che la distinzione tra i fatti è il presupposto stesso per valutare l'unicità del disegno criminoso e non un motivo per escluderlo automaticamente. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato il caso per un nuovo esame.
Continua »
Reato continuato e mafia: negato lo sconto per i reati passati
Il Ricorrente ha chiesto il riconoscimento del Reato continuato tra una condanna per associazione mafiosa e altri reati commessi quattro anni prima del suo ingresso nel clan. Il Giudice dell'esecuzione ha rigettato la richiesta, escludendo che i reati precedenti potessero far parte di un unico disegno criminoso programmato fin dall'inizio. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. La Corte ha chiarito che per applicare il Reato continuato tra associazione e singoli reati occorre dimostrare che questi ultimi fossero stati pianificati fin dal momento dell'adesione al sodalizio criminale, escludendo condotte occasionali o antecedenti non programmate ab origine. Il Ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Unicità del disegno criminoso: quando la vicinanza dei reati non basta
Il Condannato ha proposto ricorso per cassazione contro il rifiuto del giudice dell'esecuzione di riconoscere la continuazione tra diversi reati giudicati separatamente. La difesa sosteneva la sussistenza di un'unica programmazione basandosi sulla vicinanza temporale e geografica dei fatti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'unicità del disegno criminoso richiede una prova rigorosa della pianificazione iniziale di tutti i reati, non bastando la semplice somiglianza o la vicinanza nel tempo delle condotte. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Reato continuato: negato lo sconto di pena per i reati del clan
Il Condannato ha richiesto al Giudice dell'esecuzione il riconoscimento del reato continuato per diverse rapine e un tentato omicidio commessi in contesti associativi. Il Tribunale ha respinto la richiesta, escludendo l'unicità del disegno criminoso. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Condannato. La Corte ha chiarito che la semplice somiglianza delle modalità esecutive o la strumentalità dei reati agli scopi di un clan non bastano a dimostrare una programmazione unitaria iniziale. Per applicare il reato continuato, i singoli illeciti devono essere stati pianificati fin dal principio, e non derivare da circostanze occasionali o sopravvenute. Il Condannato perde la causa ed è condannato a pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
Continua »
Vincolo della continuazione: no allo sconto per la faida mafiosa
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del vincolo della continuazione tra la condanna per associazione mafiosa e quella per un tentato omicidio commesso ai danni di un rivale. Il Giudice dell'esecuzione ha rigettato la richiesta, ritenendo il tentato omicidio un evento estemporaneo legato a una faida tra clan, non programmato fin dall'inizio dell'adesione al sodalizio criminoso. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il vincolo della continuazione richiede una programmazione unitaria iniziale dei singoli reati fine. Non basta che il delitto sia commesso per agevolare il clan se manca la prova di un disegno criminoso originario. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Fungibilità della pena: l’obbligo di dimora non sconta il carcere
Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione contro il rifiuto del Tribunale di riconoscere l'unicità del disegno criminoso per reati commessi a distanza di sette mesi e la fungibilità della pena per il periodo trascorso in obbligo di dimora notturno. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la distanza temporale esclude una pianificazione unitaria originaria. Inoltre, l'obbligo di dimora con rientro notturno (dalle 21:00 alle 7:00) non è equiparabile agli arresti domiciliari e, di conseguenza, non permette l'applicazione della fungibilità della pena per ridurre la sanzione detentiva finale. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Reato continuato: no allo sconto se passano tre anni tra i fatti
Il Condannato ha richiesto al giudice dell'esecuzione il riconoscimento del reato continuato per diversi illeciti giudicati separatamente. La Corte d'Appello ha respinto l'istanza evidenziando la mancanza di un unico disegno criminoso, data la distanza temporale di quasi tre anni e il differente contesto geografico tra i fatti. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo l'omogeneità delle condotte. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la notevole distanza di tempo fa presumere l'assenza di una programmazione unitaria iniziale. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Reato continuato: la vicinanza nel tempo non evita la condanna
Il Condannato ha richiesto al Giudice dell'esecuzione il riconoscimento del reato continuato tra una condanna per contrabbando di tabacchi e una per truffa. Il Tribunale ha respinto la richiesta evidenziando che, nonostante la vicinanza temporale, le condotte erano del tutto disomogenee e prive di un disegno criminoso unitario. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando vizio di motivazione e sottolineando la vicinanza geografica e temporale dei fatti. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la semplice contiguità di tempo e spazio non basta a dimostrare una programmazione unitaria dei reati. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Reato continuato negato: la Cassazione punisce il ricorso inutile
Il Condannato ha richiesto al giudice dell'esecuzione il riconoscimento del reato continuato per diverse condanne definitive relative a reati associativi, estorsioni, traffico di droga e ricettazione. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta a causa della notevole distanza di tempo e della diversità dei reati, ritenuti frutto di scelte occasionali e autonome. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che tutti i reati rientrassero in un unico programma associativo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la valutazione del giudice di merito era logica e coerente. Non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti in sede di legittimità. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Reato continuato: no allo sconto di pena per i reati fuori dal clan
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento del reato continuato per diverse condanne definitive, tra cui ricettazione, rapina ed estorsione aggravata dal metodo mafioso. Il giudice dell'esecuzione aveva respinto la richiesta evidenziando la disomogeneita delle condotte e l'assenza di un unico disegno criminoso, poiche i reati di rapina e ricettazione non risultavano commessi per agevolare il clan o pianificati preventivamente. La Suprema Corte ha confermato questa decisione, ribadendo che la semplice vicinanza a un complice non dimostra un programma criminoso unitario. Il ricorrente e stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Reato continuato: no allo sconto di pena dopo trent’anni di crimini
Il Condannato ha richiesto al Giudice dell'esecuzione l'applicazione della disciplina del reato continuato per unire diverse condanne definitive accumulate tra il 1980 e il 2015, relative a reati di associazione mafiosa, evasione fiscale, estorsione e usura. Il Giudice ha respinto la richiesta a causa dell'enorme distanza temporale tra i fatti e della loro diversa natura. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che tutti i reati rientrassero nelle attività di un unico sodalizio criminale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato che un intervallo temporale così ampio esclude l'esistenza di un unico disegno criminoso iniziale. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Reato continuato: negato lo sconto se passano dodici anni
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per unificare le pene di due diverse condanne definitive. La prima condanna riguardava reati fiscali commessi tra il 1995 e il 2002, mentre la seconda riguardava reati di estorsione, usura e autoriciclaggio commessi tra il 2014 e il 2015. Il Giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta a causa dell'enorme distanza temporale e della diversa natura dei reati. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che un intervallo di tempo così lungo esclude l'esistenza di un unico disegno criminoso iniziale. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Reato continuato e alcol: lo stile di vita non è un piano
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino che chiedeva il riconoscimento del reato continuato per diverse condanne accumulate nel tempo, tra cui resistenza a pubblico ufficiale, violazione di domicilio e guida in stato di ebbrezza. Il ricorrente sosteneva che i reati fossero legati da un unico disegno criminoso causato dalla sua dipendenza dall'alcol. I giudici hanno invece confermato la decisione del Tribunale di Cassino: la forte distanza temporale e la diversità dei luoghi in cui sono avvenuti i fatti dimostrano uno stile di vita disordinato e non una pianificazione unitaria. L'alcoldipendenza, da sola, non basta a unificare reati così diversi. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Reato continuato: no allo sconto di pena per furti distanti nel tempo
Il Condannato ha richiesto al Giudice dell'esecuzione il riconoscimento del reato continuato per tre condanne definitive relative a furto, ricettazione e uso indebito di carte di credito, commessi tra il 2012 e il 2015. Il Tribunale ha respinto la richiesta evidenziando che i reati erano avvenuti in comuni e regioni differenti, a distanza di oltre un anno l'uno dall'altro, senza prove di un unico progetto iniziale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Condannato, confermando che la distanza temporale e geografica esclude l'unificazione delle pene in mancanza di elementi concreti forniti dalla difesa. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Continuazione dei reati: perché il tempo non basta
Il Condannato ha richiesto al giudice dell'esecuzione il riconoscimento della continuazione dei reati per diverse condanne subite per furto, ricettazione e rapina impropria. Il Tribunale ha respinto la richiesta, rilevando che la vicinanza temporale e l'omogeneità dei reati non dimostrano da sole un unico disegno criminoso. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Condannato, confermando che la valutazione del giudice di merito era logica e coerente. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla cassa delle ammende.
Continua »
Ricettazione di assegno: perché 250€ non sono un danno lieve
Una persona viene condannata per ricettazione di assegno dopo aver utilizzato un titolo smarrito, compilato per circa 250 euro, per effettuare un acquisto. L'imputata sosteneva che il danno fosse di lieve entità, ma la Corte di Cassazione ha respinto questa tesi. I giudici hanno stabilito un principio fondamentale: nel caso di un assegno in bianco, il danno non si valuta sull'importo scritto, ma sulla sua 'potenziale utilizzabilità', che è indeterminabile e quindi non può essere considerata di particolare tenuità. La condanna è stata quindi confermata in via definitiva.
Continua »
Reato continuato negato: evasione senza rapina rompe il piano
La Corte di Cassazione ha negato l'applicazione del reato continuato a un individuo che aveva commesso diverse evasioni e una rapina. Sebbene i reati fossero avvenuti in un breve arco di tempo, i giudici hanno stabilito che non tutti facevano parte di un unico piano. In particolare, l'ultima evasione non era finalizzata a commettere la rapina, a differenza delle precedenti. Questa autonomia ha interrotto il 'disegno criminoso' unitario, impedendo così il riconoscimento del reato continuato e il conseguente sconto di pena. Il ricorso è stato quindi dichiarato inammissibile.
Continua »
Condanna per Truffa: il conto corrente lo incastra, Cassazione nega
La Corte di Cassazione ha confermato una condanna per reato di truffa a carico di un imputato. La prova decisiva era il versamento del profitto illecito direttamente sul suo conto corrente. L'imputato ha presentato ricorso sostenendo una valutazione errata dei fatti e chiedendo di collegare la truffa a un precedente reato minore, sotto un unico 'disegno criminoso'. La Corte ha respinto totalmente il ricorso, giudicandolo inammissibile. Ha chiarito che le lamentele sui fatti non possono essere discusse in Cassazione e che i due reati erano troppo diversi per essere considerati parte di un unico piano. La condanna è quindi diventata definitiva, con l'aggiunta di spese processuali e una multa.
Continua »