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Disegno Criminoso — Anno 2023

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430 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Disegno Criminoso

Provvedimenti

Reato continuato in sede di esecuzione: no al cumulo se distanti
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato in sede di esecuzione per unificare la pena relativa alla partecipazione a un'associazione per il narcotraffico (avvenuta tra il 2010 e il 2012) e quella per la detenzione di una pistola con matricola abrasa (scoperta nel 2016). La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della richiesta, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato che l'ampio divario temporale di circa quattro anni e la totale diversità tra i reati escludono l'esistenza di un disegno criminoso unitario originario. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: due anni di distanza escludono lo sconto
Il Ricorrente ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per unificare due condanne relative a reati di ricettazione e commercio di prodotti falsi, commessi a distanza di due anni l'uno dall'altro. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, escludendo l'esistenza di un unico disegno criminoso a causa del lungo intervallo temporale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del condannato, confermando che la notevole distanza di tempo esclude la programmazione unitaria dei reati. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: negato lo sconto per colpi distanti nel tempo
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per unificare le pene di due diverse condanne. La prima condanna riguardava una ricettazione commessa nel 2012, mentre la seconda riguardava un tentativo di rapina, una ricettazione e un riciclaggio commessi nel 2013. Il Tribunale ha respinto la richiesta per mancanza di un disegno criminoso unitario. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che il primo reato era un fatto isolato ed estemporaneo, commesso molto tempo prima rispetto ai successivi. Di conseguenza, non vi era alcuna prova di una pianificazione iniziale complessiva. Il Condannato perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Vincolo della continuazione: negato lo sconto per omicidio
Il Condannato ha richiesto al Giudice dell'esecuzione l'applicazione del vincolo della continuazione tra il reato di associazione mafiosa e un omicidio commesso come vendetta. La Corte d'Appello ha rigettato la richiesta, non ravvisando un unico disegno criminoso originario. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'adesione a un sodalizio mafioso non comporta automaticamente il vincolo della continuazione con i singoli reati fine. Per l'unificazione delle pene, è infatti indispensabile dimostrare che lo specifico omicidio fosse già programmato e pianificato nel momento esatto in cui il soggetto ha deciso di entrare a far parte dell'associazione criminale. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: la Cassazione cancella il carcere ingiusto
Il caso riguarda un condannato per ricettazione e commercio di prodotti falsi che ha chiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per unificare le pene di diverse sentenze. Il Tribunale di Genova ha accolto solo parzialmente la richiesta, escludendo alcuni episodi a causa della distanza temporale e applicando un aumento di pena detentiva senza considerare che la condanna originaria era stata sostituita con la libertà controllata. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del condannato. La Suprema Corte ha stabilito che il giudice deve valutare la continuazione anche per singoli gruppi di reati ravvicinati nel tempo e non può applicare una pena di specie diversa da quella originariamente sostituita. L'ordinanza è stata annullata con rinvio per un nuovo esame.
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Disegno criminoso unitario: vittime diverse ma sconto di pena
Una donna condannata per molteplici furti ha richiesto l'applicazione della continuazione per ridurre la pena complessiva. Il giudice dell'esecuzione ha rigettato la richiesta per alcuni episodi, ritenendo che la diversità delle vittime e la distanza geografica escludessero un disegno criminoso unitario. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della difesa. La Suprema Corte ha stabilito che la diversità delle vittime non incide sul progetto del colpevole e che la distanza geografica non esclude la continuazione in presenza di una stretta vicinanza temporale e dello stesso complice. La decisione è stata annullata con rinvio per un nuovo esame.
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Reato continuato e metodo mafioso: la Cassazione fissa i limiti
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato tra due gruppi di reati: il primo relativo a estorsione e associazione mafiosa, il secondo riguardante rapina, danneggiamento e tentata estorsione aggravati dal metodo mafioso. La Corte d'Appello, come giudice dell'esecuzione, ha respinto la richiesta poiché il giudice di merito aveva già escluso il vincolo della continuazione e i reati del secondo gruppo risultavano occasionali ed estemporanei. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Condannato. I giudici hanno chiarito che il giudice dell'esecuzione non può rivalutare la continuazione se già esclusa nel processo di merito. Inoltre, la sola presenza dell'aggravante del metodo mafioso non dimostra l'esistenza di un unico disegno criminoso tra condotte distinte.
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Reato continuato: la distanza di tempo nega lo sconto di pena
Il Condannato ha richiesto al giudice dell'esecuzione il riconoscimento del reato continuato per violazioni della legge sugli stupefacenti commesse nel 2014 e nel 2016. La Corte di Appello ha respinto l'istanza, ritenendo che il lungo intervallo temporale escludesse un unico disegno criminoso. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che l'omogeneità delle condotte dimostrasse l'unitarietà del piano. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché manifestamente infondato, in quanto volto a ottenere una rivalutazione dei fatti preclusa in sede di legittimità. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla cassa delle ammende.
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Reato continuato: perché la somiglianza delle truffe non basta
Il Ricorrente ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per unificare diverse condanne per truffa. Il Tribunale ha respinto la richiesta evidenziando l'assenza di un unico disegno criminoso: le truffe differivano per modalità, tempi e luoghi. Alcuni fatti riguardavano la vendita fittizia di telefoni e offerte di lavoro nel 2014-2015, mentre altri riguardavano auto e immobili nel 2009-2010. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la semplice somiglianza dei reati non basta a dimostrare il reato continuato. Il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: no allo sconto se i reati durano 14 anni
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per unificare sei diverse condanne penali, sostenendo l'esistenza di un unico disegno criminoso. Le condanne riguardavano violazioni della sorveglianza speciale, reati di falso e in materia di stupefacenti. Il Tribunale prima e la Corte di Cassazione poi hanno respinto la richiesta. I giudici hanno evidenziato che i reati sono stati commessi in un arco temporale di ben quattordici anni, dal 1995 al 2009, e presentano natura del tutto eterogenea. La ripetizione delle condotte delittuose non dimostra un piano unitario prefissato, bensì una spiccata abitualità nel delitto e una professionalità criminale del soggetto. La Suprema Corte ha pertanto dichiarato inammissibile il ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Continuazione dei reati: no allo sconto tra usura e spaccio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto che chiedeva il riconoscimento della continuazione dei reati per unificare le condanne ricevute. Il ricorrente era stato condannato per usura ed estorsione commesse tra il 2007 e il 2008, e per spaccio di stupefacenti commesso nel 2009. I giudici hanno confermato che non si può applicare la continuazione dei reati a causa della notevole distanza di tempo tra i fatti e della totale diversità delle condotte. Non esiste infatti un unico disegno criminoso che colleghi l'usura allo spaccio. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: no allo sconto se i reati sono distanti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'amministratrice di fatto che chiedeva il riconoscimento del reato continuato per diverse condanne di bancarotta fraudolenta e truffa. I giudici hanno confermato la decisione del Tribunale, escludendo l'esistenza di un unico disegno criminoso. Questa esclusione deriva dall'ampio divario temporale tra i fatti (dal 2004 al 2010), dalle diverse località in cui sono stati commessi i reati e dal coinvolgimento di complici differenti. Di conseguenza, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende, non potendo unificare le pene per reati privi di una programmazione unitaria iniziale.
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Reato continuato: negato lo sconto di pena tra spaccio e mafia
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato tra due condanne definitive: una per spaccio semplice di stupefacenti e una successiva per associazione mafiosa e traffico di droga. Il giudice dell'esecuzione ha rigettato la richiesta, rilevando la mancanza di elementi comuni e la notevole distanza temporale tra i fatti. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso. I giudici hanno chiarito che per riconoscere il reato continuato non basta un generico programma di vita delinquenziale. È invece necessaria la prova che tutti i singoli reati fossero stati programmati fin dall'inizio, al momento dell'ingresso nel sodalizio criminale. Di conseguenza, il Condannato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali.
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Reato continuato: spacciare ai domiciliari esclude lo sconto
Il Condannato ha richiesto al Giudice dell'esecuzione il riconoscimento del reato continuato per due condanne definitive legate allo spaccio di stupefacenti. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta a causa del lungo intervallo di tempo tra i fatti e della diversità delle sostanze. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che il secondo reato, commesso mentre era agli arresti domiciliari per il primo, dimostrasse l'unicità del disegno criminoso. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che commettere un reato durante una misura cautelare non prova un progetto unitario, ma evidenzia una spiccata propensione a delinquere. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: no allo sconto di pena se manca il piano unico
Il Ricorrente ha richiesto il riconoscimento del reato continuato tra una truffa commessa nel 2009 e successivi reati associativi commessi a distanza di due anni. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta per mancanza di un unico disegno criminoso iniziale. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il lungo intervallo temporale, le diverse modalità esecutive e l'inserimento in un'associazione a delinquere dimostrano decisioni criminose autonome e non un piano preordinato fin dal principio. Di conseguenza, il Ricorrente perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: negato lo sconto per rapina e riciclaggio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino che chiedeva il riconoscimento del reato continuato per condanne relative a ricettazione, riciclaggio e rapina aggravata. I giudici hanno confermato la decisione del Tribunale, rilevando che i reati erano stati commessi a distanza di un anno, in luoghi diversi e con modalità differenti (uno in concorso e uno da solo). Mancava quindi la prova di un unico disegno criminoso programmato fin dall'inizio. Di conseguenza, la Suprema Corte ha respinto la richiesta, confermando che si trattava di autonome scelte criminose e condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: no allo sconto di pena per crimini diversi
Il Ricorrente ha richiesto il riconoscimento del reato continuato per una serie di illeciti commessi nell'arco di tre anni. Il Tribunale ha respinto la richiesta e la Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. La Suprema Corte ha evidenziato che non vi era alcuna prova di una programmazione unitaria iniziale. I reati, infatti, presentavano caratteristiche diverse, erano stati compiuti in luoghi differenti e con modalità distinte, configurando autonome decisioni criminose anziché un unico disegno. Di conseguenza, il reato continuato non è applicabile e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato e omicidi di mafia: no allo sconto di pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che richiedeva il riconoscimento del reato continuato per omicidi commessi dopo il suo ingresso in un'associazione mafiosa. I giudici hanno chiarito che la semplice affiliazione a un clan non basta a presumere una programmazione unica di tutti i delitti futuri. Gli omicidi, determinati da circostanze contingenti e imprevedibili, costituiscono autonome decisioni criminose e non l'attuazione di un unico disegno originario. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Reato continuato o vizio del crimine? Il no della Cassazione
La Condannata, colpita da diciassette sentenze di condanna per reati contro il patrimonio commessi tra il 2006 e il 2008, ha richiesto l'applicazione del reato continuato in sede esecutiva. Il Tribunale ha respinto la richiesta evidenziando la mancanza di un disegno criminoso unico e la presenza di una mera abitualità a delinquere. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che il reato continuato richiede un'unica programmazione iniziale e non può essere confuso con la scelta di vita di commettere sistematicamente illeciti per procurarsi da vivere. La ricorrente è stata condannata anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla cassa delle ammende.
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Reato continuato: negato lo sconto a chi delinque per abitudine
Il Condannato ha richiesto al giudice dell'esecuzione di unire diverse condanne per violazione delle misure di prevenzione e reati commessi in carcere sotto la disciplina del reato continuato, per ottenere una riduzione della pena complessiva. Il Tribunale ha respinto la richiesta. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto, stabilendo che la semplice vicinanza nel tempo e l'omogeneità dei reati non bastano a dimostrare un unico disegno criminoso. Per applicare il reato continuato occorre una pianificazione iniziale specifica e non una generica tendenza a delinquere o una scelta di vita criminale. Il Condannato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali.
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