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Disegno Criminoso — Anno 2023

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430 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Disegno Criminoso

Provvedimenti

Reato continuato in fase esecutiva: no allo sconto se manca il disegno
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato in fase esecutiva per due condanne per ricettazione. La prima riguardava un ciclomotore a maggio 2008, la seconda materiale informatico e un motociclo a dicembre 2008. Il Tribunale ha respinto la richiesta per mancanza di un unico disegno criminoso, evidenziando la distanza temporale e l'assenza di legami tra i fatti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Condannato, confermando che l'identità del titolo di reato non basta a dimostrare la continuazione. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: perché due furti d’auto non fanno un unico piano
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato in fase esecutiva per due furti di autovetture commessi a distanza di un anno e mezzo l'uno dall'altro. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta a causa del lungo intervallo temporale e delle diverse modalità di esecuzione, in quanto il secondo furto era stato compiuto con un complice. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Condannato, confermando che l'identità della tipologia di beni rubati e del luogo non bastano a dimostrare un unico disegno criminoso preventivo. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Continuazione in fase esecutiva: no allo sconto se passano 10 anni
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento della continuazione in fase esecutiva tra diverse sentenze di condanna per ottenere una riduzione della pena. Il giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta per una delle condanne, evidenziando l'assenza di un medesimo disegno criminoso a causa di un intervallo temporale superiore a dieci anni tra i reati. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la decisione e richiamando dichiarazioni di collaboratori di giustizia. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché la difesa richiedeva una nuova valutazione dei fatti, preclusa in sede di legittimità. Di conseguenza, il Condannato ha perso il ricorso ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Continuazione in fase esecutiva: no allo sconto per reati diversi
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento della continuazione in fase esecutiva per reati legati allo spaccio di stupefacenti, derivanti da due diverse sentenze di condanna. Il Giudice dell'esecuzione ha rigettato la richiesta, rilevando la mancanza di un'unica programmazione iniziale. Tra i fattori decisivi vi erano la distanza temporale tra i fatti e il coinvolgimento di complici diversi ed estranei all'associazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno confermato che la difesa si è limitata a richiedere una rivalutazione dei fatti, senza evidenziare reali vizi logici nella decisione precedente. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato in fase esecutiva: negato lo sconto di pena
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato in fase esecutiva per unificare le pene di due diverse sentenze di condanna. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta evidenziando la diversità dei reati, delle modalità esecutive, delle vittime e dei moventi. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo l'esistenza di un unico disegno criminoso finalizzato ad agevolare un clan malavitoso. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la semplice vicinanza temporale o la generica finalità mafiosa non bastano a dimostrare una programmazione unitaria dei reati. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: la Cassazione respinge il ricorso sui fatti
Il Ricorrente ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per reati commessi a distanza di sedici anni l'uno dall'altro, intervallati da periodi di detenzione. Il Giudice per le indagini preliminari ha rigettato la richiesta, escludendo l'esistenza di un unico disegno criminoso. Il Ricorrente ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione. I giudici di legittimità hanno dichiarato inammissibile il ricorso. La Corte ha chiarito che valutare l'impatto del tempo trascorso e della carcerazione intermedia sulla continuità dei reati costituisce un accertamento di fatto. Tale valutazione spetta esclusivamente al giudice di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità. Di conseguenza, il Ricorrente ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: la droga e i furti non fanno un unico disegno
Il Condannato, sanzionato per aver violato le prescrizioni della sorveglianza speciale, ha richiesto il riconoscimento del reato continuato tra questa violazione e precedenti condanne per reati di droga e contro il patrimonio. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta evidenziando la diversità dei moventi: da un lato l'acquisto di stupefacenti, dall'altro la commissione di furti in trasferta. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Condannato, confermando che la semplice vicinanza temporale tra i fatti non basta a dimostrare una programmazione unitaria. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Unicità del disegno criminoso: negato lo sconto di pena
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato in fase esecutiva per due diverse condanne. Il Tribunale di Verona ha respinto la richiesta, rilevando la mancanza di un'unicità del disegno criminoso a causa della distanza temporale tra i fatti, delle diverse modalità di esecuzione e dei differenti moventi. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione, contestando la decisione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché le contestazioni della difesa si limitavano a richiedere una nuova valutazione dei fatti, già logicamente analizzati dal giudice di merito. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato il rigetto e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Unicità di disegno criminoso: il tempo nega lo sconto
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento dell'unicità di disegno criminoso per unificare le condanne e ottenere uno sconto di pena. Il Tribunale di Foggia ha respinto l'istanza a causa della notevole distanza temporale tra i reati. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. La Suprema Corte ha stabilito che un ampio intervallo di tempo tra le condotte esclude la programmazione unitaria iniziale. Di conseguenza, il Condannato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato negato: no allo sconto per reati distanti
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato in fase esecutiva per tre diverse sentenze di condanna. Il giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta a causa della notevole distanza temporale tra i fatti, delle diverse modalità esecutive e dei differenti moventi dei reati. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la difesa tentava solo di ottenere una nuova valutazione dei fatti, esclusa in sede di legittimità. Il Condannato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Unicità del disegno criminoso: no allo sconto per reati diversi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino che chiedeva il riconoscimento dell'unicità del disegno criminoso per diversi reati commessi nel tempo. I giudici hanno confermato la decisione della Corte d'Appello, evidenziando che i reati (contro il patrimonio, rissa, lesioni e contro l'incolumità pubblica) erano troppo diversi tra loro, distanti nel tempo e dettati da circostanze occasionali. Il ricorso è stato ritenuto generico e non confrontabile con le motivazioni della sentenza precedente. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Disegno criminoso escluso: niente sconti per reati distanti
Il Ricorrente ha impugnato l'ordinanza del Tribunale di Rimini che escludeva l'applicazione della disciplina del reato continuato per una serie di reati contro il patrimonio. Il giudice dell'esecuzione aveva infatti negato l'esistenza di un unico disegno criminoso. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno confermato che la notevole distanza temporale tra i reati, i contesti differenti e le diverse modalità di esecuzione escludono l'unicità del programma delittuoso. Di conseguenza, il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Unicità del disegno criminoso: no allo sconto per reati casuali
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino che chiedeva il riconoscimento del reato continuato. Il ricorrente sosteneva l'esistenza di un'unica programmazione dietro i diversi illeciti commessi. La Suprema Corte ha invece confermato che non è possibile ravvisare l'unicità del disegno criminoso quando i singoli reati derivano da occasioni del tutto estemporanee, improvvise e non prevedibili. Il ricorso è stato giudicato generico poiché la difesa non ha contestato in modo specifico questa motivazione, limitandosi a criticare un dettaglio secondario della decisione precedente. Di conseguenza, il ricorrente ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Unicità del disegno criminoso: la Cassazione punisce il ricorso generico
Il Ricorrente ha impugnato la decisione del GIP che negava l'unicità del disegno criminoso per diversi reati commessi, tra cui l'uso illecito di tessere viacard. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il Ricorrente non ha contestato in modo specifico le motivazioni del giudice, che aveva evidenziato differenze nette nelle condotte, nei beni giuridici protetti e nei motivi a delinquere. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la decisione precedente e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: l’errore sul bersaglio non cancella il disegno
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato per due episodi: un tentato omicidio commesso nel febbraio 2003 e un omicidio consumato nel settembre dello stesso anno. Il giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta, ritenendo che l'errore nell'esecuzione del primo reato (avendo il Condannato colpito il fratello della vittima designata) escludesse l'unicità del disegno criminoso. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Condannato. I giudici di legittimità hanno stabilito che l'errore nell'esecuzione (noto come aberratio ictus) non cancella la pianificazione originaria. Poiché l'obiettivo programmato era lo stesso in entrambi gli episodi, il reato continuato può essere configurato. La sentenza impugnata è stata quindi annullata con rinvio per una nuova valutazione.
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Reato continuato: negato lo sconto di pena per reati distanti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto che chiedeva il riconoscimento del reato continuato per una serie di illeciti commessi a partire da un furto e danneggiamento del 2015. I giudici hanno confermato la decisione del Tribunale, evidenziando che la distanza temporale, la diversa natura dei reati e i differenti luoghi di consumazione escludono l'esistenza di un unico disegno criminoso preventivo. Di conseguenza, i reati derivano da autonome e distinte decisioni criminose. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: no allo sconto di pena per l’omicidio del clan
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva l'applicazione del reato continuato tra il reato di associazione mafiosa e un omicidio commesso anni dopo. I giudici hanno stabilito che l'omicidio di un informatore della polizia giudiziaria costituisce un evento imprevisto e contingente. Tale delitto non poteva essere programmato fin dall'inizio dell'associazione criminale. Di conseguenza, manca il medesimo disegno criminoso necessario per unificare le pene. Il ricorrente perde la causa e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: perché la Cassazione nega lo sconto di pena
Il caso riguarda la richiesta di un condannato di vedersi riconosciuto il reato continuato per diversi illeciti commessi a partire dal 2013. Il Tribunale di Verona aveva rigettato l'istanza e la Corte di Cassazione ha confermato tale decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato che non vi era alcuna prova di una pianificazione preventiva dei reati. La notevole distanza temporale, la diversa natura dei fatti, i differenti luoghi e le modalità esecutive dimostrano che il soggetto ha agito di volta in volta con impulsi criminali autonomi, anziché seguire un unico disegno criminoso. Di conseguenza, il ricorrente perde la causa e viene condannato a pagare le spese processuali e una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Bancarotta fraudolenta e continuazione: conta l’azione
Il Condannato ha proposto ricorso contro la decisione del Giudice dell'esecuzione che aveva negato l'applicazione del reato continuato per alcune condanne di bancarotta e truffa. Il diniego si basava sulla distanza temporale tra le sentenze di fallimento delle società. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale in tema di bancarotta fraudolenta e continuazione: per valutare la vicinanza nel tempo dei reati, e quindi l'esistenza di un unico disegno criminoso, il giudice deve fare riferimento al momento in cui sono state effettivamente commesse le condotte illecite (come l'omessa tenuta della contabilità) e non alla data della successiva dichiarazione di fallimento. Di conseguenza, la decisione è stata annullata con rinvio per un nuovo esame.
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Reato continuato: no allo sconto di pena per omicidi di clan
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato per due omicidi commessi a distanza di oltre un anno, sostenendo che rientrassero in un unico disegno criminoso legato alla sua partecipazione a un clan mafioso. Il Giudice dell'esecuzione ha rigettato la richiesta, evidenziando la diversità dei moventi, dei tempi e dei clan rivali presi di mira. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la semplice disponibilità a commettere reati per un'associazione non dimostra una programmazione unitaria iniziale. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria, vedendo respinta la richiesta di riduzione della pena.
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