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Disegno Criminoso — Anno 2023

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430 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Disegno Criminoso

Provvedimenti

Reato continuato: perché la distanza nel tempo nega lo sconto
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato per diverse condotte di usura giudicate separatamente da due diverse Corti d'Appello (Napoli e Torino). La Corte d'Appello di Torino, in sede di esecuzione, ha respinto la richiesta a causa della notevole distanza temporale (circa due anni), della diversità geografica dei reati (Campania e Piemonte) e delle differenti modalità esecutive. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Condannato, confermando che la semplice somiglianza dei reati non basta a dimostrare un unico disegno criminoso originario. Per applicare il reato continuato occorre una programmazione iniziale complessiva, esclusa in questo caso dalla distanza temporale e territoriale delle condotte.
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Reato continuato: no allo sconto se il crimine è una scelta di vita
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato per diverse condanne subite per truffa e reati fallimentari, commessi in un arco temporale di circa nove anni e in diverse regioni italiane. La Corte di appello ha respinto la richiesta, ritenendo che le condotte non derivassero da un unico disegno criminoso, ma rappresentassero una sistematica scelta di vita illecita. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso del Condannato. I giudici hanno chiarito che la semplice somiglianza dei reati o la vicinanza temporale non bastano a dimostrare l'esistenza di un piano unitario iniziale. Di conseguenza, il Condannato non ha ottenuto lo sconto di pena sperato ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Reato continuato: il tempo cancella lo sconto di pena
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per unificare le pene relative a diversi reati commessi. Il giudice dell'esecuzione ha rigettato la richiesta a causa del lungo intervallo di tempo trascorso tra i vari illeciti. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che una notevole distanza temporale tra i reati esclude logicamente l'esistenza di un unico disegno criminoso programmato fin dall'inizio. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: no allo sconto di pena per fare soldi facili
Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione contro il rifiuto del giudice dell'esecuzione di riconoscere il reato continuato per diversi reati commessi a distanza di tempo. Il ricorrente sosteneva che i reati fossero uniti da un unico piano per procurarsi denaro. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il semplice obiettivo generico di fare soldi non basta a dimostrare un disegno criminoso unitario programmato all'origine. Inoltre, la notevole distanza temporale tra i fatti esclude la continuazione. Il ricorrente è stato condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: sì della Cassazione contro i rifiuti automatici
Il Condannato ha chiesto al giudice dell'esecuzione il riconoscimento del reato continuato per diverse condanne legate a reati in materia di stupefacenti. Egli chiedeva l'applicazione del beneficio anche solo per gruppi separati di sentenze (continuazione parziale). La Corte di appello ha respinto in blocco la richiesta, ritenendo i fatti privi di un unico disegno criminoso solo perché commessi in tempi e luoghi diversi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Condannato. I giudici di legittimità hanno chiarito che il giudice di merito deve valutare attentamente tutti gli indici della programmazione iniziale e non può ignorare la richiesta di continuazione parziale. Per questo motivo, la Cassazione ha annullato l'ordinanza e ha rinviato il caso alla Corte di appello per un nuovo esame.
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Reato continuato: no allo sconto di pena dopo 7 anni
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato per reati commessi a distanza di sette anni l'uno dall'altro. La Corte d'Appello, in funzione di giudice dell'esecuzione, ha rigettato la richiesta ritenendo insussistente un unico disegno criminoso a causa dell'ampio divario temporale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Condannato. I giudici hanno chiarito che la distanza di sette anni impedisce di ritenere che il secondo reato fosse già programmato al momento della commissione del primo. Non rileva la permanenza degli effetti del primo reato, ma conta solo la preordinazione iniziale. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: no allo sconto di pena dopo cinque anni
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Condannato che chiedeva il riconoscimento del reato continuato per due reati commessi a distanza di cinque anni e in regioni diverse, precisamente in Liguria e in Puglia. Il Giudice dell'esecuzione aveva già respinto la richiesta per mancanza di un disegno criminoso unitario. La Suprema Corte ha confermato questa decisione, evidenziando che il notevole lasso temporale e la distanza geografica escludono una pianificazione iniziale unica. Inoltre, la detenzione subita nel frattempo avrebbe dovuto fungere da deterrente psicologico contro la commissione di nuovi illeciti. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato o abitudine? La Cassazione corregge il giudice
Il Condannato ha richiesto l applicazione della disciplina del reato continuato per diverse condanne subite. Il Giudice dell esecuzione ha respinto la richiesta, ritenendo i reati frutto di abitualita criminosa e non di un unico disegno criminoso, nonostante la presenza di indici come la vicinanza temporale e lo stesso modus operandi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Condannato, evidenziando un grave vizio di motivazione. Il giudice di merito ha infatti escluso la continuazione con una motivazione contraddittoria, senza spiegare perche la presenza di ben tre indici tipici non fosse sufficiente a dimostrare la programmazione unitaria. La Suprema Corte ha quindi annullato l ordinanza, rinviando il caso al Tribunale per un nuovo e piu logico esame.
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Continuazione nel reato: no allo sconto tra droga e omicidio
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento della continuazione nel reato in fase esecutiva tra due condanne definitive: una per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e l'altra per omicidio. Il giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta, rilevando l'assenza di un medesimo disegno criminoso, in quanto l'omicidio era scaturito da motivi contingenti e non programmati originariamente. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Condannato, confermando che i motivi di impugnazione si limitavano a contestare valutazioni di fatto già logicamente affrontate nei precedenti gradi. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: negato lo sconto di pena per i reati associativi
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato in fase esecutiva per cinque diverse condanne relative a reati contro il patrimonio e in materia di stupefacenti, sostenendo che rientrassero nel programma di un'associazione mafiosa. Il Giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta a causa della distanza temporale e spaziale dei reati, alcuni dei quali commessi prima dell'ingresso nel sodalizio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che per applicare il reato continuato in un contesto associativo occorre dimostrare che i singoli reati fossero già stati deliberati, almeno a grandi linee, al momento dell'adesione al gruppo criminale. Il ricorrente perde la causa e viene condannato alle spese e al pagamento di tremila euro.
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Reato continuato: negato lo sconto di pena senza un piano unico
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per unificare diverse condanne definitive. Il Tribunale di Roma ha respinto la richiesta per mancanza di prove su un unico progetto criminoso preventivo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché il ricorrente si è limitato a contestare la valutazione dei fatti compiuta dal giudice di merito, attività vietata in sede di legittimità. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato il rigetto e ha condannato l'uomo al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Reato continuato: no allo sconto di pena senza disegno unitario
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato in fase di esecuzione per unificare le pene derivanti da diverse sentenze definitive. Il Tribunale di Pesaro ha respinto la richiesta, rilevando che i reati offendevano beni giuridici differenti e mancavano di un disegno criminoso comune. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando vizi di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché il ricorrente richiedeva una nuova valutazione dei fatti, preclusa in sede di legittimità. Di conseguenza, il Condannato perde il ricorso ed è condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Reato continuato: negato lo sconto di pena per reati diversi
Il Giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta del Condannato di applicare la disciplina del reato continuato a diverse sentenze penali definitive. Il tribunale ha accertato che i reati commessi erano del tutto eterogenei e privi di un disegno criminoso unitario. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando violazioni di legge e vizi di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché volto a ottenere una inammissibile rivalutazione dei fatti, preclusa in sede di legittimità. Di conseguenza, il Condannato perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Reato continuato: no allo sconto se i crimini sono diversi
Il Condannato ha richiesto al Giudice dell'esecuzione l'applicazione della disciplina del reato continuato per unificare diverse condanne definitive. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta a causa della diversità dei reati e del tempo trascorso tra gli stessi, escludendo un unico disegno criminoso. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando vizi di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché il ricorrente pretendeva una nuova valutazione dei fatti, preclusa in sede di legittimità. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro a favore della Cassa delle Ammende.
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Reato continuato negato: la Cassazione fissa i limiti del ricorso
Il Condannato ha richiesto al giudice dell'esecuzione l'applicazione della disciplina del reato continuato per unificare le pene derivanti da diverse condanne definitive. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta a causa della diversità dei reati e del lungo tempo trascorso tra gli stessi, elementi che escludono un unico disegno criminoso. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando vizi di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso poiché volto a ottenere una nuova valutazione dei fatti, preclusa in sede di legittimità. Di conseguenza, Il Condannato ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Reato continuato: perché la tendenza a delinquere non basta
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato in sede esecutiva per diversi furti commessi nel 2015. Il Tribunale di Firenze ha respinto la richiesta, ritenendo che i reati fossero frutto di una generica tendenza a delinquere e non di un unico disegno criminoso preventivo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Condannato, confermando che la semplice ripetizione di reati simili non dimostra l'esistenza di una programmazione unitaria iniziale. Di conseguenza, il Condannato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: fare il corriere non basta per lo sconto
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato per tre condanne relative a reati di droga commessi tra il 2010 e il 2018. Tra i fatti vi era una detenzione di oltre cinque anni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la decisione del giudice dell'esecuzione. La Suprema Corte ha chiarito che il ruolo continuativo di corriere della droga e la semplice inclinazione a commettere reati sfruttando le occasioni non dimostrano un unico disegno criminoso. La lunga carcerazione interrompe la programmazione unitaria dei reati, escludendo l'applicazione del reato continuato in fase esecutiva.
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Reato continuato in sede esecutiva: la Cassazione riapre il caso
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato in sede esecutiva per diverse condanne definitive per ricettazione, truffa e associazione a delinquere. Il Tribunale di Napoli, come giudice dell'esecuzione, ha respinto la richiesta sostenendo che mancasse la prova di un precedente riconoscimento della continuazione tra alcuni reati. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Condannato, rilevando che l'ordinanza che provava il precedente riconoscimento era presente negli atti. La Suprema Corte ha stabilito che il giudice dell'esecuzione non può ignorare le valutazioni precedenti sulla continuazione per reati commessi nello stesso arco temporale. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la decisione e ha rinviato il caso al Tribunale di Napoli per un nuovo esame.
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Continuazione dei reati: niente sconti tra fisco e bancarotta
L'Amministratore di una società fallita, condannato per bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale, ha richiesto il riconoscimento della continuazione dei reati con precedenti illeciti tributari legati all'omessa dichiarazione delle imposte. La difesa sosteneva che l'evasione fiscale fosse preordinata a creare il dissesto societario. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, dichiarandolo inammissibile. I giudici hanno chiarito che non vi è continuazione dei reati senza la prova di un iniziale disegno criminoso unitario. La distanza di due anni tra i fatti e la diversità degli interessi protetti (fisco da un lato, creditori dall'altro) escludono qualsiasi legame programmatico, confermando la condanna dell'imputato al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: tra vendetta occasionale e piano di clan
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per un omicidio e un tentato omicidio commessi a breve distanza nel 2007. Il Giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta, ritenendo i due episodi autonomi e privi di un unico disegno criminoso. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Condannato, evidenziando che il giudice non ha analizzato adeguatamente le prove fornite dalla difesa. Tali prove dimostravano che entrambi i fatti di sangue rientravano in una precisa strategia di scontro tra clan rivali pianificata a fine 2006. La Suprema Corte ha quindi annullato l'ordinanza con rinvio per un nuovo esame.
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