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Disegno Criminoso — Anno 2023

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430 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Disegno Criminoso

Provvedimenti

Reato continuato: negato lo sconto di pena senza disegno unitario
Il Condannato ha proposto ricorso contro la decisione della Corte di Appello, che ha respinto la richiesta di applicazione del reato continuato in fase esecutiva. Il richiedente sosteneva che due diverse condanne per spaccio di stupefacenti, commesse a distanza di un anno, dovessero essere unificate sotto un unico disegno criminoso. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che l'identità del titolo di reato non basta a dimostrare il reato continuato. È necessaria la prova di una programmazione unitaria iniziale, esclusa in questo caso a causa della distanza temporale e delle diverse modalità operative dei fatti. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Continuazione dei reati negata se manca il piano unitario
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della continuazione dei reati per cinque sentenze di condanna relative a furto, danneggiamento ed evasione. Il Giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta evidenziando la mancanza di un unico disegno criminoso, data la diversità dei reati e dei contesti temporali. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione denunciando vizi di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la continuazione dei reati richiede una preventiva e specifica programmazione delle condotte criminose. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Continuazione dei reati: no allo sconto di pena per chi delinque per abitudine
Il Condannato ha richiesto al giudice dell'esecuzione l'applicazione della continuazione dei reati per unificare le pene di diverse condanne per truffa, ricettazione e false dichiarazioni sul gratuito patrocinio. Il Tribunale ha respinto la richiesta, rilevando che i reati non derivavano da un unico progetto iniziale, bensì da una spiccata abitualità a delinquere. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando inammissibile il ricorso del Condannato. La Suprema Corte ha ribadito che la continuazione dei reati richiede la prova di un disegno criminoso unitario programmato fin dal primo reato, elemento assente in questo caso caratterizzato da reati commessi in tempi e luoghi diversi. Il Condannato è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: no allo sconto se i fatti sono distanti
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato tra una condanna per ricettazione del 2016 e una per furto aggravato del 2019. Il Tribunale di Castrovillari ha rigettato l'istanza per mancanza di un disegno criminoso unitario. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo l'omogeneità dei reati e l'irrilevanza della distanza temporale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il reato continuato richiede un programma unitario concepito fin dal primo reato. Nel caso specifico, la distanza di tre anni tra i fatti e la circostanza che il secondo reato sia avvenuto dopo il processo per il primo escludono qualsiasi legame progettuale. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Guida senza patente: condanna confermata senza sconti di pena
Il caso riguarda un automobilista condannato per il reato di guida senza patente, commesso con recidiva nel biennio. Il conducente ha proposto ricorso in Cassazione chiedendo il riconoscimento della continuazione con un precedente episodio del 2018, al fine di ottenere uno sconto di pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, per applicare la continuazione in caso di ripetuta guida senza patente, occorre dimostrare un unico e preventivo disegno criminoso. Nel caso specifico, l'imputato si e limitato a formule generiche senza provare alcuna programmazione anticipata dei singoli episodi. Di conseguenza, il conducente perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Continuazione dei reati: no allo sconto per spaccio ripetuto
Il ricorrente ha chiesto l'applicazione della continuazione dei reati per due condanne legate allo spaccio di stupefacenti, commesse a distanza di nove mesi nello stesso complesso popolare ma con modalità e sostanze diverse. Il giudice dell'esecuzione ha rigettato la richiesta per mancanza di prove su un unico disegno criminoso originario. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, respingendo il ricorso. La Corte ha chiarito che la semplice vicinanza geografica o l'omogeneità dei reati non bastano a dimostrare la continuazione dei reati se mancano elementi sintomatici come la vicinanza temporale stretta e l'identità del piano operativo. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Reato continuato: la Cassazione unisce omicidi distanti nel tempo
L'Imprenditore, condannato per due omicidi di stampo mafioso commessi nel 1998 e nel 2006, ha chiesto il riconoscimento del reato continuato per unificare le pene. Il primo omicidio riguardava un concorrente commerciale, il secondo un estorsore di un clan rivale. La Corte di Appello ha rigettato la richiesta valorizzando la distanza temporale di otto anni e la diversità dei moventi. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'Imprenditore, annullando la decisione con rinvio. I giudici di legittimità hanno stabilito che la Corte di Appello ha omesso di valutare la tesi difensiva principale: l'esistenza di un patto originario di protezione globale tra l'imprenditore e il clan, che prevedeva l'eliminazione di qualsiasi ostacolo, configurando potenzialmente un unico disegno criminoso a prescindere dal tempo trascorso.
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Fungibilità delle pene: ricalcolo ammesso per il condannato
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento della continuazione e l'applicazione della fungibilità delle pene tra due condanne definitive per reati di droga, di cui uno associativo. La Corte di appello ha rigettato l'istanza escludendo il medesimo disegno criminoso. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Condannato, stabilendo che, in tema di reati associativi, il giudice dell'esecuzione deve preliminarmente individuare la data esatta in cui è cessata la condotta criminale permanente. Solo in questo modo è possibile verificare la cronologia dei periodi di detenzione per applicare correttamente la fungibilità delle pene. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato il provvedimento di rigetto e ha disposto il rinvio alla Corte di appello per un nuovo esame del caso.
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Reato continuato: no allo sconto tra protesta e ira improvvisa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per resistenza a pubblico ufficiale per aver spinto due carabinieri durante un controllo casuale in stazione. La difesa chiedeva il riconoscimento del reato continuato con un precedente episodio di scontri avvenuto due anni prima. I giudici hanno respinto la richiesta, chiarendo che non vi era un unico disegno criminoso: il primo fatto rientrava in una protesta programmata, mentre il secondo è stato una reazione improvvisa e occasionale di collera. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna e ha sanzionato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato e clan: l’affiliazione non sconta la pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato che chiedeva il riconoscimento del reato continuato per delitti commessi nell'interesse di un'associazione malavitosa. Il giudice dell'esecuzione aveva escluso l'unicità del disegno criminoso. La Suprema Corte ha chiarito che l'affiliazione a un'organizzazione criminale e il compimento di reati a suo favore non bastano a dimostrare la continuazione. È invece necessario provare che i singoli reati fossero stati programmati preventivamente, nei loro tratti essenziali, fin dal momento dell'adesione al sodalizio o prima del primo reato. Di conseguenza, il ricorrente perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Disegno criminoso: il giudicato blocca lo sconto di pena
Il Condannato ha presentato ricorso per chiedere il riconoscimento dell'unicità del disegno criminoso per alcuni reati commessi. Il Giudice dell'esecuzione ha rigettato la richiesta, ritenendo la questione già coperta da un precedente giudicato esecutivo preclusivo. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il giudicato esecutivo non può essere superato o influenzato dalle vicende processuali che riguardano un altro concorrente negli stessi reati. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Unicità di disegno criminoso: no a sconti di pena per i clan
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato tra il delitto di associazione mafiosa e altri reati concernenti armi e violenza alle persone. Il Giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta, escludendo l'unicità di disegno criminoso tra le diverse condotte. La Corte di Cassazione ha confermato tale decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno stabilito che la semplice affiliazione a un'organizzazione criminale e il compimento di reati nel suo interesse non sono elementi sufficienti per dimostrare l'unicità di disegno criminoso. È invece indispensabile provare che i singoli delitti fossero già stati programmati, almeno nelle linee generali, al momento dell'ingresso del soggetto nel sodalizio malavitoso.
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Reato continuato: quando il tempo cancella il piano unico
Il Ricorrente ha chiesto al Giudice dell'esecuzione il riconoscimento del reato continuato per diversi illeciti commessi. Il Tribunale ha respinto la richiesta, escludendo l'unicità del disegno criminoso. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato che la notevole distanza temporale e spaziale tra i reati, unita alle diverse modalità di esecuzione, smentisce l'esistenza di una pianificazione unitaria preventiva. Di conseguenza, il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Unicità di disegno criminoso: quando il tempo cancella lo sconto
Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione contro il provvedimento della Corte d'Assise che aveva negato l'applicazione della disciplina del reato continuato. Il giudice dell'esecuzione ha escluso l'unicità di disegno criminoso evidenziando la notevole distanza temporale tra i reati, l'assenza di una matrice mafiosa comune nei primi due episodi e il carattere occasionale del terzo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché il ricorrente ha proposto censure di merito non esaminabili in sede di legittimità. Di conseguenza, il Condannato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Unicità del disegno criminoso: quando il vizio supera il piano
Il Ricorrente ha impugnato la decisione del Tribunale di Torino che, in veste di giudice dell'esecuzione, ha negato l'applicazione della continuazione tra diversi reati commessi. La Corte di Cassazione ha confermato tale decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno escluso l'unicità del disegno criminoso a causa della notevole distanza temporale tra i reati. Tali condotte non derivavano da una programmazione unitaria iniziale, ma rappresentavano la ripetizione di comportamenti illeciti dovuti a una radicata tendenza a delinquere del soggetto. Di conseguenza, il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Continuazione dei reati: negato lo sconto a chi delinque per scelta
Il Ricorrente ha richiesto al Giudice per le indagini preliminari il riconoscimento della continuazione dei reati per unificare le pene di diverse sentenze definitive. Il Giudice ha rigettato la richiesta. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la continuazione dei reati richiede un unico disegno criminoso originario. Al contrario, la semplice ripetizione di reati diversi nel tempo, che dimostra una scelta di vita orientata al crimine, configura l'abitualità o la recidiva e non permette sconti di pena. Il Ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Continuazione dei reati: negato lo sconto a chi delinque per abitudine
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che richiedeva il riconoscimento della continuazione dei reati per diverse condanne irrevocabili. I giudici hanno chiarito che la semplice ripetizione di reati diversi, espressione di una scelta di vita criminale, non configura un unico disegno criminoso. La continuazione richiede infatti una pianificazione iniziale unitaria, mentre la reiterazione disorganizzata configura istituti opposti come la recidiva o l'abitualità. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Continuazione dei reati: no sconti per chi sceglie il crimine
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento della continuazione dei reati per diverse condanne definitive relative a fatti commessi tra il 2018 e il 2020. Il Giudice delle indagini preliminari ha respinto la richiesta, decisione poi confermata dalla Corte di Cassazione. I giudici hanno stabilito che i reati commessi erano eterogenei e distribuiti in un arco temporale troppo ampio per dimostrare un unico disegno criminoso originario. La reiterazione dei reati, in questo caso, rappresenta una scelta di vita criminale (punibile con la recidiva o l'abitualità) e non una continuazione dei reati, istituto pensato come favore per il reo che pianifica un unico progetto. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Continuazione dei reati: no allo sconto per chi sceglie il crimine
Il Ricorrente ha chiesto il riconoscimento della continuazione dei reati per diverse condanne definitive relative a fatti commessi tra il 2015 e il 2016. Il Tribunale di Asti ha respinto la richiesta e la Corte di Cassazione ha confermato tale decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la continuazione dei reati richiede un unico disegno criminoso originario. Nel caso specifico, l'eterogeneità dei reati e l'ampio arco temporale dimostrano invece una condotta di vita improntata al crimine. Questa condizione configura la recidiva o l'abitualità, e non dà diritto ai benefici della continuazione. Il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: niente sconti per chi sceglie la vita criminale
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato in fase esecutiva per diversi reati commessi tra il 2000 e il 2011. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta e la Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la semplice ripetizione di reati in un ampio arco temporale non dimostra un unico disegno criminoso, ma rappresenta una scelta di vita orientata al crimine. Tale condotta non permette di applicare il reato continuato, che è un beneficio per il reo, ma configura piuttosto la recidiva o l'abitualità nel reato. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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