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Disegno Criminoso — Anno 2023

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430 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Disegno Criminoso

Provvedimenti

Reato continuato: negato lo sconto a chi sceglie il crimine
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato in fase esecutiva per le condanne irrevocabili di estorsione e violenza privata. La Corte di appello ha rigettato la richiesta, decisione confermata dalla Corte di Cassazione. I giudici hanno chiarito che la semplice ripetizione di condotte illecite non dimostra un unico disegno criminoso preventivo, ma rappresenta piuttosto una scelta di vita orientata al crimine. Tale condotta viene sanzionata con istituti diversi, come la recidiva, e non con i benefici del reato continuato. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato o stile di vita? La Cassazione nega lo sconto
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato in relazione a sette condanne definitive accumulate tra il 1995 e il 2017. Il Tribunale di Roma ha respinto la richiesta e la Corte di Cassazione ha confermato tale decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la commissione di reati diversi in un arco temporale di oltre vent'anni non dimostra un unico piano iniziale, ma rappresenta una scelta di vita orientata al crimine. Questa condotta sistematica esclude i benefici della continuazione e configura piuttosto la recidiva o l'abitualità nel reato. Di conseguenza, il ricorrente perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Continuazione dei reati: no allo sconto per chi sceglie il crimine
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una donna volto a ottenere il riconoscimento della continuazione dei reati per diverse condanne accumulate tra il 2011 e il 2018. I giudici hanno chiarito che la continuazione dei reati richiede un unico disegno criminoso originario e non può essere applicata a chi mostra una sistematica scelta di vita orientata al crimine. Nel caso di specie, l'eterogeneità dei reati e l'ampio arco temporale dimostrano una condotta di vita illecita, sanzionabile con la recidiva o l'abitualità, e non un progetto unitario. Di conseguenza, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: no allo sconto di pena tra furto e fuga violenta
Un uomo ha commesso un furto e, durante la successiva fuga in auto, ha opposto resistenza e causato lesioni agli agenti di polizia che lo inseguivano. L'imputato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato tra il furto e le successive violenze, sostenendo che facessero parte di un unico piano. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta, confermando la decisione della Corte d'Appello. I giudici hanno stabilito che non vi era una deliberazione iniziale unitaria: il furto e la reazione violenta contro le forze dell'ordine sono nati da impulsi diversi e improvvisi. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando l'uomo al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: perché la vicinanza nel tempo non basta
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del vincolo del reato continuato per sette sentenze di condanna definitive relative a fatti commessi tra il 2009 e il 2013. La Corte d'appello, in veste di giudice dell'esecuzione, ha rigettato la richiesta. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che spetta al condannato dimostrare l'esistenza di un unico disegno criminoso iniziale. La semplice vicinanza temporale o l'identità dei reati non bastano, potendo invece indicare una semplice abitualità nel commettere illeciti. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: quando la truffa ripetuta diventa solo un vizio
Il Condannato ha richiesto al Giudice dell'esecuzione il riconoscimento del reato continuato tra due condanne definitive per calunnia e truffa. Il Tribunale ha respinto la richiesta e la Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. La Suprema Corte ha chiarito che per applicare il reato continuato non basta la somiglianza dei reati o la vicinanza temporale. È necessario dimostrare che tutti gli illeciti fossero programmati fin dall'inizio all'interno di un unico disegno criminoso. Nel caso specifico, le condotte (emissione di assegni a vuoto seguite da false denunce di smarrimento) dimostravano una semplice abitudine a delinquere e non una pianificazione unitaria originaria. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato e mafia: perche la Cassazione ha detto no
Il Condannato ha richiesto al Giudice dell'esecuzione il riconoscimento del reato continuato tra due condanne definitive: una per estorsione e l'altra per associazione mafiosa e altri gravi reati. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta e la Cassazione ha confermato tale decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. La Suprema Corte ha chiarito che spetta al condannato l'onere di dimostrare l'esistenza di un unico disegno criminoso programmato fin dall'inizio. Non basta la vicinanza temporale o la somiglianza dei reati. Inoltre, i reati legati a eventi occasionali non possono considerarsi programmati nell'ambito del sodalizio criminoso. Il ricorrente e stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato in fase esecutiva: negato lo sconto senza piano
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento del reato continuato in fase esecutiva per diversi reati commessi tra il 2010 e il 2015, tra cui furto, ricettazione e rapina. I giudici hanno chiarito che spetta al condannato l'onere di allegare elementi specifici che dimostrino l'esistenza di un unico disegno criminoso programmato fin dall'inizio. Nel caso di specie, l'ampio lasso di tempo trascorso tra i fatti (dal 2010 al 2015) e la diversa natura delle condotte escludono la sussistenza di un progetto unitario. Di conseguenza, la richiesta è stata respinta con condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Mancata esecuzione dolosa: condannato l’amministratore
Un amministratore di condominio, dopo aver trattenuto indebitamente i documenti contabili di diversi condomini, si è rifiutato di consegnarli nonostante un ordine espresso del tribunale. Mentre i reati di appropriazione indebita si sono estinti per prescrizione, l'uomo è stato condannato per il reato di mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato. I giudici hanno chiarito che non è possibile applicare la continuazione tra i precedenti reati e la violazione dell'ordine giudiziale, poiché quest'ultima deriva da un evento esterno e imprevedibile (il provvedimento del giudice) e non poteva far parte di un originario disegno criminoso. Inoltre, la Corte ha confermato l'utilizzabilità delle testimonianze non opposte tempestivamente dalla difesa.
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Reato continuato: il tempo cancella lo sconto di pena
L'Imputato, condannato per il reato di truffa, ha proposto ricorso per Cassazione contestando il mancato riconoscimento del reato continuato rispetto ad altri illeciti commessi in precedenza. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'ampio intervallo temporale di ben tre anni tra la truffa e i precedenti episodi esclude l'esistenza di un medesimo disegno criminoso originario. Di conseguenza, l'imputato perde il ricorso ed è condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: quando la tendenza a delinquere nega lo sconto
Il Condannato ha richiesto al Giudice dell'esecuzione il riconoscimento del reato continuato per diverse condanne subite. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, rilevando che i reati erano casuali ed estemporanei. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando vizi di motivazione e violazione di legge, sostenendo che la vicinanza temporale e la somiglianza dei reati dimostrassero un unico piano. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la vicinanza nel tempo e l'omogeneità dei comportamenti sono solo indizi presuntivi. In presenza di numerosi reati, questi elementi indicano una tendenza a delinquere piuttosto che un unico disegno criminoso. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Continuazione dei reati negata: quando manca il disegno unitario
Il Condannato ha richiesto al giudice dell'esecuzione il riconoscimento della continuazione dei reati per unificare le pene di diverse sentenze di condanna. Il Tribunale di Vicenza ha rigettato la richiesta per mancanza di prove su un disegno criminoso unitario. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando violazione di legge e difetto di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso poiché le contestazioni erano generiche e non indicavano quali parti delle sentenze non fossero state esaminate. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Continuazione dei reati: negato lo sconto di pena al condannato
Il Tribunale di Trieste, come giudice dell'esecuzione, ha respinto la richiesta del Condannato di applicare la continuazione dei reati tra diverse condanne e ha revocato la sospensione condizionale della pena precedentemente concessa. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando violazioni di legge. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la vicinanza temporale dei reati e la presenza di un disturbo dello spettro autistico non dimostrano l'esistenza di un unico disegno criminoso necessario per la continuazione dei reati. Inoltre, le precedenti sospensioni condizionali erano state concesse in violazione dei limiti di legge. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Reato continuato o abitudine? La Cassazione nega lo sconto
Il Condannato, colpito da diverse sentenze definitive per furto di autovetture, ha chiesto al Giudice dell'esecuzione il riconoscimento del reato continuato per unificare le pene. Il Giudice ha rigettato la richiesta, evidenziando che i furti, compiuti in un ampio arco temporale e in luoghi diversi, dimostravano un'abitualità nel delinquere e non un unico disegno criminoso preventivo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Condannato. I giudici di legittimità hanno confermato che la ripetizione sistematica di reati simili non prova un piano unitario iniziale, ma rappresenta una scelta di vita delinquenziale. Il Condannato perde la causa e viene condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Reato continuato e furti seriali: la Cassazione nega lo sconto
Il Tribunale di Cremona ha respinto la richiesta di un condannato volta a ottenere il riconoscimento del reato continuato tra i furti di pannelli fotovoltaici già giudicati con patteggiamento e un furto successivo. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato che la semplice somiglianza dei furti e l'identità della refurtiva non dimostrano un unico disegno criminoso. Al contrario, l'ampio intervallo temporale di cinque mesi tra gli episodi e la probabile inesistenza del secondo impianto fotovoltaico al momento dei primi furti indicano una mera abitualità nel reato. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Reato continuato negato: no allo sconto di pena dopo 4 anni
Il Giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta del Condannato di applicare la disciplina del reato continuato per unificare le pene di diverse sentenze. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Condannato. I giudici hanno confermato che non esiste un disegno criminoso unico a causa della notevole distanza temporale di circa quattro anni tra i fatti e della diversa natura dei reati commessi, che spaziano dallo spaccio di stupefacenti alla resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Continuazione dei reati: no allo sconto di pena senza prove
Il Condannato ha richiesto al Giudice dell'esecuzione il riconoscimento della continuazione dei reati tra una condanna definitiva del 2008 e altre tre condanne successive, già unificate sotto un unico disegno criminoso. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta per mancanza di prove su una programmazione iniziale comune. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando un difetto di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che i giudici di merito hanno motivato in modo logico e coerente l'assenza di elementi a supporto del disegno unitario. Di conseguenza, il ricorrente perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Ricorso straordinario per errore di fatto: quando la svista non salva
Il Condannato, già giudicato per gravissimi reati di strage e associazione mafiosa, ha presentato un ricorso straordinario per errore di fatto. Egli lamentava che la Corte di Cassazione avesse respinto il suo precedente ricorso ritenendo erroneamente non depositate alcune sentenze necessarie per ottenere il riconoscimento del reato continuato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Pur riconoscendo l'effettiva svista materiale (le sentenze erano state depositate), i giudici hanno chiarito che l'errore non era decisivo. La richiesta di continuazione era stata infatti rigettata anche per la totale mancanza di argomentazioni che dimostrassero un unico disegno criminoso. Di conseguenza, il Condannato ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reati tributari: condannati il prestanome e il vero gestore
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per gravi reati tributari a carico di due conviventi, rispettivamente amministratore di fatto e legale rappresentante di una società. L'amministratore di fatto gestiva realmente l'azienda, mentre la donna firmava assegni e contratti, dimostrando piena consapevolezza delle fatture false per oltre 130.000 euro emesse da un'impresa del compagno. I giudici hanno respinto i ricorsi dei difensori, chiarendo che le nuove contestazioni erano connesse allo stesso disegno criminoso e che il cambio del giudice non comportava la ripetizione automatica di testimonianze superflue. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi, condannando i ricorrenti al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: no allo sconto di pena per la rapina da debito
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un condannato che chiedeva l'applicazione della disciplina del reato continuato tra una condanna per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e una per rapina aggravata. Il giudice dell'esecuzione aveva escluso il vincolo della continuazione per l'eterogeneità dei reati e la mancanza di una programmazione unitaria preventiva. La Suprema Corte ha confermato questa decisione, evidenziando che la rapina era stata commessa per risolvere un problema contingente, ovvero un debito di droga, e non faceva parte di un disegno criminoso pianificato fin dall'inizio. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese processuali.
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