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Disegno Criminoso — Anno 2025

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395 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Disegno Criminoso

Provvedimenti

Continuazione esterna: appello inammissibile se vago
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 3354/2025, ha dichiarato inammissibile un ricorso basato sulla richiesta di continuazione esterna. La Corte ha stabilito che il motivo d'appello deve essere specifico, indicando chiaramente la sentenza irrevocabile di riferimento e fornendo elementi concreti sull'unicità del disegno criminoso, altrimenti la richiesta non può essere esaminata nel merito.
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Disegno Criminoso: quando non c’è continuazione
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di un giudice dell'esecuzione che negava l'applicazione della continuazione tra reati, giudicati con sentenze separate. Il ricorso del condannato è stato rigettato perché non è stata provata l'esistenza di un unico e medesimo disegno criminoso, elemento essenziale per ottenere il trattamento sanzionatorio più favorevole. La Suprema Corte ha ribadito che la sua valutazione si limita alla correttezza logica e giuridica della motivazione del giudice di merito, senza poter riesaminare i fatti.
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Reato continuato e mafia: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un condannato che chiedeva l'applicazione del reato continuato tra una condanna per associazione mafiosa e precedenti condanne per omicidio. La Corte ha stabilito che non sussiste un unico disegno criminoso quando i delitti-fine, come gli omicidi, sono frutto di circostanze occasionali e non programmati al momento dell'adesione al sodalizio. Inoltre, la condanna per associazione si riferiva a un periodo successivo ai delitti, rendendo impossibile la continuazione.
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Continuazione tra reati: la Cassazione decide
Un soggetto condannato per associazione mafiosa ed altri delitti ha richiesto l'unificazione delle pene in virtù della continuazione tra reati. La Corte di Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: per i reati associativi, la detenzione è un evento prevedibile che non interrompe necessariamente il medesimo disegno criminoso. Pertanto, la continuazione può essere riconosciuta tra due condanne per lo stesso reato associativo commesso in periodi diversi. La Corte ha invece rigettato la richiesta per i reati-fine, come le estorsioni, poiché non è stata dimostrata la loro programmazione unitaria sin dall'inizio.
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Disegno criminoso: quando i reati non sono uniti
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso volto a ottenere il riconoscimento del disegno criminoso tra più reati. La Corte chiarisce che una generica propensione a delinquere non è sufficiente a configurare la continuazione, per la quale è necessaria la prova di una programmazione unitaria e deliberata fin dal primo reato. L'appello è stato respinto perché si limitava a richiedere una nuova valutazione dei fatti, senza individuare vizi logici nella decisione del giudice precedente.
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Disegno criminoso: i limiti secondo la Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva il riconoscimento del cosiddetto disegno criminoso tra più reati. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, sottolineando come la notevole distanza temporale tra i fatti e la mancanza di prove di un piano unitario iniziale impediscano l'applicazione della continuazione, un istituto che consente una pena più mite.
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Disegno criminoso: quando i reati non sono continuati
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento della continuazione tra più reati. La Corte ha confermato la decisione del giudice di merito, ribadendo che per configurare un unico disegno criminoso non è sufficiente una generica propensione a delinquere, ma è necessaria la prova di un piano unitario e preordinato fin dal primo reato. L'appello è stato ritenuto generico e non in grado di contestare la logica motivazione della decisione impugnata.
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Disegno criminoso: i limiti della continuazione tra reati
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo che chiedeva di unificare cinque diverse condanne sotto un unico disegno criminoso. La Corte ha confermato la decisione del giudice di merito, sottolineando che un lungo intervallo temporale tra i reati e la genericità delle argomentazioni del ricorrente escludono la possibilità di riconoscere un piano criminoso unitario e preordinato, concetto ben distinto da una generica propensione a delinquere.
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Disegno criminoso: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento del disegno criminoso per unificare più reati. La Corte ha ribadito che per applicare la continuazione non basta una generica propensione a delinquere o l'appartenenza a un'associazione criminale, ma è necessaria la prova che i reati fossero stati programmati sin dall'inizio nelle loro linee essenziali. Il ricorso è stato respinto perché le censure erano generiche e miravano a una rivalutazione dei fatti, non a evidenziare vizi di legittimità nella decisione del giudice dell'esecuzione.
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Disegno criminoso: quando non si applica la continuazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento della continuazione tra reati giudicati con sentenze diverse. La Corte ha confermato che, per aversi un unico disegno criminoso, non basta la somiglianza dei reati, ma serve la prova di un piano unitario e preordinato, assente nel caso di specie a causa del lungo intervallo temporale e della diversità delle condotte. Il ricorso è stato respinto in quanto si limitava a riproporre una valutazione dei fatti, compito che spetta al giudice di merito.
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Disegno criminoso: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento del reato continuato per diverse sentenze. La Corte ha confermato la decisione del giudice dell'esecuzione, che aveva escluso l'esistenza di un unico disegno criminoso a causa della disomogeneità dei fatti, della notevole distanza temporale tra i reati e delle diverse modalità delle condotte. La sentenza ribadisce che la prova di un piano criminoso unitario, preordinato fin dal primo reato, spetta a chi la invoca e non può basarsi su semplici somiglianze tra i delitti.
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Ricorso Inammissibile: quando i motivi sono generici
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile poiché i motivi presentati dall'imputato sono stati ritenuti manifestamente infondati e generici. L'ordinanza conferma la decisione della Corte d'Appello, respingendo le censure relative al mancato riconoscimento delle attenuanti generiche, all'errato calcolo della pena, alla mancata applicazione della continuazione e all'eccessività della sanzione. La Corte ha sottolineato come la genericità degli argomenti non consenta un esame nel merito, portando alla condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
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Continuazione tra reati: il tempo conta più di tutto?
Un uomo condannato per vari episodi di ricettazione tra il 1999 e il 2009 ha chiesto l'applicazione della continuazione tra reati. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la decisione della Corte d'Appello. La motivazione si basa sull'ampio lasso temporale, ritenuto incompatibile con un unico disegno criminoso iniziale, configurando piuttosto una scelta di vita delinquenziale.
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Continuazione tra reati: quando non viene riconosciuta
Un soggetto condannato per molteplici reati di furto e truffa commessi in un arco di sette anni ha richiesto l'applicazione della continuazione tra reati. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che la notevole distanza temporale e territoriale tra i crimini è incompatibile con l'esistenza di un unico disegno criminoso iniziale, requisito fondamentale per riconoscere l'istituto.
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Disegno criminoso: quando non si applica la continuazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva l'applicazione della continuazione tra due reati di rapina. La Corte ha confermato la decisione del giudice dell'esecuzione, stabilendo che non vi era prova di un unico disegno criminoso. Gli elementi decisivi sono stati le diverse modalità esecutive, i differenti complici e le intercettazioni che dimostravano l'autonomia e l'indipendenza di ciascun atto criminale, nonostante la vicinanza temporale e l'omogeneità dei reati.
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Continuazione reati: no se c’è propensione al crimine
La Corte di Cassazione ha negato il riconoscimento della continuazione reati a una professionista condannata per un reato fallimentare e diverse truffe ai danni di clienti, commessi in un arco temporale di sei anni. La Corte ha stabilito che la diversità dei reati e l'ampio lasso di tempo non configurano un unico disegno criminoso, ma piuttosto una generale propensione al crimine, escludendo così l'applicazione del trattamento sanzionatorio più favorevole.
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Disegno criminoso: quando non si applica il reato
Un individuo richiede il riconoscimento di un unico disegno criminoso per vari reati commessi in 10 mesi. La Cassazione respinge il ricorso, affermando che la sola vicinanza temporale o somiglianza dei crimini non basta a provare un disegno criminoso. È necessario dimostrare un piano unitario, ideato prima del primo reato, cosa che l'imputato non ha fatto, risultando il suo ricorso inammissibile.
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Disegno criminoso: quando non sussiste il reato unico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata che chiedeva il riconoscimento di un unico disegno criminoso per una serie di reati contro il patrimonio. La Corte ha stabilito che la notevole distanza temporale (sette anni) e la disomogeneità geografica dei luoghi in cui sono stati commessi i reati precludono la possibilità di configurare un piano unitario e preventivo, nonostante la somiglianza dei crimini. Il ricorso è stato respinto per mancanza di elementi concreti a sostegno della tesi di un'unica programmazione criminosa.
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Disegno criminoso unico: quando non è riconosciuto
Un soggetto condannato con tre sentenze distinte per reati come truffa, furto e sostituzione di persona ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo il riconoscimento di un disegno criminoso unico. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che la commissione di reati simili in un arco di tempo limitato non è sufficiente a dimostrare un piano unitario. Al contrario, tale condotta può essere indice di un 'modus vivendi' criminale, ovvero di una generica propensione al delitto, che esclude l'esistenza di un disegno criminoso unico.
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Disegno criminoso: quando non sussiste continuità
Un soggetto ricorre in Cassazione sostenendo l'esistenza di un unico disegno criminoso tra due reati commessi a distanza di anni: una calunnia nel 2009 e una truffa nel 2011. La Corte Suprema ha respinto il ricorso, dichiarandolo inammissibile. Ha stabilito che il notevole lasso temporale, la diversità dei luoghi e le differenti modalità operative sono elementi incompatibili con l'esistenza di un disegno criminoso unitario, necessario per configurare il reato continuato.
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