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Disegno Criminoso — Anno 2025

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395 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Disegno Criminoso

Provvedimenti

Continuazione tra reati: no se c’è distanza temporale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva di unificare tre sentenze distinte sotto l'istituto della continuazione tra reati. La richiesta è stata respinta a causa della disomogeneità dei crimini (associazione mafiosa e spaccio) e, soprattutto, per l'enorme distanza temporale tra i fatti, elemento che esclude l'esistenza di un unico disegno criminoso.
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Reato continuato: quando non si applica la disciplina
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva l'applicazione del reato continuato tra due diverse condanne. La decisione si fonda sulla mancanza di prova di un medesimo disegno criminoso, evidenziata dal lasso temporale di cinque mesi tra i reati e dalle diverse modalità di esecuzione (uno in concorso, l'altro in solitaria). La Corte ha ribadito che la mera somiglianza dei reati non è sufficiente per configurare il reato continuato.
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Disegno criminoso: quando si applica il reato continuato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva il riconoscimento del disegno criminoso tra un furto e un precedente reato di droga. La Corte ha ribadito che la semplice vicinanza temporale dei fatti non è sufficiente a provare un programma illecito unitario, elemento necessario per applicare l'istituto del reato continuato.
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Continuazione tra reati: quando non si applica
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento della continuazione tra reati di estorsione commessi nel tempo. I giudici hanno escluso un unico disegno criminoso data la distanza temporale, le diverse modalità esecutive e l'assenza di una programmazione iniziale, confermando la decisione della Corte d'Appello.
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Reato continuato: quando non si applica? La Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento del reato continuato. La Corte ha confermato la decisione del giudice di merito, evidenziando che l'ampio lasso temporale tra i delitti e la loro natura estemporanea escludono l'esistenza di un unico disegno criminoso, requisito essenziale per l'applicazione di questo istituto di favore.
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Continuazione tra reati: quando è esclusa dalla Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una donna che chiedeva il riconoscimento della continuazione tra reati per diverse evasioni dagli arresti domiciliari. La Corte ha stabilito che l'assenza di un disegno criminoso iniziale, unita alla distanza temporale e alla natura estemporanea dei fatti, impedisce l'applicazione di tale istituto, configurando i reati come espressione di autonome risoluzioni criminose.
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Reato continuato: quando è esclusa la continuazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva l'applicazione del reato continuato per una serie di rapine. La Corte ha stabilito che, per ottenere il beneficio, è necessario dimostrare un disegno criminoso unitario e preordinato, non essendo sufficiente che i reati siano semplicemente dello stesso tipo. Poiché i crimini erano frutto di decisioni estemporanee e non di un piano concepito in anticipo, la richiesta è stata respinta, confermando la decisione del giudice dell'esecuzione.
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Continuazione tra reati: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso che chiedeva il riconoscimento della continuazione tra reati. I giudici hanno stabilito che la sola omogeneità dei reati e generiche citazioni giurisprudenziali non sono sufficienti a dimostrare un unico disegno criminoso, specialmente in presenza di un lungo intervallo temporale tra i fatti.
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Disegno criminoso: il bisogno di denaro non basta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto che chiedeva il riconoscimento della continuazione tra più reati, sostenendo che fossero legati dalla necessità di reperire denaro. La Corte ha ribadito che un generico programma di illeciti guadagni non costituisce un medesimo disegno criminoso, per il quale sono necessari indicatori concreti come l'omogeneità delle condotte e una programmazione unitaria fin dal primo reato.
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Fatture false: quando il reato sussiste sempre
La Corte di Cassazione conferma la condanna di un imprenditore per l'utilizzo di fatture false. Anche se i documenti sono generici o irregolari, il loro uso in dichiarazione integra il reato di frode fiscale. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, stabilendo che la presunta 'grossolana falsità' non esclude la responsabilità penale, poiché ciò che conta è l'intento fraudolento e l'effettivo utilizzo del documento per evadere le imposte.
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Reato continuato e mafia: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha annullato una decisione di merito che negava il riconoscimento del reato continuato a un soggetto condannato per l'appartenenza a due distinti clan mafiosi. Secondo la Suprema Corte, il giudice deve compiere una verifica approfondita sulla natura del legame tra le consorterie criminali: se queste risultano essere 'vasi comunicanti', la condotta dell'imputato può rientrare in un unico disegno criminoso, giustificando l'applicazione di una pena più mite.
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Disegno criminoso: la data del reato è cruciale
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che negava l'applicazione del disegno criminoso tra due reati. Il giudice dell'esecuzione aveva respinto l'istanza basandosi su una distanza temporale di oltre un anno tra i fatti. Tuttavia, non ha considerato che la data di uno dei reati, indicata nel capo d'imputazione, era palesemente in contrasto con le prove (intercettazioni) citate nella stessa sentenza, che collocavano il fatto un anno prima. La Corte ha stabilito che il giudice deve verificare la data effettiva del reato esaminando l'intera sentenza, non limitandosi al dato formale dell'imputazione.
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Reato continuato: quando il tempo lo esclude
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento del reato continuato tra tre sentenze. La Corte ha stabilito che un lasso di tempo significativo (circa nove mesi) tra la prima e le successive violazioni è un elemento decisivo per escludere l'esistenza di un unico disegno criminoso, rendendo improbabile una programmazione unitaria. Anche lo stato di detenzione o arresti domiciliari tra i reati non è, da solo, sufficiente a dimostrare la continuazione.
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Vincolo della continuazione: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento del vincolo della continuazione per tre sentenze relative a diversi omicidi. Secondo la Corte, sebbene i delitti fossero maturati nel contesto di una faida tra clan, ciascuno di essi era sorretto da una causale autonoma e contingente (vendetta personale, eliminazione di un testimone), escludendo così l'esistenza di un medesimo disegno criminoso programmato sin dall'inizio.
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Continuazione tra reati: la Cassazione annulla
Un soggetto condannato per molteplici omicidi e associazione mafiosa ha richiesto l'applicazione della continuazione tra reati. Il giudice dell'esecuzione ha respinto l'istanza basandosi principalmente sul lungo lasso di tempo intercorso tra i crimini. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, ritenendo che il giudice non avesse adeguatamente considerato un precedente riconoscimento della continuazione né il legame unitario tra i reati e l'appartenenza al sodalizio mafioso. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame che tenga conto di una valutazione complessiva.
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Reato continuato: quando non si applica la disciplina
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una donna condannata per più reati, che chiedeva l'applicazione della disciplina del reato continuato. La Corte ha confermato la decisione del Tribunale, stabilendo che la sola comunanza dei beni giuridici violati non basta. Per riconoscere il reato continuato è necessaria la prova di un unico disegno criminoso, programmato sin dal primo reato, e non una determinazione estemporanea per i reati successivi.
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Reato continuato: quando la Cassazione lo esclude
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva l'applicazione della disciplina del reato continuato. La Corte ha confermato la decisione del Tribunale, sottolineando che un lasso di tempo di quasi un anno tra i due reati e la mancanza di prove di un'unica programmazione criminosa iniziale impediscono il riconoscimento della continuazione, anche se i reati violano la stessa norma di legge.
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Reato continuato: quando non si applica la disciplina
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva l'applicazione del reato continuato per due furti. La decisione si fonda sulla mancanza di un disegno criminoso unitario, evidenziata dalla distanza temporale di quattro mesi tra i fatti e dalle diverse modalità di esecuzione, nonostante la somiglianza dei beni giuridici violati.
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Reato continuato: quando non si applica la disciplina
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva l'applicazione del reato continuato. La Corte ha stabilito che la mera somiglianza tra i reati non è sufficiente se manca la prova di un unico disegno criminoso iniziale, confermando che i diversi illeciti, tra cui truffe su assegni e bancarotta, erano frutto di decisioni estemporanee e non di un piano unitario.
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Disegno criminoso: quando i reati non sono unici
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva il riconoscimento di un unico disegno criminoso per reati di resistenza ed evasione. La Corte ha confermato la decisione del Tribunale, stabilendo che le condotte erano frutto di decisioni estemporanee e di una propensione a delinquere, non di un piano unitario, negando così il beneficio della continuazione.
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