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Disegno Criminoso — Anno 2022

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353 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Disegno Criminoso

Provvedimenti

Reato continuato: no allo sconto di pena per chi delinque sempre
L'Imputato, condannato per il furto di un autocarro della nettezza urbana, il tentato furto di un'ambulanza, danneggiamento, resistenza a pubblico ufficiale e guida in stato di ebbrezza, ha richiesto il riconoscimento del reato continuato. La difesa sosteneva che tutti gli illeciti, compresi quelli passati, derivassero da un unico piano legato alla tossicodipendenza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il reato continuato richiede una pianificazione iniziale precisa e dettagliata dei singoli reati, e non una generica inclinazione a delinquere o uno stile di vita deviante. Di conseguenza, l'Imputato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: no allo sconto di pena dopo sette anni
Il Ricorrente ha chiesto il riconoscimento del reato continuato tra una condanna del 2010 per gioco d'azzardo (fatti del 2007) e una del 2018 per associazione mafiosa, estorsione e usura (fatti dal 2014 al 2016). La Corte di Appello ha respinto la richiesta a causa del notevole divario temporale di oltre sette anni tra i fatti, escludendo un unico disegno criminoso. Il Ricorrente ha impugnato la decisione lamentando una carenza di motivazione e sostenendo che i reati fossero maturati nello stesso contesto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché la difesa ha proposto una semplice rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità. Il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Continuazione nei reati: niente sconti tra bancarotta e truffa
Una donna condannata con quattro diverse sentenze ha richiesto al giudice dell'esecuzione il riconoscimento della continuazione nei reati tra bancarotta fraudolenta, truffa e appropriazione indebita. Il Tribunale ha accolto solo parzialmente la richiesta. La donna ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che i reati fossero legati da un unico disegno criminoso. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno evidenziato che le società fallite erano diverse da quelle coinvolte nelle truffe e che la ricorrente era stata assolta dall'accusa di associazione per delinquere, escludendo così un legame unitario tra i diversi illeciti. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Continuazione dei reati: no allo sconto tra droga ed estorsione
Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza d'appello che rideterminava la sua pena per reati di droga, lamentando il mancato riconoscimento della continuazione dei reati con una precedente condanna per estorsione mafiosa. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la valutazione sulla continuazione dei reati spetta esclusivamente al giudice di merito ed è insindacabile se logicamente motivata. Nel caso specifico, i reati erano del tutto eterogenei e mancava la prova di un unico disegno criminoso programmato in anticipo. Il Condannato è stato quindi condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: la distanza geografica blocca lo sconto di pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per tentato furto aggravato di un'auto. L'uomo chiedeva il riconoscimento del reato continuato con altri illeciti commessi nel centro-nord Italia, gia giudicati dal Tribunale di Bologna. I giudici hanno confermato che la notevole distanza geografica tra i reati e la mancanza di prove su un unico progetto iniziale escludono il reato continuato. La determinazione della pena spetta esclusivamente al giudice di merito. Di conseguenza, il ricorrente perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: il tempo non cancella il disegno criminoso
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato per i reati accertati in quattro sentenze di condanna per reati contro il patrimonio commessi tra il 1998 e il 2005. Il Giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta basandosi esclusivamente sul lungo intervallo temporale tra i fatti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Condannato, stabilendo che il semplice decorso del tempo non esclude automaticamente il reato continuato. Il giudice deve infatti valutare l'omogeneità dei reati e la possibilità di riconoscere una continuazione parziale per gruppi di reati più vicini nel tempo. La sentenza impugnata è stata annullata con rinvio per una nuova valutazione.
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Continuazione dei reati: la Cassazione frena i rigetti facili
Il Condannato ha richiesto al Giudice dell'esecuzione il riconoscimento della continuazione dei reati per diverse condanne definitive legate a illeciti familiari, come maltrattamenti e minacce. Il Tribunale ha respinto la domanda ritenendo i reati troppo diversi tra loro. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Condannato, stabilendo che il giudice di merito ha utilizzato una motivazione apparente. I giudici di legittimità hanno chiarito che la stretta vicinanza temporale e l'esecuzione dei reati nello stesso ambito familiare richiedevano un'analisi approfondita sull'esistenza di un unico disegno criminoso. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato il provvedimento di rigetto e ha disposto il rinvio al Tribunale per un nuovo e corretto esame della vicenda.
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Continuazione nei reati associativi: scontro tra clan e pena equa
Il Condannato, esponente di spicco di un'associazione criminale, chiedeva al Giudice dell'esecuzione l'applicazione della continuazione nei reati associativi per unificare le pene di due condanne definitive. Il Giudice dell'esecuzione respingeva la richiesta, ritenendo i reati troppo distanti nel tempo ed eterogenei. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Condannato, annullando il provvedimento. I giudici di legittimità hanno stabilito che, per valutare la continuazione nei reati associativi, non basta un'analisi superficiale, ma occorre verificare se il ruolo apicale del soggetto e le strategie del gruppo criminale dimostrino l'esistenza di un unico disegno criminoso originario, specialmente quando i reati riguardano settori chiave come il traffico di stupefacenti gestito dallo stesso sodalizio. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Reato continuato: negato lo sconto di pena al killer del clan
Il Condannato, condannato per gravi reati tra cui omicidi e porto d'armi commessi tra il 1989 e il 1990, ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato in fase esecutiva. Egli sosteneva che i delitti rientrassero in un unico piano strategico legato alla sua appartenenza a un'associazione mafiosa. La Corte d'Appello ha rigettato l'istanza, evidenziando la distanza temporale tra i fatti e la mancanza di prove di un progetto unitario. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che spetta al condannato l'onere di allegare elementi specifici e concreti che dimostrino l'esistenza di un disegno criminoso comune, non bastando la semplice reiterazione dei reati nel tempo.
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Reato continuato e truffa: quando la scelta di vita non basta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due soggetti condannati per truffa. Il primo ricorrente lamentava la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto e il mancato riconoscimento del reato continuato con precedenti condanne. La Corte ha chiarito che il reato continuato esige la prova di una programmazione anticipata e specifica dei singoli reati, non bastando una generica scelta di vita delinquenziale. Il secondo ricorrente contestava l'intenzione di frodare e chiedeva circostanze attenuanti, ma proponeva una rivalutazione dei fatti non consentita in sede di legittimità. Di conseguenza, i giudici hanno confermato le condanne e inflitto una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
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Reato continuato e droga: la Cassazione annulla il no del giudice
Il Condannato ha richiesto al giudice dell'esecuzione l'applicazione della disciplina del reato continuato per due condanne relative a reati in materia di stupefacenti commessi a distanza di pochi mesi. Il Tribunale ha rigettato l'istanza, ritenendo che i reati derivassero da una generica propensione a delinquere e valorizzando la diversità delle sostanze (hashish e cocaina). La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Condannato, annullando il provvedimento. I giudici di legittimità hanno rilevato che il Tribunale ha motivato in modo carente e contraddittorio, ignorando indici fondamentali come la contiguità temporale e l'omogeneità dei reati, e supponendo erroneamente la presenza di complici. Il caso viene rinviato a un diverso giudice per un nuovo esame.
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Continuazione dei reati: no allo sconto per la scelta di vita
Il Ricorrente, condannato per due distinti reati associativi legati allo sfruttamento della prostituzione, ha richiesto l'applicazione della continuazione dei reati. Sosteneva che le condotte facessero parte di un unico progetto criminoso. Il Giudice dell'esecuzione ha rigettato la richiesta e la Corte di Cassazione ha confermato tale decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che i due reati sono stati commessi in luoghi diversi (Messina e Catania), in tempi differenti e da gruppi criminali quasi del tutto distinti. Di conseguenza, non e possibile ravvisare un disegno unitario, ma solo una generica scelta di vita delinquenziale, che non da diritto allo sconto di pena previsto dalla continuazione dei reati. Il Ricorrente e stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: stile di vita deviante o piano programmato?
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per due condanne definitive: una per possesso di documento falso (2017) e una per uso di patente contraffatta (2015). Il Giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta, evidenziando la distanza temporale di un anno e cinque mesi tra i fatti e l'assenza di un unico disegno criminoso originario. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso. I giudici hanno chiarito che la semplice omogeneità dei reati e una generica scelta di vita deviante non bastano a dimostrare l'esistenza di un programma criminoso unitario pianificato fin dall'inizio. Di conseguenza, il ricorrente perde il ricorso e deve pagare le spese processuali.
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Reato continuato: no allo sconto di pena senza prove concrete
Il Condannato ha richiesto al Giudice dell'esecuzione il riconoscimento del reato continuato per unificare le pene di diverse condanne legate allo spaccio di stupefacenti. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta poiché l'interessato non ha fornito elementi concreti per dimostrare un unico disegno criminoso originario. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Condannato, confermando che spetta al richiedente l'onere di allegare i fatti specifici a supporto della continuazione. Non basta richiamare gli indici teorici della giurisprudenza senza calarli nella realtà del caso. Il Condannato è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Continuazione dei reati: negata per vizio di mente e tempo
Il Condannato ha richiesto al Giudice dell'esecuzione il riconoscimento della continuazione dei reati per i fatti giudicati in quattro diverse sentenze di condanna. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, escludendo un disegno criminoso unitario a causa dell'ampio intervallo temporale tra i reati e della presenza di un vizio parziale di mente del soggetto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Condannato, confermando che la continuazione dei reati non può essere applicata automaticamente a condotte distanti nel tempo. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Reato continuato: no allo sconto di pena se passano anni
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato tra un episodio di spaccio di stupefacenti del 2005 e la partecipazione a un'associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico nata nel 2009. Il Giudice dell'esecuzione ha rigettato la richiesta a causa della notevole distanza temporale di quattro anni tra i fatti e della diversa composizione dei complici. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Condannato, confermando che non e possibile ravvisare un unico disegno criminoso originario. Il ricorrente e stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Continuazione dei reati: no al cumulo se manca il piano unico
Il Tribunale di Marsala, come giudice dell'esecuzione, ha respinto la richiesta di un cittadino volta a ottenere il riconoscimento della continuazione dei reati per diverse condanne accumulate tra il 2013 e il 2015. Il giudice ha ritenuto che i reati, pur omogenei, fossero distribuiti in un arco temporale di due anni, dimostrando una scelta di vita criminale anziché un unico disegno iniziale. Il condannato ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando un difetto di motivazione poiché il giudice non aveva valutato la continuazione dei reati per singoli gruppi di illeciti più vicini nel tempo. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso: la difesa aveva richiesto la continuazione per l'intero blocco di reati e non in via subordinata per singoli gruppi. Di conseguenza, il giudice dell'esecuzione non era tenuto a frazionare d'ufficio la valutazione.
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Reato continuato in sede esecutiva: no al rifiuto senza motivi
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato in sede esecutiva per unificare le pene di sette diverse sentenze riguardanti truffe, falsi e associazione a delinquere. Il Tribunale di Roma ha respinto la richiesta, ritenendo che i reati fossero frutto di una generica tendenza a delinquere e non di un piano prestabilito. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Condannato, evidenziando che i giudici precedenti avevano già riconosciuto l'unificazione per molti di questi reati commessi nello stesso periodo. La Suprema Corte ha stabilito che il giudice dell'esecuzione non può ignorare le valutazioni già espresse nelle sentenze definitive senza una motivazione approfondita. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la decisione e ha rinviato il caso per un nuovo esame.
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Reato continuato: no a sconti di pena senza fatti nuovi
Il Condannato ha richiesto al Giudice dell'esecuzione di Bologna un ulteriore riconoscimento del reato continuato per unificare alcuni omicidi, già giudicati nel 2001, con altri reati riuniti in una precedente decisione del 2016. Il Giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta per assenza di elementi di novità ("nova") e per la presenza di un precedente diniego definitivo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Condannato, confermando che la decisione del 2016 aveva già implicitamente escluso l'unificazione di quel segmento di reati. In assenza di fatti nuovi, opera la preclusione del giudicato, rendendo inammissibile una nuova valutazione dello stesso tema. Il Condannato è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Reato continuato: lo sconto negato per troppi mesi di sosta
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per unificare le pene di due diverse sentenze di condanna per furti e rapine commessi a distanza di circa dieci mesi. Il giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta, evidenziando che il lungo intervallo temporale esclude l'esistenza di un unico progetto iniziale. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che la somiglianza dei reati e l'uso degli stessi complici dimostrassero un piano unitario. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la scelta di una vita dedita al crimine non equivale al reato continuato, il quale richiede una pianificazione specifica e ravvicinata nel tempo. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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