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Disegno Criminoso — Anno 2022

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353 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Disegno Criminoso

Provvedimenti

Continuazione tra reati: perché lo stile di vita non basta
L'imprenditore chiedeva l'applicazione della continuazione tra reati per unificare le condanne per truffa, falso e bancarotta fraudolenta. Il Giudice dell'esecuzione respingeva la richiesta evidenziando l'assenza di un piano criminoso unico. I reati di truffa erano stati commessi anni prima del fallimento e mentre l'azienda era ancora in salute. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto dichiarando il ricorso inammissibile. La Corte ha ribadito che una generica inclinazione a delinquere o uno stile di vita illecito non provano l'esistenza di un programma unitario. L'imprenditore perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e della sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Reato continuato: la Cassazione nega lo sconto di pena
Il Condannato ha richiesto di applicare il reato continuato per unificare le sanzioni derivanti da diverse sentenze irrevocabili. I reati riguardavano episodi di resistenza a pubblico ufficiale e violazioni delle misure di prevenzione commessi in anni differenti. Il Giudice dell'esecuzione ha rigettato l'istanza evidenziando la natura estemporanea dei singoli reati, privi di una pianificazione unitaria. Il Ricorrente ha impugnato l'ordinanza dinanzi alla Corte di Cassazione lamentando difetti motivazionali. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che non basta la vicinanza temporale tra i fatti per ottenere il beneficio, essendo indispensabile la prova di un programma criminoso prefissato. La decisione ha comportato la condanna del Ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Reato continuato in sede esecutiva: negata la pena unica
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato in sede esecutiva per unificare le pene derivanti da tre distinte condanne irrevocabili: una resistenza a pubblico ufficiale del 2014, una rapina del 2017 e un'estorsione del 2019. Il Giudice dell'Esecuzione ha rigettato la richiesta, ritenendo i reati frutto di scelte estemporanee e prive di un unico piano preventivo. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno chiarito che i reati commessi a distanza di anni non dimostrano un disegno criminoso unitario. Di conseguenza, il reato continuato in sede esecutiva non può essere riconosciuto e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di 3.000 euro alla Cassa delle Ammende.
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Continuazione in sede esecutiva: stop sconti per reati distanti
Il Condannato richiede l'applicazione della continuazione in sede esecutiva per rideterminare la pena complessiva derivante da diverse condanne irrevocabili. La Corte d'Appello respinge la richiesta per un gruppo di reati commessi a distanza di anni, precisamente tra il 2011 e il periodo 2015-2016, escludendo l'esistenza di un medesimo disegno criminoso. Il Condannato propone ricorso per Cassazione lamentando un vizio di motivazione del giudice di merito. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici evidenziano che l'ampio divario temporale dimostra l'assenza di un piano preventivo unitario. Il ricorso si limita a riproporre le medesime argomentazioni già esaminate senza evidenziare difetti di logica. Il Condannato subisce la condanna al pagamento delle spese processuali e al versamento di 3.000 euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: furti a distanza di anni e no allo sconto
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per unificare due condanne per furto in abitazione commessi a due anni di distanza. Il Giudice dell'Esecuzione ha rigettato la richiesta perché i reati erano episodi autonomi e privi di un piano unitario iniziale. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando un'errata valutazione del collegamento tra i fatti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. La distanza temporale tra i due furti dimostra l'assenza di un unico disegno criminoso e la valutazione del giudice di merito risulta logica e non modificabile. Il Condannato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Reato continuato in sede esecutiva: no allo sconto senza piano
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del Reato continuato in sede esecutiva per unificare le pene inflitte da diverse sentenze irrevocabili. Il Giudice dell'Esecuzione ha rigettato la richiesta, evidenziando che i reati non derivavano da un unico disegno criminoso, bensì da spinte a delinquere estemporanee e occasionali. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando difetti di motivazione della decisione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la valutazione del giudice di merito è congrua e non riesaminabile in sede di legittimità. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria pari a 3.000 euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Reato continuato in fase esecutiva: non basta la scelta di vita
Il Condannato ha richiesto al Giudice dell'esecuzione l'unificazione delle pene mediante l'istituto del reato continuato in fase esecutiva per diversi illeciti commessi tra il 2010 e il 2014. Il richiedente sosteneva che i reati fossero legati dal vincolo comune della sua appartenenza a una consorteria di stampo mafioso. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che la semplice affiliazione a un gruppo criminale o una generica scelta di vita illegale non dimostrano l'esistenza di un unico e preventivo disegno criminoso. I singoli reati erano disomogenei per tempi, luoghi e modalità essecutive. Di conseguenza, la Corte ha confermato il rigetto dell'istanza e condannato il ricorrente al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Continuazione in sede esecutiva: rifiutato lo sconto di pena
Il Ricorrente ha richiesto la continuazione in sede esecutiva per unificare le pene di diverse condanne subite tra il 1980 e il 2015. Egli ha sostenuto che i vari reati derivassero da un unico programma criminoso legato alla sua appartenenza a una consorteria mafiosa. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'appartenenza a un'associazione per delinquere o un generico stile di vita criminale non bastano per dimostrare il medesimo disegno criminoso. Servono prove concrete dell'ideazione unitaria dei singoli reati fin dall'inizio. Di conseguenza, il Ricorrente deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Reato continuato: niente sconti di pena per reati estemporanei
Il Tribunale di Livorno, come giudice dell'esecuzione, ha respinto la richiesta di un detenuto volta a ottenere il riconoscimento del reato continuato per diverse condanne accumulate nel tempo. Il ricorrente ha impugnato la decisione in Cassazione, sostenendo l'esistenza di un unico disegno criminoso. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la continuazione non può essere concessa automaticamente solo per la somiglianza dei reati o per la vicinanza temporale. Nel caso specifico, i reati erano eterogenei, commessi in luoghi diversi d'Italia e frutto di impulsi estemporanei, come i danneggiamenti in carcere e la resistenza a pubblico ufficiale, escludendo così qualsiasi pianificazione unitaria iniziale. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato in fase esecutiva: no allo sconto di pena
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato in fase esecutiva per quattro diverse condanne subite tra il 2005 e il 2014, tra cui una per bancarotta fraudolenta. Il Tribunale di Verona, come giudice dell'esecuzione, ha rigettato l'istanza evidenziando la mancanza di un disegno criminoso unitario originario. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Condannato. I giudici di legittimità hanno confermato che la semplice vicinanza temporale o territoriale e l'identità dei beni giuridici lesi non bastano a dimostrare una programmazione iniziale unica. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Continuazione dei reati: no allo sconto se manca il piano unico
Il Ricorrente ha chiesto al Giudice dell'esecuzione l'applicazione della continuazione dei reati per unificare le pene di diverse condanne, tra cui lesioni, porto d'armi e associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, rilevando l'assenza di un unico disegno criminoso originario, data l'eterogeneità dei reati e un distacco temporale di cinque anni. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Ricorrente, confermando che la continuazione dei reati richiede una programmazione iniziale unitaria. Di conseguenza, il Ricorrente perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Reato continuato: niente sconto di pena per l’evaso violento
L'Imputato, fuggito dalla detenzione (evasione) e successivamente oppostosi con violenza alle forze dell'ordine (resistenza a pubblico ufficiale), ha richiesto il riconoscimento del reato continuato per ottenere uno sconto di pena, sostenendo che i fatti fossero avvenuti a brevissima distanza temporale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la vicinanza nel tempo e nello spazio non basta a configurare il reato continuato. La resistenza e stata infatti una reazione improvvisa ed estemporanea per evitare la cattura, non pianificata in precedenza insieme all'evasione. Di conseguenza, l'Imputato e stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: spaccio di droghe diverse esclude lo sconto
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per unificare due diverse condanne per spaccio di droga. La prima condanna riguardava la cessione di cocaina nel 2012, mentre la seconda riguardava la vendita di marijuana nel 2013. Il giudice dell'esecuzione ha rigettato la richiesta. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che non basta svolgere un'attività criminale abituale per ottenere lo sconto di pena previsto dal reato continuato. Nel caso specifico, la distanza temporale di quasi un anno tra i fatti e la diversa natura delle sostanze spacciate (cocaina e marijuana) escludono l'esistenza di un unico progetto criminoso programmato fin dall'inizio. Il Condannato è stato quindi condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato e associazione: no allo sconto di pena automatico
Il Ricorrente ha richiesto al Giudice dell'esecuzione l'applicazione della disciplina del reato continuato tra un delitto associativo e diverse condanne precedenti per omicidio, armi, evasione e sequestro di persona. La Corte d'Appello ha rigettato la richiesta, escludendo un unico disegno criminoso. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che per applicare il reato continuato tra associazione e reati fine non basta la generica strumentalità delle condotte, ma occorre dimostrare che i singoli reati fossero stati programmati in modo specifico fin dall'inizio del vincolo associativo. Di conseguenza, il Ricorrente perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: no allo sconto tra droga e bombe carta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per detenzione di diverse tipologie di droghe (cocaina, eroina, hashish e marijuana) e di ordigni esplosivi (bombe carta). L'imputato contestava la mancata applicazione del reato continuato tra il possesso di droga e quello di esplosivi. I giudici hanno chiarito che la detenzione di droghe tabellate diversamente configura reati distinti uniti da continuazione. Tuttavia, hanno escluso il reato continuato tra droga ed esplosivi a causa dell'eterogeneità dei reati, mancando la prova di un unico disegno criminoso originario. Di conseguenza, il ricorrente perde il ricorso e viene condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Reato continuato: stile di vita criminale esclude lo sconto
Il Condannato ha chiesto al Giudice dell'esecuzione di unire diverse condanne definitive sotto l'istituto del reato continuato, sostenendo che i reati (tra cui furto, rapina e violenza sessuale) fossero collegati nel tempo. Il Tribunale ha respinto la richiesta per la totale diversità dei reati. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la scelta di vivere commettendo reati non equivale a un unico disegno criminoso. La continuazione richiede una pianificazione iniziale unitaria, mentre reati così diversi indicano solo una condotta di vita criminale, punibile con la recidiva e non agevolabile con gli sconti di pena previsti per il reato continuato. Di conseguenza, il ricorrente perde la causa e deve pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
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Continuazione dei reati: no allo sconto per chi vive di crimine
Il Condannato ha richiesto al Giudice dell'esecuzione il riconoscimento della continuazione dei reati per unificare le pene di diverse sentenze definitive. Il giudice ha respinto la richiesta a causa della diversità dei reati e del lungo periodo di tempo trascorso. Il Condannato ha proposto ricorso, sostenendo che la sua appartenenza a un'associazione criminale dimostrasse un disegno unitario. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la continuazione dei reati richiede la prova di un programma specifico e non può basarsi sulla semplice scelta di vita criminale o sull'affiliazione a una cosca. Di conseguenza, il Condannato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato o stile di vita? La Cassazione nega lo sconto
Il Ricorrente ha richiesto il riconoscimento del vincolo del reato continuato e della fungibilita della pena per diverse condanne accumulate in oltre vent'anni, relative a spaccio di stupefacenti e altri illeciti. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, rilevando l'assenza di un unico disegno criminoso a causa della notevole distanza temporale tra i fatti e della diversita delle condotte. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso. I giudici hanno chiarito che una distanza temporale significativa tra i reati costituisce un forte indizio contrario all'esistenza di un programma unitario originario, configurando piuttosto una scelta di vita improntata all'illegalita e non un reato continuato.
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Continuazione dei reati: no allo sconto per chi sceglie il crimine
Il Condannato ha richiesto al Giudice dell'esecuzione il riconoscimento della continuazione dei reati per diverse condanne definitive relative a sostituzione di persona, lesioni, traffico di droga, rapina e riciclaggio, commessi tra il 2010 e il 2016. Il Tribunale ha rigettato la richiesta, rilevando l'eterogeneità dei reati e l'ampio arco temporale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la continuazione dei reati richiede un disegno criminoso unitario e non una generica scelta di vita improntata al crimine. Quest'ultima configura invece recidiva o abitualità. Il Condannato perde il ricorso e viene condannato alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Reato continuato: la scelta di vita non dà sconti di pena
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato per due condanne di estorsione commesse a distanza di quattordici mesi l'una dall'altra. Il giudice dell'esecuzione ha rigettato la richiesta, ritenendo le condotte frutto di una generica scelta di vita delinquenziale e non di un unico disegno criminoso iniziale. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che spetta al condannato l'onere di dimostrare con elementi concreti l'esistenza di una programmazione unitaria dei reati. La semplice somiglianza dei reati o la vicinanza temporale non bastano a dimostrare il reato continuato, specialmente in presenza di un ampio intervallo di tempo tra gli episodi. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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