LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Disegno Criminoso — Anno 2022

Pagina 18 di 18

353 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Disegno Criminoso

Provvedimenti

Reato continuato: perché sei mesi di distanza negano lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto che chiedeva il riconoscimento del reato continuato per due rapine commesse a distanza di sei mesi l'una dall'altra. Il giudice dell'esecuzione aveva già respinto la richiesta per la mancanza di un unico disegno criminoso originario. La Suprema Corte ha confermato che il semplice fatto di commettere reati simili non basta a dimostrare una programmazione unitaria. Il fattore cronologico, ovvero il lungo intervallo di tempo tra i fatti, esclude il cumulo giuridico delle pene in assenza di prove concrete di un piano preventivo. Il ricorrente perde la causa e viene condannato a pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
Continua »
Reato continuato o scelta di vita? Il no della Cassazione
Il Condannato ha richiesto al Giudice dell'esecuzione il riconoscimento del reato continuato per diverse condanne irrevocabili legate al traffico di stupefacenti, commesse tra il 1990 e il 2004. La Corte d'Appello ha rigettato la richiesta a causa dell'ampio arco temporale e dell'interruzione dovuta a dodici anni di detenzione. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il reato continuato richiede un unico disegno criminoso preventivo e non può essere confuso con una generica scelta di vita dedita al crimine o con lo stabile inserimento nel mercato della droga. Di conseguenza, la reiterazione dei reati in assenza di una programmazione unitaria iniziale esclude l'applicazione del trattamento di favore, configurando invece istituti come la recidiva o l'abitualità nel reato.
Continua »
Reato continuato: no a sconti di pena per chi sceglie il crimine
Il Condannato ha richiesto al Giudice dell'esecuzione il riconoscimento del reato continuato per diverse condanne irrevocabili relative a reati di droga, resistenza a pubblico ufficiale ed evasione, commessi tra il 2016 e il 2018. Il Tribunale ha respinto la richiesta per l'eterogeneità dei reati e la mancanza di un disegno criminoso unitario. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Condannato. I giudici hanno chiarito che la ripetizione di reati diversi in un ampio arco temporale non dimostra una programmazione iniziale unica, bensì una condotta di vita orientata al crimine. Di conseguenza, non si applica il trattamento di favore previsto per il reato continuato, e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Reato continuato: no allo sconto di pena per chi vive di crimine
Il Condannato ha chiesto al Giudice dell'esecuzione di unire diverse condanne definitive sotto l'istituto del reato continuato, per ottenere uno sconto di pena. Il Tribunale ha respinto la richiesta, rilevando che i reati erano stati commessi in un arco temporale di dodici anni (dal 2007 al 2019) e in luoghi diversi. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la ripetizione sistematica di reati per trarne sostentamento non dimostra un unico piano iniziale, ma una scelta di vita criminale. Questa condotta non permette l'applicazione del reato continuato, ma configura semmai la recidiva o l'abitualità nel reato. Il ricorrente perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
Continua »
Ergastolo o trent’anni? No al vincolo della continuazione
Il Condannato, condannato all'ergastolo, ha proposto un incidente di esecuzione per contestare l'estensione dell'estradizione e richiedere l'applicazione del vincolo della continuazione tra diversi reati, puntando alla riduzione della pena a trent'anni. La Corte di appello ha respinto la richiesta poiché identica a una precedente già rigettata. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la preclusione processuale impedisce la riproposizione di istanze identiche senza nuovi elementi di fatto o di diritto. Inoltre, l'applicazione del vincolo della continuazione richiede la prova di un disegno criminoso unitario e preventivo, non potendo basarsi sulla mera appartenenza allo stesso contesto associativo o su semplici congetture. Il ricorrente è stato condannato alle spese e al pagamento di tremila euro alla cassa delle ammende.
Continua »
Reato continuato: la condanna definitiva cancella lo sconto
Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento del reato continuato tra alcuni illeciti commessi nel 2017 e un precedente reato del 2016. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che non è possibile configurare un medesimo disegno criminoso a causa della significativa distanza temporale tra i fatti. Inoltre, i nuovi reati sono stati commessi dopo che la prima condanna era già diventata irrevocabile. Questo elemento dimostra una scelta di vita deviante e non una pianificazione unitaria iniziale. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Reato continuato: niente sconti per la scelta di vita criminale
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per sei condanne accumulate tra il 1996 e il 2018, legate allo spaccio di stupefacenti e ad attività associative. Il Giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta, non ravvisando un unico disegno criminoso ma una scelta di vita delinquenziale generica. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la semplice scelta di vivere commettendo reati non equivale a un disegno criminoso unitario, necessario per il riconoscimento del reato continuato. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Continuazione dei reati: negata se l’evasione non è pianificabile
Il Condannato ha chiesto al Giudice dell'esecuzione di applicare la continuazione dei reati per tre diverse condanne, sostenendo che i fatti derivassero da un unico piano. Il Tribunale ha respinto la richiesta, evidenziando che i reati erano diversi, commessi a distanza di un anno e che le evasioni successive non potevano essere pianificate in anticipo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato che la continuazione dei reati richiede una programmazione iniziale e non una semplice occasionalità. Il ricorrente non ha fornito prove concrete sul medesimo piano criminoso, limitandosi a contestazioni generiche. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Revoca dell’indulto: nessun beneficio per chi delinque da anni
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca dell'indulto precedentemente concesso a un condannato. Il Giudice dell'esecuzione aveva revocato il beneficio a causa di una nuova condanna definitiva per reati di droga. Il condannato aveva richiesto l'applicazione della continuazione per unificare i reati commessi in un arco temporale di diciassette anni (dal 1995 al 2012), sperando di ridurre la pena complessiva ed evitare la revoca. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'estrema distanza temporale, la diversità dei reati e la mancanza di un disegno criminoso unitario impediscono l'applicazione della continuazione. Di conseguenza, la revoca dell'indulto è pienamente legittima e il ricorrente deve scontare la pena originaria oltre a pagare le spese processuali.
Continua »
Continuazione dei reati: il no del GIP viene annullato in Cassazione
Il Condannato proponeva ricorso per cassazione contro il rigetto della sua richiesta di applicazione della continuazione dei reati in fase esecutiva. Il Giudice dell'esecuzione aveva negato il beneficio ritenendo le condotte prive di un disegno unitario. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, evidenziando che il giudice di merito ha utilizzato una motivazione apparente. Il tribunale non ha infatti analizzato gli elementi concreti, come la stretta vicinanza temporale e geografica dei fatti, che potevano dimostrare l'esistenza di un unico programma criminoso. La sentenza impugnata e stata quindi annullata con rinvio per un nuovo esame.
Continua »
Continuazione dei reati: niente sconto per rapine occasionali
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento della continuazione dei reati per due rapine commesse a distanza di tre mesi l'una dall'altra. Il giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta, rilevando che la seconda rapina era frutto di mera occasionalità e non di un disegno criminoso unitario. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Condannato. I giudici di legittimità hanno evidenziato che il ricorrente ha riproposto questioni di merito già ampiamente valutate. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato il rigetto e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Reato continuato: la Cassazione cancella il no del giudice
Il Condannato ha proposto ricorso contro il rifiuto del Giudice dell'esecuzione di applicare la disciplina del reato continuato per diverse condanne irrevocabili relative a traffico di droga, riciclaggio e furto, commessi negli stessi giorni e luoghi. Il Giudice di merito aveva escluso il beneficio ritenendo la sola vicinanza temporale insufficiente a dimostrare un unico disegno criminoso. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la motivazione era carente. I giudici di legittimità hanno chiarito che la contiguità spazio-temporale, unita ad altri indici come l'omogeneità dei reati e delle condotte, costituisce un forte elemento sintomatico dell'unitarietà del progetto criminoso. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato il provvedimento con rinvio per una nuova e più approfondita valutazione dei fatti.
Continua »
Reato continuato: no allo sconto di pena se il clan è sciolto
Il Procuratore Generale ha impugnato l'ordinanza con cui il Giudice dell'esecuzione aveva riconosciuto il reato continuato tra reati di droga commessi fino a gennaio 2004 e un altro episodio di spaccio del giugno 2004. Il primo giudice aveva ritenuto sussistente un unico disegno criminoso finalizzato ad agevolare un'associazione mafiosa. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, evidenziando che le sentenze definitive avevano escluso sia la partecipazione del Condannato all'associazione mafiosa, sia l'operatività del sodalizio oltre il gennaio 2004. Di conseguenza, la motivazione del giudice di merito è risultata illogica e contrastante con i fatti accertati. La Suprema Corte ha quindi annullato l'ordinanza, rinviando il caso alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
Continua »