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Disegno Criminoso — Anno 2022

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353 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Disegno Criminoso

Provvedimenti

Reato continuato: perché la somiglianza dei furti non basta
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato per due furti in abitazione commessi a distanza di otto giorni in città diverse (Genova e Firenze) e con complici differenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la decisione del giudice di merito. La Suprema Corte ha chiarito che la semplice somiglianza delle tecniche di furto e la tipologia delle vittime non bastano a dimostrare un unico disegno criminoso. La distanza temporale, la diversità geografica e il coinvolgimento di complici differenti indicano invece scelte criminose autonome e occasionali, nate da uno stile di vita illecito e non da una pianificazione preventiva. Di conseguenza, il ricorrente perde il ricorso ed è condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Reato continuato: no allo sconto se cambia la droga
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato per due condanne legate allo spaccio di droga. La prima riguardava la cessione di sei grammi di cocaina nel 2009, mentre la seconda riguardava il possesso di oltre mezzo chilo di hashish nel 2011. Il Giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta, evidenziando che tra i due episodi era trascorso oltre un anno e mezzo, le sostanze e le quantità erano diverse e vi era il coinvolgimento di complici differenti. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che non è possibile ipotizzare un unico disegno criminoso iniziale quando mancano elementi di collegamento temporale e operativo tra le condotte. Di conseguenza, Il Condannato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: niente sconti di pena per i falsi improvvisati
Il Condannato ha chiesto il riconoscimento del reato continuato per diversi illeciti di falso e truffa compiuti tra il 2009 e il 2013, sperando in uno sconto di pena. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta e revocato la sospensione condizionale della pena. La Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno accertato che uno dei reati di falso era stato commesso solo come reazione estemporanea all'avvio di un procedimento disciplinare. Di conseguenza, manca l'elemento fondamentale del reato continuato: la pianificazione preventiva di tutti i reati all'interno di un unico disegno criminoso originario. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: no allo sconto di pena per lo spaccio abituale
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato per due condanne legate allo spaccio di sostanze stupefacenti, sostenendo l'esistenza di un unico disegno criminoso. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la decisione del Giudice dell'esecuzione. I giudici hanno evidenziato che la distanza temporale di sei mesi tra i fatti, le diverse modalità operative, la commissione del secondo reato dopo un arresto in flagranza e il sequestro di un'ingente somma di denaro dimostrano un'attività di spaccio abituale e professionale, escludendo una programmazione unitaria iniziale. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: no allo sconto per rapine ripetute
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato per due diverse condanne per rapina, porto d'armi e danneggiamento, commesse a distanza di due mesi l'una dall'altra. Il Giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta, escludendo un unico disegno criminoso. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Condannato. I giudici hanno chiarito che la semplice omogeneità dei reati e il fine di lucro non bastano a dimostrare una pianificazione preventiva. Il divario temporale di due mesi, le diverse modalità esecutive e la necessità estemporanea di procurarsi denaro per le spese quotidiane dimostrano che si è trattato di decisioni criminali improvvisate e non di un progetto unitario. Il ricorrente è stato condannato a pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: perché la scelta di vita criminale non basta
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per unificare le pene derivanti da tre diverse condanne per traffico di droga, associazione mafiosa e reati commessi durante la latitanza. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la decisione del giudice di merito. La Corte ha chiarito che la notevole distanza temporale di oltre sei anni tra i fatti, l'eterogeneità dei reati e l'assenza di una programmazione iniziale unitaria escludono la sussistenza del medesimo disegno criminoso, configurando invece nuove e distinte scelte di vita criminale.
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Reato continuato e omicidi di mafia: negato lo sconto di pena
Il Condannato, già condannato per tre diversi omicidi commessi nell'ambito di una faida mafiosa, ha richiesto il riconoscimento del reato continuato per unificare le pene. Il Tribunale di Bergamo ha rigettato la richiesta, escludendo un unico disegno criminoso. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la semplice appartenenza a un clan mafioso o la partecipazione a una guerra di camorra non bastano a dimostrare un preventivo e unitario disegno criminoso per i singoli omicidi. Ogni delitto è stato deliberato in modo autonomo e per ragioni specifiche, impedendo l'applicazione del trattamento sanzionatorio di favore previsto per il reato continuato. Di conseguenza, il Condannato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese.
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Furto in abitazione aggravato: il finto sconto di pena costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di tre soggetti condannati per furto in abitazione aggravato. Uno dei ricorrenti contestava la mancata applicazione del cumulo giuridico e il diniego delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha chiarito che il cumulo giuridico era già stato applicato e che i numerosi precedenti per furto giustificavano il rifiuto delle attenuanti, confermando la valutazione sulla sua elevata capacità a delinquere. Gli altri due ricorrenti hanno presentato motivi del tutto generici e non pertinenti al caso. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato le condanne e inflitto una sanzione pecuniaria per la colpa nella presentazione di ricorsi manifestamente infondati.
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Reato continuato: la distanza geografica esclude lo sconto di pena
Una donna, condannata con sentenze separate per diversi furti commessi in varie località italiane, ha richiesto il riconoscimento del reato continuato in fase esecutiva. Il Tribunale ha respinto la richiesta, evidenziando che i furti commessi a Pesaro e quello commesso a Cremona, distanti oltre trecento chilometri, non derivavano da un unico programma preventivo, bensì da scelte estemporanee e da uno stile di vita orientato al crimine. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della condannata, confermando che lo spostamento geografico significativo esclude il disegno criminoso unitario. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali.
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Reato continuato: perché il passare del tempo esclude i benefici
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino che chiedeva il riconoscimento del reato continuato per diverse violazioni in materia di stupefacenti. I giudici hanno confermato la decisione del Tribunale, evidenziando che una distanza temporale superiore a sei mesi tra i singoli episodi esclude l'esistenza di un unico disegno criminoso originario. Senza prove di una pianificazione iniziale, i reati si considerano frutto di scelte autonome e di uno stile di vita dedito all'illegalità. Di conseguenza, il ricorrente perde la causa e viene condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: lo spaccio abituale esclude lo sconto di pena
Il Condannato ha chiesto il riconoscimento del reato continuato tra due condanne definitive per spaccio di stupefacenti. La Corte di Appello ha respinto la richiesta, ritenendo le condotte espressione di un'abitualità di vita e non di un unico disegno criminoso. L'uomo ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo la vicinanza temporale dei fatti. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il reato continuato richiede una programmazione iniziale unitaria dei reati, anche di massima, per un unico fine. La semplice ripetizione di reati simili dovuta a uno stile di vita non basta a unificare le pene. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Truffe online o stile di vita? I limiti del disegno criminoso
Un uomo ha acquistato online una marmitta e una moto senza pagarle, minacciando poi il secondo venditore con dei coltelli quando questi si e presentato a casa sua per chiedere il pagamento. Condannato per insolvenza fraudolenta, appropriazione indebita e violenza privata, l'imputato ha chiesto il riconoscimento della continuazione tra i reati, sostenendo che facessero parte di un unico progetto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'uso ripetuto di internet per truffare non dimostra un unico disegno criminoso, ma rappresenta un semplice stile di vita deviante. Inoltre, la reazione violenta contro il venditore e stata un evento occasionale e non pianificato. L'imputato e stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: no allo sconto di pena tra riciclaggio e spaccio
Il Condannato ha richiesto al giudice dell'esecuzione il riconoscimento del reato continuato tra una condanna per riciclaggio del 1996 (sostituzione della targa della propria auto) e una per spaccio di stupefacenti commesso tra il 1999 e il 2000. La Corte d'Appello ha rigettato la richiesta per mancanza di un unico disegno criminoso, evidenziando la notevole distanza temporale e l'assenza di un legame logico tra i fatti. Il Condannato ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che il tempo trascorso fosse un dato neutro e che lo scopo fosse finanziare lo spaccio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso: la distanza temporale è un indicatore fondamentale e non esiste un nesso plausibile tra le due condotte. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: la povertà non unisce bancarotta e furto
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per unire le condanne di bancarotta fraudolenta, furto di energia elettrica e abusi edilizi. La difesa sosteneva che lo stato di indigenza e la necessità di rendere abitabile un immobile pignorato unissero i reati sotto un unico disegno criminoso. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la decisione del giudice dell'esecuzione. I giudici hanno chiarito che la notevole distanza temporale tra i fatti e la diversa natura dei reati escludono l'unicità del disegno criminoso. Lo stato di povertà non basta a dimostrare una programmazione preventiva dei reati successivi al momento del primo illecito. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato e droga: negato lo sconto per clan diversi
Il Tribunale di Terni, come giudice dell'esecuzione, ha respinto la richiesta di applicazione della disciplina del reato continuato presentata da un condannato per due distinte partecipazioni ad associazioni finalizzate al traffico di stupefacenti. La Corte di Cassazione ha confermato tale decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, nei reati associativi, non basta l'omogeneità dei reati o la vicinanza geografica per dimostrare un unico disegno criminoso. È necessaria un'indagine approfondita sulla struttura, operatività e continuità temporale dei diversi sodalizi. Nel caso specifico, le due associazioni facevano capo a soggetti diversi e operavano in tempi differenti, escludendo così l'applicazione del beneficio. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato e mafia: no allo sconto se passano dieci anni
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato tra due condanne per associazione a delinquere, di cui una di stampo mafioso, commesse a distanza di dieci anni l'una dall'altra. Il Giudice dell'esecuzione ha rigettato la richiesta evidenziando che nel lungo intervallo temporale il soggetto aveva compiuto reati diversi, come truffe, interrompendo qualsiasi legame tra le due organizzazioni. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Condannato. I giudici hanno chiarito che per i reati associativi non basta l'omogeneità dei comportamenti, ma serve una prova rigorosa sulla continuità operativa e sull'unicità del piano criminoso iniziale. Il Condannato perde la causa e deve pagare le spese processuali oltre a una sanzione di tremila euro.
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Continuazione dei reati: no allo sconto se i clan sono diversi
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina della continuazione dei reati per unificare le pene di due condanne distinte: la prima per traffico di stupefacenti commesso fino al 1992, la seconda per un'estorsione aggravata da metodo mafioso commessa tra il 2004 e il 2009. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta a causa dell'enorme distanza temporale e della diversità dei contesti criminali. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del condannato, confermando che non vi è alcuna prova di un medesimo disegno criminoso originario. I reati, commessi a distanza di oltre dieci anni e legati a dinamiche associative differenti, non possono essere uniti sotto il vincolo della continuazione.
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Reato continuato: lo spaccio abituale non dà sconti
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato tra tre diverse condanne per spaccio di stupefacenti, commesse tra il 2004 e il 2013, al fine di ottenere una riduzione della pena complessiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la notevole distanza temporale tra i fatti esclude l'unicità del disegno criminoso. Inoltre, un singolo episodio di spaccio occasionale, motivato dalla necessità di reperire denaro per uso personale, non può rientrare in una pianificazione unitaria. La Suprema Corte ha infine stabilito che fare dello spaccio una scelta di vita o un'occupazione ordinaria non è sufficiente per configurare il reato continuato, essendo invece necessaria una specifica e dettagliata programmazione iniziale di tutti i reati. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Fuga e detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio: condanna
L'Imputato è stato condannato per resistenza a pubblico ufficiale e detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio. Durante un inseguimento ad alta velocità, scaturito dal rifiuto di fermarsi all'alt dei militari, l'uomo ha lanciato dal finestrino due flaconcini contenenti 9,6 grammi di hashish. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del conducente. I giudici hanno confermato la colpevolezza basandosi sulle testimonianze dei militari, che hanno visto l'atto del lancio, e su indizi precisi circa la destinazione dello stupefacente allo spaccio, come il confezionamento insolito, l'incontro notturno in zona isolata e la mancanza di prove sull'uso personale. L'Imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Evasione dagli arresti domiciliari: la ripetizione non è un piano
Il Caso riguarda un uomo, denominato il Ricorrente, condannato a otto mesi di reclusione per il reato di evasione dagli arresti domiciliari. L'uomo ha proposto ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento della continuazione tra i diversi episodi di fuga. Secondo la difesa, le evasioni facevano parte di un unico disegno criminoso programmato in precedenza. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta, confermando la decisione dei giudici di merito. I giudici hanno chiarito che la semplice ripetizione di reati simili, commessi a distanza di tempo, non dimostra un piano unitario. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando il Ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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