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Disegno Criminoso — Anno 2022

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353 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Disegno Criminoso

Provvedimenti

Reato continuato: negato lo sconto a chi delinque per abitudine
Il Tribunale di Forli, come giudice dell'esecuzione, ha riconosciuto solo parzialmente il reato continuato per una serie di furti e ricettazioni commessi da un soggetto, escludendo un episodio compiuto con modalita operative differenti. Il condannato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che anche tale reato rientrasse nel medesimo disegno criminoso. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'applicazione del reato continuato richiede una reale e iniziale programmazione unitaria dei reati, non bastando una generica scelta di vita delinquenziale o la vicinanza temporale tra i fatti. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la decisione precedente e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato o scelta di vita? Il confine che nega lo sconto
Il Tribunale di Napoli, in funzione di giudice dell'esecuzione, ha respinto la richiesta di applicazione della disciplina del reato continuato avanzata da un condannato per due diversi reati contro il patrimonio commessi a distanza di sei mesi. Il condannato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo l'esistenza di un unico disegno criminoso basato sulla vicinanza temporale e sulle medesime modalità operative. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la semplice ripetizione di reati a distanza di tempo non dimostra una programmazione unitaria iniziale, bensì una scelta di vita delinquenziale. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro.
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Reato continuato: no allo sconto di pena per chi sceglie il crimine
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato tra diverse condanne per rapina, sostenendo che i fatti fossero legati da un unico disegno criminoso, essendo stati compiuti a breve distanza di tempo, persino durante un permesso premio. Il Tribunale ha respinto la richiesta, evidenziando una semplice dedizione abituale al crimine anziché una programmazione unitaria iniziale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il reato continuato richiede una pianificazione preventiva, anche di massima, di tutti i reati sin dal primo momento ideativo. La semplice scelta di vita criminale o la ripetizione sistematica di reati non bastano a dimostrare l'esistenza di un disegno unitario, configurando invece una pericolosa abitualità delinquenziale. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: la scelta di vita criminale non dà sconti
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato per sei condanne definitive relative a furti, ricettazioni e truffe commessi tra il 1996 e il 2009 in diverse regioni italiane. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta per la mancanza di un disegno criminoso unitario, evidenziando l'ampio arco temporale e la diversità dei luoghi e dei complici. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il reato continuato richiede una programmazione iniziale, anche di massima, dei singoli reati in vista di un unico fine. La semplice abitudine a delinquere o una scelta di vita criminale non bastano a unificare i reati sotto un'unica sanzione più favorevole. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: la scelta di vita criminale non sconta la pena
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato per tre condanne definitive riguardanti un omicidio per debiti di droga del 1997, reati sugli stupefacenti del 1999 e la partecipazione a un'associazione per traffico di droga tra il 2004 e il 2006. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta a causa del rilevante divario temporale e della diversità delle condotte. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il reato continuato richiede una programmazione iniziale unitaria dei reati e non una semplice abitudine a delinquere o una scelta di vita criminale. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: lo spaccio ripetuto non garantisce lo sconto
Il Condannato ha richiesto al Tribunale il riconoscimento del reato continuato per due episodi di spaccio di sostanze stupefacenti commessi a distanza di pochi mesi. Il Tribunale ha respinto la richiesta a causa della mancanza di un disegno unitario e del tempo trascorso tra i fatti. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che il giudice avesse valutato solo l'aspetto temporale senza considerare l'omogeneità dei reati. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il reato continuato richiede una programmazione iniziale complessiva e non una semplice abitudine di vita o una scelta criminale generica. Di conseguenza, il Condannato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato o stile di vita criminale? Il verdetto
L'Imputato, condannato per i reati di rapina e sequestro di persona, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata applicazione dell'istituto del reato continuato con altre condanne precedenti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'accertamento dell'unicità del disegno criminoso spetta esclusivamente al giudice di merito. Nel caso specifico, la Corte d'Appello ha legittimamente escluso il reato continuato, evidenziando che i diversi reati non derivavano da un unico piano preventivo, ma rappresentavano una scelta di vita dedita al crimine. Di conseguenza, l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: la Cassazione smentisce il rigetto del giudice
Il Condannato ha chiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per unificare le pene di due condanne definitive. Il Tribunale di Vercelli ha respinto la richiesta. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Condannato, annullando la decisione con rinvio. La Suprema Corte ha stabilito che il giudice dell'esecuzione non può ignorare un precedente provvedimento che aveva già riconosciuto il medesimo disegno criminoso per reati commessi nello stesso arco temporale. Se intende discostarsene, il giudice deve motivare dettagliatamente la propria scelta. Il caso torna quindi a un nuovo giudice per una corretta valutazione.
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Reato continuato: la Cassazione cancella il no del giudice
Il Condannato ha richiesto al Tribunale di Genova, come giudice dell'esecuzione, l'applicazione della disciplina del reato continuato per diverse condanne definitive relative a furti e omissione di soccorso commessi nell'agosto 2014. Il Tribunale ha rigettato l'istanza. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Condannato, rilevando che il giudice dell'esecuzione non ha valutato correttamente gli indicatori del medesimo disegno criminoso, come la vicinanza temporale e l'omogeneità dei reati. La Suprema Corte ha quindi annullato l'ordinanza di rigetto, disponendo il rinvio al Tribunale di Genova per un nuovo esame che dovrà essere condotto da un magistrato diverso, applicando correttamente i principi di diritto in materia di reato continuato.
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Continuazione nei reati: no allo sconto se l’omicidio è una vendetta
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento della continuazione nei reati tra la sua partecipazione a un'associazione mafiosa e un omicidio commesso precedentemente. Il Giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta, rilevando che l'affiliazione al clan era avvenuta dopo l'omicidio e che quest'ultimo era nato da un'esigenza improvvisa di vendetta familiare. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto, stabilendo che la continuazione nei reati richiede che i singoli delitti siano programmati fin dal momento dell'adesione al gruppo criminale. Non basta un generico interesse del clan se l'azione è dettata da fattori contingenti e imprevedibili. Il ricorso è stato quindi rigettato.
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Reato continuato: no allo sconto di pena per chi sceglie il crimine
Il Condannato ha chiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per unificare due condanne definitive: una per rapina a un ufficio postale e una per estorsione aggravata dal metodo mafioso, commesse a distanza di un mese. Il giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il reato continuato richiede un unico disegno criminoso, ossia una programmazione iniziale specifica. Non basta una generica propensione a delinquere o un movente economico comune. Nel caso specifico, l'estorsione serviva ad aiutare un clan mafioso, mentre la rapina era un atto isolato per autofinanziamento con complici diversi. Il Condannato perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Continuazione dei reati: no allo sconto per la scelta di vita
Il Condannato ha richiesto al Giudice dell'esecuzione il riconoscimento della continuazione dei reati per unificare le pene di diverse sentenze definitive, sostenendo che la sua condanna per associazione mafiosa dimostrasse un unico disegno criminoso. Il Tribunale ha respinto la richiesta a causa dell'eterogeneità dei reati. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Condannato, confermando che la continuazione dei reati richiede la prova di un programma criminoso specifico e unitario. La Corte ha chiarito che una condotta di vita dedita al crimine o la semplice appartenenza a un'associazione mafiosa non bastano a dimostrare un disegno criminoso comune. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: no allo sconto di pena per truffe distanti
Il Condannato ha proposto ricorso contro il rifiuto del giudice dell'esecuzione di applicare la disciplina del reato continuato per diverse condanne accumulate negli anni, tra cui truffe, associazione per delinquere e insolvenza fraudolenta. Il ricorrente sosteneva che tutti i reati facessero parte di un unico progetto criminoso iniziale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la decisione del giudice di merito. I giudici hanno stabilito che non vi era alcuna prova che il soggetto avesse pianificato preventivamente tutti i reati al momento della prima violazione. La mancanza di un legame temporale stretto e la diversità dei contesti escludono l'applicazione del reato continuato. Il ricorrente è stato condannato a pagare le spese e tremila euro alla cassa delle ammende.
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Reato continuato: no allo sconto di pena per chi usa alias
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una donna che chiedeva l'applicazione della disciplina del reato continuato per diverse condanne definitive. Il giudice dell'esecuzione aveva respinto la richiesta evidenziando che i reati erano stati commessi in tempi e luoghi diversi. Inoltre, l'uso di numerosi alias da parte della condannata dimostrava una professionalità nel delinquere e non un unico progetto preventivo. La Suprema Corte ha confermato questa decisione, ribadendo che spetta al condannato l'onere di allegare elementi specifici e concreti che dimostrino l'esistenza di un medesimo disegno criminoso. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Continuazione dei reati: no allo sconto se c’è solo vizio di data
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento della continuazione dei reati nella fase di esecuzione della pena. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, rilevando che, nonostante un presunto errore sulla data di un reato (indicata come 2020 anziché 2000), non vi era un unico disegno criminoso. Altri elementi, come le diverse modalità esecutive e la pluralità di complici, dimostravano solo una generica propensione a delinquere. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Condannato, confermando che la semplice inclinazione a commettere illeciti in un settore non equivale a una preventiva programmazione. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: no allo sconto di pena per reati diversi
Il Condannato ha richiesto al giudice dell'esecuzione il riconoscimento del reato continuato per unificare le pene di diversi reati giudicati separatamente. Il Tribunale ha respinto la richiesta, non ravvisando un unico disegno criminoso ma solo un generico programma delinquenziale, data la distanza temporale e la diversa natura dei reati. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che per il reato continuato non basta una generica propensione a delinquere, ma serve una pianificazione iniziale unitaria di tutti gli illeciti. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: lucro comune non basta a unire le pene
Il Condannato ha presentato ricorso in Cassazione contro il rifiuto del Giudice dell'esecuzione di riconoscere il reato continuato per diversi illeciti giudicati separatamente. Il ricorrente sosteneva che i reati condividessero lo stesso scopo di lucro e un'unica pianificazione iniziale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la semplice ripetizione di reati simili nel tempo, motivati da ragioni economiche, non dimostra un disegno criminoso unitario, ma rappresenta solo una generica scelta di vita delinquenziale. Di conseguenza, il Condannato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato negato: la linea sottile tra piano e abitudine
Il Ricorrente ha impugnato la decisione del Giudice dell'esecuzione che ha negato il riconoscimento del reato continuato per diversi illeciti giudicati separatamente. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che per applicare la continuazione non basta una generica condotta delinquenziale o la somiglianza dei reati. È invece indispensabile dimostrare un unico disegno criminoso, ossia una deliberazione iniziale unitaria che colleghi i singoli episodi. Nel caso specifico, i reati erano distanziati nel tempo e privi di un reale nesso di pianificazione preventiva. Di conseguenza, il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Continuazione dei reati: negata se c’è solo vizio di delinquere
Il Condannato ha proposto ricorso per cassazione contro il provvedimento del Tribunale di Trento che ha respinto la sua richiesta di riconoscimento della continuazione dei reati per condanne diverse. Il ricorrente sosteneva che i reati fossero collegati da un unico disegno criminoso, data la vicinanza temporale e geografica e le modalità simili. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la continuazione dei reati richiede un'unica deliberazione iniziale e non un generico programma di vita delinquenziale. Inoltre, i reati erano distanziati nel tempo. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: no allo sconto di pena per reati ripetuti
Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione contro il rifiuto del giudice dell'esecuzione di riconoscere il reato continuato per diversi illeciti giudicati separatamente. Il ricorrente sosteneva che i reati, commessi nello stesso territorio e periodo con modalità simili, derivassero da un unico disegno criminoso. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la semplice somiglianza e la ripetizione dei reati non bastano. Per la continuazione serve una deliberazione iniziale unitaria. Nel caso specifico, le diverse modalità esecutive e la partecipazione di complici sempre differenti dimostrano l'esistenza di un generico programma di delinquenza e non di un piano preciso. Il Condannato è stato quindi condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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