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Disegno Criminoso — Anno 2022

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353 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Disegno Criminoso

Provvedimenti

Reato continuato: negato lo sconto a chi delinque per abitudine
Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione contro la decisione del Tribunale di Roma che aveva respinto la sua richiesta di applicazione della disciplina del reato continuato per reati giudicati separatamente. Il ricorrente sosteneva l'esistenza di un unico disegno criminoso basandosi sulla simile natura dei reati. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la semplice somiglianza dei reati e la distanza temporale tra gli stessi indicano un generico programma di vita delinquenziale e non un unico disegno criminoso iniziale. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: no allo sconto di pena per lo spaccio seriale
Il Ricorrente ha chiesto al Tribunale di Firenze il riconoscimento del reato continuato per due condanne separate legate allo spaccio di stupefacenti. Sosteneva che l'acquisto e la successiva detenzione della droga facessero parte dello stesso piano. Il Tribunale ha respinto la richiesta, ritenendo i reati frutto di una generica attività delinquenziale e non di un unico disegno criminoso iniziale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la semplice ripetizione di reati simili non basta a dimostrare il reato continuato. Il Ricorrente è stato condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: la distanza temporale nega lo sconto di pena
Il Condannato ha proposto ricorso per cassazione contro la decisione della Corte di Appello che aveva riconosciuto solo parzialmente il reato continuato per diversi illeciti commessi in tempi diversi. Il ricorrente sosteneva che tutti i reati fossero legati dallo stesso disegno criminoso. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la notevole distanza temporale tra i fatti esclude una pianificazione unitaria preventiva. Inoltre, il calcolo dell'aumento della pena è stato ritenuto corretto e ben motivato in base alla gravità dei fatti. Di conseguenza, il ricorrente perde la causa, deve pagare le spese del processo e una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: perché la vita criminale non dà sconti di pena
Il Ricorrente ha chiesto il riconoscimento del reato continuato per diverse condanne definitive legate al traffico di droga, possesso di armi e reati patrimoniali. Il Tribunale di Lucca ha respinto la richiesta, rilevando che i reati erano troppo diversi tra loro e commessi in luoghi distanti, configurando una generica scelta di vita criminale piuttosto che un unico piano originario. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del condannato, confermando che per ottenere lo sconto di pena del reato continuato non basta una generica attività delinquenziale programmata, ma serve un progetto specifico e unitario concepito prima dei singoli fatti. Il Ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: no allo sconto di pena dopo dodici anni
Il Condannato ha richiesto al giudice dell'esecuzione il riconoscimento del reato continuato per unificare le pene di diversi reati di falso giudicati separatamente. Il Tribunale ha respinto la richiesta a causa dell'enorme distanza temporale tra i fatti. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che i reati avessero la stessa natura e modalità esecutive. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che dodici anni di distanza tra i reati escludono un unico disegno criminoso originario, configurando invece un generico programma di vita delinquenziale. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: no allo sconto di pena per spaccio ripetuto
Il Condannato ha richiesto al giudice dell'esecuzione il riconoscimento del reato continuato per diverse violazioni in materia di stupefacenti commesse nell'arco di quattro anni. Il Tribunale ha respinto la richiesta, escludendo un unico disegno criminoso e ravvisando solo un generico programma delinquenziale diluito nel tempo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Condannato, in quanto volto a ottenere una semplice rivalutazione dei fatti gia logicamente analizzati dal giudice di merito. Di conseguenza, il ricorrente e stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: no allo sconto di pena per l’evasione
Il Condannato ha proposto ricorso per cassazione contro il diniego del riconoscimento del reato continuato in fase esecutiva da parte della Corte di appello. Il ricorrente sosteneva che l'evasione dagli arresti domiciliari e le violazioni delle misure di prevenzione fossero parte di un unico disegno criminoso programmato fin dall'inizio della sua affiliazione a due sodalizi criminali. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che gli illeciti, di natura estemporanea e legati a provvedimenti successivi all'ingresso nei sodalizi, non potevano considerarsi programmati in anticipo. Di conseguenza, non sussistono i presupposti per l'applicazione del reato continuato. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: la somiglianza dei furti non basta
Il Condannato ha proposto ricorso per cassazione contro il provvedimento della Corte di Appello che respingeva la richiesta di applicazione della disciplina del reato continuato per diversi episodi di furto e utilizzo indebito di carte di credito. Il ricorrente sosteneva l'esistenza di un medesimo disegno criminoso basandosi sulla vicinanza spaziale e sulle modalità esecutive simili dei reati. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la semplice ripetizione di reati simili nel tempo non dimostra un progetto unitario iniziale. I singoli illeciti, distanziati temporalmente, sono stati considerati frutto di occasioni estemporanee e non di una pianificazione preventiva. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna alle spese e alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: no allo sconto di pena per furti distanti
Il Condannato ha richiesto l'unificazione delle condanne per due furti in abitazione, sostenendo l'esistenza di un reato continuato. Il Tribunale ha respinto la richiesta evidenziando che i furti sono avvenuti a distanza di un anno e in luoghi diversi, qualificandoli come decisioni improvvise e non pianificate. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Condannato. I giudici hanno chiarito che la semplice somiglianza dei reati e la vicinanza temporale non bastano a dimostrare un unico disegno criminoso iniziale. Di conseguenza, il Condannato deve scontare le pene separatamente e pagare le spese processuali, oltre a una sanzione pecuniaria.
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Continuazione dei reati: nessun sconto se il clan nasce dopo
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento della continuazione dei reati tra due condanne per estorsione inflitte a distanza di circa dieci anni. La difesa sosteneva l'esistenza di un unico disegno criminoso, interrotto solo dalla carcerazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno stabilito che non possibile configurare la continuazione dei reati quando le prime condotte estorsive, avvenute nel 1994-1995, precedono di molti anni la nascita stessa della nuova associazione mafiosa, costituita nel 2003, per la quale sono stati commessi i reati successivi nel 2005. Mancando una pianificazione unitaria iniziale, si tratta di decisioni estemporanee e autonome. Di conseguenza, il Condannato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Spaccio ripetuto: niente reato continuato senza un piano unico
Il Tribunale di Napoli, in veste di giudice dell'esecuzione, ha respinto la richiesta di un condannato volta a ottenere il riconoscimento del reato continuato per diversi episodi di spaccio commessi tra il 2017 e il 2020. Il condannato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che l'attività fosse continuativa e ininterrotta, anche a causa del mancato rinvenimento di scorte di droga da parte delle forze dell'ordine. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la semplice ripetizione di reati simili e la vicinanza temporale non bastano a dimostrare un unico disegno criminoso iniziale. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: perché il solo movente non basta per lo sconto
Il Condannato ha richiesto al Giudice dell'esecuzione l'unificazione delle condanne subite sotto il vincolo del reato continuato, sostenendo che i reati (commessi a distanza di due anni) derivassero da un unico piano: rimanere in Italia nonostante i decreti di espulsione. Il Tribunale ha respinto la richiesta per mancanza di una deliberazione unitaria preventiva. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. La Suprema Corte ha chiarito che il semplice movente psicologico o la violazione dello stesso bene giuridico non bastano a dimostrare un programma criminoso iniziale. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: perché la vicinanza nel tempo non basta
Il caso riguarda la richiesta di applicazione della disciplina del reato continuato da parte di un soggetto condannato per due diversi episodi di truffa e falso legati all'uso illecito di assegni. Il Tribunale, come giudice dell'esecuzione, aveva rigettato la richiesta non ravvisando un unico disegno criminoso originario. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la vicinanza temporale di quattro mesi e la somiglianza del movente non bastano a dimostrare una programmazione unitaria iniziale. Di conseguenza, il ricorrente perde la causa e viene condannato a pagare le spese processuali e una sanzione di tremila euro.
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Reato continuato: no allo sconto di pena per rapine seriali
Il Condannato ha richiesto al Giudice dell'esecuzione il riconoscimento del reato continuato per diverse rapine compiute in un arco di sei mesi ai danni di alcune farmacie. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, escludendo un unico disegno criminoso preventivo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Condannato. I giudici hanno chiarito che la vicinanza temporale, l'identità del bene protetto e la scelta di obiettivi simili non bastano a dimostrare una programmazione unitaria iniziale. Tali elementi indicano piuttosto una generica dedizione a compiere reati contro il patrimonio. Di conseguenza, il Condannato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Reato continuato in fase esecutiva: il silenzio non cancella i diritti
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato in fase esecutiva per diverse condanne irrevocabili riguardanti rapine commesse nel 2009. Il Giudice per le indagini preliminari ha respinto la richiesta, ritenendo che il silenzio serbato dal condannato durante il processo di merito escludesse l'unitarieta del disegno criminoso. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Condannato, stabilendo che la mancata richiesta di continuazione durante la fase di cognizione non impedisce il suo riconoscimento successivo. Il silenzio dell'imputato e privo di valore indiziario negativo. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato il provvedimento di rigetto, rinviando il caso al Tribunale per una nuova valutazione che tenga conto della stretta vicinanza temporale e spaziale dei reati.
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Reato continuato negato: nessun automatismo tra coimputati
Il Ricorrente ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato tra una condanna per associazione mafiosa e altri reati di estorsione e rapina. La richiesta era già stata respinta in sede di cognizione, ma la difesa sosteneva che il beneficio dovesse essere riconosciuto poiché era stato concesso a un Coimputato per i medesimi fatti storici. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il reato continuato si fonda sul disegno criminoso, un elemento strettamente soggettivo e personale. Di conseguenza, il riconoscimento della continuazione per un coimputato non si estende in alcun modo agli altri partecipanti, richiedendo sempre una verifica individuale delle intenzioni al momento dell'ingresso nel sodalizio criminoso.
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Reato continuato e sorveglianza speciale: la Cassazione fa chiarezza
Il Condannato, accumulando diverse condanne per aver violato gli obblighi della sorveglianza speciale, ha richiesto al giudice dell'esecuzione l'applicazione della disciplina del reato continuato per unificare le pene. Il Tribunale di Catania ha respinto la richiesta, ritenendo erroneamente che la pericolosità sociale legata alla misura di prevenzione impedisse di riconoscere un unico disegno criminoso tra le violazioni. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Condannato, chiarendo che non bisogna confondere l'unificazione delle misure di prevenzione con l'unificazione dei reati derivanti dalla loro violazione. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato l'ordinanza di rigetto e ha rinviato il caso al Tribunale per un nuovo esame, stabilendo che anche per le violazioni della sorveglianza speciale è astrattamente applicabile il reato continuato.
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Reato continuato o scelta di vita? Il bivio della Cassazione
Il Condannato ha richiesto al Giudice dell'esecuzione l'applicazione della disciplina del reato continuato per una serie di reati di truffa, ricettazione e falso commessi tra il 2004 e il 2013 in diverse località italiane. Il Tribunale ha rigettato l'istanza, ritenendo che i reati fossero frutto di una scelta di vita delinquenziale e non di un unico programma preventivo. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. La Suprema Corte ha chiarito che spetta al condannato l'onere di allegare elementi specifici che dimostrino l'esistenza di un disegno criminoso unitario. La semplice ripetizione di reati simili nel tempo e nello spazio non basta, configurando invece una condotta di vita abituale. Di conseguenza, il ricorrente perde la causa e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Reato continuato: perché la rapina non si unisce allo spaccio
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato tra due condanne definitive: una per rapina del luglio 2007 e una per spaccio di stupefacenti del gennaio 2008. Il giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta per mancanza di un unico disegno criminoso. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato che la distanza temporale di oltre sei mesi tra i fatti e la diversa natura dei reati escludono una programmazione unitaria iniziale. Non è stato dimostrato alcun collegamento concreto, come l'uso dei proventi della rapina per acquistare la droga. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Continuazione nei reati: no allo sconto per l’estorsione
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un condannato che richiedeva il riconoscimento della continuazione nei reati tra la partecipazione a un'associazione mafiosa e un singolo episodio di estorsione. Il giudice dell'esecuzione aveva negato il beneficio evidenziando la natura estemporanea dell'estorsione. La Suprema Corte ha confermato questa decisione, stabilendo che per applicare la continuazione tra il reato associativo e i singoli reati di scopo è indispensabile dimostrare che questi ultimi fossero già stati programmati al momento dell'adesione al gruppo criminale. Di conseguenza, l'estorsione occasionale e non preventivata non può essere unificata con il reato di associazione mafiosa, comportando il rigetto del ricorso e la condanna al pagamento delle spese processuali.
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