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Disapplicazione — Anno 2022

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112 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Disapplicazione

Provvedimenti

Sì al reinserimento nelle graduatorie ad esaurimento
Una docente, cancellata dalle graduatorie per non aver presentato la domanda di aggiornamento periodico, ha chiesto il reinserimento nelle graduatorie ad esaurimento con il recupero del punteggio precedentemente maturato. Il Ministero dell'Istruzione si è opposto, ritenendo la cancellazione definitiva a causa della chiusura delle graduatorie stabilita dalla legge. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Ministero, confermando il diritto della docente. I giudici hanno stabilito che la trasformazione delle graduatorie in esaurimento vieta solo nuovi ingressi, ma non impedisce il reinserimento di chi era già iscritto ed è stato escluso per una semplice dimenticanza formale. Di conseguenza, i decreti ministeriali contrari sono stati disapplicati.
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Rimborso imposte e decadenza: il ritardo blocca la tutela UE
Un lavoratore ha subito una trattenuta fiscale sull'incentivo all'esodo nel 2004. Successivamente, la Corte di Giustizia Europea ha stabilito che la norma italiana discriminava gli uomini rispetto alle donne per l'accesso all'aliquota agevolata. Il lavoratore ha presentato domanda nel maggio 2009 per ottenere il rimborso imposte e decadenza, sostenendo che il proprio diritto fosse nato solo dopo le decisioni europee. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta. I giudici hanno confermato che il termine tassativo di 48 mesi per la domanda di restituzione decorre sempre dal momento del versamento o della trattenuta. L'efficacia retroattiva delle pronunce europee non riapre i termini per i rapporti giuridici oramai chiusi e consolidati.
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Società di comodo e contestazioni fiscali: la Cassazione rinvia
La Società si oppone a una cartella di pagamento derivante da controllo automatizzato, chiedendo di escludere la disciplina prevista per la società di comodo. La Commissione Tributaria Regionale respinge le doglianze della contribuente, giudicando i litigi e i lavori di manutenzione ordinaria insufficienti a giustificare il blocco delle attività d'impresa. La Società propone ricorso in Cassazione. La Corte rileva la pendenza di un secondo ricorso parallelo presentato dall'Amministrazione Finanziaria per lo stesso periodo d'imposta e tra le medesime parti. Per garantire l'unità delle decisioni ed evitare contrasti, i giudici emettono un'ordinanza interlocutoria e trasmettono il fascicolo alla Quinta Sezione Tributaria affinché le due cause vengano trattate congiuntamente.
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Riduzione TARI rifiuti speciali: senza denuncia l’Azienda perde
Un'Azienda ha impugnato un avviso di pagamento TARI richiedendo la riduzione TARI rifiuti speciali per gli scarti industriali generati nei propri locali. La Corte di Giustizia Tributaria Regionale ha respinto il ricorso per due ragioni distinte: la regolarità del servizio comunale e la mancata presentazione da parte dell'Azienda della dichiarazione preventiva delle superfici destinate a rifiuti speciali. L'Azienda ha proposto ricorso in Cassazione censurando soltanto la delibera comunale di assimilazione dei rifiuti, senza contestare la mancata denuncia delle superfici. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. L'omessa impugnazione di una delle autonome ragioni della decisione rende definitivo il verdetto. I giudici hanno confermato che l'accesso alle riduzioni tributarie TARI richiede sempre una preventiva comunicazione delle superfici operative all'ente locale.
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Reinserimento graduatorie ad esaurimento: vince l’insegnante
Una docente veniva cancellata dagli elenchi scolastici per omessa presentazione della domanda di aggiornamento entro il termine. Il Ministero dell'Istruzione negava il suo reinserimento graduatorie ad esaurimento sostenendo che la cancellazione avesse natura definitiva. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'amministrazione. I giudici hanno stabilito che la legge garantisce al docente cancellato il diritto di essere inserito nuovamente con il recupero del punteggio accumulato. I decreti ministeriali che prevedono la decadenza irreversibile violano la norma di legge primaria e devono essere disapplicati. L'insegnante ottiene quindi il definitivo reinserimento e la condanna del Ministero al pagamento delle spese di giudizio.
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Avviso orale del Questore: confermata la condanna per il telefono
Il Cittadino impugna la condanna per aver violato le prescrizioni dell'avviso orale del Questore e per guida senza patente. La difesa sostiene che il divieto di possedere telefoni cellulari sia privo di motivazione specifica. Inoltre, l'imputato eccepisce l'intervenuta prescrizione del reato. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici evidenziano che l'avviso orale del Questore conteneva una motivazione sufficiente, basata sui precedenti penali del soggetto e sul rischio di recidiva. La Corte chiarisce che l'inammissibilità del ricorso impedisce la maturazione della prescrizione dopo la sentenza di secondo grado. Il ricorrente deve quindi pagare le spese processuali e versare tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Foglio di via obbligatorio: la Cassazione respinge il ricorso
L'Imputata riceve un foglio di via obbligatorio dopo un episodio legato allo spaccio di sostanze stupefacenti, durante il quale un suo accompagnatore rimane ferito. L'ordine del Questore le impone di lasciare il comune e rientrare nella propria residenza. L'Imputata impugna il provvedimento contestandone la legittimità. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici confermano che il foglio di via obbligatorio è valido quando contiene sia l'ordine di rientro sia il divieto di ritorno. L'Autorità Pubblica ha motivato in modo corretto la pericolosità sociale del contesto. L'Imputata perde il ricorso ed è condannata al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Scatti di anzianità docenti precari: la Cassazione li riconosce
Un insegnante non di ruolo della scuola pubblica ha svolto servizio tramite molteplici contratti a termine. Il lavoratore ha richiesto il riconoscimento degli scatti di anzianità docenti precari e la parità di trattamento retributivo rispetto al personale stabilizzato. L amministrazione pubblica ha opposto rifiuto, sostenendo che il sistema di reclutamento tramite graduatorie giustificasse la disparità economica. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell ente pubblico. I giudici di legittimità hanno stabilito che negare la progressione stipendiale per la sola natura temporanea del contratto viola la normativa europea. L anzianità di servizio maturata durante i periodi di precariato deve essere valutata con gli stessi criteri applicati ai dipendenti di ruolo.
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Riconoscimento servizio preruolo: vittoria dei docenti ex precari
Un Docente, assunto a tempo indeterminato nel 2012 dopo anni di contratti a termine, ha chiesto il riconoscimento economico del periodo di precariato. Il Ministero lo aveva inserito nella fascia stipendiale iniziale (0-8 anni) anziché in quella superiore (3-8 anni), applicando una norma del contratto collettivo del 2011 che riservava la salvaguardia dello stipendio ai soli assunti di ruolo prima del 2010. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del lavoratore. I giudici hanno stabilito che escludere i precari da questo beneficio viola il principio europeo di non discriminazione. La sentenza ha sancito che il riconoscimento servizio preruolo deve garantire la parità di trattamento retributivo anche a chi ha lavorato con contratti a termine prima dell'immissione in ruolo. Di conseguenza, il Docente ha vinto la causa e otterrà il ricalcolo delle differenze stipendiali.
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Graduatorie ad esaurimento: docente batte il Ministero sul punteggio
Un docente chiedeva di spostare il punteggio aggiuntivo ottenuto tramite la specializzazione SSIS da una classe di concorso a un'altra all'interno delle graduatorie ad esaurimento. L'Amministrazione Scolastica rifiutava la richiesta applicando un decreto ministeriale che vietava tale trasferimento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Ministero, confermando che il divieto di spostamento previsto dal decreto ministeriale è illegittimo. La legge primaria vieta solo la modifica delle scelte sui servizi effettivamente prestati, ma non sul punteggio di abilitazione. Di conseguenza, il docente ha il diritto di trasferire il proprio punteggio aggiuntivo SSIS in sede di aggiornamento delle graduatorie ad esaurimento, purché lo utilizzi per una sola classe di concorso. Il Ministero è stato condannato al pagamento delle spese di giudizio.
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Foglio di via obbligatorio incompleto: la condanna è nulla
Il Questore di Arezzo aveva emesso un foglio di via obbligatorio nei confronti di una donna, vietandole di tornare nel Comune di Cortona per tre anni. Tuttavia, il provvedimento non conteneva l'ordine esplicito di fare rientro nel suo comune di residenza. La Corte d'Appello aveva confermato la condanna penale per la violazione del divieto. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso della difesa, stabilendo che il foglio di via obbligatorio è nullo se non contiene contemporaneamente sia l'ordine di rientro alla residenza sia il divieto di ritorno. Trattandosi di elementi inscindibili, la mancanza dell'ordine di rientro rende l'atto illegittimo. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna perché il fatto non sussiste.
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Rimborso imposte sisma 1990: stop della Cassazione per le imprese
Un contribuente, titolare di un'impresa, ha richiesto il Rimborso imposte sisma 1990 per i tributi versati in eccesso negli anni 1990-1992. L'Agenzia delle Entrate ha contestato il diritto al rimborso, sostenendo che l'agevolazione violasse le norme europee sugli aiuti di Stato, in particolare per quanto riguarda l'IVA. La Commissione Tributaria Regionale aveva inizialmente dato ragione al contribuente. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'amministrazione finanziaria, stabilendo che per le imprese il rimborso non è automatico. I giudici di merito avrebbero dovuto verificare la compatibilità dell'agevolazione con i limiti europei del regime de minimis o dimostrare il nesso diretto tra il danno subito e l'aiuto ricevuto. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Legittimo affidamento del contribuente: non evita le accise
L'Amministrazione Doganale ha contestato a una Società Fornitrice il mancato pagamento di accise e addizionali sulla fornitura di energia elettrica a quattro società di un polo petrolchimico. La Società Fornitrice sosteneva la sussistenza del legittimo affidamento del contribuente, ritenendo che l'ufficio avesse avallato una prassi di pagamento cumulativo da parte di una sola delle consociate. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Amministrazione Doganale. La Corte ha chiarito che il legittimo affidamento del contribuente non esclude il pagamento del tributo ma solo delle sanzioni, e che l'inerzia dell'ufficio non costituisce un atto formale idoneo a creare affidamento. Inoltre, l'esenzione e l'addizionale provinciale vanno calcolate sui singoli punti di fornitura e non cumulativamente, cassando la decisione precedente e rinviando la causa per un nuovo giudizio.
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Legittimo affidamento del contribuente: accise e prassi doganali
L'Agenzia delle Dogane ha contestato a un'azienda fornitrice di energia elettrica il mancato pagamento delle accise e delle addizionali provinciali per le forniture a diverse società di un polo petrolchimico. La società fornitrice sosteneva la sussistenza del legittimo affidamento del contribuente, poiché l'ufficio doganale aveva tollerato che i pagamenti fossero gestiti direttamente da una delle società clienti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Dogane. I giudici hanno chiarito che la legge individua chiaramente il fornitore come soggetto passivo dell'imposta e che una semplice prassi o tolleranza dell'amministrazione non può escludere il debito d'imposta principale. Inoltre, per le addizionali provinciali, ha confermato la disapplicazione per contrasto con il diritto dell'Unione Europea per gli anni dal 2004 al 2006, rinviando la causa per un nuovo esame sulla reale natura di opificio industriale del complesso.
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Abuso edilizio: l’ordine di demolizione batte la finta prima casa
Una cittadina ha impugnato l'ordinanza del giudice dell'esecuzione che respingeva la revoca di un ordine di demolizione per un immobile abusivo. La ricorrente sosteneva che una delibera comunale destinasse gli abusi all'edilizia pubblica e invocava il diritto all'abitazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la delibera comunale era generica e che l'immobile era destinato all'abbattimento. Inoltre, la demolizione non è una sanzione afflittiva ma una misura di ripristino del territorio. La ricorrente non ha provato l'assenza di altre case o una reale situazione di indigenza, risultando peraltro non residente nell'immobile. L'ordine di demolizione resta quindi pienamente efficace.
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Immigrazione clandestina: la Cassazione nega l’assoluzione
Il Giudice di Pace di Catania aveva assolto uno straniero dal reato di immigrazione clandestina, ritenendo che la norma penale italiana fosse stata cancellata da una direttiva europea sui rimpatri. Il Procuratore Generale ha impugnato la decisione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la sanzione pecuniaria prevista dalla legge italiana non ostacola le procedure di espulsione europee e non vi è alcuna cancellazione del reato. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la sentenza di assoluzione e ha disposto un nuovo processo per lo straniero.
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Soggiorno irregolare dello straniero: reato valido per i giudici
Il Giudice di Pace assolveva Lo Straniero dal reato di soggiorno irregolare dello straniero, ritenendo la norma interna in contrasto con la Direttiva Rimpatri dell'Unione Europea e quindi da disapplicare. La Procura Generale proponeva ricorso per cassazione, contestando tale interpretazione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il reato in questione, punito con la sola pena pecuniaria, non ostacola l'allontanamento del cittadino straniero e non contrasta con le norme europee. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la sentenza di assoluzione, disponendo un nuovo giudizio davanti a un diverso magistrato del Giudice di Pace.
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Revoca dell’incarico professionale: il Comune agisce come privato
Un Comune affida a un Professionista esterno l'incarico di redigere un piano forestale, condizionato all'ottenimento di fondi regionali. Ottenuti i fondi, il Comune decide di non formalizzare il contratto e delibera la revoca dell'incarico professionale precedentemente conferito. Il Professionista agisce in giudizio per chiedere il risarcimento dei danni. Sia il Tribunale ordinario che il TAR dichiarano il proprio difetto di giurisdizione. Le Sezioni Unite della Cassazione risolvono il conflitto stabilendo che l'affidamento di un incarico a un professionista esterno rientra nell'autonomia privata dell'ente pubblico. Di conseguenza, la revoca costituisce un recesso contrattuale e la giurisdizione spetta al Giudice Ordinario, che può disapplicare l'atto amministrativo presupposto e decidere sul risarcimento dei danni.
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Rischio di fuga: Cassazione conferma l’espulsione immediata
Il Ministero dell'Interno ha impugnato la decisione del Giudice di Pace che aveva annullato l'espulsione di un cittadino straniero. Il Giudice di Pace riteneva che non vi fosse un concreto rischio di fuga e che la norma italiana sul rischio di fuga contrastasse con la Direttiva europea. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Ministero, stabilendo che l'inottemperanza a un precedente ordine di allontanamento costituisce un criterio obiettivo e legale per configurare il rischio di fuga, escludendo così il diritto al rimpatrio volontario. Di conseguenza, il decreto di espulsione è stato confermato e lo straniero è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Distanze legali tra costruzioni: vince la legge dello Stato
Una proprietaria ha citato in giudizio il vicino che, nel realizzare un nuovo fabbricato, aveva occupato una porzione del suo terreno e violato le distanze minime. Il Tribunale ha accertato lo sconfinamento con una sentenza non definitiva, rinviando le altre questioni. Successivamente, la Corte d'Appello ha ordinato l'arretramento dell'edificio a dieci metri, applicando direttamente la normativa statale prevalente sui regolamenti comunali difformi, e ha liquidato venticinquemila euro di danni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del costruttore, confermando che la prima sentenza non aveva precluso l'esame sulle distanze. Il principio cardine ribadito è che le distanze legali tra costruzioni di dieci metri previste dal decreto ministeriale prevalgono in via automatica sulle norme locali contrastanti, le quali devono essere disapplicate dal giudice.
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