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Dies A Quo

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2593 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Borsa di studio medicina generale: la Cassazione nega la parità
Un gruppo di medici ha chiesto un cospicuo risarcimento danni allo Stato italiano per aver percepito una borsa di studio medicina generale di importo inferiore rispetto a quella riservata agli specializzandi universitari. La Corte di Cassazione ha rigettato definitivamente la domanda, affermando che non esiste alcun obbligo eurounitario o nazionale di parità retributiva tra le due categorie. I percorsi di formazione presentano finalità, organizzazione e ambiti lavorativi differenti. Di conseguenza, la scelta del legislatore di diversificare i compensi rientra nella sua discrezionalità e non costituisce alcun illecito risarcibile.
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Prescrizione buoni postali fruttiferi: addio al rimborso
Un risparmiatore ha chiesto il rimborso di un buono postale sottoscritto nel 2001 e presentato all'incasso nel settembre 2018. La società emittente si è opposta eccependo la prescrizione buoni postali fruttiferi. Il Tribunale aveva inizialmente accolto le ragioni del cittadino, calcolando la decorrenza dal termine dell'anno solare. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che la prescrizione di dieci anni inizia a decorrere esattamente dal giorno successivo alla data di scadenza del titolo e non dal primo gennaio dell'anno successivo. Inoltre, la mancata consegna del foglio informativo non blocca la decorrenza del termine, poiché le condizioni dei titoli sono stabilite dai decreti pubblicati in Gazzetta Ufficiale. Il diritto al rimborso del capitale e degli interessi è stato quindi dichiarato estinto.
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Rimborso IRAP: termini di decadenza tra acconto e saldo
Un istituto bancario ha versato cautelativamente quote IRAP per gli anni 2013 e 2014 senza scomputare le deduzioni pluriennali sulle svalutazioni dei crediti. Successivamente la banca ha presentato istanze per ottenere il Rimborso IRAP versato in eccedenza. L'Agenzia delle Entrate ha respinto le richieste eccependo la decadenza per decorso del termine di quarantotto mesi dai singoli acconti. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni di merito dando ragione al contribuente. Il termine per il rimborso decorre dalla data del saldo quando l'acconto segue il metodo storico o viene assolto tramite compensazione, rendendo tempestiva l'istanza presentata.
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Acquisizione sanante: niente prescrizione breve per l’indennizzo
Un Comune occupava illegittimamente i terreni di una società privata a partire dal 1980, trasformandoli in discarica. Nel 2012 l'ente pubblico emetteva il provvedimento di acquisizione sanante per regolarizzare l'esproprio. La Corte di Appello riconosceva l'indennizzo ma dichiarava prescritti i crediti anteriori al 1986, considerando la somma un risarcimento da illecito soggetto a prescrizione quinquennale decorrente anno per anno. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della società proprietaria: l'indennità per l'occupazione senza titolo disciplinata dall'art. 42-bis del D.P.R. 327/2001 ha natura unitaria e indennitaria. Tale credito nasce esclusivamente all'adozione del decreto di acquisizione sanante, momento dal quale decorre la prescrizione ordinaria decennale. I giudici annullano l'ordinanza impugnata con rinvio per una nuova liquidazione.
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Frode assicurativa: il finto incidente porta alla condanna
Due soggetti hanno denunciato un grave incidente stradale mai avvenuto per ottenere un risarcimento economico indebito. La compagnia assicurativa ha sporto querela solo dopo aver ricevuto una perizia investigativa dettagliata che smentiva la dinamica e accertava anomalie, tra cui testimoni inesistenti e riparazioni mai effettuate. Gli imputati hanno impugnato la condanna sostenendo la tardività della querela, la prescrizione del reato e la non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che il termine della querela decorre dalla piena certezza del fatto e non dal semplice sospetto. La frode assicurativa resta pienamente punibile poiché la gravità della condotta impedisce qualsiasi clemenza.
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Rimborso IRAP: il termine decorre dal saldo e non dall’acconto
Un istituto bancario ha versato gli acconti IRAP per l'anno 2013 adottando il cosiddetto metodo storico, senza scomputare immediatamente la deduzione delle quote residue di svalutazione crediti maturate prima del 2005. Successivamente, la banca ha presentato istanza di rimborso IRAP per le imposte versate in eccesso. L'Amministrazione finanziaria ha eccepito la decadenza, sostenendo che il termine di quarantotto mesi decorresse dal giorno del pagamento dell'acconto. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'istituto bancario. Quando il contribuente quantifica l'acconto secondo il metodo storico, la definitività del versamento eccedente emerge solo alla scadenza del saldo. Di conseguenza, il termine decadenziale di quarantotto mesi per richiedere il rimborso decorre dalla data di versamento del saldo o dal giorno in cui questo andava corrisposto, e non dal pagamento dell'acconto.
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Maltrattamenti in famiglia: la convivenza precaria non esclude reato
L'imputato rispondeva dei reati di maltrattamenti in famiglia, sequestro di persona e lesioni aggravate ai danni della compagna. L'uomo contestava l'esistenza di una convivenza stabile a causa della precarietà del rapporto e invocava la prescrizione dei fatti. La Corte di Cassazione ha confermato la configurabilità del reato di maltrattamenti in famiglia, precisando che la coabitazione sussiste anche se discontinua o vissuta in condizioni marginali. La Suprema Corte ha dichiarato prescritto il sequestro di persona per decorso del tempo massimo di dieci anni, annullando sul punto senza rinvio. La Corte ha rinviato il procedimento a una diversa sezione territoriale per rideterminare la pena complessiva relativa agli altri reati accertati.
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Atto pubblico fidefacente: la relazione interna non evita la condanna
Un appartenente alle forze dell'ordine ha subito un processo per accesso abusivo a banche dati d'interesse pubblico e falso ideologico per aver redatto note e relazioni di servizio interne non veritiere. La difesa ha sostenuto che le comunicazioni interne non costituissero atto pubblico fidefacente e ha eccepito la tardività delle indagini. La Corte di Cassazione ha confermato che anche gli atti interni preparatori possiedono piena efficacia probatoria, integrando il delitto di falso. I giudici hanno dichiarato estinti per prescrizione i reati di accesso informatico abusivo e hanno rinviato gli atti alla Corte d'appello per rideterminare la pena complessiva.
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Prescrizione contributi Gestione separata: stop a richieste INPS
Un professionista riceve un avviso bonario dall'ente di previdenza per il mancato pagamento dei contributi dell'anno 2013. Il professionista eccepisce l'intervenuta prescrizione contributi Gestione separata, sostenendo che il termine quinquennale decorreva dal 7 luglio 2014, termine ordinario di pagamento prorogato da un decreto governativo. L'ente previdenziale ritiene invece valida la data del 20 agosto 2014, termine ultimo concesso con maggiorazione dello 0,40%. La Suprema Corte accoglie il ricorso del contribuente, chiarendo che il termine di prescrizione decorre dalla scadenza naturale senza maggiorazione e non dalla successiva finestra onerosa.
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Retribuzione individuale di anzianità: stop ai rimborsi regionali
Un dipendente pubblico ha citato in giudizio l'Ente regionale datore di lavoro per ottenere il ricalcolo degli scatti economici relativi alla retribuzione individuale di anzianità a partire dall'inizio del proprio servizio. La Corte d'Appello ha riconosciuto parzialmente il credito, limitando l'importo fino al 1990. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Ente regionale e rigettato le istanze del lavoratore. I giudici hanno chiarito che le maggiorazioni economiche previste per il personale dei Ministeri non spettano ai dipendenti degli Enti locali e delle Regioni. Inoltre, la Suprema Corte ha stabilito che la prescrizione del diritto decorre dall'inquadramento in ruolo e non dal successivo provvedimento formale dell'amministrazione.
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Mandato di arresto europeo: la Cassazione conferma la consegna
L'Autorità giudiziaria straniera ha emesso un mandato di arresto europeo verso Il Ricercato per il reato di furto con scasso in abitazione. La Corte di Appello ha autorizzato la consegna dell'uomo. Il Ricercato ha proposto ricorso per Cassazione contestando il superamento dei termini della custodia cautelare e la mancata verifica dei gravi indizi di colpevolezza da parte del giudice italiano. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'eventuale scadenza della misura cautelare non invalida la decisione di consegna. Inoltre, la legge attuale non impone al giudice italiano di valutare le prove del reato, poiché la difesa di merito spetta unicamente all'Autorità giudiziaria dello Stato estero richiedente. Il Ricercato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Occupazione senza titolo: la Cassazione tutela il proprietario
Un proprietario immobiliare ha richiesto l'ammissione al passivo fallimentare per ottenere il risarcimento dei danni da occupazione senza titolo di un capannone, utilizzato dalla procedura concorsuale per la custodia dei beni inventariati. Il Tribunale ha riconosciuto solo l'ultimo anno di indennizzo, considerando tardiva la richiesta per il periodo precedente. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del proprietario, stabilendo un principio fondamentale: fino a quando l'occupazione illecita non cessa, il termine di decadenza per richiedere i danni non inizia a decorrere. Trattandosi di un illecito permanente, il proprietario ha diritto a richiedere tutti i danni maturati fino alla data del ricorso. Il provvedimento impugnato è stato cassato con rinvio.
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Sanzione Banca d’Italia: confermata la multa al dirigente
L'Ex Presidente del Consiglio di Amministrazione di una società finanziaria ha impugnato la sanzione Banca d'Italia di 36.000 euro inflittagli per gravi carenze nella gestione e nel controllo dei rischi. La vicenda scaturisce da un'operazione rischiosa con un istituto svizzero, sfociata in bonifici ingiustificati e investimenti non autorizzati. Il dirigente contestava la violazione del diritto di difesa per la mancata audizione diretta davanti al Direttorio e la tardività della notifica della violazione. La Corte di Cassazione ha rigettato integralmente il ricorso. I giudici hanno chiarito che il contraddittorio procedimentale è garantito dall'interlocuzione nella fase istruttoria e dalla successiva tutela giudiziale. Il termine per la contestazione decorre solo dall'apposizione del visto del Direttore centrale. L'omissione dei controlli ha natura di illecito permanente. L'ex dirigente perde il giudizio ed è condannato alle spese.
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Ricorso straordinario per errore di fatto e prescrizione
Un datore di lavoro subisce una condanna per violazione delle norme di sicurezza in un cantiere privo di recinzioni idonee. Dopo la conferma della sanzione in sede di legittimità, il condannato propone un ricorso straordinario per errore di fatto. Il ricorrente sostiene che i giudici abbiano ignorato la maturazione della prescrizione del reato prima dell'udienza, individuando la cessazione della condotta nella data del secondo sopralluogo ispettivo. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. L'accertamento della prescrizione costituisce una valutazione giuridica complessa e non un mero calcolo aritmetico o un errore di percezione. La Corte conferma la condanna e infligge una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ritardata assunzione: la prescrizione decorre solo dal giudicato
Un candidato idoneo in una graduatoria concorsuale non ottiene l'assunzione tempestiva poiché l'ente sanitario pubblica illegittimamente un nuovo concorso. Il lavoratore impugna il bando al giudice amministrativo, ottenendo la sospensione cautelare con assunzione con riserva nel 1994 e l'annullamento definitivo nel 2008. Successivamente richiede il risarcimento danni da ritardata assunzione per il periodo antecedente all'ingresso in servizio. I giudici di merito dichiarano il diritto prescritto calcolando i termini dall'assunzione cautelare. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del dipendente, stabilendo che il ricorso al TAR interrompe la prescrizione in modo permanente fino al passaggio in giudicato della decisione finale del 2008.
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Sospensione della prescrizione: condanna confermata
Un automobilista viene condannato per guida con patente revocata per un fatto commesso all'inizio del 2019. L'imputato propone ricorso in Cassazione sostenendo la prescrizione del reato. A suo avviso, le riforme successive avrebbero annullato la sospensione della prescrizione prevista dalla legge del 2017. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici confermano che ai reati commessi tra il 3 agosto 2017 e il 31 dicembre 2019 si applica pienamente la disciplina di sospensione dell'epoca. Le riforme successive non operano retroattivamente per questi illeciti. I periodi di blocco previsti dalla norma hanno impedito la maturazione dei termini prima della sentenza di secondo grado. L'imputato deve pagare le spese processuali e una sanzione alla Cassa delle Ammende.
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Dovere di vigilanza dei sindaci: sanzioni senza danno concreto
L'Autorità di vigilanza dei mercati finanziari ha sanzionato i membri del collegio sindacale di una società quotata. I controllori non avevano rilevato gravi lacune nella relazione sulle remunerazioni e avevano avallato l'esenzione dalle tutele previste per le operazioni con parti correlate su ingenti premi agli amministratori. I sindaci hanno impugnato la sanzione contestando la decadenza dei termini dell'istruttoria e negando la propria responsabilità in assenza di un danno economico o di sanzioni dirette agli amministratori. La Suprema Corte ha respinto il ricorso. Il dovere di vigilanza dei sindaci rappresenta un obbligo autonomo di garanzia della legalità verso il mercato. L'omesso controllo integra un illecito di mero pericolo che punisce la condotta negligente a prescindere dal danno.
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Termine decadenza IMU: la Cassazione dà ragione al Comune
Il Comune ha notificato un avviso di accertamento agli Eredi del Contribuente per il parziale omesso versamento dell'imposta per l'anno 2012. Gli eredi sostenevano che l'atto fosse fuori tempo massimo, applicando il vecchio termine triennale. La Suprema Corte ha chiarito le regole sul termine decadenza IMU: la legge stabilisce un termine di cinque anni, che parte dal 31 dicembre dell'anno successivo a quello in cui il versamento doveva essere effettuato. Trattandosi dell'annualità 2012, il conteggio parte dal 2013 e la scadenza per la notifica cadeva il 31 dicembre 2017. Avendo il Comune notificato l'atto nel maggio 2017, la notifica è pienamente tempestiva. La Cassazione ha quindi accolto il ricorso dell'Ente impositore e confermato la validità della richiesta di pagamento.
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Termine per proporre querela: la conoscenza del legale non basta
Un creditore non trova un autocarro pignorato presso la sede del custode poiché sottratto dalla proprietaria. Successivamente, il creditore sporge denuncia per il reato di mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice. La difesa delle imputate eccepisce la tardività della segnalazione, sostenendo che il termine per proporre querela fosse già decorso dalla notifica inviata all'avvocato civile del creditore. La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità dei ricorsi. I giudici chiariscono che il termine per proporre querela inizia a decorrere esclusivamente dal momento in cui la persona offesa acquisisce una conoscenza personale e diretta del fatto di reato, e non dalla semplice notifica o comunicazione trasmessa al difensore nel giudizio civile. Il ricorso viene rigettato con condanna alle spese per le imputate.
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Termine di impugnazione nel rito del lavoro: lettura e deposito
Una lavoratrice ha impugnato in appello una sentenza di primo grado che respingeva la richiesta di accertamento di un rapporto subordinato. La Corte di Appello ha dichiarato il ricorso inammissibile per tardività. Il giudice di secondo grado ha calcolato la scadenza partendo dalla data di discussione in udienza anziché dalla successiva registrazione telematica nel sistema di cancelleria. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso della dipendente. Nel processo lavorativo la lettura della sentenza in aula equivale alla pubblicazione ufficiale e fa scattare il termine di impugnazione nel rito del lavoro. Il ritardo amministrativo del sistema informatico o la successiva comunicazione via PEC non spostano i termini previsti dalla legge.
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