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2593 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Prescrizione contributi Gestione Separata: proroga salva l’INPS
Un professionista riceve dall'ente previdenziale una richiesta di pagamento per la contribuzione dovuta all'INPS per l'anno 2009. Il contribuente eccepisce l'estinzione del debito per decorso del tempo. I giudici di merito ritengono tardiva la richiesta dell'istituto, fissando l'avvio del conteggio alla scadenza ordinaria di giugno 2010. La Corte di Cassazione ribalta la decisione. La Suprema Corte stabilisce che il termine iniziale coincide con la scadenza effettiva del versamento, la quale era stata prorogata al 6 luglio 2010 da un decreto ministeriale. Di conseguenza, l'avviso di pagamento recapitato al professionista il 30 giugno 2015 risulta tempestivo. La prescrizione contributi Gestione Separata decorre dalla data differita di pagamento, con pieno accoglimento delle ragioni dell'ente creditore.
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Prescrizione contributi Gestione Separata e proroghe
L'ente previdenziale ha richiesto a un libero professionista il pagamento dei contributi non versati per l'anno 2009. I giudici di merito avevano annullato la richiesta ritenendo scaduto il termine quinquennale di prescrizione contributi Gestione Separata, calcolato a partire dal 16 giugno 2010. L'ente ha impugnato la decisione sostenendo che un decreto governativo aveva differito la scadenza del pagamento al 6 luglio 2010, rendendo tempestiva la richiesta inviata il 2 luglio 2015. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ente: la proroga generale dei versamenti sposta in avanti anche il momento iniziale della prescrizione. La richiesta dell'ente è quindi pienamente valida ed efficace.
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Prescrizione contributi Gestione Separata tra scadenze e proroghe
L'Ente Previdenziale ha richiesto il versamento dei contributi previdenziali per l'anno 2008 a un libero professionista iscritto all'albo ma non alla cassa autonoma. Il Professionista ha contestato l'addebito, sostenendo l'avvenuta prescrizione contributi Gestione Separata per il decorso di cinque anni dal termine originario del 16 giugno 2009. L'Ente ha invece dimostrato di aver notificato la richiesta di pagamento il 3 luglio 2014. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Ente Previdenziale, stabilendo che la proroga fiscale governativa al 6 luglio 2009 sposta in avanti anche il termine di decorrenza della prescrizione. Di conseguenza, l'avviso di pagamento notificato il 3 luglio 2014 risulta pienamente tempestivo e idoneo a interrompere il termine quinquennale.
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Prescrizione contributi Gestione Separata: la proroga INPS
L'ente previdenziale richiedeva a un libero professionista il pagamento di somme arretrate per gli anni 2009 e 2010 tramite avviso di addebito. Il professionista contestava la richiesta sostenendo l'intervenuta prescrizione contributi Gestione Separata per il decorso del termine di cinque anni rispetto alla scadenza ordinaria del 16 giugno. L'ente ricorreva per Cassazione sostenendo che appositi decreti governativi avevano prorogato il termine di pagamento al 6 luglio dei rispettivi anni. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'ente: le proroghe fiscali spostano in avanti il giorno iniziale del conteggio temporale per tutti i soggetti del settore, rendendo tempestivi gli atti di richiesta inviati dall'istituto.
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Gestione separata INPS: proroghe fiscali e redditi minimi
L'Ente Previdenziale ha richiesto a una libera professionista il versamento dei contributi previdenziali per la Gestione separata INPS relativi ad annualità pregresse. La lavoratrice ha contestato la richiesta eccependo la prescrizione dei crediti e l'esenzione dal versamento per aver prodotto un reddito inferiore a cinquemila euro. I giudici di merito hanno accolto l'opposizione della professionista. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato la decisione accogliendo il ricorso dell'Istituto. La Suprema Corte ha chiarito che i decreti di proroga fiscale spostano in avanti anche il termine iniziale della prescrizione contributiva. Inoltre, il reddito modesto non dimostra da solo l'occasionalità del lavoro se sussistono elementi presuntivi di abitualità professionale come la partita IVA e l'iscrizione all'albo.
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Pignoramento di beni altrui ed equo indennizzo Legge Pinto
Una proprietaria subisce il pignoramento illegittimo di alcuni suoi immobili all'interno di una procedura esecutiva diretta contro un terzo debitore. La proprietaria propone tempestiva opposizione di terzo e il giudice dell'esecuzione dispone la liberazione dei beni nel 2014. Anni dopo, la proprietaria richiede l'equo indennizzo Legge Pinto lamentando la durata irragionevole dell'intera esecuzione forzata, conclusasi nel 2018 per gli altri beni. La Corte di Cassazione respinge definitivamente la richiesta della donna. I giudici chiariscono che il terzo estraneo non è parte della procedura esecutiva principale. Il termine di sei mesi per chiedere l'indennizzo decorreva dall'ordinanza del 2014 che aveva liberato i suoi beni, rendendo tardiva l'azione avviata nel 2018.
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Scioglimento virtuale del cumulo: accesso alle misure
Un condannato a dodici anni di reclusione ha presentato istanza per ottenere l'ammissione a misure alternative. La pena complessiva derivava da un cumulo comprensivo di delitti comuni e di un reato ostativo. Il Tribunale di Sorveglianza ha dichiarato inammissibile la richiesta, sostenendo che l'uomo stesse ancora espiando la pena per il delitto ostativo. La difesa ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, contestando la mancata applicazione dello scioglimento virtuale del cumulo. Secondo i calcoli difensivi, la porzione ostativa risultava già interamente scontata, lasciando in esecuzione solo pene per reati ordinari. La Suprema Corte ha accolto il ricorso e ha annullato il provvedimento, ribadendo l'obbligo di verificare l'effettiva espiazione della pena ostativa prima di respingere la domanda.
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Prescrizione del risarcimento antitrust: confermata la decadenza
Un'azienda di telecomunicazioni ha citato in giudizio un colosso concorrente per abuso di posizione dominante, chiedendo i danni per condotta anticoncorrenziale. Il giudice di primo grado ha accolto la domanda, ma la Corte di Appello ha ribaltato il verdetto dichiarando estinto il diritto. La Corte di Cassazione ha confermato l'intervenuta prescrizione del risarcimento antitrust. I giudici hanno chiarito che il termine quinquennale per agire decorre dall'avvio dell'istruttoria dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, momento in cui un operatore diligente del settore è in grado di percepire l'illecito. Inoltre, una semplice missiva che auspica un accordo amichevole non interrompe la prescrizione, poiché non costituisce una formale intimazione di pagamento. L'atto stragiudiziale produce effetti solo al momento della ricezione, risultata in questo caso tardiva. L'azienda danneggiata perde definitivamente il risarcimento milionario.
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Prescrizione contributi Gestione Separata: la proroga salva l’INPS
L'ente previdenziale ha richiesto a una lavoratrice il pagamento dei contributi dovuti per l'anno 2010. La contribuente ha eccepito l'estinzione del debito per intervenuta prescrizione contributi Gestione Separata, sostenendo il superamento del termine quinquennale di legge. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'istituto previdenziale, affermando che il termine di prescrizione inizia a decorrere dalla data effettiva di pagamento stabilita con decreto di proroga (6 luglio 2011) e non dalla scadenza ordinaria precedente. L'avviso inviato all'inizio di luglio 2016 risulta pertanto pienamente tempestivo ed efficace nell'interrompere i termini di prescrizione.
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Equo indennizzo per fallimento: lo Stato paga oltre i 6 anni
Un creditore si è insinuato nel passivo di una procedura concorsuale protrattasi per oltre dodici anni. A fronte di tale ingiustificato ritardo, il creditore ha promosso un ricorso contro il Ministero della Giustizia per ottenere l'equo indennizzo per fallimento previsto dalla Legge Pinto. La Corte d'Appello ha riscontrato un ritardo effettivo di sei anni rispetto alla durata standard stabilita dalla legge e ha condannato l'amministrazione statale al risarcimento. Il Ministero ha impugnato la pronuncia dinanzi alla Corte di Cassazione, sostenendo che la complessità dell'insolvenza consentisse di allungare i tempi ragionevoli e contestando la ripartizione delle spese. La Suprema Corte ha respinto integralmente il ricorso statale, statuendo che il tetto massimo di sei anni per le procedure fallimentari possiede natura perentoria e inderogabile.
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Prescrizione crediti retributivi: vittoria dell’Ente sul dirigente
Un dipendente pubblico con funzioni dirigenziali ha chiesto all'Ente Locale il pagamento di indennità accessorie per incarichi aggiuntivi svolti negli anni passati. Il lavoratore ha inviato la prima formale richiesta economica dopo quasi nove anni dalla conclusione delle mansioni, sostenendo l'operatività del termine ordinario decennale in assenza di una previa valutazione formale dell'amministrazione. I giudici hanno invece accertato l'intervenuta prescrizione crediti retributivi quinquennale. La Suprema Corte ha confermato che ogni compenso accessorio legato al rapporto lavorativo stabile si prescrive in cinque anni dalla maturazione del singolo rateo. L'inerzia del datore di lavoro nella valutazione della performance non blocca il decorso del tempo, poiché il dipendente può agire tempestivamente a tutela dei propri diritti. Il ricorso del lavoratore è stato respinto con condanna alle spese legali.
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Fondo di Garanzia INPS: stop alla decadenza calcolata male
Un lavoratore dipendente ha presentato domanda per ottenere le ultime retribuzioni non pagate dall'azienda fallita tramite il Fondo di Garanzia INPS. L'ente previdenziale ha erogato soltanto una mensilità, respingendo le altre. Il lavoratore ha promosso ricorso amministrativo e, successivamente, ha avviato l'azione giudiziaria. La Corte d'Appello ha respinto la pretesa, dichiarando l'azione tardiva per decadenza annuale computata dalla scadenza di una singola fase amministrativa. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione accogliendo il ricorso del dipendente: il termine di decadenza di un anno inizia a decorrere solo dopo 300 giorni dalla domanda originaria, corrispondenti alla somma dei tempi massimi previsti per la conclusione dell'intero procedimento amministrativo. Il lavoratore ha quindi agito tempestivamente.
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Fondo di garanzia INPS: stop alla decadenza illegittima
Una lavoratrice si dimetteva per giusta causa da un'azienda poi fallita, restando creditrice di diverse mensilità. L'INPS liquidava tramite il Fondo di Garanzia solo una mensilità, escludendo le altre due. La lavoratrice presentava ricorso amministrativo e, dopo il diniego tardivo dell'ente, avviava la causa giudiziaria. La Corte d'Appello dichiarava estinto il diritto per decadenza annuale, ritenendo tardivo il ricorso in tribunale. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato la decisione, stabilendo che il termine annuale per citare in giudizio il Fondo di garanzia INPS decorre solo dopo la scadenza del termine massimo di trecento giorni per l'esaurimento del procedimento amministrativo. Il ricorso della dipendente era quindi tempestivo.
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Patrocinio a spese dello Stato: condanna per redditi nascosti
Un cittadino ha richiesto il patrocinio a spese dello Stato dichiarando un reddito inferiore rispetto a quello reale e tacendo le entrate economiche della propria convivente. La difesa ha sostenuto l'assenza di dolo, affermando che il modulo era stato redatto dal legale e solo firmato dall'imputato mentre si trovava in carcere. I giudici hanno invece accertato la piena consapevolezza dell'uomo, informato accuratamente dal professionista sui limiti reddituali e sull'obbligo di considerare le somme percepite dal nucleo familiare. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale e l'applicazione dell'aggravante per aver ottenuto illegittimamente il beneficio. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, impedendo così la prescrizione del reato e imponendo il pagamento delle spese processuali.
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Restituzione ritenute fiscali: azienda condannata a pagare
Alcuni dipendenti hanno richiesto all'azienda datrice di lavoro la restituzione ritenute fiscali operate in busta paga negli anni 1990-1992 per l'evento sismico in Sicilia. L'impresa aveva trattenuto l'intero importo delle imposte dalla retribuzione, ma aveva poi aderito al condono fiscale versando all'Erario solo il 10% del totale dovuto. La Corte di Cassazione ha confermato la vittoria dei lavoratori. Il datore di lavoro non ha titolo per trattenere le somme che non ha riversato allo Stato. Tali importi conservano la loro natura di credito retributivo e spettano integralmente al dipendente.
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Restituzione ritenute fiscali: azienda condannata
Un lavoratore ha citato in giudizio il proprio datore di lavoro per ottenere la restituzione ritenute fiscali operate in busta paga tra il 1990 e il 1992. L'azienda aveva usufruito del condono fiscale post-sisma in Sicilia, versando all'Erario soltanto il 10% del debito tributario e trattenendo per sé la quota restante già sottratta allo stipendio del dipendente. I giudici di appello hanno accolto la domanda del lavoratore. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la decisione, rigettando il ricorso della società datrice. La Suprema Corte ha chiarito che il vero debitore fiscale è il lavoratore: se l'azienda estingue l'obbligo tributario pagando una percentuale ridotta, perde qualsiasi titolo per trattenere le somme residue prelevate dalla retribuzione e deve versarle al dipendente.
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Prescrizione contributi Gestione separata: la proroga salva l’INPS
L'ente previdenziale ha richiesto a un libero professionista il pagamento dei contributi dovuti per l'anno 2009. Il professionista ha eccepito l'estinzione del debito per intervenuta prescrizione contributi Gestione separata, assumendo la decorrenza del termine quinquennale dal 16 giugno 2010 e la tardività della notifica avvenuta il 30 giugno 2015. I giudici di merito hanno accolto la tesi del contribuente, annullando la pretesa contributiva. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, accogliendo il ricorso dell'ente di previdenza. I giudici supremi hanno chiarito che un decreto ministeriale aveva prorogato la scadenza dei versamenti al 6 luglio 2010. Di conseguenza, il conteggio della prescrizione decorre dalla data effettivamente prorogata e la richiesta di pagamento notificata prima del 6 luglio 2015 risulta tempestiva e pienamente efficace.
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Licenziamento disciplinare: vince il Comune in Cassazione
Un Ente Locale ha intimato il licenziamento disciplinare a una dipendente per presunte violazioni nello svolgimento dell'incarico di Responsabile del procedimento per lavori pubblici. La lavoratrice ha impugnato il provvedimento contestando la tardività dell'addebito. Dopo il rigetto del ricorso in sede di legittimità, la dipendente ha proposto revocazione sostenendo che la Corte avesse commesso un errore di fatto nel dichiarare nuova e inammissibile una censura contrattuale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso straordinario. I giudici hanno chiarito che la valutazione sui requisiti del ricorso e sul rispetto dell'autosufficienza costituisce un giudizio giuridico e non una semplice svista materiale. La lavoratrice perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Multe mai notificate: valida l’opposizione ad avviso bonario
Una cittadina riceve per posta ordinaria una richiesta di pagamento per quattro multe stradali mai notificate prima. L'automobilista propone opposizione ad avviso bonario per far valere la mancata notifica degli atti presupposti e contestare le somme aggiuntive. I giudici di merito dichiarano inammissibile e tardivo il ricorso, ritenendo l'atto non autonomamente impugnabile. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della cittadina: quando il destinatario contesta l'omessa notifica dei verbali originari tramite opposizione recuperatoria, l'impugnazione è pienamente ammissibile e non soggetta a decadenze temporali certe, annullando la decisione precedente e rinviando la causa.
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Prescrizione contributi Gestione separata: proroga salva l’INPS
L'ente previdenziale ha richiesto il versamento dei contributi relativi all'anno 2010 a una libera professionista con atto notificato il 4 luglio 2016. I giudici di merito hanno accolto l'eccezione della lavoratrice, ritenendo maturata la prescrizione contributi Gestione separata poiché calcolata a partire dalla scadenza originaria del 16 giugno 2011. La Corte di Cassazione ha ribaltato il verdetto accogliendo il ricorso dell'ente. La Suprema Corte ha stabilito che i decreti ministeriali di proroga fiscale posticipano la scadenza del pagamento e, di conseguenza, spostano in avanti il termine iniziale per conteggiare i cinque anni di prescrizione. Nel caso specifico, la scadenza era slittata al 6 luglio 2011, rendendo tempestiva la richiesta dell'istituto previdenziale.
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