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Dies A Quo

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2593 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Rimborso tributi indebiti: la decadenza decorre dal versamento
Una società commerciale ha richiesto all'Ente di gestione del diritto d'autore la restituzione delle somme versate tra il 2002 e il 2009 per l'acquisto di contrassegni obbligatori sui supporti multimediali. La pretesa si fondava sull'annullamento giudiziale della disciplina nazionale contraria alle direttive europee. L'Ente ha eccepito la tardività della domanda. La Suprema Corte ha confermato il rigetto della richiesta di rimborso tributi indebiti. I giudici hanno stabilito che il termine biennale di decadenza decorre dal momento dell'effettivo versamento delle somme e non dalla successiva sentenza amministrativa o comunitaria che ne sancisce l'illegittimità, poiché il contribuente poteva agire immediatamente chiedendo la disapplicazione della norma illegittima.
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Fondo di garanzia INPS: stipendi tutelati con la conciliazione
Una lavoratrice chiede l'intervento del Fondo di garanzia INPS per ottenere le ultime tre mensilità retributive non pagate dal datore di lavoro dichiarato fallito. L'ente previdenziale respinge la domanda sostenendo che i crediti non ricadono nell'arco temporale annuale previsto dalla legge. La Corte d'Appello riconosce invece il diritto della dipendente, valorizzando la precedente richiesta del tentativo di conciliazione conclusosi con verbale esecutivo. La Corte di Cassazione conferma questa decisione e respinge il ricorso dell'ente. I giudici stabiliscono che la data della richiesta di conciliazione, se sfocia in un valido titolo esecutivo, costituisce il momento utile per calcolare a ritroso i dodici mesi di copertura. Di conseguenza, la lavoratrice ottiene il pagamento integrale delle mensilità arretrate.
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Prescrizione contributi Gestione Separata: INPS perde il credito
L'Ente Previdenziale richiedeva a un Professionista il versamento dei contributi per l'anno 2011, inviando la richiesta solo ad agosto 2017. Il Professionista eccepiva l'estinzione del debito per decorso del termine quinquennale. L'Istituto sosteneva invece la sospensione della prescrizione per doloso occultamento, causata dalla mancata compilazione del Quadro RR nella dichiarazione dei redditi. La Corte di Cassazione ha stabilito che la semplice omissione della compilazione del quadro fiscale non equivale a una condotta fraudolenta diretta a nascondere il debito. Di conseguenza, il conteggio temporale parte dalla data di scadenza del pagamento originario e la prescrizione contributi Gestione Separata si compie integralmente, annullando ogni pretesa dell'ente.
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Termine a difesa del contribuente: il Fisco vince in Cassazione
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento IVA a una società dopo un'ispezione in sede. I giudici tributari hanno annullato l'atto, ritenendolo emesso prima del dovuto rispetto alla chiusura della procedura transattiva. Il Fisco ha proposto ricorso in Cassazione contestando il calcolo delle tempistiche. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'amministrazione finanziaria. Il termine a difesa del contribuente di sessanta giorni decorre unicamente dal rilascio del verbale di chiusura delle operazioni di verifica nei locali aziendali. La successiva apertura o chiusura di un procedimento transattivo non azzera né fa ripartire da capo detto periodo di garanzia. La causa torna quindi al giudice di secondo grado per una nuova decisione.
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Prescrizione contributi Gestione Separata: INPS perde la causa
L'ente previdenziale ha richiesto a una professionista il pagamento dei contributi per l'anno 2011 tramite iscrizione d'ufficio. La richiesta di pagamento è arrivata alla contribuente nell'agosto 2017. L'ente sosteneva che la mancata compilazione del quadro relativo ai contributi nella dichiarazione dei redditi avesse nascosto con dolo il debito, bloccando così il decorso del tempo utile per la riscossione. La Suprema Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso della professionista. I giudici hanno chiarito che la semplice omissione della compilazione fiscale non costituisce una frode automatica. Il termine di cinque anni decorre dalla data di scadenza del versamento e non dalla dichiarazione. Di conseguenza, la Corte ha accertato la piena prescrizione contributi Gestione Separata, annullando definitivamente il debito richiesto.
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Abuso edilizio: condanna annullata per prescrizione
Un cittadino subisce una condanna penale per la costruzione non autorizzata di un fabbricato e di un terrazzino in zona sismica. L'imputato ricorre per Cassazione, sostenendo che le opere erano terminate anni prima dell'accertamento e che il tempo massimo per punire l'illecito fosse ormai trascorso. I giudici di merito avevano invece calcolato il termine partendo solo dalla data del sopralluogo delle autorità, ignorando le prove sulla fine dei lavori. La Corte di Cassazione accoglie le ragioni del ricorrente in ordine al computo temporale. I giudici supremi stabiliscono che la prescrizione dei reati edilizi decorre dalla conclusione effettiva dei lavori e non dal giorno del controllo. Nel dubbio sulla data esatta, si applica il principio del favore per l'imputato. La Suprema Corte annulla la condanna senza rinvio per estinzione dei reati.
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Prescrizione contributi Gestione Separata: l’INPS perde
L'Ente Previdenziale richiedeva a un libero professionista il pagamento dei contributi non versati per l'anno 2005. La richiesta di pagamento era giunta al professionista il 22 giugno 2011. Il giudice di appello riteneva valida la richiesta, calcolando il termine quinquennale dalla scadenza con maggiorazione dello 0,40% fissata al 20 luglio 2006. La Corte di Cassazione ribalta la decisione. Il calcolo della prescrizione contributi Gestione Separata decorre dalla scadenza naturale e originaria di legge del 20 giugno 2006. La proroga con maggiorazione costituisce solo una facilitazione di pagamento e non sposta il termine iniziale della prescrizione. La Suprema Corte dichiara quindi estinto il credito contributivo per decorso dei cinque anni.
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Rivalutazione contributiva amianto: decorrenza e prescrizione
Un lavoratore ha richiesto all'ente previdenziale l'adeguamento della propria pensione tramite i benefici previsti per l'esposizione professionale a sostanze nocive. I giudici territoriali hanno accolto la domanda, rigettando l'eccezione di prescrizione decennale sollevata dall'ente: per la Corte d'appello, infatti, il termine decorreva dalla data del pensionamento, momento di fine dell'esposizione. L'ente ha impugnato la decisione in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'ente previdenziale, chiarendo che il diritto alla rivalutazione contributiva amianto è autonomo rispetto al trattamento pensionistico. Di conseguenza, il termine di prescrizione non inizia a decorrere con il pensionamento, bensì dal momento esatto in cui l'interessato ha acquisito, o avrebbe potuto acquisire, la piena consapevolezza di essere stato esposto oltre i limiti di legge.
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Equo premio invenzione dipendente: vittoria contro la società
Un lavoratore ha sviluppato una soluzione tecnica innovativa durante il proprio rapporto lavorativo. L'azienda datrice ha ceduto i diritti su tale scoperta a società collegate del gruppo estero, le quali hanno poi ottenuto brevetti internazionali. L'inventore ha quindi richiesto il pagamento dell'equo premio invenzione dipendente. La società datrice si è opposta sostenendo che l'attività inventiva rientrasse nelle mansioni ordinarie, che il brevetto fosse intestato a soggetti terzi e che il diritto fosse prescritto. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'azienda, confermando che il compenso spetta anche se il brevetto è stato rilasciato a terzi cessionari, che la prescrizione decennale decorre dal rilascio del brevetto e che i generici bonus aziendali non escludono la natura straordinaria dell'invenzione.
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Estinzione della pena: mandato estero e calcolo dei tempi
Un condannato ha richiesto l'accertamento dell'estinzione della pena inflitta con sentenza definitiva per decorso del tempo. Il Tribunale, in un primo momento, ha accolto l'istanza riconoscendo il superamento dei termini. Successivamente, accogliendo l'opposizione della Procura, il giudice ha revocato il provvedimento, ritenendo che la semplice emissione di un mandato di arresto europeo avesse interrotto i termini temporali. L'uomo ha proposto ricorso per Cassazione, sostenendo che la sola emissione del mandato non equivale alla sua effettiva esecuzione all'estero. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che la decorrenza dell'estinzione della pena richiede verifiche puntuali sulla data effettiva di arresto all'estero e sui momenti di volontaria sottrazione alla giustizia. Gli atti tornano quindi al giudice di merito per un nuovo esame dei fatti.
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Prescrizione contributi Gestione Separata e proroghe
L'Ente previdenziale richiedeva a un'avvocata il versamento dei contributi per l'anno 2009 tramite avviso notificato nel luglio 2015. I giudici di merito accoglievano l'opposizione della professionista, ritenendo estinto il credito per prescrizione quinquennale calcolata a partire dal 16 giugno 2010. L'Ente ricorreva in Cassazione lamentando l'occultamento doloso del debito dovuto alla mancata compilazione del quadro dichiarativo. La Suprema Corte ha escluso il dolo automatico per l'omessa dichiarazione, ma ha stabilito che la prescrizione contributi Gestione Separata decorreva dalla scadenza prorogata al 6 luglio 2010 per effetto del differimento fiscale previsto dal D.P.C.M. del 10 giugno 2010. La richiesta dell'Ente risultava quindi tempestiva.
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Gestione separata INPS: obbligo e dolo del professionista
Un ingegnere dipendente svolgeva contemporaneamente attività libero-professionale ed era iscritto all'albo ma non alla cassa professionale di categoria, versando a quest'ultima solo il contributo integrativo. L'ente previdenziale ha disposto l'iscrizione d'ufficio alla Gestione separata INPS, richiedendo i contributi non versati. Il professionista si è opposto eccependo l'esonero contributivo e la prescrizione del debito. I giudici hanno stabilito che il solo contributo solidaristico alla cassa privata non evita la doppia imposizione previdenziale sul reddito autonomo. Inoltre, l'omessa compilazione del quadro fiscale dei redditi ha sospeso la prescrizione per occultamento doloso, confermando l'integrale debito del lavoratore verso l'ente pubblico.
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Notifica della sentenza tributaria: Ente o avvocato?
Un contribuente otteneva l'annullamento di diverse cartelle e delle relative ipoteche. Per far decorrere il termine breve di impugnazione, notificava la decisione direttamente alla sede dell'Agente della Riscossione. I giudici d'appello dichiaravano tardivo il ricorso dell'Ente esattore, conteggiando i sessanta giorni da tale consegna. L'Agente ricorreva in Cassazione, sostenendo che la notifica della sentenza tributaria dovesse pervenire esclusivamente al difensore costituito. La Suprema Corte ha sospeso la pronuncia immediata, disponendo la trasmissione alla sezione ordinaria per attendere l'orientamento delle Sezioni Unite.
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Gestione separata INPS: contributi dovuti ma credito prescritto
L'ente di previdenza ha preteso contributi arretrati per l'anno 2009 tramite l'iscrizione d'ufficio di una professionista alla Gestione separata INPS. La contribuente svolgeva attività legale unitamente all'insegnamento e non versava contributi alla cassa professionale di categoria. I giudici di merito hanno accertato la tempestiva prescrizione del credito contributivo, individuando il termine iniziale di decorrenza nel 16 giugno 2010 ed escludendo differimenti fiscali per i contribuenti nel regime dei minimi. L'ente previdenziale ha impugnato la decisione contestando l'assenza dell'obbligo contributivo invece del reale motivo della decisione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché non ha contestato la prescrizione, confermando la piena vittoria della professionista.
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Prescrizione contributi INPS: la proroga fiscale riapre i termini
Un professionista iscritto all'albo degli architetti ha impugnato gli avvisi di addebito notificati dall'INPS per i contributi della Gestione Separata relativi agli anni 2008 e 2009. I giudici di merito avevano accolto l'opposizione, dichiarando la prescrizione contributi INPS sul presupposto che il termine quinquennale decorresse dalle ordinarie scadenze fiscali del 16 giugno. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, accogliendo il ricorso dell'Istituto. La Suprema Corte ha chiarito che i Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri avevano prorogato le scadenze dei pagamenti al 6 luglio. Di conseguenza, il termine di decorrenza della prescrizione slitta alla nuova data prorogata, rendendo pienamente tempestive le richieste di pagamento inviate dall'INPS entro il quinquennio calcolato da tale data differita.
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Sospensione feriale dei termini: notifica valida e ricorso tardivo
Un condomino impugna una delibera dell'assemblea, ma perde la causa in appello. Il condominio gli notifica la sentenza il 31 agosto tramite posta con la procedura della compiuta giacenza. Il condomino propone ricorso in data 31 ottobre, ritenendo di essere nei tempi previsti dalla legge. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile perché notificato in ritardo al sessantunesimo giorno. In tema di sospensione feriale dei termini, se la notifica avviene durante la pausa estiva di agosto, il conteggio dei sessanta giorni inizia regolarmente dal primo giorno di settembre. Il primo settembre entra per intero nel calcolo della scadenza. Il condomino soccombente deve quindi pagare le spese legali e il doppio contributo unificato.
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Danni da alluvione e specificità dei motivi di appello
Un'Impresa agisce in giudizio contro il Ministero per ottenere il risarcimento dei danni causati dall'esondazione di un fiume, imputata all'errata progettazione degli argini. Il giudice di primo grado rigetta la domanda ritenendo prescritto il diritto. L'Impresa impugna la decisione contestando la decorrenza del termine prescrizionale, ma il giudice di appello dichiara inammissibile l'impugnazione per presunta genericità. La Corte di Cassazione a Sezioni Unite accoglie il ricorso dell'Impresa. La Suprema Corte stabilisce che la corretta specificità dei motivi di appello non impone formule sacramentali o progetti alternativi di sentenza, ma richiede unicamente una chiara confutazione argomentata delle ragioni della prima decisione. La causa viene quindi rinviata per un nuovo esame del merito.
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Specificità dei motivi di appello: stop ai formalismi
Un'impresa danneggiata dall'esondazione di un fiume ha agito in giudizio contro il Ministero competente per ottenere il risarcimento dei danni subiti. Il tribunale di prime cure ha respinto la richiesta dichiarando prescritto il diritto. La società ha impugnato la decisione, ma il giudice di secondo grado ha dichiarato inammissibile il ricorso per difetto di chiarezza. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno ribaltato la decisione, stabilendo che la specificità dei motivi di appello non richiede formule sacramentali o progetti alternativi di sentenza, ma unicamente l'esposizione chiara dei punti contestati e delle relative ragioni. La Suprema Corte ha quindi cassato la pronuncia impugnata con rinvio della causa.
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Specificità dei motivi di appello: stop al rigetto formale
Un'impresa ha chiesto il risarcimento dei danni provocati dall'esondazione di un fiume. Il giudice di primo grado ha dichiarato prescritto il diritto al risarcimento. L'impresa ha impugnato la decisione, ma il giudice d'appello ha dichiarato il ricorso inammissibile ritenendolo generico. La Corte di Cassazione a Sezioni Unite ha annullato questa decisione, accogliendo il ricorso dell'impresa. La Suprema Corte ha ribadito il principio sulla corretta specificità dei motivi di appello. L'atto di impugnazione non esige formule sacramentali o progetti alternativi di sentenza, ma solo una chiara esposizione delle contestazioni e delle relative argomentazioni contro la decisione impugnata.
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Rivalutazione contributiva per amianto: stop alla prescrizione
Una lavoratrice in pensione dal 1998 ha richiesto nel 2017 i benefici previdenziali per l'esposizione a fibre nocive durante la carriera. La Corte d'Appello ha respinto la domanda. I giudici territoriali hanno considerato prescritto il termine di dieci anni, facendolo decorrere dalla data del pensionamento. La Suprema Corte di Cassazione ha ribaltato tale verdetto accogliendo il ricorso della pensionata. Il termine di prescrizione per la rivalutazione contributiva per amianto non decorre automaticamente dalla fine dell'attività lavorativa, ma solo dal momento in cui il lavoratore acquisisce reale e comprovata consapevolezza di aver subito un'esposizione superiore ai limiti di legge. La causa torna in appello per verificare l'effettiva data di conoscenza del pericolo.
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