LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Dies A Quo — Anno 2026

Pagina 7 di 21

401 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Dies A Quo

Provvedimenti

Prescrizione contributi previdenziali: la proroga salva l’INPS
Un Professionista ha contestato la richiesta di pagamento dell'INPS per i contributi alla Gestione Separata degli anni 2009 e 2010, eccependo l'avvenuta prescrizione. La Corte d'appello ha accolto la tesi del lavoratore, ritenendo che la proroga del termine di pagamento disposta con decreto ministeriale non avesse spostato in avanti l'inizio del termine di prescrizione. L'INPS ha proposto ricorso. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ente previdenziale, stabilendo che la prescrizione contributi previdenziali inizia a decorrere solo dalla scadenza del termine di pagamento effettivamente prorogato, anche se la proroga deriva da un decreto amministrativo con funzione regolamentare. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame che escluda anche le sanzioni civili per il periodo precedente al 2011.
Continua »
Prescrizione contributi Gestione Separata: il rinvio salva l’INPS
L'INPS ha richiesto a un professionista il pagamento dei contributi per l'anno 2009 tramite un avviso di addebito notificato nel 2017. Il contribuente ha eccepito la prescrizione del debito. La Corte d'Appello ha accolto l'eccezione, calcolando il termine di cinque anni dalla scadenza originaria del pagamento. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'INPS, stabilendo che la Prescrizione contributi Gestione Separata inizia a decorrere solo dalla scadenza effettiva, tenendo conto del differimento dei termini di pagamento disposto dal D.P.C.M. del 10 giugno 2010 (spostato al 6 luglio 2010). Di conseguenza, l'atto interruttivo inviato dall'INPS il 30 giugno 2015 è tempestivo. La sentenza è stata cassata con rinvio.
Continua »
Superamento limite contratti a termine: sanzioni su dati INPS
L'Ispettorato del Lavoro ha sanzionato un'azienda per non aver rispettato le quote di riserva per disabili e per il superamento limite contratti a termine oltre la soglia del venti per cento. L'azienda ha impugnato l'ordinanza ingiunzione contestando la tardività della notifica, il metodo di calcolo della sanzione e la mancata applicazione del cumulo giuridico. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'azienda. I giudici hanno chiarito che il termine di novanta giorni per la notifica decorre dal completamento degli accertamenti complessi e non dalla mera notizia del fatto. Inoltre, la sanzione per il superamento limite contratti a termine va calcolata sulle retribuzioni effettive comunicate all'INPS tramite modelli UNIEMENS e non su quelle teoriche del contratto. Infine, è stata esclusa l'applicabilità della continuazione alle sanzioni amministrative.
Continua »
Rimborso imposta di registro: il fisco vince sul doppio pagamento
Un contribuente esegue il pagamento dell'imposta di registro per una divisione ereditaria, ignorando che un coobbligato ha già saldato il debito. Anni dopo, scoperto il doppio versamento, chiede il rimborso. L'Agenzia delle Entrate nega la restituzione poiché l'istanza è tardiva rispetto al termine triennale previsto dalla legge speciale. I giudici di merito accolgono le ragioni del contribuente, ritenendo applicabile il termine decennale o facendo decorrere i tre anni dalla scoperta del doppio pagamento. La Corte di Cassazione ribalta la decisione: per il rimborso imposta di registro si applica il termine di decadenza di tre anni, che decorre tassativamente dal giorno del pagamento e non da quello della conoscenza del fatto. Vince l'Amministrazione Finanziaria.
Continua »
Termine breve per impugnare: la PA perde se ignora la PEC
Un cittadino ha ottenuto dal Tribunale l'annullamento di un'ordinanza ingiunzione e di una cartella esattoriale emesse da un dipartimento di un Ente Pubblico Regionale. La sentenza di primo grado è stata notificata all'indirizzo PEC del dipartimento estratto dall'indice IPA. L'Ente Pubblico Regionale ha proposto appello oltre i trenta giorni, ritenendo la notifica invalida perché non effettuata al suo indirizzo principale presente nel registro RegIndE. La Corte d'Appello ha dichiarato l'impugnazione inammissibile per tardività. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo che la notifica al dipartimento emittente, dotato di autonomia, è pienamente valida e fa decorrere il termine breve per impugnare. Di conseguenza, l'appello tardivo è nullo e il cittadino vince definitivamente la causa, con condanna dell'ente alle spese.
Continua »
Prescrizione del reato: niente sconti davanti al giudice di pace
Il Tribunale dichiarava estinto per prescrizione il reato di minaccia commesso da un cittadino nel 2017. Il Procuratore Generale ricorreva in Cassazione, contestando l'errato calcolo del termine. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, chiarendo che ai reati di competenza del giudice di pace si applicano i termini ordinari di prescrizione (sei anni per i delitti) e non il termine ridotto di tre anni. Inoltre, si applica la sospensione introdotta dalla legge Orlando. Di conseguenza, la prescrizione del reato non era ancora maturata. La Cassazione ha annullato la sentenza con rinvio per un nuovo giudizio.
Continua »
Appropriazione indebita: condannato l’amministratore infedele
Un ex amministratore di condominio è stato condannato per il reato di appropriazione indebita per aver sottratto somme di denaro dalle casse condominiali. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che le querele presentate dai condomini fossero tardive. Secondo la difesa, i condomini avrebbero dovuto accorgersi degli ammanchi mesi prima, semplicemente leggendo gli estratti conto bancari. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il termine per presentare la querela inizia a decorrere solo quando la persona offesa acquisisce una piena e ragionevole consapevolezza del reato, e non dal momento del semplice sospetto. Nel caso di specie, tale consapevolezza è maturata solo dopo l'invio di una formale lettera di diffida rimasta senza esito, momento in cui si è perfezionata l'appropriazione indebita.
Continua »
Prescrizione contributi INPS: la proroga che salva l’ente
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'INPS contro la decisione che dichiarava prescritti i contributi previdenziali dovuti da un libero professionista per l'anno 2008. La Corte ha stabilito che la prescrizione contributi INPS per gli iscritti alla Gestione Separata inizia a decorrere solo dalla scadenza del termine di pagamento, comprensivo di eventuali proroghe o differimenti disposti per legge o tramite decreti governativi (D.P.C.M.). Nel caso di specie, il termine era stato differito al 6 luglio 2009 per i contribuenti soggetti agli studi di settore. Questo rinvio si applica oggettivamente a tutti i professionisti che svolgono un'attività per la quale sono previsti tali studi, indipendentemente dalla loro concreta situazione fiscale. La sentenza è stata cassata con rinvio alla Corte d'Appello.
Continua »
Termine lungo per impugnare: deposito o portale online?
Il Contribuente ha impugnato un'intimazione di pagamento per imposte non versate. La Commissione Tributaria Provinciale ha rigettato il ricorso. Il Contribuente ha proposto appello, ma la Commissione Regionale lo ha dichiarato inammissibile per tardività. Il Contribuente si è rivolto alla Cassazione, sostenendo che il termine per l'appello dovesse decorrere dalla data di caricamento della sentenza sul portale telematico della giustizia tributaria, e non dal precedente deposito cartaceo in segreteria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il termine lungo per impugnare decorre tassativamente dal deposito ufficiale della sentenza in segreteria. Il caricamento online ha infatti una funzione meramente informativa e non sposta la decorrenza dei termini processuali. Il Contribuente perde definitivamente la causa e deve pagare le spese processuali.
Continua »
Diniego di rimborso: Cassazione ferma il recupero dell’azienda
L'Azienda ha impugnato il silenzio-rifiuto dell'Amministrazione Finanziaria su un'istanza di rimborso IVA per oltre 414mila euro, sostenendo che il diniego di rimborso avrebbe generato un ingiustificato arricchimento dello Stato. Dopo il rigetto in primo grado, la Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado ha accolto l'appello dell'Azienda. L'Amministrazione Finanziaria ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando la totale carenza di motivazione della sentenza d'appello. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, evidenziando che i giudici di secondo grado non hanno spiegato i presupposti del diritto al rimborso né individuato la data di decorrenza dei termini per la richiesta. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la decisione favorevole all'Azienda e ha rinviato la causa per un nuovo esame.
Continua »
Domanda nuova in appello: no al ricalcolo della retribuzione
Un dipendente pubblico ha chiesto il ricalcolo della Retribuzione Individuale di Anzianità (RIA). In primo grado ha calcolato le somme basandosi sui parametri del quarto livello. In appello, invece, ha richiesto per la prima volta i parametri del sesto livello. La Corte d'Appello ha dichiarato inammissibile la richiesta poiché costituiva una domanda nuova in appello, vietata dal codice di procedura civile. Inoltre, ha dichiarato prescritti i crediti anteriori ai cinque anni dalla messa in mora. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'interpretazione della domanda spetta solo al giudice di merito e che la prescrizione decorre da quando il diritto può essere fatto valere, ossia da quando il lavoratore ha ricevuto le buste paga con importi inferiori. Il Lavoratore perde la causa.
Continua »
Lavoro carcerario: la Cassazione tutela i crediti dei detenuti
Un detenuto ha richiesto l'adeguamento della retribuzione per il lavoro carcerario svolto tra il 2007 e il 2020. I giudici di merito avevano rigettato la domanda, ritenendo i crediti prescritti sul presupposto che l'attività fosse frazionata in distinti contratti a termine. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del lavoratore, stabilendo che il lavoro carcerario costituisce un rapporto unitario e continuativo legato al percorso rieducativo. Di conseguenza, la prescrizione dei crediti retributivi non decorre dalle interruzioni intermedie o dai turni di rotazione, ma inizia a decorrere soltanto dalla fine dello stato di detenzione o da eventi definitivi che impediscono la prosecuzione dell'attività. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio alla Corte d'Appello.
Continua »
Liquidazione giudiziale: PEC ignorata e ricorso fuori tempo
Una società creditrice ha ottenuto dalla Corte d'appello la dichiarazione di liquidazione giudiziale nei confronti di un'azienda debitrice insolvente. Quest'ultima ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando di non aver avuto conoscenza legale degli atti a causa della mancata attivazione della propria casella PEC d'ufficio. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché notificato oltre il termine perentorio di trenta giorni dalla comunicazione della sentenza d'appello. La Suprema Corte ha chiarito che il termine acceleratorio di trenta giorni si applica anche quando la liquidazione giudiziale viene dichiarata in sede di reclamo. Di conseguenza, l'azienda debitrice ha perso la causa ed è stata condannata al pagamento delle spese legali e di sanzioni pecuniarie per abuso del processo.
Continua »
Annullamento in autotutela: l’hotel abusivo va demolito
Una società alberghiera ha impugnato l'annullamento in autotutela, disposto da un Comune, di alcune concessioni edilizie risalenti nel tempo, con conseguente ordine di demolizione dell'hotel. Dopo il rigetto del ricorso da parte del Consiglio di Stato, la società si è rivolta alla Corte di Cassazione. La ricorrente lamentava un eccesso di potere giurisdizionale, sostenendo che il giudice amministrativo avesse integrato la motivazione del Comune per salvare l'atto. Le Sezioni Unite hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Cassazione ha chiarito che il Consiglio di Stato si è limitato a verificare la legittimità temporale dell'atto sulla base dei documenti di causa, senza invadere la sfera di merito riservata alla Pubblica Amministrazione. Di conseguenza, l'ordine di demolizione dell'albergo resta pienamente valido ed efficace.
Continua »
Cessione di sostanze stupefacenti: reato anche senza consegna
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di diversi soggetti condannati per traffico di droga. Il caso principale riguarda Il Primo Spacciatore, che contestava la condanna per una compravendita di droga non andata a buon fine per scarsa qualità della merce. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che il reato di cessione di sostanze stupefacenti si consuma con il semplice accordo tra le parti, senza che sia necessaria la consegna materiale della sostanza. La Corte ha invece accolto parzialmente il ricorso del Fornitore Calabrese solo sulla recidiva, poiché erano decorsi più di cinque anni dal passaggio in giudicato della precedente condanna. Gli altri ricorsi sono stati dichiarati inammissibili.
Continua »
Notifica dell’estratto contumaciale: no al carcere senza di essa
Un cittadino, dichiarato contumace in primo grado, viene condannato in appello senza che gli sia mai stata recapitata la notifica dell'estratto contumaciale. Ritenendo la sentenza definitiva, la Procura emette un ordine di carcerazione. Il giudice dell'esecuzione rigetta l'istanza del condannato, ritenendo sufficiente la comunicazione telematica inviata al difensore durante l'emergenza Covid. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del condannato, stabilendo che la notifica dell'estratto contumaciale è un adempimento indispensabile per far decorrere i termini di impugnazione. Di conseguenza, la sentenza non poteva considerarsi esecutiva. La Suprema Corte annulla l'ordinanza, ordina l'immediata scarcerazione dell'uomo e dispone la trasmissione degli atti alla Corte d'Appello per effettuare la corretta notifica.
Continua »
Prescrizione del reato: salvi i vecchi prelievi abusivi
L'Imputato era stato condannato per appropriazione indebita e utilizzo illecito di carte di pagamento per fatti commessi nel 2017. La Cassazione ha accolto il ricorso, rilevando che l'appropriazione indebita e i prelievi illeciti antecedenti al 3 agosto 2017 si erano estinti per prescrizione del reato prima della sentenza d'appello. La Corte ha chiarito che tali illeciti sono reati istantanei e non permanenti. Inoltre, ha evidenziato l'illegalità della pena accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici, applicata nonostante la pena principale fosse scesa sotto i tre anni. La Suprema Corte ha quindi annullato senza rinvio la condanna per i reati prescritti e ha disposto il rinvio alla Corte d'appello per rideterminare la pena per i restanti episodi.
Continua »
Deposito bancario: le sole ricevute non bastano contro la banca
Gli eredi di un risparmiatore hanno citato in giudizio un istituto di credito chiedendo la restituzione di somme asseritamente versate dal loro dante causa. La Corte d'Appello ha condannato la banca basandosi su semplici ricevute di versamento e su una dichiarazione stragiudiziale della banca stessa. La Cassazione ha accolto il ricorso della banca, stabilendo che il semplice versamento di denaro non prova l'esistenza di un contratto di deposito bancario, essendo necessario dimostrare il titolo contrattuale sottostante. Inoltre, la dichiarazione della banca a un terzo non costituisce confessione. La sentenza è stata cassata con rinvio.
Continua »
Revoca dei contributi pubblici: l’inganno costa caro all’impresa
Un'impresa ha ricevuto un finanziamento pubblico, successivamente revocato in parte dal Ministero a causa di dichiarazioni false sui pagamenti ai fornitori. Il Ministero ha quindi richiesto la restituzione di circa 300.000 euro. L'impresa si è opposta eccependo la prescrizione del diritto al recupero delle somme. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'impresa, confermando che la revoca dei contributi pubblici fa decorrere il termine di prescrizione decennale non dal momento dell'erogazione o della dichiarazione falsa, ma solo dal giorno in cui l'Amministrazione adotta il provvedimento di revoca o ne comunica l'avvio. L'impresa è stata condannata a restituire le somme e a pagare le spese legali.
Continua »
Furto in abitazione del defunto: la Cassazione condanna
Due soggetti sono stati condannati per il reato di furto in abitazione in concorso. Gli imputati avevano svaligiato la casa di una persona deceduta, sostenendo che l'immobile fosse ormai abbandonato e che la morte del proprietario escludesse la qualifica di privata dimora. La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi, dichiarandoli inammissibili. I giudici hanno chiarito che la morte del proprietario non fa perdere alla casa la natura di privata dimora, poiché gli eredi o i familiari possono comunque accedervi per svolgere attività personali. Inoltre, la presenza di recinzioni e cancelli chiusi a chiave smentiva l'ipotesi dell'abbandono. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »