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Dichiarazione Di Fallimento

89 provvedimenti applicano questo termine

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Dichiarazione di Fallimento: Azienda in Crisi, Cassazione Conferma
Il Tribunale ha pronunciato la dichiarazione di fallimento di un'Azienda su richiesta di un creditore. L'Azienda ha reclamato, sostenendo di non superare le soglie di non fallibilità e di aver rateizzato alcuni debiti. La Corte d'Appello ha confermato il fallimento, rilevando una grave impotenza finanziaria, nonostante gli accordi di pagamento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Azienda, ritenendo corretto l'accertamento dello stato di insolvenza e l'analisi dei bilanci degli ultimi tre esercizi. La sentenza ha ribadito che la capacità di adempiere ai debiti è fondamentale.
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Dichiarazione di fallimento: l’Azienda perde, onere della prova decisivo
Un'Azienda e il suo Socio hanno impugnato la dichiarazione di fallimento emessa dal Tribunale, scaturita da un'istanza di un creditore per debiti tributari non pagati. L'Azienda contestava vizi di notifica, l'insussistenza dei requisiti per la dichiarazione di fallimento e l'avvenuta cessazione dell'attività. La Corte d'Appello ha respinto il reclamo, precisando che la mera cancellazione da un albo artigiano non equivaleva alla cessazione dell'attività e che l'Azienda non aveva fornito le prove necessarie. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo l'importanza dell'onere di allegazione dei documenti nel reclamo fallimentare e confermando che la dichiarazione di fallimento non richiede un accertamento definitivo del credito, ma una valutazione incidentale.
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Dichiarazione di fallimento: beni immobili non bastano se illiquidi
La Corte di Cassazione ha confermato la dichiarazione di fallimento di una società, avviata su richiesta di una Banca. La società aveva contestato il credito bancario (per contratti monofirma e capitalizzazione trimestrale) e sostenuto di possedere beni immobiliari sufficienti a coprire i debiti, sebbene precedentemente confiscati. La Corte ha ritenuto le contestazioni infondate e ha stabilito che la disponibilità di beni non garantiva una liquidità immediata e sufficiente a estinguere i debiti, a causa del loro stato di degrado e della loro scarsa commerciabilità. Il ricorso della società è stato dichiarato inammissibile, consolidando la dichiarazione di fallimento.
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Dichiarazione di fallimento: concordato revocato e debiti
Una società commerciale ha impugnato la dichiarazione di fallimento pronunciata dal Tribunale e confermata dalla Corte d'Appello dopo la revoca dell'ammissione al concordato preventivo. La società sosteneva che l'insolvenza si basasse su dati finanziari risalenti e contestava la legittimazione del Pubblico Ministero all'iniziativa concorsuale, oltre a difendere la bontà del proprio piano concordatario. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della società debitrice. I giudici hanno chiarito che il Pubblico Ministero può richiedere la dichiarazione di fallimento ogni volta che riceve notizia dell'insolvenza dal giudice civile. Inoltre, la Suprema Corte ha ribadito che l'insolvenza si misura sull'incapacità strutturale di operare sul mercato e adempiere regolarmente ai debiti correnti, confermando integralmente le statuizioni dei giudici di merito e condannando la società alle spese legali.
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Debito e soglia legale: valida la dichiarazione di fallimento
Un Ente creditore ha chiesto e ottenuto la dichiarazione di fallimento di una società debitrice per il mancato pagamento di compensi relativi a un evento di spettacolo. La società e il suo legale rappresentante hanno impugnato la decisione, sostenendo che l'ammontare effettivo del debito fosse inferiore al limite legale di 30.000 euro stabilito dall'art. 15 della legge fallimentare. I ricorrenti hanno contestato i conteggi del perito, l'inclusione dei biglietti omaggio e la mancata considerazione di un acconto di 1.000 euro. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso: i motivi presentati risultavano generici e non idonei a smentire il superamento della soglia legale, reso certo anche da una precedente ricognizione di debito.
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Azienda Inattiva vs. Dichiarazione di Fallimento: Ricorso Inammissibile
Un'Azienda ha presentato ricorso contro la sentenza che dichiarava il suo fallimento. L'Azienda sosteneva di non essere in stato di insolvenza, adducendo che i crediti tributari erano contestati o rateizzati e i debiti bancari erano sotto controllo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato la dichiarazione di fallimento, rilevando che l'Azienda non aveva fornito prove sufficienti sulla gestione dei debiti e risultava inattiva. Questo impediva di far fronte al passivo con mezzi normali, confermando lo stato di insolvenza.
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Dichiarazione di fallimento: l’Azienda soccombe, l’insolvenza è reale
Un'Azienda ha presentato ricorso contro la "Dichiarazione di fallimento" emessa dalla Corte d'Appello, su istanza di un Comune. L'Azienda contestava l'esistenza di debiti tributari e bancari, evidenziando crediti e l'assenza di procedure esecutive. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che lo "stato di insolvenza" è un'incapacità strutturale di adempiere alle obbligazioni, non una difficoltà temporanea. La Corte d'Appello aveva correttamente individuato numerosi indizi di insolvenza, come l'inattività, la difficoltà di accesso al credito bancario e la gestione irregolare dei bilanci. La Cassazione ha confermato che l'avviso sulle soluzioni di crisi nel precetto non impedisce la "Dichiarazione di fallimento" per imprese non sottosoglia.
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Dichiarazione di fallimento: quando il debito erariale non basta a salvarla
Un'Azienda ha presentato ricorso in Cassazione contro la sua Dichiarazione di fallimento, già confermata in appello. L'Azienda sosteneva di non essere insolvente, ma di affrontare solo una difficoltà finanziaria temporanea, anche in virtù di un accordo di definizione agevolata per un debito erariale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato che l'insolvenza dell'Azienda era strutturale, basata su debiti consistenti, scarsa liquidità, dispersione di patrimonio e crediti deteriorati. L'accordo sul debito erariale non era sufficiente a escludere la Dichiarazione di fallimento, poiché esistevano altri debiti e la capacità di pagare le rate era incerta. La sentenza ha quindi ribadito i criteri per accertare lo stato di insolvenza.
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Dichiarazione di Fallimento: Azienda in Crisi, Ricorso Inammissibile
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una società, Diamante Fruit s.r.l., dichiarata fallita su richiesta della Procura. L'istanza di **dichiarazione di fallimento** derivava da accertamenti penali e ingenti debiti fiscali legati a dazi doganali e IVA, basati su certificati di importazione ritenuti falsi. La società ha contestato la legittimità della richiesta del PM e la valutazione del suo stato patrimoniale. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che il PM può agire anche sulla base di notizie di insolvenza apprese in contesti non strettamente penali e che l'accertamento dell'insolvenza era corretto, data l'incapacità strutturale della società di far fronte ai debiti con attivi incerti. La società è stata condannata al pagamento delle spese.
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Dichiarazione di fallimento: Cassazione conferma insolvenza aziendale
Un imprenditore e la sua azienda sono stati dichiarati falliti a causa di un grave stato di insolvenza, evidenziato da procedure esecutive immobiliari e debiti ingenti. L'imprenditore ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la valutazione dei bilanci e l'omessa ammissione di una CTU contabile. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che la valutazione dello stato di insolvenza è un apprezzamento di fatto del giudice di merito, non sindacabile in Cassazione se ben motivato. La richiesta di CTU era generica. La sentenza ha quindi confermato la dichiarazione di fallimento, ritenendo i motivi del ricorso infondati e volti a una nuova valutazione dei fatti.
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Dichiarazione di fallimento valida dopo desistenza
Una società impugna la dichiarazione di fallimento contestando la mancata notifica autonoma dei ricorsi presentati da creditori successivi, dopo la desistenza del primo creditore istante. L'impresa sostiene inoltre l'assenza di insolvenza per via di attivi patrimoniali residui. La Corte di Cassazione respinge integralmente il ricorso dell'azienda. I giudici chiariscono che la notifica del primo ricorso incardina validamente il procedimento, gravando sul debitore l'onere di vigilare sulle ulteriori istanze riunite. La desistenza del creditore iniziale non estingue i ricorsi successivi, data la loro piena autonomia processuale. I debiti fiscali milionari e verso i lavoratori attestano l'incapacità di adempimento ordinario, confermando la legittimità della procedura concorsuale.
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Dichiarazione di fallimento: l’Azienda perde contro la Banca sull’usura
Un'Azienda è stata dichiarata fallita su richiesta di una Banca. L'Azienda ha contestato la Dichiarazione di fallimento, sostenendo che il credito della Banca derivava da tassi usurari su conto corrente e mutui, e che essa vantava un controcredito superiore. La Corte d'Appello ha respinto il reclamo, ritenendo insufficienti le prove dell'Azienda. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, ribadendo che per la Dichiarazione di fallimento è sufficiente un accertamento incidentale del credito e che le perizie di parte sull'usura non hanno valore probatorio autonomo. Il ricorso dell'Azienda è stato rigettato.
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Dichiarazione di fallimento tra concordato e notifica PEC
Una società ammessa al concordato preventivo viene accusata da un creditore di non aver rispettato gli accordi. Il giudice dispone la risoluzione dell'accordo concordatario. Successivamente, la cancelleria del tribunale notifica alla PEC dell'azienda gli atti e viene emessa la dichiarazione di fallimento. La società propone ricorso sostenendo che la notifica fosse nulla perché inviata alla PEC pubblicata dai liquidatori e che il fallimento non potesse essere dichiarato in pendenza di ricorso sulla risoluzione. La Corte di Cassazione respinge il ricorso: la notifica al domicilio digitale risultante dal Registro delle Imprese è pienamente valida e la sentenza che risolve il concordato è immediatamente esecutiva, permettendo la dichiarazione di fallimento senza attendere l'esito finale dell'impugnazione.
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Dichiarazione di fallimento: ricorso inammissibile, l’azienda perde
Una società è stata dichiarata fallita. Ha impugnato questa decisione, sostenendo che la riduzione del fatturato e i debiti non indicavano un reale stato di insolvenza, ma una normale gestione aziendale con utili e un capitale netto positivo. La Corte d'Appello ha confermato la dichiarazione di fallimento. La società ha quindi presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha rilevato che i motivi erano stati formulati in modo errato, mescolando diverse tipologie di censure procedurali e contestando la valutazione dei fatti anziché la corretta applicazione della legge. La sentenza ribadisce l'importanza di una corretta formulazione del ricorso per evitare la dichiarazione di fallimento.
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Affitto d’azienda nullo ma dichiarazione di fallimento valida
Una società affittuaria contesta la dichiarazione di fallimento richiesta da una procedura concorsuale locatrice per il mancato pagamento dei canoni aziendali. La debitrice eccepisce la nullità del contratto di affitto d'azienda: l'immobile non possedeva le autorizzazioni urbanistiche per ospitare una residenza per anziani. I giudici confermano l'insolvenza. L'accordo contrattuale prevedeva l'uso alberghiero legittimo e poneva a carico dell'affittuaria l'ottenimento delle licenze sanitarie. L'utilizzatrice ha comunque svolto l'attività per anni senza versare il dovuto e senza dimostrare la propria solidità economica.
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Dichiarazione di Fallimento: Credito Controverso non Ferma la Sentenza
Un Comune creditore ha chiesto la dichiarazione di fallimento di un'Azienda per un debito rilevante, accertato tramite un lodo arbitrale. Nonostante l'efficacia esecutiva del lodo fosse stata sospesa, la Corte d'Appello ha confermato il fallimento. L'Azienda ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la valutazione del credito e lo stato di insolvenza. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che per la dichiarazione di fallimento non è necessario un accertamento definitivo del credito, ma basta una valutazione incidentale della sua esistenza. Inoltre, lo stato di insolvenza è un apprezzamento di fatto insindacabile in Cassazione se ben motivato. L'Azienda ha perso e dovrà pagare le spese legali.
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Azienda insolvente: la Cassazione conferma la Dichiarazione di Fallimento
Il caso riguarda la Dichiarazione di fallimento di un'Azienda, decisa dal Tribunale e confermata dalla Corte d'Appello, su richiesta dei Creditori. L'Azienda ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo di non essere insolvente, adducendo una riduzione del passivo e la capacità di generare reddito. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che l'insolvenza è un'incapacità strutturale di pagare i debiti, non una difficoltà temporanea. Le argomentazioni dell'Azienda sono state ritenute insufficienti a fronte di altre prove di crisi. La valutazione dello stato di insolvenza è un accertamento di fatto, non riesaminabile in Cassazione se ben motivato.
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Dichiarazione di fallimento: debiti contestati e soglie legali
Una società affittuaria di un complesso alberghiero e i suoi soci illimitatamente responsabili hanno impugnato la dichiarazione di fallimento pronunciata su istanza della società proprietaria concedente. I debitori contestavano il calcolo dell'esposizione debitoria, sostenendo la nullità della consulenza tecnica e chiedendo la riduzione dei canoni per l'inagibilità di alcune camere dell'albergo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dei debitori. I giudici hanno stabilito che l'onere di provare il mancato superamento congiunto delle soglie di legge ricade interamente sul debitore. Nel caso esaminato, le decurtazioni economiche richieste dai debitori non incidevano in modo decisivo sul debito complessivo, il quale restava comunque ampiamente al di sopra del limite previsto per legge.
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Dichiarazione di fallimento: nullità della notifica e reclamo
L'ex liquidatore di una società a responsabilità limitata contesta la dichiarazione di fallimento pronunciata dal tribunale. L'imprenditore deduce l'omessa o irregolare notifica degli atti di convocazione per l'udienza prefallimentare, sostenendo che tale vizio determini l'inesistenza radicale della pronuncia e ne consenta l'impugnazione in ogni tempo. La Corte di Cassazione respinge il ricorso. I giudici chiariscono che i difetti di notifica della convocazione comportano la semplice nullità della decisione e non la sua inesistenza. Tale vizio deve essere fatto valere esclusivamente con il reclamo fallimentare entro i termini decadenziali di legge. Il termine decorre dal momento in cui il debitore acquisisce comunque effettiva conoscenza della sentenza, come emerso nel caso concreto attraverso un parallelo procedimento penale. Scaduti i termini, la pronuncia diviene definitiva e inattaccabile.
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Dichiarazione di fallimento: l’ex amministratore perde in Cassazione
Un ex amministratore ha impugnato la `dichiarazione di fallimento` della sua società, sostenendo che la Corte d'Appello non avesse considerato bilanci favorevoli. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che le argomentazioni fossero generiche e non contestassero specificamente le motivazioni della sentenza precedente. La Corte ha ribadito che la valutazione dello stato di insolvenza è un apprezzamento di fatto dei giudici di merito, insindacabile in Cassazione se ben motivato. L'ex amministratore dovrà affrontare le conseguenze della sentenza.
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