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Controricorso — Anno 2025

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2530 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Controricorso

Provvedimenti

Lodo arbitrale: quando è inammissibile il ricorso
Una società ha impugnato un lodo arbitrale che risolveva un contratto preliminare immobiliare per l'impossibilità di costruire un bagno. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che l'oggetto della controversia era la fattibilità dell'opera concordata contrattualmente, non la legittimità di un certificato edilizio amministrativo. Questo caso chiarisce i limiti del lodo arbitrale e l'irrilevanza di atti amministrativi quando le obbligazioni contrattuali sono materialmente irrealizzabili.
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Usura sopravvenuta: la Cassazione chiarisce i limiti
Un correntista ha citato in giudizio la sua banca per l'applicazione di interessi usurari su un conto corrente. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che per l'usura sopravvenuta non basta che il tasso superi la soglia legale nel corso del rapporto, ma è necessario che vi sia una nuova pattuizione, anche unilaterale (ius variandi), che fissi un tasso usurario al momento della sua applicazione. Il ricorrente non ha fornito prove specifiche in tal senso.
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Compenso amministratore: onere della prova decisivo
Un amministratore, che ricopriva anche il ruolo di dirigente, ha citato in giudizio la società per ottenere il compenso relativo alla sua carica per l'anno 2013 e il risarcimento per la revoca ingiustificata. La Corte di Cassazione, confermando la decisione d'appello, ha rigettato le sue richieste. Il punto focale della decisione è l'onere della prova: l'amministratore non ha fornito elementi specifici sulla natura, quantità e qualità dell'attività svolta distintamente da quella di dirigente. Pertanto, anche se il ruolo di amministratore si presume oneroso, senza una prova concreta dell'attività non è possibile liquidare alcun compenso amministratore, né un risarcimento del danno, che deve essere ugualmente provato nei suoi elementi costitutivi.
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Avviso di accertamento: quando è valido?
Un contribuente ha impugnato un avviso di accertamento TARI sostenendo che fosse nullo per carenza di motivazione, data l'assenza dei dati catastali, e per difetto di legittimazione del Comune, avendo quest'ultimo affidato il servizio di riscossione a un concessionario. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che l'avviso di accertamento è valido se l'immobile è comunque identificabile (ad esempio tramite l'indirizzo) e che il Comune mantiene il potere di accertamento anche in presenza di un concessionario.
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Evasione contributiva: quando il superminimo è reddito
Una società ha impugnato un avviso di addebito dell'ente previdenziale per contributi non versati su un 'superminimo' erogato ai dipendenti. La Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, rigettando il ricorso. Secondo la Corte, il 'superminimo' non era un risarcimento, ma una componente della retribuzione, soggetta a contribuzione. La mancata corresponsione dei contributi su tale somma configura evasione contributiva.
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Imposta sulla pubblicità: logo su silos e onere prova
Una concessionaria per la riscossione dei tributi ha impugnato una sentenza che esentava una società edile dal pagamento dell'imposta sulla pubblicità per il proprio logo apposto su dei silos. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, specificando che l'esenzione per il marchio di fabbrica è applicabile solo se l'azienda dimostra di essere la produttrice dei beni in questione. La Corte ha quindi annullato la decisione e rinviato il caso al giudice di merito per una nuova valutazione dei fatti relativi all'imposta sulla pubblicità.
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Genuinità dell’appalto: la formazione non basta
La Corte di Cassazione ha confermato la genuinità dell'appalto di servizi in un caso in cui due lavoratori contestavano la natura del loro rapporto. Anche se la società committente aveva fornito la formazione iniziale e, temporaneamente, alcuni strumenti di lavoro, la Corte ha ritenuto decisivi l'assunzione del rischio d'impresa e l'organizzazione autonoma da parte della società appaltatrice, rigettando il ricorso dei lavoratori che chiedevano di essere riconosciuti come dipendenti diretti della committente.
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Società cancellata: debiti fiscali per 5 anni
Una società cancellata dal Registro Imprese ha impugnato un avviso di accertamento IVA. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che, ai soli fini fiscali, la società cancellata si considera 'in vita' per cinque anni dalla richiesta di cancellazione. Questo permette all'Agenzia delle Entrate di notificare atti e alla società di difendersi in giudizio.
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Clausola sociale: onere della prova del lavoratore
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni lavoratori che chiedevano l'assunzione presso una nuova società appaltatrice in virtù della clausola sociale. La decisione si fonda su un principio processuale: i lavoratori non avevano contestato una delle autonome ragioni della sentenza d'appello, ovvero la mancata dimostrazione del loro diritto a essere preferiti rispetto ad altri dipendenti. Tale omissione ha reso inammissibile l'intero ricorso, confermando il rigetto della domanda di assunzione.
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Imposta comunale pubblicità: no a nuova tassa per cambio
La Corte di Cassazione ha stabilito che la modifica del solo marchio pubblicizzato su un'installazione, senza variare superficie e durata, non giustifica una nuova imposta comunale pubblicità. L'ordinanza chiarisce che il presupposto impositivo è legato a superficie e tempo, non al contenuto del messaggio. Un'azienda aveva cambiato il marchio esposto a metà del periodo autorizzato e il Comune aveva richiesto un secondo pagamento completo, ritenuto illegittimo dalla Corte.
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Estinzione del giudizio: niente doppio contributo
Un Ente Locale, dopo aver presentato ricorso per cassazione contro una società contribuente, ha raggiunto un accordo e ha rinunciato all'impugnazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, specificando un importante principio: in caso di estinzione per rinuncia, non si applica il raddoppio del contributo unificato. Questa misura, di natura sanzionatoria, è prevista solo per i casi di rigetto, inammissibilità o improcedibilità del ricorso e non può essere estesa ad altre ipotesi.
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Imposta comunale sulla pubblicità: Cassazione chiarisce
Una società ha contestato un avviso di accertamento relativo all'imposta comunale sulla pubblicità, sostenendo che diversi cartelli costituissero un unico mezzo pubblicitario. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che in presenza di strutture di sostegno e ubicazioni distinte, i messaggi devono essere tassati singolarmente. La Corte ha inoltre ribadito che l'onere di provare l'esistenza di un collegamento strumentale inscindibile, necessario per la tassazione unitaria, spetta esclusivamente al contribuente.
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Compenso architetto: quando è dovuto anche con errori?
Dei committenti si opponevano al pagamento del compenso a un architetto a causa di gravi inadempienze che avevano portato a un sequestro del cantiere. La Corte di Cassazione ha stabilito che, nonostante gli errori del professionista (per cui è stato condannato al risarcimento danni), il compenso architetto è dovuto per la parte di lavoro utilmente svolta. Il diritto al pagamento viene meno solo se l'inadempimento rende l'opera del tutto irrealizzabile.
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Finanziamento soci: quando il rimborso è dovuto
Una società ha tentato di posticipare il rimborso di un cospicuo finanziamento soci, sostenendo di versare in difficoltà finanziarie al momento dell'erogazione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la condanna al pagamento. La Corte ha stabilito che, per ottenere la postergazione, la società deve fornire prove concrete di un grave squilibrio finanziario o di una situazione in cui un conferimento di capitale sarebbe stato più ragionevole, prove che in questo caso mancavano.
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Prescrizione decennale crediti fiscali: Cassazione
La Corte di Cassazione stabilisce che, una volta che un accertamento fiscale diventa definitivo a seguito di una sentenza passata in giudicato, il diritto alla riscossione non è più soggetto ai brevi termini di decadenza, ma alla prescrizione decennale crediti fiscali prevista dall'art. 2953 del Codice Civile per l'esecuzione dei giudicati (actio iudicati). La Corte ha cassato la decisione di secondo grado che aveva erroneamente dichiarato l'Agenzia delle Entrate decaduta dal potere di riscossione.
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Diniego tacito: quando è impugnabile secondo la Cassazione
Un contribuente ha impugnato il diniego tacito dell'Agenzia delle Entrate su una richiesta di sgravio, sostenendo l'annullamento automatico dei debiti fiscali. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso originario inammissibile, specificando che il silenzio su un'istanza di autotutela discrezionale non costituisce un atto impugnabile, a differenza del silenzio su una richiesta di rimborso. La Corte ha sottolineato che per contestare un simile diniego è necessario dimostrare un interesse pubblico.
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Perdita di chance: come si calcola il risarcimento?
Un'azienda subisce un inadempimento contrattuale e perde un'importante commessa. La Cassazione interviene sul calcolo del danno da perdita di chance, annullando la decisione della Corte d'Appello perché la quantificazione equitativa del danno era arbitraria e priva di motivazione, stabilendo che deve basarsi su criteri logici e verificabili.
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Responsabilità amministratore srl: quando è personale?
La Corte di Cassazione conferma la condanna personale di un amministratore di s.r.l. per i gravi danni arrecati all'immobile locato dalla sua società al momento del rilascio. La Corte ha stabilito che la sua condotta, dolosa e con intento ritorsivo, ha generato una responsabilità amministratore srl di natura extracontrattuale, che si affianca a quella della società, obbligandolo al risarcimento sia del danno emergente che del lucro cessante.
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Onere della prova amianto: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un lavoratore che chiedeva la rivalutazione contributiva per esposizione ad amianto. La decisione si fonda sulla mancata allegazione di fatti specifici e dettagliati riguardo le modalità di esposizione, confermando che l'onere della prova amianto ricade interamente sul ricorrente. Senza una descrizione precisa delle mansioni e delle circostanze di rischio, le richieste di prove testimoniali e consulenze tecniche sono state ritenute superflue.
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Imposta di registro sentenza: no tassa se il credito è negato
La Corte di Cassazione ha stabilito che una sentenza che respinge la richiesta di un creditore di essere ammesso allo stato passivo di una procedura concorsuale non è soggetta a imposta di registro proporzionale. Secondo i giudici, questo tipo di provvedimento non accerta alcuna 'esistenza di ricchezza', ma nega un diritto patrimoniale. Pertanto, l'imposta applicabile è quella in misura fissa e non quella proporzionale, in linea con il principio di capacità contributiva. La controversia vedeva contrapposti l'amministrazione finanziaria e un importante istituto di credito.
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