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Controricorso — Anno 2025

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2530 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Controricorso

Provvedimenti

Rumori condominiali: la prova dell’intollerabilità
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 31021/2025, ha chiarito i criteri per il risarcimento del danno da rumori condominiali. Nel caso esaminato, la domanda di alcuni condomini contro i proprietari degli appartamenti ai piani superiori, locati a studenti, è stata respinta. La Corte ha stabilito che, per ottenere un risarcimento, non basta lamentare il disturbo, ma è necessario fornire una prova rigorosa che i rumori superino la normale tollerabilità, prova che non è stata raggiunta a causa di testimonianze contrastanti e degli esiti negativi degli interventi delle forze dell'ordine. La sentenza ha anche affrontato l'importante principio della causalità nella ripartizione delle spese legali.
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Ius variandi appalto: le prove decisive in giudizio
Una società committente contesta l'aumento dei costi di un'opera, ma la Cassazione respinge il ricorso. L'ordinanza chiarisce che l'esercizio dello ius variandi appalto, che ha causato l'aumento, era stato provato in modo robusto nei gradi di merito. Nuovi documenti presentati in appello non sono stati ritenuti sufficientemente decisivi da ribaltare la decisione, poiché non potevano smentire con certezza le altre prove, come la contabilità di cantiere e le testimonianze.
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Riassicurazione: quando i servizi sono esenti IVA
Una società di riassicurazione nel settore assistenza è stata oggetto di un accertamento per IVA non versata sui servizi forniti. La Corte di Cassazione ha stabilito che i servizi resi direttamente con la propria struttura ('costi interni') nell'ambito di un contratto di riassicurazione sono esenti da IVA, in quanto parte integrante della copertura del rischio. Al contrario, i costi per servizi forniti da terzi e poi riaddebitati ('costi esterni') non beneficiano dell'esenzione e sono soggetti a IVA. La Corte ha inoltre negato che il contribuente potesse invocare il legittimo affidamento per evitare il pagamento dell'imposta.
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Cessazione attività e fallimento: questione nuova
Una società sportiva, dichiarata fallita, ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo la propria non fallibilità per avvenuta cessazione dell'attività da oltre un anno. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. La motivazione si fonda sul principio che la questione della cessazione attività e fallimento non era stata specificamente trattata nei precedenti gradi di giudizio, configurandosi quindi come una 'questione nuova', non esaminabile in sede di legittimità.
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Trasferimento sede all’estero: quando è fittizio?
Una società, dopo aver ceduto i propri beni, ha effettuato un trasferimento della sede all'estero, venendo cancellata dal registro imprese italiano. Successivamente è stata dichiarata fallita in Italia. La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi degli ex amministratori, confermando che il trasferimento era fittizio. Di conseguenza, la giurisdizione per dichiarare il fallimento rimane in Italia e non si applica il termine di un anno dalla cancellazione, poiché la società non ha mai realmente cessato la sua attività o spostato il suo centro decisionale.
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Delibera condominiale nulla: la Cassazione decide
Una società impugna una delibera condominiale relativa alla ripartizione di spese per lavori edili, ritenendola illegittima. La Corte d'Appello dichiara la delibera condominiale nulla. La Corte di Cassazione, con la presente ordinanza, conferma la decisione, rigettando il ricorso del condominio. Vengono respinte le argomentazioni relative alla connessione con un'altra causa (continenza) e alla distinzione tra nullità e annullabilità, giudicando il ricorso manifestamente infondato e condannando il condominio al pagamento delle spese e a un risarcimento per lite temeraria.
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Decadenza revoca prima casa: i termini della Cassazione
In un caso di decadenza revoca prima casa, la Corte di Cassazione ha stabilito che, una volta notificato e non impugnato l'avviso di liquidazione, l'Agenzia delle Entrate ha dieci anni di tempo (prescrizione) per la riscossione. Il termine breve di decadenza si applica solo alla fase di accertamento, non a quella successiva di recupero del credito, che avviene tramite cartella di pagamento.
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Preclusione documentale: l’avviso è obbligatorio
La Corte di Cassazione ha stabilito che la preclusione documentale, ovvero l'impossibilità per il contribuente di utilizzare documenti in un contenzioso tributario, non si applica se la richiesta iniziale dell'Amministrazione Finanziaria è generica e, soprattutto, priva dell'esplicito avvertimento sulle conseguenze della mancata esibizione. Nel caso specifico, una società si era vista negare la possibilità di produrre prove aggiuntive sulla residenza fiscale di un partner estero. La Corte ha annullato la decisione, riaffermando che il diritto di difesa del contribuente è tutelato da requisiti procedurali precisi che l'Ufficio è tenuto a rispettare.
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Interruzione del processo: il termine per la riassunzione
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha chiarito un punto fondamentale sull'interruzione del processo. In caso di fallimento di una parte, l'interruzione è automatica, ma il termine perentorio per la riassunzione della causa non decorre dalla semplice conoscenza dell'evento, bensì dalla data in cui il giudice emette la formale dichiarazione di interruzione. Se questa dichiarazione manca, la riassunzione non può essere considerata tardiva.
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Cessazione materia del contendere: accordo e spese
Una società impugnava un avviso di accertamento TARI per errata attribuzione della categoria tariffaria. Dopo un lungo iter giudiziario giunto fino in Cassazione, le parti hanno trovato un accordo transattivo. La Corte Suprema ha quindi dichiarato la cessazione della materia del contendere, ponendo fine al processo e compensando le spese legali tra le parti, data la sopravvenuta assenza di interesse a una decisione nel merito.
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Interruzione del processo: da quando decorre il termine?
La Corte di Cassazione ha chiarito un punto cruciale sull'interruzione del processo a seguito di fallimento. Con l'ordinanza in esame, ha stabilito che il termine perentorio per la riassunzione del giudizio non decorre dalla conoscenza legale dell'evento fallimentare, ma dalla data della dichiarazione giudiziale di interruzione. Il caso riguardava una società, fallita nel corso di un giudizio d'appello, il cui liquidatore aveva riassunto la causa. La Corte d'Appello aveva erroneamente dichiarato estinto il processo per tardività, un errore corretto dalla Cassazione che ha cassato la sentenza con rinvio.
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Legittimazione del fallito: quando può agire in giudizio
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti della legittimazione del fallito ad agire in giudizio. Un'imprenditrice, dichiarata fallita, aveva citato in giudizio alcuni istituti finanziari. La Corte ha stabilito che l'imprenditrice non aveva la capacità processuale per farlo, poiché il curatore fallimentare non era stato semplicemente inerte, ma aveva attivamente espresso una valutazione negativa sulla convenienza della causa. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Cessione Credito Fiscale: quando è valida?
Una società finanziaria acquista un credito IRES da una procedura fallimentare e ne chiede il rimborso. L'Amministrazione Finanziaria lo nega, sostenendo che la dichiarazione dei redditi fosse prematura e la cessione invalida. La Corte di Cassazione respinge il ricorso dell'ente impositore, chiarendo che la dichiarazione finale del fallimento può essere presentata prima della chiusura formale, se l'attività liquidatoria è conclusa. Inoltre, stabilisce che una precedente cessione del credito, mai notificata all'Amministrazione, è inefficace, rendendo pienamente valida la successiva cessione, regolarmente notificata. Viene così confermato il diritto al rimborso.
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Tassazione interessi moratori: la Cassazione chiarisce
Un istituto di credito ha impugnato l'applicazione dell'imposta di registro proporzionale del 3% su interessi moratori liquidati in un decreto ingiuntivo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità dell'imposizione. La decisione chiarisce che la tassazione interessi moratori segue questo regime poiché tali somme, avendo natura risarcitoria e non essendo soggette a IVA, rientrano pienamente nell'ambito di applicazione dell'imposta di registro proporzionale prevista per gli atti giudiziari di condanna.
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Imposta di registro sentenza: quando è proporzionale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30712/2025, chiarisce il regime fiscale delle sentenze che dispongono il trasferimento di un immobile in esecuzione di un contratto preliminare. Quando il trasferimento è subordinato al pagamento del prezzo da parte del promissario acquirente, si applica l'imposta di registro sentenza in misura proporzionale e non fissa. La Corte ribadisce che tale condizione, dipendendo dalla mera volontà del compratore, non è considerata sospensiva ai fini fiscali, rendendo l'imposta immediatamente esigibile.
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Scientia decoctionis: presunzione e prova in Cassazione
La Corte di Cassazione conferma la revoca di una compravendita immobiliare, stabilendo che la conoscenza dello stato di insolvenza del venditore (scientia decoctionis) può essere provata tramite indizi, come i rapporti di parentela tra gli amministratori delle due società coinvolte. La Corte ribadisce inoltre che lo stato di insolvenza è presunto per legge a seguito della dichiarazione di fallimento.
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Riapertura procedimento disciplinare: la scadenza
Un dipendente pubblico, licenziato a seguito di un procedimento disciplinare e successivamente assolto in sede penale, ha richiesto la riapertura del procedimento disciplinare. La sua istanza è stata respinta perché presentata oltre il termine di sei mesi. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che il termine decorre dalla data in cui la sentenza penale di assoluzione diventa irrevocabile, e non dalla data in cui il dipendente ne ottiene una copia con attestazione. La sentenza sottolinea l'importanza della certezza dei termini legali.
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Azione possessoria: il termine in caso di più atti
La Corte di Cassazione chiarisce un punto fondamentale sull'azione possessoria. Se lo spoglio del possesso avviene tramite più atti successivi (es. prima una recinzione, poi l'installazione di cancelli), il termine di un anno per agire non decorre automaticamente dal primo atto. Il giudice deve accertare esplicitamente se gli atti sono parte di un unico disegno. In mancanza di tale prova, il termine decorre dall'ultimo atto. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva dichiarato la decadenza senza questa fondamentale verifica.
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Legittimazione passiva ASL: chi paga i debiti USL?
Una professionista ha citato in giudizio un'Azienda Sanitaria Locale (ASL) per ottenere il risarcimento del danno derivante dall'omesso versamento di contributi previdenziali relativi al periodo 1987-1995, quando operava la precedente Unità Sanitaria Locale (USL). La Corte di Cassazione ha stabilito che la legittimazione passiva ASL non sussiste per i debiti maturati prima del 31 dicembre 1994. Per tale periodo, la responsabilità ricade sulle Regioni attraverso le apposite gestioni liquidatorie. Di conseguenza, la Corte ha accolto parzialmente il ricorso dell'ASL, rigettando la domanda della lavoratrice per il periodo fino al 1994.
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Progressioni economiche: esclusi i precari? La Cassazione esamina
L'ordinanza interlocutoria della Corte di Cassazione affronta il caso di alcuni dipendenti pubblici, assunti a tempo indeterminato dopo anni di precariato, ai quali era stata negata la partecipazione alle progressioni economiche orizzontali durante il periodo di lavoro a termine. I giudici di merito avevano respinto le loro richieste, ritenendo giustificata la differenziazione rispetto ai colleghi di ruolo. La Suprema Corte, riconoscendo la novità e la rilevanza della questione in relazione al principio di non discriminazione europeo, ha disposto il rinvio della causa a una pubblica udienza per una decisione approfondita, sospendendo di fatto il giudizio.
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