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Controricorrente — Anno 2023

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864 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Controricorrente

Provvedimenti

Correzione errore materiale: la Cassazione corregge sé
Una società ha richiesto la correzione di un errore materiale in un'ordinanza della Cassazione che indicava una commissione tributaria sbagliata per il rinvio. Nonostante la lite fosse stata definita, la Corte ha accolto l'istanza, affermando il proprio potere di correggere d'ufficio i propri errori per coerenza, basandosi su un recente principio delle Sezioni Unite. La correzione errore materiale è stata quindi disposta.
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Indennità disoccupazione agricola: quando va restituita?
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione che obbliga un lavoratore alla restituzione dell'indennità di disoccupazione agricola. Il beneficio era stato erogato sulla base di un rapporto di lavoro con l'azienda della madre, ritenuto fittizio in quanto il lavoratore ne era il gestore di fatto. La Corte ha rigettato il ricorso, specificando di non poter riesaminare nel merito le prove e che una precedente sentenza favorevole per un'annualità diversa non costituisce giudicato.
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Rendita presunta ICI: motivazione e poteri comunali
Un comune emetteva un avviso di accertamento ICI per gli anni 2010-2014 a una società concessionaria di beni demaniali, basandosi su una rendita presunta calcolata dalla Guardia di Finanza. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del comune, confermando l'annullamento dell'atto. La decisione si fonda sul grave difetto di motivazione dell'avviso, che non esplicitava i criteri di calcolo della rendita presunta, e sui limiti normativi del potere comunale in materia per il periodo di riferimento.
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Notifica Rendita Catastale: Obbligatoria per IMU
Una società alberghiera ha impugnato un avviso di accertamento IMU basato su una rendita catastale modificata. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la nuova rendita è inefficace se non vi è una formale notifica rendita catastale. La conoscenza acquisita tramite altri atti, come quello di compravendita, è irrilevante ai fini della validità dell'imposta richiesta.
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Definizione agevolata: estinzione del processo
Una società di riscossione aveva impugnato un avviso di contestazione relativo all'omessa applicazione dell'IVA su servizi postali. Dopo aver perso in appello, la società ha presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, il processo si è concluso con una declaratoria di estinzione perché la ricorrente ha aderito alla definizione agevolata, pagando le somme dovute e facendo così venir meno l'oggetto del contendere.
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Motivazione apparente: sentenza nulla se generica
Un contribuente si è visto negare l'accesso a una definizione agevolata per sanzioni non tributarie. Le commissioni tributarie di primo e secondo grado gli hanno dato ragione, annullando il diniego per carenza di motivazione. La Corte di Cassazione, tuttavia, ha ribaltato la decisione d'appello, giudicandola affetta da 'motivazione apparente'. La sentenza regionale si era limitata a enunciare principi di diritto generici senza applicarli al caso specifico, rendendo impossibile comprendere l'iter logico seguito. Di conseguenza, la sentenza è stata annullata con rinvio.
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Regolamento di confini: quando il confine è incerto
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di regolamento di confini tra due proprietà. I giudici hanno confermato la decisione dei tribunali di merito che, in presenza di incertezza oggettiva e soggettiva sulla linea di demarcazione, avevano fatto ricorso ai più antichi frazionamenti per stabilire il confine. La Corte ha ritenuto inammissibile la richiesta di una nuova valutazione delle prove. Ha tuttavia accolto il ricorso su un punto specifico: la liquidazione delle spese legali. È stato stabilito che, quando più parti con la stessa posizione sono difese da un unico avvocato, spetta un compenso unico e non una liquidazione per ciascuna parte.
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Rinuncia al ricorso: estinzione del giudizio
Una società creditrice aveva impugnato la decisione di ammettere solo parzialmente il proprio credito nel passivo di un fallimento. L'appello verteva su questioni di accollo IVA, finanziamenti soci e pagamenti a terzi. Tuttavia, prima della decisione della Corte di Cassazione, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo. Di conseguenza, la società creditrice ha presentato una rinuncia al ricorso, portando la Corte a dichiarare l'estinzione del giudizio.
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Operazioni inesistenti: la Cassazione rinvia il caso
Una società del settore metalmeccanico ha ricevuto un avviso di accertamento milionario per operazioni inesistenti, contestando sia la deducibilità dei costi che la gestione dell'IVA in reverse charge. Le commissioni tributarie di merito hanno parzialmente accolto le ragioni della società. L'Agenzia delle Entrate ha fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte, data la complessità e l'importanza della questione, nonché una parziale definizione agevolata della lite, ha deciso di non pronunciarsi immediatamente, rinviando la causa a una pubblica udienza per un esame più approfondito.
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Liquidazione spese processuali: i limiti del giudice
Una contribuente, dopo aver vinto una causa contro l'Agenzia delle Entrate-Riscossione, ha impugnato la decisione per la liquidazione spese processuali ritenuta troppo bassa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che il giudice non è vincolato ai valori medi della tariffa forense, ma deve solo quantificare il compenso tra il minimo e il massimo, motivando solo in caso di deroga a tali limiti. Nel caso specifico, i minimi tariffari erano stati rispettati.
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Azione revocatoria: onere della prova per i debitori
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di azione revocatoria intentata da un creditore nei confronti di un socio e sua moglie per la vendita di un immobile. I debitori sostenevano che la vendita fosse necessaria per estinguere un debito preesistente e scaduto. La Corte ha rigettato il ricorso, sottolineando che l'onere di provare la finalità solutoria dell'atto di disposizione patrimoniale grava sul debitore. In assenza di prove sufficienti, la revocatoria è stata confermata.
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Onere della prova: non è riesame dei fatti
Una società fornitrice ha citato in giudizio il gestore di un bar per inadempimento di un contratto di fornitura. Condannato in Appello, il gestore ha fatto ricorso in Cassazione lamentando la violazione dell'onere della prova. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che contestare la valutazione delle prove da parte del giudice non equivale a una violazione delle regole sull'onere della prova, ma rappresenta un inammissibile tentativo di riesame del merito.
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Sospensione processo: quando il giudice può disporla?
Una società commerciale citava in giudizio un supercondominio per il ripristino di alcune scale mobili e il risarcimento dei danni. Il Tribunale disponeva la sospensione del processo in attesa della definizione di un'altra causa pendente tra il supercondominio e la ditta costruttrice. La Corte di Cassazione ha annullato tale provvedimento, chiarendo che la sospensione del processo discrezionale è illegittima se il giudice non motiva espressamente le ragioni per cui non intende attenersi alla sentenza, seppur non definitiva, già emessa nell'altro giudizio.
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Cessazione materia contendere: appello inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro un'ordinanza di sospensione del processo. La decisione è motivata dalla sopravvenuta cessazione della materia del contendere, verificatasi a seguito del passaggio in giudicato della sentenza che definiva la causa pregiudiziale. Venendo meno il presupposto della sospensione, cessa anche l'interesse delle parti a una decisione sul ricorso, che pertanto diventa inammissibile.
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Risarcimento del danno: la prova è sempre necessaria
Un cittadino ha citato in giudizio un Comune per l'inadempimento di un accordo transattivo. Sebbene i tribunali abbiano confermato la risoluzione dell'accordo per colpa del Comune, la richiesta di risarcimento del danno del cittadino è stata respinta. La Corte di Cassazione ha ribadito un principio fondamentale: il danno non può essere presunto (non è 'in re ipsa'), ma deve essere sempre specificamente provato da chi lo richiede. La semplice violazione di un contratto non è sufficiente per ottenere un indennizzo.
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Rinuncia al ricorso: chi paga le spese processuali?
In una causa di successione, gli eredi del ricorrente hanno presentato una rinuncia al ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione. La Corte ha dichiarato estinto il giudizio e, in assenza di accettazione della rinuncia da parte degli avversari, ha condannato la parte rinunciante al pagamento di tutte le spese processuali, applicando l'art. 391 c.p.c.
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Eredità giacente: intervento del creditore e limiti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28282/2023, ha stabilito l'inammissibilità dell'intervento del creditore del defunto nella procedura di eredità giacente, qualora questo sia finalizzato a ottenere un accertamento definitivo sulla qualità di erede dei chiamati. La Suprema Corte ha ribadito che la procedura di eredità giacente ha natura conservativa e non contenziosa, pertanto l'accertamento di diritti, come la qualità di erede, deve avvenire in un separato giudizio di cognizione. È stato invece confermato che la condanna alle spese è legittima anche in questa sede, qualora emerga una soccombenza in fase di reclamo.
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Rinuncia al ricorso: guida alla procedura ed effetti
Un'azienda sanitaria, condannata in appello a risarcire un dirigente per la mancata graduazione delle sue funzioni, presenta ricorso in Cassazione. Successivamente, l'azienda decide di effettuare una rinuncia al ricorso, che viene accettata dalla controparte. La Corte di Cassazione, prendendo atto della rinuncia, dichiara estinto il giudizio, rendendo così definitiva la sentenza di condanna emessa in appello.
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Rinuncia al ricorso: estinzione del giudizio
Un'Azienda Sanitaria, condannata a risarcire un dirigente per la mancata graduazione delle funzioni, ha presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, la successiva rinuncia al ricorso, accettata dalla controparte, ha portato la Corte a dichiarare l'estinzione del giudizio, chiudendo definitivamente la controversia senza una decisione nel merito.
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Rinuncia al ricorso: estinzione del giudizio
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione di un giudizio a seguito della rinuncia al ricorso da parte di un'azienda sanitaria. La controversia originaria riguardava la richiesta di risarcimento danni di un dirigente medico per la mancata graduazione delle funzioni dirigenziali. L'azienda, dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio, ha presentato ricorso in Cassazione, per poi rinunciarvi. La Corte, preso atto della rinuncia e della sua accettazione, ha estinto il procedimento senza pronunciarsi sulle spese, poiché l'accettazione è pervenuta direttamente dalla parte.
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