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Contributo Unificato — Anno 2023

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936 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Contributo Unificato

Provvedimenti

Qualifica professionale dei giornalisti: l’editore perde la causa
L'Ente Previdenziale dei Giornalisti ha richiesto a un'Agenzia di Stampa il pagamento di oltre 42.000 euro per contributi omessi. La contestazione riguardava la corretta qualifica professionale dei giornalisti: l'agenzia li considerava semplici corrispondenti locali, mentre i giudici di merito li hanno qualificati come redattori e collaboratori coordinati e continuativi, data la continuità e la rilevanza nazionale delle notizie trattate. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Agenzia di Stampa. La Suprema Corte ha stabilito che la qualifica professionale dei giornalisti e l'accertamento della natura del rapporto di lavoro spettano esclusivamente ai giudici di merito. Di conseguenza, l'Agenzia di Stampa perde la causa e deve versare i contributi previdenziali richiesti, oltre alle spese legali.
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Iscrizione gestione commercianti: l’albo vince sull’occasionalità
Un promotore finanziario ha impugnato una cartella esattoriale con cui l'INPS richiedeva il pagamento di contributi previdenziali. La Corte d'Appello ha ritenuto legittima la pretesa dell'ente previdenziale, confermando l'obbligo di iscrizione alla gestione commercianti per chi esercita tale attività professionale, senza necessità di verificare ulteriormente i requisiti di abitualità e prevalenza. Il professionista ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo l'occasionalità della sua attività e contestando la ripartizione dell'onere della prova. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che l'iscrizione gestione commercianti è obbligatoria per i promotori finanziari iscritti all'albo. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento del doppio del contributo unificato.
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Improcedibilità del ricorso per cassazione: un giorno costa caro
Una comproprietaria ha proposto opposizione all'esecuzione immobiliare avviata contro il marito, lamentando la mancata notifica del pignoramento sull'immobile in comunione legale. Il Tribunale ha respinto l'opposizione. La donna ha quindi proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso per cassazione poiché depositato oltre il termine perentorio di venti giorni dalla notifica e privo, nella copia digitale depositata, degli elementi grafici identificativi del numero e della data di pubblicazione della sentenza impugnata. Di conseguenza, anche il ricorso incidentale tardivo della banca creditrice è stato dichiarato inefficace. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e al raddoppio del contributo unificato.
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Improcedibilità del ricorso per cassazione: la firma non basta
Una controversia nata da un contratto d'affitto porta a una procedura esecutiva per il recupero delle spese legali. Il Conduttore avvia l'esecuzione, ma il Proprietario si oppone. Dopo le decisioni dei giudici di merito, il Conduttore propone ricorso in Cassazione. La Suprema Corte dichiara l'improcedibilità del ricorso per cassazione poiché la copia digitale della sentenza impugnata depositata dal ricorrente è priva dell'attestazione di cancelleria relativa alla data e al numero di pubblicazione. Senza questi elementi, la Corte non può verificare la tempestività del ricorso. Di conseguenza, il Conduttore perde la causa, viene condannato a pagare le spese processuali e un ulteriore contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso: niente raddoppio del contributo unificato
Un contribuente ha presentato ricorso per revocazione contro una decisione sfavorevole in materia di IVA. Successivamente, ha depositato una formale rinuncia al ricorso per poter aderire alla definizione agevolata delle liti tributarie. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio. I giudici hanno chiarito che la rinuncia al ricorso non comporta l'obbligo di pagare il raddoppio del contributo unificato. Questa sanzione si applica infatti solo nei casi di rigetto, inammissibilità o improcedibilità dell'impugnazione, e non può essere estesa per analogia alla rinuncia volontaria.
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Definizione agevolata: stop alla lite tra fisco e società
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione della Commissione Tributaria Regionale che aveva annullato un avviso di accertamento per imposte dirette e IVA emesso nei confronti di una società di distribuzione gas. La CTR aveva ravvisato la violazione del termine dilatorio per l'emissione dell'atto. Durante il giudizio di Cassazione, la società contribuente ha presentato domanda di definizione agevolata ai sensi del decreto legge n. 119 del 2018, provvedendo al pagamento della prima rata e chiedendo l'estinzione del giudizio. La Suprema Corte, riscontrata la regolarità della documentazione e il pagamento effettuato, ha dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere. Le spese del giudizio sono rimaste a carico di chi le ha anticipate e non è dovuto il raddoppio del contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: inammissibile ma senza sanzioni
Il Contribuente ha aderito alla definizione agevolata dei carichi esattoriali e ha presentato un atto di rinuncia al ricorso per cassazione. Tuttavia, l'atto non è stato notificato alla controparte come richiesto dalla legge. La Corte di Cassazione ha stabilito che la mancanza di notifica impedisce l'estinzione formale del processo, ma determina comunque l'inammissibilità del ricorso per sopravvenuto difetto di interesse. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, compensato le spese e stabilito che non è dovuto il doppio contributo unificato, poiché l'inammissibilità è sopravvenuta a causa dell'adesione alla sanatoria fiscale.
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Definizione agevolata: stop alle liti e nessun raddoppio tasse
Una contribuente ha impugnato un avviso di accertamento per un maggior reddito di partecipazione in una società di persone. Durante il giudizio di Cassazione, la contribuente ha aderito alla definizione agevolata delle liti pendenti, pagando l'intero debito tributario e chiedendo l'estinzione del processo. L'Agenzia delle Entrate ha confermato il regolare pagamento. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio e la cessazione della materia del contendere. I giudici hanno stabilito che non si applica il raddoppio del contributo unificato, poiché l'estinzione non equivale a un rigetto del ricorso, e le spese di giudizio restano compensate.
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Previdenza complementare: il pensionato perde contro la banca
Un pensionato ha richiesto a una banca il pagamento delle differenze tra la pensione di invalidità e il trattamento pensionistico ricevuto. La banca ha opposto in compensazione un proprio credito maggiore. La Corte d'Appello ha respinto la domanda del pensionato, rilevando che per un periodo il credito era inesistente per un precedente giudicato, e per il periodo successivo il pensionato aveva già ottenuto la liquidazione anticipata della quota di previdenza complementare (il cosiddetto zainetto). La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del pensionato, confermando che i conteggi di parte non costituiscono fatti storici omessi ma semplici argomentazioni difensive e che il ricorso difettava di autosufficienza. Il pensionato perde la causa ed è condannato a pagare le spese di giudizio.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop all’ICI senza sanzioni
Un Comune ha impugnato la decisione che riconosceva a un Consorzio Universitario l'esenzione dall'imposta comunale sugli immobili (ICI). Tuttavia, prima della decisione della Suprema Corte, l'amministrazione comunale ha presentato una formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata anche dall'ente universitario. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio. I giudici hanno chiarito che la rinuncia determina la fine del processo e la compensazione delle spese. Inoltre, in questa ipotesi non si applica il raddoppio del contributo unificato, previsto solo per i casi di rigetto o inammissibilità del ricorso.
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Regime di perfezionamento attivo: dazi sull’olio non extravergine
L'Azienda ha importato una partita di olio dalla Tunisia usufruendo del regime di perfezionamento attivo per equivalenza, dopo aver esportato olio extravergine. Tuttavia, le analisi doganali hanno declassato l'olio importato a semplice olio vergine. L'Azienda ha impugnato l'accertamento, lamentando che le controanalisi non fossero state eseguite da un laboratorio tunisino, come previsto dal Regolamento CEE per i paesi produttori. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'obbligo di affidare le controanalisi a un laboratorio dello Stato produttore vale solo se quest'ultimo è un membro dell'Unione Europea. Di conseguenza, l'importazione di un prodotto di qualità inferiore rispetto a quello esportato viola il regime di perfezionamento attivo, obbligando l'importatore al pagamento dei dazi doganali e delle sanzioni.
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Fisco contro Società: la definizione agevolata chiude la lite
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che annullava gli accertamenti fiscali emessi nei confronti di una Società e dei suoi soci per imposte non dichiarate. Durante il giudizio di Cassazione, la Società ha richiesto la definizione agevolata della controversia ai sensi del Decreto Legge 119/2018, pagando la prima rata prevista. L'Agenzia delle Entrate ha confermato il regolare perfezionamento della procedura. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere. Le spese del giudizio restano a carico di chi le ha anticipate e non è dovuto il raddoppio del contributo unificato.
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Definizione agevolata: il Fisco tace e il processo si estingue
Un contribuente, titolare di un'impresa edile, impugnava un avviso di accertamento induttivo per imposte non versate. Dopo la decisione d'appello, proponeva ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, il contribuente presentava domanda di definizione agevolata ai sensi del decreto legge 119/2018, pagando la prima rata. L'Agenzia delle Entrate non notificava alcun diniego nei termini di legge, né contestava i pagamenti. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere, stabilendo che le spese restano a carico di chi le ha anticipate e che non è dovuto il raddoppio del contributo unificato.
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Impugnazione per revocazione: no al ricorso pretestuoso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da una società conduttrice contro il rigetto della sua impugnazione per revocazione. La società lamentava un presunto errore di fatto del giudice d'appello sulla data di un'udienza e sulla notifica del rinvio, eseguita a uno solo dei due difensori domiciliati nello stesso studio. La Suprema Corte ha chiarito che non vi è stato alcun errore percettivo sulla data dell'udienza, risultando la correzione evidente dagli atti. Inoltre, ha ribadito che la notifica a uno solo dei procuratori costituiti è pienamente valida. Per aver proposto un ricorso pretestuoso, la ricorrente è stata condannata anche al pagamento di una sanzione pecuniaria per colpa grave, oltre alle spese di giudizio.
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Definizione agevolata: stop alla lite sulle sponsorizzazioni
Una società riceveva un accertamento fiscale dall'Agenzia delle Entrate, che considerava indeducibili alcune spese di sponsorizzazione sportiva. Dopo alterne vicende nei gradi di merito, la causa giungeva in Cassazione. Nelle more del giudizio, la società decideva di avvalersi della definizione agevolata prevista dalla legge di bilancio, pagando l'importo dovuto in un'unica soluzione. La Corte di Cassazione, verificato l'avvenuto pagamento e la regolarità della documentazione, ha dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere. Di conseguenza, la lite tributaria si è conclusa definitivamente senza una decisione sul merito delle sponsorizzazioni, con le spese di giudizio che restano a carico di chi le ha anticipate.
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Iscrizione ipotecaria: il fondo non protegge dai debiti passati
Il Contribuente ha impugnato un'iscrizione ipotecaria effettuata dall'Agente della Riscossione su beni immobili precedentemente inseriti in un fondo patrimoniale. Sia il giudice di primo grado che quello di appello hanno rigettato il ricorso, rilevando che i debiti erano sorti prima della costituzione della famiglia e del fondo stesso. Il Contribuente ha proposto ricorso in Cassazione lamentando l'omesso esame di fatti decisivi. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile applicando il principio della doppia conforme. Quando le sentenze di primo e secondo grado concordano sulla ricostruzione dei fatti, non è possibile contestare la valutazione delle prove in sede di legittimità, a meno che non si dimostri che i due giudici abbiano seguito percorsi logici differenti. Il ricorso è stato quindi rigettato, confermando la legittimità dell'atto.
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Definizione agevolata: lite chiusa col Fisco e zero spese
Un socio di una società di persone impugna un avviso di accertamento per un maggior reddito di partecipazione. Dopo i primi gradi di giudizio sfavorevoli, il contribuente propone ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, il contribuente aderisce alla definizione agevolata delle liti pendenti, pagando l'intero debito tributario e chiedendo l'estinzione del processo per carenza di interesse. L'Agenzia delle Entrate conferma il regolare pagamento. La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del giudizio e la cessazione della materia del contendere. Di conseguenza, le spese del processo non vengono liquidate e si esclude il raddoppio del contributo unificato, poiché l'estinzione non equivale a un rigetto del ricorso. Vince il contribuente che chiude definitivamente la pendenza fiscale senza ulteriori spese processuali.
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Esenzione accise energia elettrica: no ai soci di cooperative
Una società cooperativa che produce energia elettrica da fonti rinnovabili per i propri soci ha impugnato un avviso di pagamento dell'Agenzia delle Dogane relativo alle accise sugli anni dal 2010 al 2013. La cooperativa sosteneva di avere diritto all'esenzione accise energia elettrica prevista per l'autoproduzione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'esenzione si applica solo se vi è perfetta coincidenza tra il produttore e il consumatore dell'energia (autoconsumo). Poiché la cooperativa e i suoi soci sono soggetti giuridici distinti, l'energia distribuita ai soci non può considerarsi autoconsumata. Di conseguenza, la cooperativa è obbligata al pagamento delle imposte e del doppio contributo unificato.
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Definizione agevolata: la pace con il fisco cancella la causa
Una società contribuente ha impugnato una cartella di pagamento per imposte IRAP, IRES e IVA. Nelle more del giudizio di Cassazione, la società ha presentato istanza di definizione agevolata ai sensi del decreto-legge n. 193 del 2016, pagando gli importi dovuti e chiedendo l'estinzione del processo. L'Agenzia delle Entrate non ha opposto obiezioni. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi per sopravvenuta carenza di interesse, confermando che la definizione agevolata estingue la materia del contendere. Le spese di giudizio sono state compensate e la Corte ha escluso il raddoppio del contributo unificato.
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Definizione agevolata: la pace fiscale spegne la lite in Cassazione
Una società impugnava una cartella di pagamento per imposte non versate. Durante il giudizio di Cassazione, la contribuente presentava istanza di definizione agevolata ai sensi del decreto legge 193 del 2016, dimostrando l'avvenuto pagamento delle somme dovute. La Suprema Corte ha stabilito che il perfezionamento della definizione agevolata determina il venir meno dell'interesse delle parti alla decisione. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato inammissibili i ricorsi per sopravvenuta carenza di interesse, disponendo la compensazione delle spese e confermando che non è dovuto il raddoppio del contributo unificato.
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