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Qualifica professionale dei giornalisti: l’editore perde la causa

L’Ente Previdenziale dei Giornalisti ha richiesto a un’Agenzia di Stampa il pagamento di oltre 42.000 euro per contributi omessi. La contestazione riguardava la corretta qualifica professionale dei giornalisti: l’agenzia li considerava semplici corrispondenti locali, mentre i giudici di merito li hanno qualificati come redattori e collaboratori coordinati e continuativi, data la continuità e la rilevanza nazionale delle notizie trattate. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell’Agenzia di Stampa. La Suprema Corte ha stabilito che la qualifica professionale dei giornalisti e l’accertamento della natura del rapporto di lavoro spettano esclusivamente ai giudici di merito. Di conseguenza, l’Agenzia di Stampa perde la causa e deve versare i contributi previdenziali richiesti, oltre alle spese legali.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Civile Sez. L Num. 24849 Anno 2023
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Pubblicato il 18 luglio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

La controversia sulla qualifica professionale dei giornalisti

La corretta qualifica professionale dei giornalisti rappresenta un tema centrale per stabilire l’entità dei contributi previdenziali dovuti dalle aziende editoriali. Una recente pronuncia della Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un’importante Agenzia di Stampa, condannata a pagare oltre 42.000 euro all’Ente Previdenziale dei Giornalisti. La controversia è nata dall’ispezione dell’ente previdenziale, che ha riscontrato l’omissione dei contributi per alcuni lavoratori. L’Agenzia di Stampa sosteneva che i professionisti fossero semplici corrispondenti locali o collaboratori autonomi occasionali. Al contrario, l’ente previdenziale ha contestato questa classificazione, ritenendo che i giornalisti svolgessero mansioni superiori riconducibili alla figura del redattore.

Dal fatto locale all’interesse nazionale e la figura del redattore

Il fulcro della questione risiede nella differenza tra il corrispondente locale e il redattore. Il corrispondente locale si limita a raccogliere e trasmettere notizie circoscritte a un determinato territorio. Il redattore, invece, elabora le informazioni in modo continuativo, estendendo la sua attività a notizie di carattere generale, nazionale o estero. I giudici nei primi due gradi di giudizio hanno accertato che i giornalisti dell’Agenzia di Stampa non si limitavano alla cronaca locale. Essi coprivano la politica, l’economia, la finanza e la cronaca giudiziaria, inviando notizie destinate a un pubblico indifferenziato. La risonanza mediatica delle notizie elaborate andava ben oltre il confine locale. Questo elemento ha spinto i giudici a riconoscere la qualifica superiore, con il conseguente obbligo di adeguamento contributivo per l’azienda.

Il lavoro parasubordinato senza vincolo di orario

Un altro aspetto cruciale ha riguardato la posizione di un singolo collaboratore. L’Agenzia di Stampa sosteneva che il rapporto fosse di natura autonoma, evidenziando l’assenza di un orario di lavoro fisso e la mancata presenza fisica del giornalista nella redazione. Tuttavia, le prove raccolte hanno dimostrato l’esistenza di una collaborazione coordinata e continuativa (lavoro parasubordinato). Il giornalista garantiva un impegno quotidiano di alcune ore, fornendo almeno dieci lanci (notizie brevi) al giorno per diversi anni. Riceveva inoltre un compenso mensile fisso. La Cassazione ha confermato che l’assenza di un orario rigido non esclude la parasubordinazione, quando l’attività è inserita stabilmente nell’organizzazione aziendale.

Le motivazioni della decisione sulla qualifica professionale dei giornalisti

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile (impossibile da esaminare nel merito) il ricorso presentato dall’Agenzia di Stampa. I giudici di legittimità hanno chiarito che la valutazione delle prove e la ricostruzione dei fatti spettano esclusivamente ai giudici di merito (Tribunale e Corte d’Appello). La Suprema Corte non può riesaminare i fatti già accertati, a meno di evidenti vizi logici nella motivazione. Nel caso specifico, i giudici d’appello avevano già confermato la decisione di primo grado attraverso una doppia conforme (due decisioni identiche basate sulle stesse prove). Questo meccanismo processuale impedisce alla Cassazione di effettuare un terzo controllo sui fatti di causa, rendendo definitivo l’accertamento sulla natura del rapporto di lavoro.

Le conclusioni sulla qualifica professionale dei giornalisti

La decisione della Suprema Corte consolida un orientamento rigoroso a tutela dei lavoratori dell’informazione. L’Agenzia di Stampa perde definitivamente la causa e deve pagare i contributi previdenziali omessi, oltre a subire la condanna al pagamento delle spese di giudizio in favore dell’ente previdenziale. La sentenza dimostra che la reale natura del rapporto di lavoro prevale sempre sul contratto formale firmato dalle parti. Le aziende editoriali devono prestare massima attenzione alla gestione dei collaboratori esterni. Se l’attività quotidiana assume i caratteri della continuità e della rilevanza nazionale, scatta automaticamente l’obbligo di inquadramento come redattore e il relativo versamento dei contributi previdenziali.

Quando un giornalista locale viene considerato redattore?
Un giornalista locale assume la qualifica di redattore quando elabora e trasmette in modo continuativo notizie di carattere generale, nazionale o estero, destinate a un pubblico ampio.

L’assenza di un orario di lavoro esclude la collaborazione coordinata e continuativa?
No, l’assenza di un vincolo di orario e di presenza fisica in redazione non esclude la collaborazione coordinata e continuativa se l’attività è quotidiana, costante e integrata nell’organizzazione aziendale.

La Corte di Cassazione può rivalutare le prove sulla natura del rapporto di lavoro?
No, la Corte di Cassazione si occupa solo della corretta applicazione della legge e non può riesaminare i fatti o le prove già valutati dai giudici nei precedenti gradi di giudizio.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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