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Compenso Degli Arbitri

8 provvedimenti applicano questo termine

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Compenso degli arbitri: niente regresso senza accordo
Una società avviava un giudizio arbitrale contro un professionista. Gli arbitri emettevano una decisione, successivamente dichiarata nulla, e quantificavano in modo autonomo il proprio onorario. La società pagava l'intero importo e agiva per recuperare la quota della controparte tramite decreto ingiuntivo. Il professionista si opponeva, contestando di non avere mai approvato la quantificazione decisa dal collegio. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del professionista e ha respinto la richiesta economica della società. La Corte ha stabilito che la quantificazione del compenso degli arbitri effettuata dagli arbitri stessi costituisce una semplice proposta. Senza l'accettazione di tutte le parti o un formale decreto del tribunale, il pagamento volontario dell'intera somma impedisce di agire in regresso verso la controparte.
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Compenso degli arbitri: tariffa piena a ognuno, paga la cliente
Una cliente ha contestato la decisione della Corte d'Appello che ha liquidato il compenso degli arbitri, membri di un collegio composto da tre avvocati, stabilendo che la tariffa professionale spettasse interamente a ciascuno di essi e non divisa tra tutti. La cliente sosteneva che l'importo previsto dalle tabelle ministeriali dovesse essere unico e ripartito tra i tre professionisti. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che in caso di collegio arbitrale composto da più avvocati, a ciascun membro spetta l'intero compenso degli arbitri previsto dai parametri professionali per l'attività svolta. Di conseguenza, la cliente è stata condannata a pagare i compensi individuali e le spese di giudizio.
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Compenso degli arbitri: si paga sull’appalto, non sul risarcito
Tre professionisti, nominati arbitri in una lite tra due società per un appalto, hanno chiesto la liquidazione del proprio compenso. La Società Committente ha contestato il valore della causa, sostenendo che si dovesse fare riferimento alle somme effettivamente liquidate e non al valore totale del contratto. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della Società Committente, confermando che il valore della controversia per determinare il compenso degli arbitri si calcola sull'intero valore del contratto quando entrambe le parti ne chiedono la risoluzione. Di conseguenza, la Società Committente perde la causa e deve pagare i compensi stabiliti oltre alle spese di giudizio.
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Compenso degli arbitri: paga l’azienda ma il dipendente rimborsa
Un Arbitro, nominato da un Lavoratore in un collegio arbitrale per impugnare una sanzione disciplinare contro l'Azienda, ha richiesto il pagamento delle proprie competenze. L'Azienda ha chiamato in causa il Lavoratore per essere tenuta indenne. La Corte di Cassazione ha chiarito le regole sul compenso degli arbitri. Ha stabilito che la controversia sulle sanzioni disciplinari ha valore indeterminabile. Tuttavia, ha accolto il ricorso dell'Azienda riducendo l'importo dovuto: all'arbitro spetta solo il compenso per la decisione e non le tariffe per l'assistenza legale, estranee al suo ruolo. L'Azienda deve pagare il compenso ridotto all'Arbitro, ma il Lavoratore deve rimborsarle il 50% di tale somma in via di regresso, poiché l'obbligo di pagamento grava su entrambe le parti in solido.
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Compenso degli arbitri: va pagato anche senza decisione di merito
I committenti di un arbitrato si sono opposti al pagamento del compenso degli arbitri che avevano deciso la loro controversia societaria. Gli arbitri avevano dichiarato inefficace la convenzione arbitrale, ma i committenti ritenevano che, non essendoci stata una decisione sul merito, il compenso non fosse dovuto o dovesse essere ridotto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei committenti, confermando che il diritto al compenso degli arbitri sorge per il solo fatto di aver svolto l'incarico. Inoltre, il valore della causa per calcolare le tariffe si determina in base alla richiesta iniziale (petitum) e non in base a quanto deciso (decisum). Gli arbitri hanno quindi diritto all'intero compenso liquidato.
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Compenso degli arbitri: si calcola su quanto deciso, non chiesto
Tre professionisti, componenti di un collegio arbitrale, hanno richiesto la determinazione del proprio compenso per l'attività svolta in una complessa controversia tra società. La Corte d'Appello ha ridotto il compenso degli arbitri a circa 311.000 euro, calcolandolo sul valore della somma effettivamente riconosciuta nel lodo (dieci milioni di euro) e non sulla richiesta iniziale (seicentoventi milioni di euro). Gli arbitri hanno impugnato la decisione sostenendo che si dovesse considerare anche la domanda principale rigettata. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il compenso degli arbitri deve essere calcolato in base al criterio del decisum (quanto effettivamente liquidato) e non del disputatum (quanto richiesto), specialmente quando la liquidazione è a carico della parte soccombente. Gli arbitri perdono la causa e devono pagare le spese processuali.
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Compenso degli arbitri: l’azienda paga anche se lo nomina il lavoratore
Un arbitro, nominato da un lavoratore per risolvere una controversia disciplinare contro l'azienda tramite arbitrato irrituale, ha richiesto il pagamento del proprio compenso direttamente all'azienda. L'azienda si è opposta, sostenendo che il compenso degli arbitri dovesse essere liquidato dal Presidente del Tribunale o pagato solo dal lavoratore che lo aveva nominato. Il Tribunale ha invece condannato l'azienda al pagamento. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo che per l'arbitrato irrituale non si applica la procedura speciale di liquidazione del codice di procedura civile. Il compenso degli arbitri costituisce infatti un debito contrattuale derivante da un mandato, per il quale le parti della controversia sono responsabili in solido. L'arbitro ha quindi diritto a richiedere il pagamento tramite un normale processo civile, vincendo la causa contro l'azienda.
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Compenso degli arbitri: vince il valore della causa, non la condanna
La Corte di Cassazione stabilisce un principio fondamentale sul calcolo del compenso degli arbitri. In una controversia contrattuale da 90 milioni di euro, il lodo arbitrale aveva condannato una società a pagarne circa 12,7. I giudici di merito avevano liquidato le parcelle degli arbitri basandosi su quest'ultima cifra (criterio del 'decisum'). La Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che il compenso degli arbitri deve essere calcolato sul valore originario della controversia (criterio del 'disputatum'), ovvero 90 milioni. Questa regola garantisce che la parcella rifletta la complessità del lavoro svolto, indipendentemente dall'esito finale della condanna.
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