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Compenso degli arbitri: l’azienda paga anche se lo nomina il lavoratore

Un arbitro, nominato da un lavoratore per risolvere una controversia disciplinare contro l’azienda tramite arbitrato irrituale, ha richiesto il pagamento del proprio compenso direttamente all’azienda. L’azienda si è opposta, sostenendo che il compenso degli arbitri dovesse essere liquidato dal Presidente del Tribunale o pagato solo dal lavoratore che lo aveva nominato. Il Tribunale ha invece condannato l’azienda al pagamento. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo che per l’arbitrato irrituale non si applica la procedura speciale di liquidazione del codice di procedura civile. Il compenso degli arbitri costituisce infatti un debito contrattuale derivante da un mandato, per il quale le parti della controversia sono responsabili in solido. L’arbitro ha quindi diritto a richiedere il pagamento tramite un normale processo civile, vincendo la causa contro l’azienda.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 1 Num. 2159 Anno 2022
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Pubblicato il 10 luglio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Il compenso degli arbitri nell’arbitrato irrituale e le regole di pagamento

Quando sorge una controversia di lavoro, le parti possono decidere di non andare in tribunale. Esse scelgono spesso di affidare la decisione a un collegio di esperti. Questa procedura privata si chiama arbitrato. Se l’arbitrato è irrituale, la decisione finale ha il valore di un contratto e non di una sentenza. In questo scenario, sorge spesso un problema pratico molto importante. Questo problema riguarda il compenso degli arbitri e individua chi deve pagare i professionisti per il lavoro svolto. La Corte di Cassazione ha chiarito le regole su questo specifico argomento.

La vicenda originaria e lo scontro sul pagamento

Un lavoratore ha impugnato una sanzione disciplinare decisa dalla sua azienda. Per risolvere la questione, le parti hanno istituito un collegio arbitrale privato. Il lavoratore ha nominato un proprio arbitro di fiducia all’interno del collegio. Al termine del procedimento, l’arbitro ha chiesto il pagamento del proprio compenso direttamente all’azienda. L’azienda ha rifiutato il pagamento. Secondo la società, l’arbitro doveva chiedere i soldi solo al lavoratore che lo aveva nominato. Inoltre, l’azienda sosteneva che l’arbitro avrebbe dovuto avviare una procedura speciale davanti al Presidente del Tribunale per determinare la cifra esatta. L’arbitro ha quindi avviato una causa ordinaria per ottenere il pagamento del compenso degli arbitri. Il Tribunale ha dato ragione all’arbitro e ha condannato l’azienda a pagare la somma stabilita. L’azienda ha proposto ricorso in Cassazione per annullare questa decisione.

Come funziona il compenso degli arbitri in assenza di accordo

La legge prevede una procedura speciale per stabilire la parcella dei professionisti nell’arbitrato rituale. In quel caso, se le parti non trovano un accordo, il Presidente del Tribunale liquida la somma con un provvedimento rapido. La Corte di Cassazione ha spiegato che questa regola non si applica all’arbitrato irrituale. L’arbitrato irrituale non si conclude con una vera sentenza, ma con un accordo contrattuale. Per questo motivo, il rapporto tra le parti e gli arbitri è un semplice contratto di mandato. L’arbitro svolge un incarico per conto delle parti e ha diritto a essere pagato. Se sorge un disaccordo sulla cifra, l’arbitro non può usare la via rapida del Presidente del Tribunale. Egli deve avviare una causa civile ordinaria o chiedere un decreto ingiuntivo.

Le motivazioni della decisione sul compenso degli arbitri

I giudici della Cassazione hanno respinto tutti i motivi di ricorso presentati dall’azienda. La Corte ha chiarito che l’obbligo di pagare il compenso degli arbitri grava su entrambe le parti in modo solidale. Questo significa che l’arbitro può chiedere l’intera somma indifferentemente al lavoratore o all’azienda. Non importa quale parte abbia materialmente nominato il singolo arbitro. Il collegio arbitrale lavora nell’interesse comune di risolvere la controversia. Di conseguenza, entrambe le parti beneficiano dell’attività svolta. La Cassazione ha confermato che il contratto di mandato lega gli arbitri a tutte le parti del giudizio. L’azienda non può quindi sottrarsi al pagamento del compenso degli arbitri sostenendo che l’incarico sia nato su iniziativa del solo lavoratore. Inoltre, la Corte ha ritenuto corretto il calcolo delle tariffe applicate dal Tribunale per quantificare il debito.

Le conclusioni sul diritto dell’arbitro a ricevere il pagamento

La decisione della Corte di Cassazione stabilisce un principio fondamentale per la tutela dei professionisti. L’arbitro che svolge il proprio ruolo in un arbitrato irrituale ha il diritto di agire con una causa ordinaria contro chiunque delle parti. L’azienda che perde il ricorso deve pagare sia il compenso degli arbitri sia le spese del giudizio in Cassazione. Questa sentenza scoraggia i tentativi di evitare il pagamento dei compensi attraverso l’uso di cavilli procedurali. I committenti devono sapere che la nomina di un arbitro comporta una responsabilità economica solidale e diretta. La via del giudizio ordinario garantisce all’arbitro una tutela piena e definitiva per ottenere quanto dovuto per la sua attività professionale.

Chi deve pagare l’arbitro nominato da una sola parte in un arbitrato irrituale?
Entrambe le parti sono obbligate in solido, quindi l’arbitro può chiedere il pagamento dell’intero compenso anche alla parte che non lo ha nominato.

Si può usare la procedura speciale davanti al Presidente del Tribunale per l’arbitrato irrituale?
No, la procedura speciale si applica solo all’arbitrato rituale. Per l’arbitrato irrituale serve una causa civile ordinaria o un decreto ingiuntivo.

Che tipo di contratto lega gli arbitri irrituali alle parti della controversia?
Si tratta di un contratto di mandato, che genera un debito diretto delle parti verso l’arbitro per l’attività svolta.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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