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Caso Fortuito — Anno 2022

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101 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Caso Fortuito

Provvedimenti

Restituzione in termini negata: l’errore del legale non è forza maggiore
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un cittadino che chiedeva la restituzione in termini per presentare l'appello contro una condanna per omicidio colposo. Il difensore sosteneva che l'emergenza Covid-19 e un'informazione incompleta della cancelleria avessero costituito una causa di forza maggiore. La Suprema Corte ha chiarito che la restituzione in termini richiede un impedimento assoluto e non superabile. Nel caso specifico, la cancelleria aveva fornito un'informazione corretta al momento della richiesta e la sentenza era stata depositata nei termini prorogati dalla legge. L'errore o la mancata verifica successiva da parte del legale rientrano nella mancanza di ordinaria diligenza e non integrano la forza maggiore. Il ricorrente perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Omicidio stradale: il finto caso fortuito non salva il guidatore
Il Conducente di un'auto investe due sorelle sulle strisce pedonali con semaforo verde, provocando la morte di una e il ferimento dell'altra. Accusato di omicidio stradale e lesioni colpose, l'uomo si difende invocando il caso fortuito, attribuendo l'incidente a un movimento incontrollato del piede. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso. I giudici chiariscono che il caso fortuito esclude la punibilità solo se del tutto indipendente dalla condotta del soggetto. Una banale disattenzione o un movimento errato del piede rientrano invece nella colpa del guidatore, che è pienamente responsabile delle conseguenze del sinistro.
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Responsabilità da cose in custodia: la distrazione nega il danno
Un pedone ha chiesto il risarcimento dei danni all'ente proprietario della strada dopo essere caduto in un tombino non segnalato di notte. I giudici di merito hanno respinto la richiesta, ritenendo che la caduta fosse dovuta esclusivamente alla disattenzione del pedone. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del danneggiato. La Corte ha chiarito che, in tema di responsabilità da cose in custodia, la condotta imprudente della vittima può integrare il caso fortuito. Se il pericolo era visibile ed evitabile con la normale diligenza, l'ente custode è liberato da ogni responsabilità. Il pedone perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Responsabilità del custode: la disattenzione nega il risarcimento
Una cittadina ha fatto causa al Ministero della Difesa e al Ministero dei Trasporti chiedendo il risarcimento dei danni per essere scivolata su una lastra di ghiaccio formatasi sui gradini di una caserma. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda, ritenendo che la condotta imprudente della donna avesse interrotto il nesso causale, escludendo la responsabilità del custode. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della danneggiata. I giudici hanno confermato che, in presenza di un pericolo evidente e facilmente evitabile con la normale diligenza, spetta al danneggiato dimostrare di aver adottato le cautele necessarie. La ricorrente perde la causa e viene condannata a pagare le spese processuali.
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Responsabilità da cose in custodia: negato il risarcimento
Un cittadino ha fatto causa al Comune chiedendo il risarcimento dei danni dopo essere inciampato su una catena di ferro posta tra alcuni paracarri in una piazza. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno respinto la richiesta, ritenendo che la catena fosse perfettamente visibile in pieno giorno e che la caduta fosse dovuta esclusivamente alla distrazione del pedone. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del danneggiato. La Suprema Corte ha confermato che la responsabilità da cose in custodia viene esclusa quando il comportamento imprudente della vittima integra il caso fortuito, interrompendo il nesso di causa. Poiché l'ostacolo era del tutto visibile e prevedibile, la colpa è stata attribuita interamente al pedone, che perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Diritto di regresso: l’impresa edile vince contro il produttore
I proprietari di una villetta subiscono gravi infiltrazioni d'acqua a causa della rottura del tetto in plastica dopo una grandinata. L'impresa edile che ha eseguito i lavori viene condannata a risarcire i proprietari, ma chiede di essere tenuta indenne dal produttore dei materiali difettosi. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso del produttore, confermando che l'impresa edile ha il pieno diritto di regresso nei suoi confronti ai sensi del Codice del Consumo. Questo diritto si applica anche se il rapporto originario derivava da un contratto di appalto, poiché la legge equipara l'appalto alla vendita quando l'obiettivo è la fornitura di beni di consumo. Il produttore deve quindi rimborsare l'impresa edile per i danni risarciti ai clienti.
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Caduta sul tappeto: no alla responsabilità per cose in custodia
Una cittadina ha citato in giudizio un Comune chiedendo il risarcimento dei danni per essere caduta su un tappeto guida all'interno di una mostra. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della danneggiata, confermando le decisioni dei giudici di merito. La Suprema Corte ha chiarito che, in tema di responsabilità per cose in custodia, spetta prima di tutto al danneggiato dimostrare il nesso causale tra la cosa e l'evento lesivo. Nel caso specifico, il tappeto era ben visibile, illuminato e tenuto fermo dal peso di altre persone, escludendo qualsiasi pericolosità intrinseca. Non essendoci la prova che la caduta fosse stata causata dal tappeto, la richiesta di risarcimento è stata respinta e la ricorrente è stata condannata a pagare le spese di giudizio.
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Restituzione nel termine: l’errore del legale non scusa il reo
Il Condannato, dopo una condanna per ricettazione, ha richiesto la restituzione nel termine per proporre appello. Il suo difensore ha sostenuto che il mancato rispetto della scadenza fosse dovuto a un caso fortuito, ossia alla mancata comunicazione della sentenza da parte del difensore d'ufficio presso lo studio del difensore di fiducia eletto come domicilio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno stabilito che la negligenza o la mancata comunicazione da parte del difensore d'ufficio o di fiducia non costituisce mai caso fortuito o forza maggiore. Il professionista domiciliatario ha infatti l'obbligo di vigilare sull'andamento del processo con la normale diligenza.
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Restituzione nel termine: no alla mail non certificata
Il Ricorrente ha presentato un ricorso tardivo in Cassazione contro una sentenza d'appello, richiedendo contestualmente la restituzione nel termine. La difesa ha cercato di giustificare il ritardo allegando una comunicazione via posta elettronica. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che la mail prodotta era priva di valore in quanto apocrifa e inidonea a dimostrare il caso fortuito o la forza maggiore. Di conseguenza, l'invocata restituzione nel termine è stata negata, confermando che i problemi telematici non documentati non sollevano il difensore dai propri obblighi di diligenza professionale. Il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Caduta e tacco a spillo: no responsabilità per cose in custodia
Una cliente ha fatto causa a un supermercato chiedendo il risarcimento dei danni dopo essere scivolata sul pavimento, sostenendo la presenza di un liquido verde. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda per mancanza di prove sul nesso causale, evidenziando che i verbali della polizia descrivevano il pavimento come asciutto e con una strisciata di tacco. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della danneggiata, confermando che la responsabilità per cose in custodia richiede che il danneggiato provi il legame diretto tra la cosa e la caduta. La valutazione delle prove spetta esclusivamente ai giudici di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità. Di conseguenza, il supermercato vince la causa e le spese legali vengono compensate.
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Violazione di sigilli: condannato il custode negligente
Il Custode, condannato in via definitiva per modificazione dello stato dei luoghi e violazione di sigilli, ha richiesto la revisione della sentenza. Come prova nuova, ha allegato un contratto di affitto del terreno sequestrato a un terzo, stipulato prima del sequestro. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando l'inammissibilità della revisione. I giudici hanno stabilito che la nomina a custode giudiziario impone un obbligo di vigilanza continua. Di conseguenza, la concessione in affitto del fondo a terzi non esonera il custode dalla responsabilità penale per la violazione di sigilli, a meno che non si provi il caso fortuito o la forza maggiore.
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Risarcimento danni da fauna selvatica: paga la Regione
Una automobilista ha subito gravi danni alla propria vettura a causa dell'impatto con un cinghiale all'interno di un parco nazionale. Dopo alterne decisioni nei primi gradi di giudizio, la Corte di Cassazione ha chiarito le regole sul risarcimento danni da fauna selvatica. I giudici hanno stabilito che la responsabilità civile spetta in via esclusiva alla Regione ai sensi dell'articolo 2052 del codice civile. La Regione è infatti l'ente titolare della gestione del patrimonio faunistico, anche se il sinistro avviene in un parco nazionale o in aree gestite da altri enti. L'automobilista deve solo dimostrare il nesso di causa tra l'animale e l'incidente, mentre la Regione può liberarsi solo provando il caso fortuito. La Suprema Corte ha quindi accolto il ricorso dell'automobilista, annullando la sentenza d'appello sfavorevole.
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Responsabilità per cose in custodia: l’olio stradale non paga
L'Automobilista ha perso il controllo della propria vettura a causa di una macchia d'olio mista ad acqua presente sull'asfalto, finendo fuori strada. Ha quindi citato in giudizio L'Ente Pubblico per ottenere il risarcimento dei danni subiti dal veicolo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'automobilista, confermando la decisione d'appello. I giudici hanno stabilito che la presenza improvvisa e non segnalata di una sostanza scivolosa sulla carreggiata costituisce un caso fortuito. Questo evento imprevedibile esclude la responsabilità per cose in custodia dell'ente proprietario della strada, poiché non vi era il tempo materiale per accorgersi del pericolo e intervenire per pulire la carreggiata o segnalare l'insidia agli automobilisti di passaggio.
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Responsabilità del custode: caduta dal tetto e imprudenza
Un artigiano è caduto dal tetto di un capannone mentre eseguiva lavori di impermeabilizzazione per conto della società proprietaria. Dopo il rigetto della richiesta di risarcimento nei primi due gradi di giudizio, l'artigiano si è rivolto alla Corte di Cassazione. La questione centrale riguarda la responsabilità del custode e se la condotta imprudente del lavoratore possa considerarsi un caso fortuito idoneo a escludere ogni risarcimento. La Suprema Corte, rilevando la particolare importanza della questione giuridica, non ha deciso immediatamente la causa, ma ha disposto il rinvio alla pubblica udienza per un approfondimento nomofilattico sulla prevedibilità del comportamento del danneggiato all'interno di un contesto lavorativo.
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Responsabilità da cose in custodia e tombino: chi paga il danno?
Un automobilista perde il controllo del veicolo e si ribalta dopo aver colpito un tombino privo di copertura. Il Tribunale e la Corte d'Appello respingono la richiesta di risarcimento, ritenendo il pericolo visibile ed evitabile, configurando la condotta del conducente come caso fortuito. L'automobilista ricorre in Cassazione contestando l'applicazione delle regole sulla responsabilità da cose in custodia, sostenendo che l'insidia stradale non escluda automaticamente la colpa del custode. La Suprema Corte, ravvisando la particolare rilevanza della questione giuridica, non decide direttamente ma rimette la causa alla pubblica udienza della Terza Sezione Civile per un approfondimento nomofilattico.
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Restituzione nel termine negata se l’avvocato sbaglia i calcoli
Il Condannato ha presentato appello in ritardo rispetto ai termini ordinari. La difesa ha giustificato il ritardo sostenendo che la motivazione della sentenza indicava erroneamente un termine di novanta giorni per il deposito, inducendo in errore lo studio legale. Per questo motivo, ha richiesto la restituzione nel termine. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che in caso di contrasto tra dispositivo e motivazione prevale sempre il dispositivo letto in udienza. L'errore del difensore nell'interpretare i termini di legge non costituisce un caso fortuito o forza maggiore, escludendo la possibilità di ottenere la restituzione nel termine. Il ricorrente perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Responsabilità da cose in custodia: alluvione o colpa pubblica?
A seguito di un violento allagamento che ha causato il crollo di un muro e danni ad alcuni appartamenti, i proprietari hanno chiesto il risarcimento all'Ente Pubblico e alla Società Costruttrice. La Corte d'Appello ha condannato entrambi i soggetti, escludendo il caso fortuito a causa della mancanza di adeguati sistemi di deflusso delle acque. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione. I giudici hanno chiarito che, in tema di responsabilità da cose in custodia, la diligenza del custode non rileva. Per escludere la responsabilità serve la prova del caso fortuito, che va valutato su base puramente scientifica e statistica tramite i dati pluviometrici di lungo periodo. La causa è stata quindi rinviata per un nuovo esame.
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Scarico di acque reflue: niente caso fortuito senza manutenzione
I titolari di un'impresa sono stati condannati per lo scarico di acque reflue industriali oltre i limiti di legge sul suolo. Gli imputati hanno presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che il superamento dei limiti fosse dovuto a un caso fortuito, causato da perdite accidentali di mezzi esterni e dalla mancanza di piogge. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che non si può invocare il caso fortuito quando l'evento è causato da negligenza, come la mancata manutenzione dell'impianto e l'assenza di controlli registrati. Inoltre, la Cassazione ha confermato il diniego della sospensione condizionale della pena per uno dei titolari a causa dei suoi numerosi precedenti penali legati alla gestione d'impresa.
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Caduta in campeggio: scale bagnate contro imprudenza del turista
Il Danneggiato ha chiesto il risarcimento dei danni per una caduta sulle scale di un campeggio, invocando la responsabilità da cose in custodia della Società di Gestione. I giudici di merito hanno respinto la domanda per mancanza di prove sul punto esatto della caduta e per la condotta imprudente del danneggiato, che non ha usato percorsi alternativi sicuri. La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha rinviato la causa all'udienza pubblica della Terza Sezione Civile per un esame più approfondito.
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Responsabilità per cose in custodia: la distrazione nega i danni
Due coniugi chiedono il risarcimento dei danni al Comune dopo che la moglie è inciampata su un piccolo dislivello del marciapiede, trascinando nella caduta anche il marito. La Corte d'Appello respinge la domanda, ritenendo che la distrazione della donna escluda la responsabilità dell'ente pubblico. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso improcedibile perché i danneggiati non hanno depositato la relata di notifica della sentenza impugnata entro i termini di legge. I giudici precisano inoltre che, in tema di responsabilità per cose in custodia, un'insidia stradale minima, visibile ed evitabile con la normale diligenza, configura un caso fortuito. La condotta disattenta del pedone interrompe infatti il nesso di causa tra il bene e il danno, escludendo ogni risarcimento. Vince quindi il Comune, mentre i pedoni perdono la causa e devono pagare le spese legali.
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