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Caduta e tacco a spillo: no responsabilità per cose in custodia

Una cliente ha fatto causa a un supermercato chiedendo il risarcimento dei danni dopo essere scivolata sul pavimento, sostenendo la presenza di un liquido verde. La Corte d’Appello ha rigettato la domanda per mancanza di prove sul nesso causale, evidenziando che i verbali della polizia descrivevano il pavimento come asciutto e con una strisciata di tacco. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della danneggiata, confermando che la responsabilità per cose in custodia richiede che il danneggiato provi il legame diretto tra la cosa e la caduta. La valutazione delle prove spetta esclusivamente ai giudici di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità. Di conseguenza, il supermercato vince la causa e le spese legali vengono compensate.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 6 Num. 3046 Anno 2022
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Pubblicato il 10 luglio 2026 in Giurisprudenza Civile

La caduta al supermercato e la richiesta di risarcimento

Una cliente ha avviato una causa legale contro un noto supermercato per ottenere il risarcimento dei danni fisici subiti a seguito di una rovinosa caduta. La donna ha sostenuto di essere scivolata a causa di una sostanza liquida e scivolosa non segnalata sul pavimento del punto vendita. Per questo motivo, ha invocato la responsabilità per cose in custodia (l’obbligo di risarcire i danni causati da un bene sotto il proprio controllo) prevista dal codice civile.

Inizialmente, il Tribunale ha accolto la domanda della cliente, condannando il supermercato al risarcimento. Successivamente, la Corte d’Appello ha ribaltato la decisione, rigettando la richiesta di risarcimento. I giudici di secondo grado hanno ritenuto che la cliente non avesse fornito la prova del nesso causale (il legame di causa ed effetto) tra il pavimento e la caduta. La donna ha quindi deciso di proporre ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione per far valere le proprie ragioni.

Il contrasto tra le testimonianze e i verbali

La vicenda si è concentrata sulla ricostruzione dei fatti e sulla valutazione delle prove raccolte durante il processo. La cliente ha basato la sua difesa sulla testimonianza del soccorritore dell’ambulanza, il quale ha riferito di aver notato una sostanza liquida di colore verde vicino ai piedi della donna subito dopo l’incidente.

Al contrario, il supermercato ha presentato elementi di segno opposto per escludere la propria responsabilità. I verbali redatti dagli agenti di polizia intervenuti sul posto hanno evidenziato che il pavimento nell’area della caduta era perfettamente asciutto. Inoltre, gli agenti hanno rilevato una strisciata nera sul pavimento, del tutto simile a quella lasciata dal tacco di una scarpa. Altri testimoni hanno confermato la pulizia del pavimento e l’assenza di sostanze scivolose al momento del fatto. La Corte d’Appello ha ritenuto più attendibili i verbali della polizia e le testimonianze a favore del supermercato, escludendo che la caduta fosse stata causata dal liquido verde.

Le motivazioni della Cassazione sulla responsabilità per cose in custodia

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile (non esaminabile nel merito) il ricorso presentato dalla cliente, confermando la decisione della Corte d’Appello. I giudici di legittimità hanno chiarito che la responsabilità per cose in custodia non scatta in modo automatico per il solo fatto che il danno si sia verificato presso il locale commerciale.

Il danneggiato ha sempre l’onere di provare l’esistenza del danno e il nesso causale tra la cosa in custodia e l’evento dannoso. La cosa non deve rappresentare una mera occasione della caduta, ma deve esserne la causa reale. Nel caso specifico, la cliente non ha dimostrato che il pavimento fosse bagnato o pericoloso nel punto esatto in cui è scivolata.

Inoltre, la Cassazione ha ribadito che la valutazione delle prove e l’attendibilità dei testimoni spettano esclusivamente al giudice di merito (il giudice che valuta i fatti nei primi due gradi di giudizio). La Corte di Cassazione non può riesaminare i fatti o decidere quale testimonianza sia più credibile, a meno che la motivazione del giudice d’appello non sia totalmente illogica o incomprensibile. Nel caso in esame, la Corte d’Appello ha spiegato in modo coerente perché ha preferito la versione degli agenti di polizia rispetto a quella del soccorritore.

Le conclusioni sul nesso causale e la responsabilità per cose in custodia

Il supermercato vince definitivamente la causa e non deve pagare alcun risarcimento alla cliente caduta. La Corte di Cassazione ha deciso di compensare integralmente le spese legali tra le parti, considerando il diverso esito dei precedenti gradi di giudizio.

Questa sentenza conferma un principio fondamentale per la responsabilità per cose in custodia nei luoghi aperti al pubblico. Chi subisce una caduta non può limitarsi a chiedere il risarcimento, ma deve dimostrare con assoluta certezza che lo stato dei luoghi ha causato direttamente l’incidente. Se il pavimento risulta asciutto e pulito dai verbali ufficiali, il risarcimento viene negato. I clienti devono prestare attenzione alla condotta di guida e alle calzature indossate, poiché la distrazione o l’uso di scarpe instabili possono interrompere il nesso causale e liberare il custode da ogni obbligo risarcitorio.

Chi deve provare la causa della caduta all’interno di un negozio?
Il cliente che subisce la caduta deve dimostrare il nesso di causa tra lo stato del pavimento e l’incidente, non bastando la sola presenza all’interno del locale.

Cosa succede se i verbali della polizia contrastano con i testimoni?
Il giudice di merito valuta liberamente le prove e può ritenere più attendibili i verbali ufficiali rispetto alle dichiarazioni dei testimoni presenti.

La Corte di Cassazione può riesaminare le prove di una caduta?
La Corte di Cassazione si occupa solo della corretta applicazione della legge e non può rivalutare i fatti o decidere quale testimone sia più credibile.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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