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Responsabilità per cose in custodia: cade il pedone negligente

Un pedone ha citato in giudizio la Pubblica Amministrazione per ottenere il risarcimento dei danni dopo essere caduto a causa di un grosso avvallamento sulla strada. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la responsabilità per cose in custodia ha natura oggettiva e si basa sul nesso causale tra la cosa e il danno. Tuttavia, il custode si libera se dimostra il caso fortuito, che può essere rappresentato anche dal comportamento imprudente della vittima. Nel caso specifico, la caduta è avvenuta di giorno, con ottima visibilità e su una buca di grandi dimensioni. La disattenzione del pedone è stata quindi considerata la causa esclusiva del danno, riducendo la presenza dell’avvallamento a mera occasione dell’evento. Di conseguenza, il danneggiato non ha diritto ad alcun risarcimento.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 3 Num. 16034 Anno 2023
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Pubblicato il 14 luglio 2026 in Giurisprudenza Civile

La caduta sul marciapiede e la responsabilità per cose in custodia

Camminare per strada richiede sempre attenzione, ma l’asfalto sconnesso rappresenta un pericolo frequente. Molti pensano che l’ente pubblico sia sempre responsabile dei danni subiti dai cittadini. La realtà giuridica è invece più complessa e ruota attorno al concetto di responsabilità per cose in custodia previsto dal codice civile. Questo principio stabilisce che il custode di un bene risponde dei danni da esso causati, a meno che non provi il caso fortuito. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha chiarito i confini di questa regola, analizzando il caso di un pedone caduto a causa di un vistoso avvallamento sul manto stradale. Il danneggiato ha chiesto il risarcimento dei danni al Comune, sostenendo che l’ente pubblico avesse l’obbligo di mantenere la strada in sicurezza e che la presenza della buca dimostrasse la sua colpa.

Quando la disattenzione del pedone interrompe il nesso causale

La giurisprudenza ha spiegato che la responsabilità del custode non è una responsabilità per colpa, ma ha natura oggettiva. Questo significa che il danneggiato deve solo dimostrare il legame fisico tra la cosa in custodia e l’evento dannoso. Non serve dimostrare che il Comune sia stato negligente o disattento. Tuttavia, il Comune può liberarsi da ogni obbligo di risarcimento se dimostra l’esistenza di un fattore esterno imprevedibile e inevitabile. Questo fattore esterno, definito caso fortuito, può essere costituito anche dal comportamento dello stesso danneggiato. Se il pedone cammina senza prestare la dovuta attenzione, la sua condotta negligente può diventare la causa esclusiva del danno. In questa situazione, la buca stradale smette di essere la causa della caduta e diventa una semplice occasione dell’evento. La prudenza del cittadino è un dovere fondamentale, collegato al principio costituzionale di solidarietà sociale.

Le motivazioni della Cassazione sulla responsabilità per cose in custodia

I giudici della Suprema Corte hanno rigettato il ricorso del pedone basandosi su precisi accertamenti di fatto. L’incidente è avvenuto in condizioni di piena luce diurna, con tempo sereno e visibilità ottimale. Inoltre, l’avvallamento stradale era di grandi dimensioni e quindi facilmente visibile da chiunque prestasse una normale attenzione. Queste circostanze dimostrano che il pericolo era del tutto prevedibile ed evitabile con l’uso della ordinaria diligenza. La Cassazione ha chiarito che la responsabilità per cose in custodia non prevede una presunzione di colpa a carico del custode. Il custode non deve dimostrare di aver agito con diligenza per evitare il danno. Al contrario, il custode si libera dimostrando che la condotta imprudente della vittima ha interrotto il legame di causa ed effetto. Più la situazione di pericolo è visibile e prevedibile, più il comportamento distratto del danneggiato incide nella dinamica dell’incidente, fino a escludere del tutto la responsabilità dell’ente pubblico.

Le conclusioni sul caso del pedone distratto

La decisione della Corte di Cassazione conferma un orientamento ormai consolidato a tutela dei custodi dei beni pubblici e privati. Il pedone distratto che cade su una buca ben visibile non ha diritto a nessun risarcimento economico. La richiesta di indennizzo è stata definitivamente respinta e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese di giudizio. Questa pronuncia lancia un messaggio chiaro a tutti i cittadini sull’importanza della cautela quotidiana. La presenza di un difetto sull’asfalto non garantisce automaticamente un risarcimento se la caduta deriva da una colpevole inavvedutezza. La legge protegge i cittadini dalle insidie imprevedibili, ma non copre le conseguenze della disattenzione personale quando il pericolo è palese e facilmente evitabile.

Quando il Comune non risponde della caduta su una buca stradale?
Il Comune non risponde se dimostra che la caduta è stata causata esclusivamente dalla disattenzione del pedone, il quale avrebbe potuto evitare la buca visibile usando la normale prudenza.

Che cos’è il caso fortuito nella responsabilità del custode?
Il caso fortuito è un evento imprevedibile e inevitabile, come il comportamento imprudente della vittima, che interrompe il legame causale tra la cosa custodita e il danno.

Chi deve dimostrare la colpa in caso di caduta su strada pubblica?
Il danneggiato deve solo dimostrare il nesso causale tra la strada e la caduta, mentre il Comune deve provare il caso fortuito per liberarsi dalla responsabilità oggettiva.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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