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Caso Fortuito — Anno 2022

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101 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Caso Fortuito

Provvedimenti

Accise e furto: il depositario paga anche se la merce sparisce
La Cassazione ha affrontato il caso di un'Azienda che ha subito il furto di alcool etilico dal suo deposito fiscale. L'Amministrazione finanziaria ha richiesto il pagamento delle accise sull'alcool rubato. L'Azienda ha sostenuto che il furto dovesse esentarla dal pagamento, equiparandolo a caso fortuito. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che il furto di prodotti soggetti ad accise da un deposito fiscale non esonera il depositario dal pagamento dell'imposta, a meno che non si verifichi anche la distruzione o la perdita irrimediabile del prodotto. Il furto, infatti, implica uno svincolo irregolare e l'immissione in consumo, rendendo l'accisa dovuta.
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Caduta su marciapiede sconnesso: tra distrazione e custodia
Una cittadina ha subito la frattura del femore a causa di una caduta su marciapiede sconnesso all'uscita da un ristorante. La donna ha citato in giudizio il Comune per ottenere il risarcimento dei danni ai sensi dell'articolo 2051 del codice civile. I giudici di merito hanno respinto la richiesta, sostenendo che la buca fosse visibile e che la distrazione della donna avesse causato l'incidente. La danneggiata ha proposto ricorso in Cassazione, contestando la riduzione della responsabilità da custodia a semplice responsabilità per colpa. La Suprema Corte, data la rilevanza e la frequenza della questione giurisprudenziale, ha rinviato la causa alla Terza Sezione Civile per la trattazione in pubblica udienza.
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Restituzione nel termine negata a chi ignora il processo penale
L'Imputata ha richiesto la restituzione nel termine per impugnare una condanna penale ormai definitiva. La donna sosteneva di non aver mai saputo del processo a suo carico. A suo avviso, la mancata conoscenza dipendeva dalla rinuncia al mandato del proprio difensore di fiducia e dal mancato contatto da parte del successivo difensore d'ufficio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dichiarandolo inammissibile. I giudici hanno accertato che l'Imputata aveva nominato un avvocato e concordato con lui la linea difensiva prima della rinuncia. Questa circostanza dimostra la conoscenza effettiva del procedimento penale. La scelta successiva di non presentarsi e di disinteressarsi della causa costituisce una condotta volontaria. Chi decide di ignorare il processo non ha diritto alla restituzione nel termine.
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Incidente Go-Kart: Remissione di querela estingue il reato
Un Concorrente è stato condannato per lesioni personali colpose dopo un incidente con un go-kart che ha investito uno Spettatore. Il Concorrente ha impugnato la sentenza, contestando il nesso di causalità e invocando il caso fortuito. Successivamente, lo Spettatore è deceduto e i suoi Eredi hanno presentato la Remissione di querela, accettata dal Concorrente. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna, dichiarando il reato estinto per effetto della Remissione di querela, in base a un principio stabilito dalla Corte Costituzionale che riconosce agli eredi il diritto di ritirare la denuncia.
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Restituzione nel Termine: Diligenza del Difensore Contro Motivazione Contestuale
Un Lavoratore, condannato in rito abbreviato, ha chiesto la restituzione nel termine per appellare la sentenza. Il suo difensore si era allontanato prima della lettura della motivazione contestuale, e la comunicazione via PEC del dispositivo non specificava tale contestualità. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, affermando che il difensore avrebbe dovuto verificare la contestualità della motivazione. La mancata indicazione nella PEC non costituisce caso fortuito, poiché il difensore ha un onere di diligenza. La restituzione nel termine è stata negata.
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Omicidio stradale e abbagliamento solare: condanna definitiva
Un automobilista ha investito un anziano pedone che attraversava la strada in diagonale, provocandone il decesso. Il conducente e poi fuggito senza prestare soccorso. A sua difesa ha sostenuto di essere stato accecato dai raggi del sole e che la vittima era morta sul colpo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la condanna per omicidio stradale e abbagliamento solare incontrollato. I giudici hanno chiarito che il sole negli occhi non e un caso fortuito e impone di rallentare o arrestare la marcia. Inoltre, l'obbligo di assistenza si valuta prima di allontanarsi, indipendentemente dal decesso della vittima verificato solo in seguito.
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Abbagliamento da raggi solari: non esclude la colpa dell’autista
Un conducente di un ciclomotore investe e uccide un pedone in prossimità delle strisce pedonali. La difesa sostiene l'assenza di responsabilità penale richiamando l'abbagliamento da raggi solari come causa di un evento imprevisto e inevitabile, configurando il caso fortuito. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile e conferma la condanna per omicidio colposo. La Suprema Corte stabilisce che l'abbagliamento da raggi solari non costituisce un fatto eccezionale quando il conducente conosce la strada e la presenza abituale del sole in quel punto. Chi guida in condizioni di scarsa visibilità ha l'obbligo di rallentare fino a fermare il mezzo. L'assenza di manovre di emergenza dimostra una condotta imprudente. La ricorrente deve pagare le spese processuali e una sanzione di tremila euro.
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Omesso Versamento IVA: La Crisi Economica Non Giustifica il Mancato Pagamento
Un amministratore è stato condannato per omesso versamento IVA, non avendo versato oltre 597.000 euro di imposta. Ha presentato ricorso sostenendo che la crisi economica internazionale e la crisi di liquidità della sua società giustificassero il mancato pagamento, invocando la forza maggiore o il caso fortuito. La Corte ha respinto queste argomentazioni, ritenendo che la crisi economica non costituisca di per sé una causa di non punibilità per l'omesso versamento IVA, specialmente data l'entità del debito. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, confermando la condanna e l'obbligo di pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Errore del Difensore: Negata la Restituzione nel Termine al Detenuto
Un imputato, condannato per diffamazione aggravata, ha chiesto la restituzione nel termine per presentare ricorso in Cassazione. Il suo difensore aveva inviato l'atto a una Corte d'Appello sbagliata. L'imputato, detenuto, sosteneva di non aver potuto controllare l'operato del legale, configurando un caso fortuito o forza maggiore. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta di restituzione nel termine. Ha ribadito che il cittadino ha il dovere di vigilare sull'operato del proprio difensore, anche in stato di detenzione, e che l'errore del legale non costituisce di per sé caso fortuito o forza maggiore.
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Incidente in incrocio: Prudenza vs. Imprudenza, confermate Lesioni personali colpose
Un automobilista ha causato lesioni personali colpose a un ciclista investendolo in un incrocio. L'automobilista sosteneva che il ciclista procedeva a velocità elevata e che mancava il segnale di stop. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'automobilista, confermando la sua responsabilità. La Corte ha ribadito che il conducente ha un obbligo rafforzato di prudenza agli incroci, indipendentemente dal diritto di precedenza o dalla condotta del ciclista. La condotta della vittima, seppur imprudente, non ha interrotto il nesso di causalità né è stata considerata un caso fortuito.
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Restituzione nel termine negata per errore digitazione PEC
Un condannato ha presentato ricorso oltre la scadenza di legge a causa dell'invio dell'atto a un indirizzo di posta elettronica certificata errato da parte del proprio difensore. L'avvocato ha riscontrato l'errore di digitazione e l'esito negativo della consegna solo diversi giorni dopo la scadenza del termine per impugnare l'ordinanza del giudice dell'esecuzione. Per questo motivo, la difesa ha richiesto la restituzione nel termine, sostenendo la presenza di un caso fortuito imprevedibile. La Corte di Cassazione ha respinto integralmente l'istanza. I giudici hanno chiarito che l'errore nella digitazione dell'indirizzo e il mancato controllo tempestivo delle ricevute telematiche costituiscono una condotta negligente e colposa. Tale negligenza impedisce la concessione del beneficio, con conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese di giudizio.
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Custodia di cose sequestrate: l’assenza all’estero non salva
Un uomo nominato custode giudiziario ha subito una condanna per il reato di sottrazione o danneggiamento colposo di beni vincolati. L'imputato ha presentato ricorso per cassazione sostenendo l'esistenza del caso fortuito o della forza maggiore. A sua difesa ha eccepito che si trovava all'estero nel momento in cui il bene è andato disperso o danneggiato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione. I giudici hanno chiarito che la lontananza fisica non annulla i doveri di vigilanza derivanti dalla custodia di cose sequestrate. L'imputato deve pagare le spese legali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Sinistro Stradale e Nesso Causale: Assolto il Mezzo Fermo
La Corte di Cassazione ha confermato l'assoluzione del conducente di un autoarticolato fermatosi sul margine destro della carreggiata per un'avaria all'impianto frenante con luci di emergenza accese. Un pullman sopraggiunto da tergo non ha notato un'utilitaria che lo precedeva a bassa velocità, travolgendola senza frenare e schiacciandola contro il rimorchio fermo, causando vittime e feriti. I familiari delle vittime hanno impugnato l'assoluzione del camionista sostenendo la pericolosità della sosta notturna. I giudici hanno chiarito che l'assenza totale di frenata del pullman, a fronte di una visuale libera di oltre sessanta metri, ha esaurito in modo esclusivo il nesso causale nel sinistro stradale. La condotta autonoma ed eccezionale dell'autista del pullman rende penalmente irrilevante la presenza del mezzo in avaria, confermando l'esclusione di ogni responsabilità per il camionista.
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Danno da cose in custodia e roghi: la Cassazione esclude la colpa
Una società committente cita in giudizio l'azienda di trasporti per chiedere la risoluzione contrattuale e il risarcimento dei danni causati da due incendi scaturiti dai furgoni frigo all'interno del proprio deposito. La società di trasporti respinge le accuse, addebita i roghi a dolo di terzi e chiede in via riconvenzionale il pagamento dei compensi maturati. I giudici di merito e la Corte di Cassazione escludono la configurabilità del danno da cose in custodia a carico della trasportatrice: l'atto doloso di ignoti integra il caso fortuito ed elide il nesso di causalità. I giudici confermano l'obbligo del committente di pagare i corrispettivi non tempestivamente contestati, ma cancellano la sanzione per lite temeraria per la presenza di una soccombenza reciproca.
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Infiltrazioni dal lastrico solare: chi paga senza accesso
I proprietari vendono l'appartamento sottostante mantenendo la proprietà esclusiva della terrazza di copertura. Successivamente, i nuovi acquirenti cambiano la serratura del portone d'accesso, impedendo ai venditori di salire sul tetto. A seguito di forti piogge, l'appartamento inferiore subisce gravi danni causati da infiltrazioni dal lastrico solare per difetti di impermeabilizzazione preesistenti. Gli acquirenti chiedono il risarcimento. Il tribunale e la corte d'appello escludono la responsabilità oggettiva da custodia per la perdita del possesso materiale, ma condannano il venditore per colpa generale ex art. 2043 c.c., data la mancata riparazione di vizi strutturali noti da tempo. La Corte di Cassazione conferma la condanna del proprietario del lastrico: i danni derivano direttamente da riparazioni precarie e inefficaci eseguite in passato, rendendo irrilevante l'impedimento fisico sopravvenuto.
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Caduta su marciapiede visibile: nessun danno da cosa in custodia
Una passante ha citato in giudizio il Comune chiedendo il risarcimento per una caduta avvenuta scendendo dal marciapiede, a causa di una fessura tra due grate per l'acqua piovana. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno respinto la richiesta. I giudici hanno accertato che il luogo era pienamente illuminato, le caditoie erano ben visibili grazie alle strisce pedonali e il dislivello era minimo. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto, escludendo il risarcimento per danno da cosa in custodia. La Suprema Corte ha ribadito che la distrazione del pedone dinanzi a un ostacolo del tutto visibile ed evitabile integra il caso fortuito. La negligenza della vittima spezza il legame causale e libera l'ente pubblico da ogni responsabilità economica.
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Danni da fauna selvatica: paga la Regione e non l’automobilista
Un automobilista cita la Regione per ottenere il risarcimento dei pregiudizi subiti dalla propria vettura dopo una collisione con un animale selvatico su una strada statale. I giudici di merito rigettano la richiesta applicando la responsabilità generale extracontrattuale. La Corte di Cassazione accoglie invece il ricorso dell'automobilista. La Suprema Corte stabilisce che i danni da fauna selvatica ricadono sotto la disciplina della responsabilità speciale per gli animali. La Regione detiene la legittimazione esclusiva perché gestisce il patrimonio faunistico pubblico. L'automobilista deve provare soltanto il nesso causale tra l'animale e l'incidente. L'ente pubblico risponde integralmente del pregiudizio, a meno che non provi il caso fortuito. La sentenza impugnata viene quindi annullata con rinvio.
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Danni da cose in custodia: contatore rotto e allagamento
Una società commerciale subisce gravi allagamenti alla merce custodita in un seminterrato a causa della rottura di un contatore idrico collocato nel vano scale. L'impresa agisce in giudizio per ottenere il risarcimento dei danni da cose in custodia contro la proprietaria dell'appartamento allacciato all'impianto e contro l'ente gestore del servizio idrico. La Corte di Cassazione accerta inizialmente che la condomina non esercita poteri di vigilanza sul contatore esterno alla sua abitazione. Successivamente, il giudice del rinvio rigetta la domanda anche contro il gestore idrico, ravvisando un caso fortuito per manomissione di terzi. La Suprema Corte, con ordinanza interlocutoria, rimette la decisione alla pubblica udienza per stabilire se tale accertamento abbia violato il giudicato interno formatosi nei gradi precedenti.
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Danni da allagamento fognario: piogge forti ma paga il gestore
Una società commerciale ha subito gravi allagamenti nei propri locali a causa dell'inefficienza della rete di scarico dopo forti piogge. L'impresa ha richiesto il risarcimento per i danni da allagamento fognario al Comune, il quale ha chiamato in causa la società incaricata della gestione del servizio idrico. Il gestore ha contestato la propria responsabilità sostenendo l'eccezionalità del maltempo e l'esclusione della raccolta delle acque piovane dall'appalto. I giudici hanno invece accertato l'omessa manutenzione ordinaria delle condotte e l'assenza di prove statistiche sull'imprevedibilità del nubifragio. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna definitiva del gestore del servizio idrico, rigettando il ricorso per inammissibilità e imponendo il pagamento dei danni e delle spese legali.
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Violazione di sigilli: custode inerte condannato per i lavori
L'Autorità Giudiziaria aveva sottoposto a sequestro un immobile, affidandone la custodia formale alla proprietaria. Nonostante l'apposizione dei sigilli, i lavori edili all'interno del cantiere sono proseguiti regolarmente. La custode è stata condannata per violazione di sigilli per non aver vigilato sul bene e per aver consentito tacitamente l'avanzamento delle opere abusive. L'imputata ha proposto ricorso per cassazione, contestando la propria responsabilità omissiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il custode ha infatti l'obbligo giuridico inderogabile di garantire una vigilanza costante e attiva sui beni sequestrati. Egli può andare esente da responsabilità penale solo dimostrando il caso fortuito, la forza maggiore oppure chiedendo tempestivamente l'esonero formale dall'incarico all'autorità competente.
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