\n
LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Responsabilità da cose in custodia: negato il risarcimento

Un cittadino ha fatto causa al Comune chiedendo il risarcimento dei danni dopo essere inciampato su una catena di ferro posta tra alcuni paracarri in una piazza. Sia il Tribunale che la Corte d’Appello hanno respinto la richiesta, ritenendo che la catena fosse perfettamente visibile in pieno giorno e che la caduta fosse dovuta esclusivamente alla distrazione del pedone. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del danneggiato. La Suprema Corte ha confermato che la responsabilità da cose in custodia viene esclusa quando il comportamento imprudente della vittima integra il caso fortuito, interrompendo il nesso di causa. Poiché l’ostacolo era del tutto visibile e prevedibile, la colpa è stata attribuita interamente al pedone, che perde la causa e deve pagare le spese legali.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 6 Num. 2193 Anno 2022
Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 10 luglio 2026 in Giurisprudenza Civile

Responsabilità da cose in custodia: la caduta sulla catena visibile

Camminare distratti per le vie del centro può costare molto caro. Un cittadino ha chiesto il risarcimento dei danni al Comune dopo essere inciampato su una catena di ferro che univa alcuni paracarri in granito. Il danneggiato ha invocato la responsabilità da cose in custodia per ottenere il pagamento dei danni fisici subiti. Tuttavia, la giustizia ha respinto la sua richiesta in tutti i gradi di giudizio. La Corte di Cassazione ha chiarito che la visibilità dell’ostacolo e la conoscenza dei luoghi escludono ogni risarcimento.

La dinamica dell’incidente e la visibilità dell’ostacolo

La vicenda si svolge in una nota piazza cittadina in pieno giorno. Il pedone, che lavora proprio nelle vicinanze del luogo del sinistro, stava camminando quando è inciampato su una catenella grigia posta a delimitazione dell’area pedonale. Questa catena collegava diversi blocchi di granito bianco. Le condizioni di luce erano ottimali e l’ostacolo si trovava ad altezza caviglia. I giudici di merito hanno accertato che la struttura era perfettamente visibile per chiunque prestasse una normale attenzione. Inoltre, il danneggiato frequentava regolarmente la zona per motivi professionali e conosceva bene la conformazione della piazza.

Quando la distrazione del pedone esclude la responsabilità da cose in custodia

La legge prevede una tutela rigorosa per i cittadini, ma impone anche un dovere di comune prudenza. La responsabilità da cose in custodia si basa sul dovere del custode di vigilare sui beni per evitare danni a terzi. Questa responsabilità ha natura oggettiva. Significa che il danneggiato deve solo dimostrare il danno e il legame di causa con l’oggetto. Tuttavia, il custode può liberarsi dimostrando il caso fortuito, ovvero un evento imprevedibile ed eccezionale. La condotta imprudente dello stesso danneggiato può integrare il caso fortuito. Se il pedone cammina senza guardare dove mette i piedi davanti a un ostacolo enorme e visibile, la sua stessa disattenzione diventa la causa unica del danno.

Le motivazioni della Cassazione sul caso della catena in piazza

La Corte di Cassazione ha ritenuto inammissibili tutti i motivi di ricorso presentati dal pedone. I giudici di legittimità hanno spiegato che la valutazione sulla visibilità dell’ostacolo spetta esclusivamente ai giudici di merito. La Corte d’Appello ha accertato che i paracarri bianchi e le catene grigie erano facilmente avvistabili da un passante mediamente attento. Il ricorrente ha cercato di contestare l’abusività della catena per dimostrare la colpa del Comune. La Cassazione ha però chiarito che l’eventuale mancanza di autorizzazione amministrativa per la catena non influisce sul nesso di causa. Anche se la catena fosse stata abusiva, essa era comunque visibile. La causa reale dell’incidente rimane la condotta disattenta del pedone, che ha interrotto il nesso causale.

Le conclusioni della sentenza e le conseguenze per il pedone

La decisione della Suprema Corte mette la parola fine alla vicenda con la sconfitta totale del pedone. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il ricorrente è stato condannato a pagare le spese del giudizio di legittimità. Il Comune vince la causa e riceverà il rimborso delle spese legali, quantificate in duemila e cinquecento euro, oltre agli accessori di legge. Inoltre, il ricorrente dovrà versare un ulteriore importo pari al contributo unificato per aver presentato un ricorso inammissibile. Questa sentenza conferma che la tutela dei cittadini non copre la totale mancanza di attenzione nell’uso dello spazio pubblico.

Cosa si intende per responsabilità da cose in custodia?
Si tratta della responsabilità oggettiva del custode di un bene per i danni causati dal bene stesso, a meno che non provi il caso fortuito.

Quando la condotta del pedone esclude il risarcimento del danno?
Il risarcimento viene escluso quando la disattenzione del pedone è talmente grave da rappresentare la causa esclusiva dell’incidente, interrompendo il nesso causale.

La mancanza di autorizzazione di un ostacolo stradale dà sempre diritto al risarcimento?
No, l’eventuale abusività dell’ostacolo è irrilevante se questo era perfettamente visibile ed evitabile con la normale diligenza.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)

Articoli correlati