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Abitualità

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335 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Calcolo della pena: Cassazione su reato continuato
Un uomo è stato condannato per maltrattamenti e detenzione abusiva di armi. La Corte di Cassazione ha confermato la sua colpevolezza ma ha annullato la sentenza per un errore nel calcolo della pena, specificando le regole per il reato continuato con sanzioni eterogenee e ribadendo i criteri di valutazione dell'attendibilità della vittima.
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Autonoma organizzazione: IRAP esclusa, IRPEF dovuta
Una contribuente che gestiva un'attività di affittacamere ha ottenuto l'annullamento dell'avviso di accertamento per l'IRAP a causa della mancanza di autonoma organizzazione. Ha quindi sostenuto che tale principio dovesse estendersi anche all'IRPEF e all'IVA. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, specificando che l'assenza del requisito dell'autonoma organizzazione è rilevante solo ai fini IRAP, mentre per l'IRPEF è sufficiente il carattere di abitualità dell'attività per qualificarla come reddito d'impresa.
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Ricorso inammissibile: motivazioni generiche
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una condanna per false dichiarazioni ai fini del patrocinio a spese dello Stato. L'ordinanza sottolinea che la riproposizione di censure già esaminate e respinte in appello, senza una critica specifica alla sentenza impugnata, rende il ricorso inammissibile. La Corte ha confermato la correttezza delle valutazioni dei giudici di merito sull'elemento soggettivo del reato, sulla recidiva e sulla dichiarazione di abitualità, basate sul lungo e ininterrotto percorso delinquenziale dell'imputata.
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Abitualità frequentazioni: quando scatta il reato?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto in sorveglianza speciale, condannato per la violazione del divieto di frequentare pregiudicati. La Corte ha confermato che l'abitualità frequentazioni è integrata da plurimi e stabili contatti in un arco temporale concentrato (nel caso specifico, 16 incontri con 6 persone in 50 giorni), includendo anche soggetti destinatari del semplice avviso orale, che rientra a pieno titolo tra le misure di prevenzione.
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Gestione Separata: iscrizione obbligatoria sotto 5000€?
Un'professionista con un reddito annuo inferiore a 5.000 euro ha contestato l'iscrizione d'ufficio alla Gestione Separata dell'ente previdenziale. I tribunali di merito le avevano dato ragione, ma la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. La Corte ha chiarito che per i professionisti iscritti ad albi, l'obbligo di iscrizione alla Gestione Separata non dipende dal superamento di una soglia di reddito, ma dall'esercizio 'abituale' della professione, anche se il reddito è basso. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Particolare tenuità del fatto: no all’abitualità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per l'attività di parcheggiatore abusivo. La richiesta di applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto è stata respinta, poiché la Corte ha ritenuto che la reiterazione del reato configurasse una condotta abituale, incompatibile con il beneficio previsto dall'art. 131-bis del codice penale.
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Art. 131-bis c.p. e abitualità: quando è escluso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per guida senza patente abituale. I giudici hanno confermato che la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, prevista dall'art. 131-bis c.p., non può essere applicata in presenza di una condotta reiterata, come dimostrato dalle numerose condanne precedenti per lo stesso reato, che configurano una condizione di abitualità.
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Continuazione tra reati: no se manca il disegno unico
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 41009/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento della continuazione tra reati di spaccio. La Corte ha confermato la decisione del tribunale, escludendo l'esistenza di un disegno criminoso unico a causa del lungo lasso temporale tra i fatti, della diversità delle modalità esecutive e dei complici. La condotta è stata qualificata come abitualità criminale, non come un piano unitario.
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Abitualità del reato: no art. 131-bis per lucro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso contro la negata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La decisione si fonda sul concetto di abitualità del reato: anche se l'imputato non aveva precedenti specifici per ricettazione, la commissione di più delitti diversi, ma tutti caratterizzati da uno scopo di lucro, è stata ritenuta sufficiente a configurare un comportamento abituale, ostacolando così l'applicazione del beneficio previsto dall'art. 131-bis del codice penale.
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Reato di evasione: inammissibile ricorso con precedenti
Un soggetto condannato per il reato di evasione dagli arresti domiciliari ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo la lieve entità del fatto. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando come i numerosi precedenti penali, incluse altre condanne per evasione, dimostrino l'abitualità del comportamento e impediscano l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto.
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Reato di evasione: ricorso inammissibile per recidiva
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il reato di evasione dagli arresti domiciliari. Nonostante la giustificazione di essersi allontanato per accudire i propri cani, la Corte ha ritenuto le argomentazioni generiche e ha escluso l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, a causa dei numerosi precedenti penali dell'imputato, incluse cinque condanne per lo stesso reato.
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Gestione Separata avvocati: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul ricorso di una professionista contro l'ente previdenziale in merito ai contributi per la Gestione Separata avvocati relativi all'anno 2009. La Corte ha rigettato il motivo relativo alla prescrizione e all'abitualità dell'attività, confermando l'obbligo contributivo. Tuttavia, ha accolto il ricorso riguardo le sanzioni, annullandole in applicazione di una sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato l'illegittimità delle sanzioni per i periodi anteriori all'entrata in vigore della legge interpretativa del 2011.
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Pericolosità generica: requisiti per la sorveglianza
La Corte di Cassazione ha annullato un provvedimento di sorveglianza speciale, chiarendo i requisiti per la pericolosità generica. Due condanne non definitive per spaccio, distanziate nel tempo, non bastano a provare l'abitualità nel vivere di proventi illeciti, specialmente senza un'analisi del tenore di vita. La Corte ha censurato la motivazione della Corte d'Appello, ritenendola carente sia sulla prova dell'abitualità dei reati-fonte di reddito, sia sulla concreta idoneità delle condotte a minacciare la sicurezza pubblica.
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Abitualità reato: no a 131-bis per furto reiterato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per due furti aggravati. L'imputato chiedeva l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.), ma la Corte ha respinto la richiesta a causa della sua abitualità reato, dimostrata da precedenti condanne e dalla rapida successione dei crimini.
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Pericolosità sociale: i requisiti secondo la Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 35392/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo sottoposto a sorveglianza speciale. La Corte ha ribadito che la valutazione della pericolosità sociale non richiede condanne definitive, ma si basa su un quadro complessivo di abitualità criminale, anche desunto da procedimenti pendenti, e sulla dimostrazione che il soggetto viva prevalentemente di proventi illeciti, come evidenziato da una sproporzione tra redditi leciti e tenore di vita.
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Abitualità reato: quando si applica il 131-bis?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 35320/2024, ha chiarito i limiti di applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.). Il caso riguardava un individuo assolto in appello per aver omesso di comunicare lo stato di detenzione mentre percepiva il reddito di cittadinanza. La Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che la condizione di 'abitualità reato', che impedisce l'applicazione del beneficio, sussiste quando l'imputato ha commesso in passato almeno due reati della stessa indole, anche se il reato attuale è di natura diversa. Questo comportamento passato dimostra una pericolosità sociale che rende inopportuna la concessione del beneficio.
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Gestione separata avvocati: obbligo sotto i 5000 euro
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 24192/2024, ha stabilito che un avvocato iscritto all'albo, ma non alla Cassa Forense per reddito inferiore a 5.000 euro, non è automaticamente esonerato dall'iscrizione alla gestione separata. Il criterio determinante non è il reddito, ma l'abitualità dell'attività professionale, che il giudice di merito deve accertare. Un reddito basso è solo uno degli indizi, non la prova decisiva per qualificare l'attività come occasionale. La Corte ha quindi cassato la decisione d'appello che escludeva l'obbligo contributivo basandosi unicamente sulla soglia di reddito.
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Gestione Separata avvocati: quando è obbligatoria
Un avvocato ha contestato l'obbligo di iscrizione alla Gestione Separata per un anno in cui il suo reddito era inferiore a 5.000 euro. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che l'obbligo per i professionisti iscritti ad albo non dipende dalla soglia di reddito, ma dal carattere di 'abitualità' dell'esercizio della professione. Tale abitualità può essere presunta da elementi come l'iscrizione all'albo e il possesso di partita IVA, rendendo l'iscrizione alla Gestione Separata avvocati un dovere anche con redditi bassi.
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Iscrizione Gestione Separata: abitualità e reddito
Una professionista si opponeva a una richiesta di contributi per l'iscrizione alla Gestione Separata, sostenendo la mancanza di abitualità della sua attività dato il reddito inferiore a 5.000 euro. Dopo due gradi di giudizio sfavorevoli, la Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso. La Suprema Corte ha stabilito che il requisito dell'abitualità è fondamentale e deve essere accertato in fatto. Un reddito esiguo non è irrilevante, ma costituisce un importante indizio che il giudice di merito deve valutare per determinare se l'attività sia stata svolta in modo continuativo, cassando la precedente sentenza e rinviando il caso per un nuovo esame.
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Iscrizione gestione separata: quando è obbligatoria?
La Cassazione conferma che per l'obbligo di iscrizione gestione separata è cruciale l'esercizio abituale dell'attività. Un reddito sotto i 5.000 euro e la mancanza di prove sulla continuità escludono l'obbligo per una professionista, anche se iscritta all'albo.
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