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Abitualità

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335 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Disegno criminoso: quando non c’è continuazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 33323/2024, ha rigettato il ricorso di un imputato che chiedeva il riconoscimento della continuazione tra due reati di spaccio. La Corte ha stabilito che per configurare un unico disegno criminoso non basta la vicinanza temporale o la somiglianza dei reati, ma è necessaria la prova di una programmazione unitaria iniziale. La semplice abitualità a delinquere, caratterizzata da diverse modalità e tipologie di sostanze, esclude il beneficio.
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Iscrizione Gestione separata: reddito e abitualità
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un professionista a cui un ente previdenziale richiedeva il versamento di contributi per l'iscrizione alla Gestione separata. L'ente sosteneva l'obbligatorietà dell'iscrizione basata sulla natura abituale dell'attività, nonostante il professionista avesse percepito redditi inferiori a 5.000 euro annui. La Corte ha dichiarato il ricorso dell'ente inammissibile, confermando le decisioni dei giudici di merito. È stato ribadito che un reddito basso non esclude di per sé il requisito dell'abitualità, ma costituisce un indizio che, unitamente ad altri elementi e alla mancata prova contraria da parte dell'ente, può legittimamente portare a qualificare l'attività come occasionale. L'onere della prova della natura abituale dell'attività professionale grava sull'ente previdenziale.
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Gestione Separata e professionisti: quando l’obbligo?
Un professionista con un reddito annuo molto basso è stato citato in giudizio dall'ente previdenziale per la mancata iscrizione alla Gestione Separata. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'ente, stabilendo che non era stata fornita la prova dell'esercizio abituale della professione, requisito indispensabile per l'obbligo contributivo. Il reddito esiguo è stato considerato un forte indizio a sfavore della presunta abitualità dell'attività lavorativa.
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Gestione Separata: obbligo anche sotto i 5.000€
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30481/2024, ha stabilito un principio fondamentale riguardo l'iscrizione alla Gestione Separata INPS. Una professionista iscritta a un albo si era opposta a una richiesta di contributi, sostenendo che il suo reddito annuo inferiore a 5.000 euro la esonerasse dall'obbligo. I giudici di merito le avevano dato ragione. La Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che per i professionisti iscritti a un albo, l'obbligo di iscrizione alla Gestione Separata deriva dall'esercizio abituale della professione, a prescindere dal reddito prodotto. La soglia dei 5.000 euro rileva per il lavoro autonomo occasionale, non per l'attività professionale abituale. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Gestione Separata INPS: quando l’iscrizione è dovuta
Un professionista ha contestato una richiesta di contributi alla Gestione Separata INPS, sostenendo che il suo reddito fosse inferiore alla soglia di 5.000 euro. La Corte di Cassazione ha stabilito che il fattore decisivo non è l'importo del reddito, ma la natura 'abituale' o 'occasionale' dell'attività professionale. Il limite di reddito è rilevante solo per il lavoro occasionale. Di conseguenza, il caso è stato rinviato al giudice di merito per accertare la natura dell'attività svolta dal professionista.
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Precedenti penali: no a sconti di pena e benefici
La Cassazione ha respinto il ricorso di un automobilista condannato per guida in stato di ebbrezza. A causa dei suoi numerosi precedenti penali, sono stati negati sia la non punibilità per tenuità del fatto (art. 131-bis) sia altri benefici, confermando la condanna.
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Reformatio in peius: quando la pena non cambia in appello
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'imputata per furto aggravato. La decisione chiarisce che un ricorso è generico se non contesta le motivazioni della sentenza precedente. Inoltre, non viola il divieto di reformatio in peius la conferma della pena in appello, se il giudice motiva adeguatamente un nuovo bilanciamento tra circostanze aggravanti e attenuanti, considerando anche la recidiva dell'imputato.
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Particolare tenuità del fatto e recidiva: il no della Corte
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per tentato furto. La richiesta di applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto è stata respinta a causa dei numerosi precedenti penali specifici, che configurano l'abitualità del comportamento e precludono l'accesso al beneficio.
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Violazione sorveglianza: un solo incontro non basta
Un individuo sotto sorveglianza speciale è stato condannato per essersi accompagnato a un soggetto con precedenti. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna, specificando che per la violazione sorveglianza speciale è richiesta una frequentazione abituale e non un singolo incontro sporadico. La sentenza chiarisce un principio fondamentale sulla natura del reato, distinguendo un atto isolato da una condotta seriale. Per altre imputazioni, il caso è stato rinviato per una nuova valutazione sulla particolare tenuità del fatto.
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Abitualità reato: quando l’appello è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'imputata che chiedeva il riconoscimento della particolare tenuità del fatto. La decisione si fonda sulla conclamata abitualità del reato, dimostrata da sette precedenti per truffa, che osta all'applicazione del beneficio. La Corte conferma che la valutazione della pena è discrezionale per il giudice di merito, se motivata e non arbitraria.
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Attenuanti generiche: no con precedenti penali
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per reati legati agli stupefacenti, che chiedeva l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità e il riconoscimento delle attenuanti generiche. La Corte ha stabilito che i due precedenti penali per reati della stessa indole configurano un'abitualità nel comportamento che osta alla concessione della particolare tenuità. Inoltre, ha confermato che la presenza di precedenti specifici e l'assenza di elementi positivi giustificano il diniego delle attenuanti generiche, non essendo la giovane età, da sola, un fattore sufficiente.
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Prescrizione reato evasione: Cassazione annulla condanna
Una donna, condannata in primo e secondo grado per il reato di evasione dagli arresti domiciliari, ha presentato ricorso in Cassazione lamentando la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte, pur non entrando nel merito, ha ritenuto il ricorso non inammissibile. Tale valutazione ha imposto la verifica del decorso del tempo, portando alla luce l'avvenuta prescrizione del reato di evasione. Di conseguenza, la Corte ha annullato la sentenza di condanna senza rinvio, estinguendo il reato.
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Sorveglianza speciale: contatti abituali e reato
La Corte di Cassazione conferma la condanna di un soggetto in sorveglianza speciale per violazione del divieto di frequentare pregiudicati. La sentenza chiarisce che la reiterazione di incontri in un breve periodo, anche con un familiare, integra il reato, sottolineando l'irrilevanza del legame di parentela in assenza di autorizzazione. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per manifesta infondatezza.
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Messa alla prova: no con precedenti e prognosi negativa
Un imputato, condannato per evasione, ricorre in Cassazione contestando il diniego della messa alla prova, basato a suo dire solo sui precedenti penali. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la presenza di precedenti specifici e una valutazione negativa della personalità dell'imputato (il reato era stato commesso durante un permesso premio) sono motivi validi per negare la messa alla prova. Il giudice ha ampia discrezionalità nel formulare un giudizio prognostico sfavorevole circa il rischio di recidiva.
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Attenuanti generiche negate per precedenti penali
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per guida in stato di ebbrezza e altri reati. La Corte ha negato sia la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, a causa dei tre precedenti penali specifici che configurano un'abitualità nel reato, sia le attenuanti generiche. La decisione di negare le attenuanti generiche è stata motivata dall'assenza di elementi positivi e dalla gravità della condotta, caratterizzata da imprudenza e disprezzo per la sicurezza altrui.
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Gestione separata INPS: obbligo anche sotto i 5.000€
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16935/2024, ha stabilito che l'obbligo di iscrizione alla Gestione separata INPS per un professionista iscritto a un albo non dipende dal superamento della soglia di reddito di 5.000 euro. Il criterio determinante è l'esercizio abituale della professione. Un reddito basso può essere un indizio, ma non esclude di per sé l'obbligatorietà dell'iscrizione, che va valutata in base alla scelta professionale e non al risultato economico annuale.
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Gestione Separata INPS: obbligo anche sotto i 5000€
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16925/2024, ha stabilito che l'obbligo di iscrizione alla Gestione Separata INPS per un professionista iscritto a un albo non dipende dal superamento della soglia di reddito di 5.000 euro. Il criterio determinante è l'esercizio abituale della professione. La Corte ha chiarito che un reddito basso può essere un indizio, ma non è di per sé sufficiente a escludere l'abitualità e, di conseguenza, l'obbligo contributivo.
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Iscrizione Gestione Separata: no se l’attività non è abituale
Una professionista è stata iscritta d'ufficio alla Gestione Separata dall'ente previdenziale per non aver versato i contributi soggettivi alla propria cassa di categoria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente, confermando che l'obbligo di iscrizione Gestione Separata sorge solo in presenza di un'attività professionale svolta con carattere di abitualità, la cui prova deve essere fornita e valutata nel merito.
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Reati stessa indole: Cassazione chiarisce abitualità
Un soggetto, inizialmente assolto per "particolare tenuità del fatto" dal reato di guida senza patente durante la sorveglianza speciale, veniva condannato in appello. La Corte d'appello aveva ravvisato l'abitualità del comportamento basandosi su precedenti per reati ambientali, considerandoli "reati della stessa indole". La Cassazione ha annullato la condanna, ritenendo la motivazione della Corte d'appello troppo generica e insufficiente. Ha stabilito che per definire dei reati come della stessa indole non basta un vago riferimento all'"attività imprenditoriale", ma serve un'analisi concreta dei fatti e delle motivazioni, specie se i reati tutelano beni giuridici diversi.
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Ricorso inammissibile: quando l’appello è ripetitivo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22332/2024, ha dichiarato un ricorso inammissibile poiché i motivi proposti erano una mera ripetizione delle argomentazioni già respinte dalla Corte d'Appello. Il caso riguardava la contestazione di una dichiarazione di abitualità a delinquere. La Corte ha stabilito che un ricorso, per essere valido, deve contenere una critica specifica e argomentata alla sentenza impugnata, non limitarsi a riproporre le stesse doglianze. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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