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Abitualità

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335 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Particolare tenuità del fatto e precedenti penali
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato condannato per violazione delle norme sulla sicurezza urbana, confermando l'impossibilità di applicare la particolare tenuità del fatto. La decisione si basa sulla presenza di numerosi precedenti penali e condanne per reati della stessa indole, che configurano una condotta abituale incompatibile con i benefici dell'art. 131-bis c.p. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile anche per la tardività di alcune contestazioni non sollevate in appello.
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Abitualità della condotta e spaccio: stop benefici
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di lieve entità, confermando il diniego della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. Il punto centrale della decisione riguarda l'**abitualità della condotta**, desunta dalla presenza di precedenti penali specifici che escludono l'occasionalità del comportamento. La Suprema Corte ha inoltre ribadito che il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche è legittimo quando mancano elementi positivi di valutazione e sussiste una recidiva specifica che denota pericolosità sociale.
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Contraffazione: quando il reato non è tenue
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per i reati di contraffazione e ricettazione nei confronti di un soggetto dedito alla vendita di prodotti con marchi falsificati. La decisione ribadisce che la contraffazione è punibile quando i segni falsi sono idonei a ingannare il consumatore medio. La Corte ha negato l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto a causa della sistematicità della condotta e dei precedenti penali dell'imputato. Inoltre, l'elevato numero di articoli sequestrati ha impedito il riconoscimento delle attenuanti per danno patrimoniale di speciale tenuità.
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Particolare tenuità del fatto: quando è negata
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da un'imputata condannata per detenzione di crack ai fini di spaccio. Il punto centrale della decisione riguarda il diniego della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha stabilito che l'abitualità della condotta, desunta da precedenti condanne specifiche e dalla pendenza di misure cautelari, impedisce l'applicazione dell'art. 131-bis c.p. Inoltre, la natura della sostanza e il pericolo per la salute pubblica escludono anche l'attenuante del lucro di speciale tenuità.
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Sorveglianza speciale: violazione e condanna penale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per violazione degli obblighi inerenti alla sorveglianza speciale nei confronti di un soggetto non reperito presso il proprio domicilio durante gli orari prescritti. La difesa ha tentato di contestare la regolarità del controllo e di invocare la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. Tuttavia, i giudici hanno stabilito che la presenza di precedenti penali specifici configura un'abitualità nel comportamento che preclude l'applicazione di benefici, rendendo il ricorso inammissibile.
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Disegno criminoso e continuazione dei reati
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che richiedeva il riconoscimento della continuazione tra reati commessi a dieci anni di distanza e in regioni diverse. La decisione ribadisce che il disegno criminoso non può essere confuso con una generica propensione a delinquere o con il mero bisogno di denaro. Per l'applicazione dell'art. 81 c.p. è necessaria la prova di un programma delittuoso unitario, ideato preventivamente nelle sue linee essenziali, elemento che decade in presenza di ampi intervalli temporali e contesti geografici differenti.
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Disegno criminoso: i limiti della continuazione
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento della continuazione tra diverse sentenze per reati contro il patrimonio. Il giudice dell'esecuzione aveva negato il beneficio rilevando l'assenza di un unico disegno criminoso, evidenziando invece una propensione sistematica al crimine protratta per anni. La Suprema Corte ha confermato che la semplice scelta di trarre sostentamento da attività illecite non configura il requisito della programmazione unitaria richiesto dall'articolo 81 del codice penale.
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Reato continuato: i criteri per lo sconto di pena
La Corte di Cassazione ha annullato parzialmente un'ordinanza che negava il riconoscimento del **reato continuato** a un soggetto condannato per diverse truffe online. Il giudice dell'esecuzione aveva inizialmente rigettato l'istanza ritenendo che la reiterazione dei reati fosse frutto di una scelta di vita criminale (abitualità) piuttosto che di un piano unitario. Tuttavia, la Suprema Corte ha rilevato che per due dei reati contestati, commessi a distanza di un solo giorno e con le medesime modalità, il giudice non aveva adeguatamente motivato l'esclusione del medesimo disegno criminoso, ignorando indici fondamentali di connessione temporale e operativa.
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Contraffazione magliette calcio: guida alla sentenza
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per i reati di contraffazione e ricettazione nei confronti di un venditore di magliette sportive. La difesa sosteneva che i loghi delle squadre di calcio non fossero marchi tutelati, ma la Corte ha ribadito che le società sportive sono imprese e i loro emblemi godono di piena protezione penale. È stata inoltre negata l'applicazione della particolare tenuità del fatto a causa della serialità dei precedenti penali dell'imputato e dell'elevato numero di prodotti contraffatti messi in commercio.
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Gestione Separata INPS: obbligo e abitualità
La Corte di Cassazione ha chiarito i presupposti per l'iscrizione alla Gestione Separata INPS per i professionisti iscritti agli albi. Il caso riguarda un avvocato che contestava la pretesa contributiva dell'ente. La Corte ha stabilito che il differimento dei termini di versamento tramite DPCM è legittimo e influisce sul calcolo della prescrizione. Tuttavia, ha accolto il ricorso del professionista riguardo all'accertamento dell'abitualità dell'attività. Non basta il semplice versamento del contributo integrativo alla cassa professionale per far scattare l'obbligo verso l'INPS; il giudice deve verificare in concreto se l'attività sia stata svolta con carattere di abitualità, indipendentemente dal superamento della soglia di reddito di 5.000 euro.
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Gestione Separata: obblighi per redditi sotto 5000 euro
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'obbligo di iscrizione alla Gestione Separata per i professionisti iscritti all'albo non dipende dal superamento della soglia di 5.000 euro annui. Tale limite reddituale è applicabile esclusivamente alle attività di lavoro autonomo occasionale. Per i liberi professionisti, l'abitualità dell'attività, desumibile da indici come l'apertura della partita IVA e l'iscrizione all'albo, comporta l'obbligo contributivo indipendentemente dal reddito percepito. La sentenza impugnata è stata cassata poiché aveva erroneamente qualificato come occasionale l'attività di un commercialista basandosi solo sul basso reddito prodotto.
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Disegno criminoso: guida alla continuazione reati
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento del disegno criminoso per unificare le pene di diverse sentenze. Il Giudice dell'esecuzione aveva negato il beneficio a causa dell'eterogeneità delle condotte e della distanza temporale di un anno tra i fatti. La Suprema Corte ha confermato che la continuazione non può essere confusa con una scelta di vita improntata al crimine, richiedendo invece la prova di una programmazione unitaria e specifica dei reati sin dal primo momento.
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Particolare tenuità del fatto e spaccio
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato condannato per spaccio di lieve entità, confermando il diniego della particolare tenuità del fatto. Nonostante la fattispecie fosse quella attenuata prevista dal Testo Unico Stupefacenti, la detenzione di oltre 60 dosi di marijuana e la presenza di precedenti penali specifici hanno escluso la possibilità di applicare l'art. 131-bis c.p. La Corte ha ribadito che la particolare tenuità del fatto richiede una valutazione rigorosa sia dell'esiguità del danno che della non abitualità della condotta, elementi incompatibili con la reiterazione del reato.
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Pericolosità sociale e sorveglianza speciale: la guida
La Corte di Cassazione ha confermato la misura della sorveglianza speciale per un soggetto con una spiccata pericolosità sociale, derivante da numerosi furti aggravati. Nonostante la difesa sostenesse l'assenza di profitto per via della restituzione della refurtiva, i giudici hanno ribadito che la reiterazione dei reati in assenza di redditi leciti configura l'abitualità delittuosa. La pericolosità sociale è stata ritenuta attuale e non interrotta dai periodi di detenzione, giustificando pienamente la misura restrittiva.
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Particolare tenuità del fatto e droga: la guida
La Corte di Cassazione ha confermato la sentenza di appello che riconosceva la particolare tenuità del fatto a un soggetto accusato di coltivazione di marijuana. Nonostante il rinvenimento di cinque piante di grosse dimensioni e di un bilancino, i giudici hanno ritenuto che l'assenza di strutture professionali, la modesta capacità produttiva e la mancanza di precedenti penali giustificassero l'esclusione della punibilità ai sensi dell'art. 131-bis c.p. Il ricorso della Procura è stato dichiarato inammissibile poiché richiedeva una rivalutazione dei fatti non consentita in sede di legittimità.
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Particolare tenuità del fatto e abitualità del reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un soggetto che ha violato ripetutamente l'obbligo di comparizione presso il Commissariato. La difesa invocava la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, ma i giudici hanno ritenuto il ricorso inammissibile. La decisione si fonda sulla natura abituale della condotta, desunta sia dai numerosi episodi di inottemperanza contestati, sia dai precedenti penali del ricorrente per violazioni analoghe, elementi che impediscono per legge l'applicazione dell'esimente prevista dall'articolo 131 bis del codice penale.
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Particolare tenuità del fatto: quando è esclusa
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da un imputato che richiedeva l'applicazione della particolare tenuità del fatto. La decisione sottolinea come la presenza di numerosi precedenti penali per reati di stupefacenti ed estorsione, unita alla reiterazione della condotta di invasione di edifici, configuri un'abitualità del comportamento incompatibile con il beneficio previsto dall'art. 131-bis c.p. Il ricorso è stato ritenuto meramente ripropositivo di doglianze già ampiamente superate nei gradi di merito.
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Misure di prevenzione e divieto di reformatio in peius
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione delle **misure di prevenzione** personali e patrimoniali nei confronti di un soggetto coinvolto in attività di spaccio. I giudici hanno stabilito che l'integrazione della motivazione sulla pericolosità sociale in appello non viola il divieto di peggioramento della sanzione, purché la misura non diventi più restrittiva. È stata inoltre confermata la confisca degli immobili per sproporzione reddituale, dichiarando inammissibile il ricorso della coniuge poiché i beni erano già stati acquisiti dallo Stato in via definitiva in sede penale.
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Particolare tenuità del fatto e precedenti penali
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di proscioglimento emessa per particolare tenuità del fatto nei confronti di un uomo accusato di molteplici furti di generi alimentari. Nonostante il valore modesto dei beni, l'imputato presentava numerosi precedenti penali per rapina. La Suprema Corte ha stabilito che la serialità dei reati e la presenza di condanne per delitti della stessa indole configurano un comportamento abituale, elemento che preclude tassativamente l'applicazione dell'esclusione della punibilità prevista dall'articolo 131-bis del codice penale.
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Maltrattamenti in famiglia: quando scatta il reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per i reati di Maltrattamenti in famiglia ed estorsione aggravata a carico di un uomo. La difesa sosteneva la mancanza di abitualità nelle condotte, citando solo due episodi violenti in dodici anni. Tuttavia, i giudici hanno rilevato che umiliazioni costanti, insulti e minacce finalizzate a ottenere denaro per l'acquisto di stupefacenti integrano pienamente le fattispecie criminose. La Corte ha inoltre ribadito che l'aggravante dell'abuso di relazioni domestiche sussiste anche se la convivenza è cessata, purché persista un rapporto di frequentazione abituale.
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