Un portiere di uno stabile è stato trovato in possesso di circa 16 grammi di cocaina, un bilancino e materiale per il confezionamento all'interno dei locali lavorativi. Il Tribunale di Milano aveva inizialmente dichiarato il non doversi procedere applicando la particolare tenuità del fatto, basandosi sulla modesta quantità di droga e l'assenza di precedenti penali specifici. La Procura ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, contestando la mancata valutazione delle modalità della condotta e l'uso improprio del luogo di lavoro. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che il giudice di merito non può limitarsi a valutare la quantità di stupefacente, ma deve analizzare l'intero contesto dell'azione, annullando la sentenza con rinvio per un nuovo esame dei fatti.
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