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Abitualità

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335 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Unico disegno criminoso: quando non si applica?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto che chiedeva il riconoscimento della continuazione tra più reati. La Corte ha stabilito che la mera ripetizione di delitti in un lungo arco temporale, anche di natura simile, non è sufficiente a provare un unico disegno criminoso. Al contrario, tale condotta integra un'ipotesi di abitualità criminale, soprattutto quando alcuni reati non erano prevedibili al momento della commissione del primo. La decisione sottolinea che il dubbio sull'esistenza del disegno criminoso non può portare al riconoscimento della continuazione, per non intaccare la certezza del giudicato.
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Attività professionale abituale: quando scatta l’IVA
La Corte di Cassazione ha confermato un avviso di accertamento IVA nei confronti di un professionista. I giudici hanno stabilito che la sua attività di responsabile della sicurezza per diversi committenti non era occasionale, bensì un'attività professionale abituale soggetta a IVA. La decisione si basa su una serie di elementi presuntivi, come la pluralità degli incarichi, la loro ripetitività e la natura complessa delle prestazioni, considerati sufficienti a dimostrare il carattere sistematico e non sporadico del lavoro svolto.
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Particolare tenuità del fatto: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per evasione dagli arresti domiciliari, specificando i criteri per l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte ha stabilito che una precedente assoluzione per lo stesso motivo non è sufficiente a configurare l'"abitualità" della condotta, la quale richiede la commissione di almeno due illeciti della stessa indole oltre a quello in esame. La sentenza impugnata è stata annullata con rinvio per una nuova valutazione.
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Particolare tenuità del fatto: no se c’è abitualità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La decisione si fonda sulla presenza di sei precedenti condanne a carico dell'imputato per reati analoghi, circostanza che configura un'abitualità nel comportamento criminoso e, di conseguenza, osta al riconoscimento del beneficio.
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Sorveglianza speciale: quando c’è associazione abituale
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per la violazione della sorveglianza speciale. L'ordinanza conferma che, per integrare il reato di associazione con pregiudicati, i contatti devono essere abituali e non meramente occasionali. La Corte ha ritenuto che i giudici di merito avessero correttamente motivato l'abitualità degli incontri e ha confermato il diniego delle attenuanti generiche in base ai precedenti penali dell'imputato.
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Gestione Separata: Cassazione su obbligo contributivo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 35131/2024, ha respinto il ricorso di un ente previdenziale contro un professionista, chiarendo i criteri per l'obbligo di iscrizione alla Gestione Separata. La Corte ha stabilito che la prova dell'abitualità dell'attività professionale spetta all'ente e che la mancata compilazione del quadro RR nella dichiarazione dei redditi non sospende automaticamente la prescrizione dei contributi. È stato inoltre confermato che la soccombenza parziale su una delle annualità contestate giustifica la compensazione delle spese legali.
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Gestione Separata: giudicato annulla debito INPS
Un professionista contesta un avviso di addebito dell'INPS per contributi dovuti alla Gestione Separata. La Corte di Cassazione accoglie il suo ricorso, annullando il debito. La decisione si fonda sull'esistenza di una precedente sentenza definitiva (giudicato) tra le stesse parti, che aveva già accertato la natura occasionale dell'attività professionale, escludendo così l'obbligo di iscrizione e contribuzione alla Gestione Separata per l'anno in questione.
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Attività abituale: quando il lavoro autonomo è tassato
La Corte di Cassazione chiarisce i criteri per definire un'attività abituale ai fini fiscali. Nel caso esaminato, un consulente sosteneva il carattere occasionale delle sue prestazioni, ma la Corte ha confermato l'accertamento dell'Agenzia delle Entrate. La decisione sottolinea che l'abitualità non dipende solo dal numero di prestazioni, ma dalla loro continuità, regolarità e professionalità, elementi che giustificano l'imposizione di IRPEF e IVA come reddito da lavoro autonomo.
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Responsabilità omissiva genitore: quando è reato
La Corte di Cassazione conferma la condanna di una madre per la sua responsabilità omissiva genitore nei reati di maltrattamenti e lesioni commessi dal compagno ai danni delle figlie minori. La sentenza chiarisce che il genitore ha un obbligo giuridico di protezione che, se violato consapevolmente, equivale a commettere il reato stesso, anche se il periodo di convivenza è breve. La paura del partner non è stata ritenuta una scusante valida.
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Iscrizione Gestione Separata: l’abitualità è chiave
Una professionista ha contestato l'obbligo di iscrizione Gestione Separata a causa di un reddito inferiore a 5.000 euro. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'obbligo contributivo non dipende dal reddito ma dalla natura 'abituale' dell'attività, presunta da elementi come l'iscrizione all'albo e la partita IVA.
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Abitualità attività professionale: onere della prova
Una professionista si opponeva a una richiesta di contributi da parte dell'ente previdenziale, negando l'abitualità della sua attività. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il suo ricorso, non per il merito della questione sulla prova dell'abitualità attività professionale, ma per un vizio procedurale: la mancata corretta formulazione dei motivi d'appello. La decisione sottolinea l'importanza di rispettare le regole processuali nelle impugnazioni, poiché un errore può rendere definitiva una sentenza sfavorevole.
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Lavoro autonomo abituale: quando scatta l’IVA?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 26206/2025, ha stabilito che l'attività di consulenza svolta da un professore universitario, seppur non esclusiva, integra gli estremi del lavoro autonomo abituale se caratterizzata da ripetitività, stabilità e sistematicità. L'analisi non si limita al numero di prestazioni in un anno, ma considera la loro estensione nel tempo e la pluralità dei committenti, rendendo l'attività soggetta a IVA.
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Reato di maltrattamenti: non bastano liti sporadiche
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio una condanna per il reato di maltrattamenti, sottolineando la necessità di provare l'abitualità della condotta vessatoria. La Corte ha stabilito che episodi di violenza sporadici, sebbene penalmente rilevanti, non sono sufficienti a configurare il delitto di cui all'art. 572 c.p., per il quale è richiesta una sistematica e persistente azione che imponga alla vittima un regime di vita mortificante. La sentenza impugnata è stata giudicata carente nella motivazione proprio su questo punto cruciale.
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Particolare tenuità del fatto e ricorso in Cassazione
Un imputato, condannato per furto aggravato, ricorre in Cassazione contestando l'aggravante, la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e l'eccessività della pena. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, ribadendo che la valutazione dei fatti e la graduazione della pena non sono sindacabili in sede di legittimità e che l'abitualità nel commettere reati osta al beneficio della tenuità del fatto.
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Disegno criminoso: quando non si applica la continuazione
Un ricorso basato sulla richiesta di riconoscimento di un unico disegno criminoso per più reati è stato dichiarato inammissibile dalla Cassazione. La Corte ha stabilito che, senza prove specifiche di un piano originario, non si può parlare di continuazione, ma di abitualità nel commettere reati. La decisione sottolinea l'importanza del principio del 'favor rei' e la necessità di certezza probatoria.
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Reato continuato: no se la vita è un crimine
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo che chiedeva il riconoscimento del reato continuato. La Corte ha stabilito che la reiterazione di condotte illecite, sintomo di un programma di vita dedito al crimine, non può essere inquadrata nell'istituto della continuazione, che presuppone un medesimo disegno criminoso, ma rientra in figure diverse come la recidiva o l'abitualità nel reato.
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Continuazione reato: inammissibile con recidiva
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata. La Corte ha stabilito che l'istituto della continuazione reato, che presuppone un unico disegno criminoso, è incompatibile con una condotta reiterata che denota un programma di vita improntato al crimine, come nei casi di recidiva e abitualità a delinquere. Di conseguenza, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: inammissibile se è stile di vita
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto, stabilendo che l'istituto del reato continuato non può essere applicato quando la reiterazione dei crimini rappresenta un vero e proprio 'stile di vita'. Secondo i giudici, il reato continuato, basato sul principio del 'favor rei', presuppone un unico disegno criminoso, mentre una vita improntata al crimine viene sanzionata da istituti diversi e più severi come la recidiva o l'abitualità a delinquere.
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Particolare tenuità del fatto e spaccio: no se abituale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di stupefacenti. La richiesta di applicare la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, ai sensi dell'art. 131-bis c.p., è stata respinta poiché il comportamento dell'imputato è stato ritenuto abituale, data la presenza di plurimi precedenti penali specifici.
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Sorveglianza speciale: quando c’è abitualità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per la violazione della sorveglianza speciale. Il caso verteva sulla frequentazione di un pregiudicato, e la Corte ha stabilito che, per integrare il requisito dell'abitualità, è sufficiente che l'atto di accusa menzioni gli episodi precedenti, anche se indica come data di commissione del reato solo quella dell'ultimo incontro. Questa modalità non viola il diritto di difesa né il principio di correlazione tra accusa e sentenza.
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