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Abitualità

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335 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Sorveglianza speciale: frequentare più pregiudicati è reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per violazione della sorveglianza speciale a carico di un soggetto che aveva frequentato diverse persone con precedenti penali. La sentenza chiarisce che per integrare il reato di "associazione abituale" non è necessario avere contatti ripetuti con la stessa persona, ma è sufficiente una pluralità di incontri con soggetti diversi, se ciò indica l'inserimento in un contesto criminale.
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Causa di non punibilità: quando è esclusa?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La decisione si fonda sulla gravità del reato e, soprattutto, sulla conclamata abitualità della condotta criminale del ricorrente, desunta dalle sue reiterate condotte violente e dalle numerose condanne precedenti, in particolare per delitti contro il patrimonio.
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Frequentazione di pregiudicati: quando è reato
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un individuo condannato per la violazione delle misure di prevenzione, specificamente per la frequentazione di pregiudicati. La Corte ha ritenuto che il ricorso fosse manifestamente infondato, poiché mirava a una rivalutazione dei fatti già accertati dai giudici di merito, i quali avevano correttamente evidenziato l'abitualità degli incontri e la consapevolezza del ricorrente circa i precedenti penali delle persone frequentate. La decisione conferma che il giudizio di legittimità non può trasformarsi in un terzo grado di merito.
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Continuazione reato: quando non si applica
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento della continuazione reato tra due sentenze. La Corte ha stabilito che reati non omogenei, commessi a grande distanza di tempo e con modalità esecutive diverse, non possono essere considerati parte di un medesimo disegno criminoso. Si tratta, piuttosto, di una scelta di vita incline al crimine, sanzionata da istituti diversi e più severi, come la recidiva o l'abitualità, e non dal più favorevole istituto della continuazione.
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Reddito d’impresa: abitualità batte organizzazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13893/2024, ha stabilito che un'attività di intermediazione, se svolta con abitualità, genera reddito d'impresa ai fini fiscali, anche in assenza di una vera e propria organizzazione aziendale. Il caso riguardava una contribuente che operava come procacciatrice d'affari e che sosteneva di non dover essere tassata come impresa per la mancanza del requisito organizzativo. La Corte ha chiarito che, per le attività commerciali specificate nell'art. 2195 c.c., la normativa fiscale richiede solo la professionalità e l'abitualità, a differenza di quella civilistica.
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Gestione Separata avvocati: reddito e abitualità
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12880/2024, ha stabilito un principio fondamentale per la Gestione Separata avvocati. Un professionista è tenuto all'iscrizione e al versamento dei contributi se la sua attività è abituale, anche se il reddito annuo è inferiore a 5.000 euro. La Corte ha chiarito che il basso reddito non esclude di per sé l'abitualità, la quale deve essere valutata dal giudice di merito sulla base di una serie di indizi (iscrizione all'albo, partita IVA, organizzazione). L'onere della prova dell'abitualità spetta all'ente previdenziale.
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Reato di evasione: la strada non è pertinenza di casa
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14822/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo agli arresti domiciliari sorpreso sulla pubblica via. La Corte ha stabilito che la strada non può essere considerata pertinenza dell'abitazione, integrando così il reato di evasione. È stata inoltre esclusa l'applicabilità della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto a causa dei precedenti specifici del soggetto, indicativi di abitualità nel commettere reati della stessa indole.
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Ricorso inammissibile: Cassazione e motivazioni generiche
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro una sentenza della Corte d'Appello. I motivi sono stati ritenuti generici e riproduttivi. La Corte ha sottolineato che i precedenti penali dell'imputato escludono l'applicazione della particolare tenuità del fatto e delle attenuanti generiche, confermando la condanna.
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Ricorso inammissibile: quando mancano i presupposti
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato contro una condanna per furto aggravato. I motivi, relativi alla mancata applicazione di una pena sostitutiva e della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, sono stati ritenuti privi di specificità. L'inammissibilità è stata rafforzata dalla constatazione dell'abitualità della condotta dell'imputata, desunta dal certificato penale, che osta all'applicazione dei benefici richiesti.
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Inammissibilità ricorso per abitualità del reato
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso di un imputato condannato per tentato furto. La decisione si fonda su più motivi, tra cui la carenza di interesse per un motivo sulla procedibilità e la manifesta infondatezza della richiesta di applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, esclusa a causa della 'abitualità' della condotta del reo, desunta dai suoi precedenti specifici.
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Tenuità del fatto e precedenti: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per tentato furto aggravato. L'imputato chiedeva il riconoscimento della causa di non punibilità per la particolare tenuità del fatto. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che la valutazione sulla tenuità del fatto è un potere discrezionale del giudice, che può essere negata in base alla gravità della condotta e ai precedenti penali dell'imputato, che nel caso di specie integravano una nozione di abitualità.
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Abitualità del reato: quando non si applica il 131-bis
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per una violazione del Codice della Strada. La richiesta di applicare la non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.) è stata respinta a causa della conclamata abitualità del reato, dimostrata dai numerosi precedenti penali specifici e di altra natura.
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Abitualità reato: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La decisione si fonda sulla manifesta infondatezza del ricorso, che non si confrontava con la motivazione della corte d'appello, la quale aveva già evidenziato l'abitualità reato dell'imputato, ostativa al beneficio richiesto, avendo egli commesso la stessa contravvenzione già tre volte.
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Particolare tenuità del fatto: no se il reato è abituale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per false dichiarazioni per ottenere il gratuito patrocinio. La Corte ha escluso l'applicabilità della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, sottolineando che la commissione di tre reati della stessa indole configura l'abitualità, ostativa al beneficio, anche se i reati sono giudicati nello stesso processo.
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Art. 131-bis: quando l’abitualità esclude il reato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per tentato furto. La difesa sosteneva la necessità di applicare l'art. 131-bis c.p. (particolare tenuità del fatto), ma la Corte ha confermato che la condizione di 'abitualità', desunta da precedenti condanne per reati della stessa indole e dalla recidiva specifica, osta all'applicazione della causa di non punibilità.
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Ricorso inammissibile: i limiti dell’appello in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da un cittadino straniero contro una condanna della Corte d'Appello. I motivi dell'inammissibilità risiedono nella riproposizione di censure già respinte, nella presentazione di nuove doglianze non sollevate in appello e nell'infondatezza delle argomentazioni, soprattutto alla luce dei numerosi precedenti penali dell'imputato che escludevano l'applicazione di benefici come la particolare tenuità del fatto.
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Causa di non punibilità: no se c’è abitualità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per violenza contro pubblici ufficiali. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito di non applicare la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, sottolineando che i precedenti penali specifici del ricorrente configurano una 'abitualità' nel commettere reati che osta alla concessione del beneficio.
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Sorveglianza speciale: quando le frequentazioni sono reato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto in sorveglianza speciale, condannato per aver frequentato persone con precedenti. La Corte ha confermato che quattro incontri con otto persone diverse in sei mesi integrano il requisito dell'abitualità, rendendo irrilevanti i legami di parentela e configurando il reato di violazione della sorveglianza speciale.
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Violazione sorveglianza speciale: ricorso inammissibile
Un soggetto condannato per la violazione della sorveglianza speciale ha presentato ricorso in Cassazione. L'ordinanza conferma la condanna e dichiara il ricorso inammissibile, sottolineando come le frequentazioni ripetute con persone note per precedenti penali integrino l'abitualità richiesta dalla norma. La Corte ha ritenuto infondate le giustificazioni dell'imputato e ha confermato la corretta valutazione della recidiva e della pena da parte dei giudici di merito.
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Reato di maltrattamenti: la guida della Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 822/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il reato di maltrattamenti in famiglia. La Corte ha stabilito che, per configurare tale delitto, non è necessaria una serie ininterrotta di violenze, ma è sufficiente che episodi aggressivi, anche se intervallati, creino un clima di paura e un regime di vita vessatorio e insostenibile per le vittime. La decisione si fonda sull'impatto complessivo della condotta sulla vita quotidiana dei familiari, piuttosto che sul mero conteggio degli atti lesivi.
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