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Ricorso inammissibile: motivazioni generiche

La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una condanna per false dichiarazioni ai fini del patrocinio a spese dello Stato. L’ordinanza sottolinea che la riproposizione di censure già esaminate e respinte in appello, senza una critica specifica alla sentenza impugnata, rende il ricorso inammissibile. La Corte ha confermato la correttezza delle valutazioni dei giudici di merito sull’elemento soggettivo del reato, sulla recidiva e sulla dichiarazione di abitualità, basate sul lungo e ininterrotto percorso delinquenziale dell’imputata.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 40990 Anno 2025
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Pubblicato il 23 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso inammissibile: la Cassazione boccia i motivi generici

Quando un appello in Cassazione rischia di essere dichiarato ricorso inammissibile? Una recente ordinanza della Suprema Corte offre un chiaro esempio, sottolineando l’importanza di formulare motivi di ricorso specifici e critici nei confronti della sentenza impugnata, anziché limitarsi a riproporre le stesse argomentazioni già respinte nei gradi di giudizio precedenti.

Il caso in esame riguarda una persona condannata per il reato previsto dall’art. 95 del d.P.R. 115/2002, relativo a false dichiarazioni per l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato. La difesa aveva presentato ricorso per Cassazione basato su tre vizi di motivazione, ma la Corte lo ha ritenuto inammissibile, fornendo preziose indicazioni sulla tecnica redazionale degli atti di impugnazione.

I Fatti di Causa e i Motivi del Ricorso

Una donna veniva condannata sia in primo grado che in appello per aver fornito false attestazioni riguardo alle proprie condizioni reddituali, al fine di ottenere il beneficio del gratuito patrocinio. La Corte d’appello di Perugia aveva confermato la responsabilità penale, ritenendo provato l’elemento soggettivo del reato, applicando la recidiva e confermando la dichiarazione di abitualità nel reato.

La difesa ha proposto ricorso per Cassazione lamentando tre vizi di motivazione:

  1. Sull’elemento soggettivo: Si contestava la ritenuta sussistenza del dolo, sostenendo una mancata consapevolezza della situazione reddituale familiare.
  2. Sulla recidiva: Si criticava la mancata disapplicazione della recidiva, ritenuta ingiustificata.
  3. Sull’abitualità: Si contestava la dichiarazione di abitualità a delinquere.

Le Motivazioni sul ricorso inammissibile

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile nella sua interezza, ritenendo le censure proposte meramente riproduttive di doglianze già adeguatamente esaminate e respinte dalla Corte d’appello. Secondo gli Ermellini, il ricorso non conteneva una necessaria analisi critica delle argomentazioni della sentenza impugnata, limitandosi a una sterile riproposizione.

Nel dettaglio, la Corte ha osservato:

  • Elemento soggettivo: I giudici di merito avevano correttamente motivato che, per il dolo generico richiesto dalla norma, era sufficiente la consapevolezza di percepire una pensione. Inoltre, l’imputata era a conoscenza anche della pensione percepita dal padre, avendola dichiarata in altre occasioni. La motivazione della Corte d’appello è stata quindi giudicata logica e immune da vizi.
  • Recidiva: La decisione di non disapplicare la recidiva era fondata su un’analisi del profilo personologico dell’imputata, caratterizzato da una “spiccata propensione a trasgredire i precetti penali”, che conferiva alle sue condotte una consistente pericolosità sociale.
  • Abitualità: Anche la dichiarazione di abitualità era sorretta da una motivazione congrua. I giudici avevano evidenziato le numerose e gravi condanne precedenti (furti, evasioni, minacce, rapine, cessione di stupefacenti), considerandole la prosecuzione di un “irregolare percorso delinquenziale già avviato da tempo e mai interrotto”. Questi elementi, secondo la Corte, erano indicativi di una “prognosi abitualmente recidivante” e di un forte radicamento della tendenza delittuosa.

Le Conclusioni

L’ordinanza ribadisce un principio fondamentale del processo penale di legittimità: il ricorso per Cassazione non è un terzo grado di giudizio nel merito. Per evitare una declaratoria di ricorso inammissibile, è essenziale che i motivi di impugnazione non si limitino a ripetere le argomentazioni già disattese, ma si confrontino criticamente con la motivazione della sentenza impugnata, evidenziandone le specifiche illogicità o violazioni di legge. In assenza di questo confronto critico, il ricorso si risolve in una richiesta di nuova valutazione dei fatti, preclusa in sede di legittimità. La decisione conferma inoltre che una storia criminale consolidata e variegata può legittimamente fondare sia l’applicazione della recidiva sia la dichiarazione di abitualità, quali indicatori di una spiccata e persistente pericolosità sociale.

Perché il ricorso è stato dichiarato inammissibile dalla Corte di Cassazione?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché le censure proposte erano una mera riproduzione di argomenti già adeguatamente esaminati e respinti dalla Corte d’appello, senza contenere una necessaria analisi critica delle motivazioni della sentenza impugnata.

Cosa ha stabilito la Corte riguardo all’elemento soggettivo del reato?
La Corte ha confermato la valutazione dei giudici di merito, secondo cui per integrare il dolo generico del reato contestato era sufficiente che l’imputata fosse consapevole di essere lei stessa percettrice di una pensione, a prescindere da una conoscenza dettagliata dei redditi dell’intero nucleo familiare.

Su quali basi è stata confermata la dichiarazione di abitualità nel reato?
La dichiarazione di abitualità è stata confermata sulla base delle numerose e gravi condanne penali riportate in passato dall’imputata per reati come furti, evasione, minacce, rapine e cessione di stupefacenti. Tali precedenti sono stati ritenuti indicativi di un percorso delinquenziale mai interrotto e di una radicata tendenza a delinquere.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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