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Legge n. 103 del 2017 — Anno 2025

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294 provvedimenti

Altri anni per Legge n. 103 del 2017

Rescissione del giudicato: conoscenza effettiva del processo
La Corte di Cassazione annulla un'ordinanza della Corte di Appello, chiarendo che per negare la rescissione del giudicato non basta la regolarità formale delle notifiche o la conoscenza di atti delle indagini preliminari. È necessaria la prova che l'imputato avesse avuto una conoscenza effettiva del processo, inteso come l'accusa formale e la citazione a giudizio. La mera conoscenza di un atto di perquisizione non è sufficiente a dimostrare la volontaria sottrazione alla conoscenza del processo.
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Ricorso patteggiamento: i motivi non consentiti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato con patteggiamento per ricettazione e riciclaggio. La decisione si fonda sul principio che il ricorso patteggiamento è possibile solo per i motivi tassativamente elencati dall'art. 448, comma 2-bis, cod. proc. pen., tra cui non rientrano le censure generiche sul trattamento sanzionatorio.
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Ricorso per cassazione: inammissibile se personale
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per cassazione avverso una condanna per rapina aggravata, poiché proposto personalmente dall'imputato. La legge, infatti, prescrive che tale atto sia sottoscritto da un difensore abilitato al patrocinio presso le giurisdizioni superiori, pena l'inammissibilità.
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Sentenza di non punibilità: non sospende la prescrizione
La Corte di Cassazione chiarisce che una sentenza di non punibilità per particolare tenuità del fatto, ex art. 131-bis c.p., non costituisce una 'sentenza di condanna'. Di conseguenza, non attiva le norme sulla sospensione della prescrizione introdotte dalla Legge Orlando (L. 103/2017). Nel caso di specie, riguardante l'impiego di una guardia non autorizzata, la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso del Procuratore Generale, confermando che la Corte d'Appello aveva correttamente dichiarato l'estinzione del reato per intervenuta prescrizione, non essendoci stata una condanna in primo grado.
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Abusivismo finanziario: reato di pericolo presunto
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 23654/2025, ha rigettato il ricorso di un soggetto condannato per abusivismo finanziario e truffa. La Corte ha chiarito che l'abusivismo finanziario è un reato di pericolo presunto, la cui esistenza non dipende dall'effettivo danno subito dagli investitori, ma dalla sola condotta di esercitare attività finanziarie senza autorizzazione. La decisione conferma la condanna e sottolinea come la tutela del corretto funzionamento del mercato finanziario prevalga sulla gestione, fedele o infedele, dei risparmi raccolti.
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Prova indiziaria: Cassazione su spaccio di droga
La Corte di Cassazione ha confermato una condanna per detenzione di stupefacenti basata su una solida prova indiziaria. Il caso ruotava attorno a servizi di osservazione della polizia che avevano individuato l'imputato come possessore della droga, nascosta in una nicchia su una via pubblica. La Corte ha ritenuto inammissibile il ricorso, giudicando gli indizi raccolti come gravi, precisi e concordanti, e ha respinto la richiesta di estinzione del reato per prescrizione, chiarendo l'applicazione delle norme sulla sospensione.
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Ribaltamento dell’assoluzione: le regole della Cassazione
Due imputati, assolti in primo grado per rapina, vengono condannati in appello. La Corte di Cassazione annulla la condanna di uno per difetto di conoscenza del processo e conferma quella dell'altro, chiarendo le stringenti condizioni per il ribaltamento dell'assoluzione, come la necessità di una 'motivazione rinforzata' quando non è possibile riesaminare le prove decisive.
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Ricorso patteggiamento: i motivi non consentiti
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso patteggiamento, sottolineando che, dopo la riforma del 2017, i motivi di impugnazione sono tassativi. L'imputato aveva contestato la qualificazione giuridica dei reati e l'entità della pena, argomenti non rientranti tra quelli ammessi dall'art. 448, comma 2 bis, c.p.p. La Corte ha quindi confermato che tali doglianze sono escluse, condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di un'ammenda.
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Impugnazione patteggiamento: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro una sentenza di patteggiamento per tentata truffa. L'impugnazione del patteggiamento è stata respinta perché basata su motivi non consentiti dalla legge, specificamente dall'art. 448, comma 2-bis c.p.p., che elenca tassativamente i casi di ricorso. L'imputato sosteneva l'impossibilità del reato, ma i giudici hanno ritenuto il motivo non previsto e generico.
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Prescrizione reato: processo estinto in Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per incauto acquisto. Sebbene il ricorso degli imputati sulla prescrizione del reato fosse infondato al momento della sua presentazione, il decorso del tempo durante il giudizio di legittimità ha portato all'estinzione del reato. La Corte ha comunque confermato le statuizioni civili relative al risarcimento del danno.
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Ricorso Patteggiamento: i limiti dell’appello
Un imputato, dopo aver concordato una pena (patteggiamento) per reati di rissa, lesioni e porto di coltello, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. Sosteneva che il giudice avrebbe dovuto assolverlo per mancanza di prove. La Corte ha dichiarato il ricorso patteggiamento inammissibile, chiarendo che la legge limita severamente i motivi di impugnazione per questo tipo di sentenze. Il ricorso è possibile solo per vizi specifici, come un errore sulla volontà dell'imputato o sulla qualificazione giuridica, non per una generica rivalutazione della colpevolezza.
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Pena concordata in appello: il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver concordato una riduzione di pena in appello, ha tentato di impugnare la misura della sanzione. La decisione ribadisce che la pena concordata in appello è un accordo vincolante che non può essere messo in discussione successivamente, confermando un principio consolidato a tutela dell'efficienza processuale.
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Ricorso per cassazione: firma avvocato obbligatoria
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per cassazione presentato da un detenuto e firmato personalmente. La decisione si fonda sulla regola introdotta dalla legge 103/2017, che impone la sottoscrizione di un difensore abilitato per tutti i ricorsi, senza eccezioni, per garantire uniformità procedurale davanti alla Suprema Corte.
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Ricorso patteggiamento: i motivi di inammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso patteggiamento proposto da un imputato condannato per furto ed evasione. La decisione ribadisce che, a seguito della riforma del 2017, l'impugnazione di una sentenza di patteggiamento è possibile solo per specifici e tassativi motivi, escludendo censure generiche come il difetto di motivazione.
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Difensore non abilitato: ricorso in Cassazione nullo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto perché presentato da un difensore non abilitato, ovvero non iscritto all'albo speciale per il patrocinio dinanzi alle giurisdizioni superiori. La mancanza di questo requisito fondamentale ha reso l'atto di impugnazione viziato sin dall'origine, comportando la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso per Cassazione personale: inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso presentato personalmente da un imputato. La decisione si basa sulla normativa introdotta nel 2017, che riserva la sottoscrizione del ricorso ai soli avvocati iscritti all'albo speciale, a causa della complessità del giudizio di legittimità. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Sospensione prescrizione: la Cassazione chiarisce
Un imprenditore, condannato per violazioni della sicurezza sul lavoro commesse nel 2018, ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo l'avvenuta prescrizione del reato. La Corte ha respinto il ricorso, dichiarandolo inammissibile. La decisione si basa su un recente intervento delle Sezioni Unite che ha chiarito le regole sulla sospensione della prescrizione per i reati commessi tra il 2017 e il 2019, confermando che il termine non era ancora decorso grazie all'applicazione delle sospensioni previste dalla legge.
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Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato avverso una sentenza di condanna per stupefacenti. La decisione si fonda sul fatto che l'interessato aveva precedentemente aderito a un 'concordato in appello' ai sensi dell'art. 599-bis c.p.p., rinunciando così implicitamente a sollevare questioni di merito, come il difetto di motivazione o la valutazione delle prove. La Suprema Corte ha ribadito che l'accordo sulla pena in secondo grado preclude quasi ogni successiva impugnazione.
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Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da alcuni imputati avverso una sentenza della Corte d'Appello che aveva accolto la loro richiesta di concordato in appello. Gli imputati contestavano questioni di merito, come la valutazione delle prove e la sussistenza di circostanze aggravanti, che tuttavia si intendono rinunciate con l'accordo sulla pena. La Suprema Corte ha ribadito che, dopo un concordato in appello, il ricorso è consentito solo per vizi relativi alla formazione della volontà di accordo e non per riesaminare il merito della causa.
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Concordato in appello: i limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver definito la pena tramite un concordato in appello per reati di droga, ha tentato di sollevare questioni di merito. La Corte ha ribadito che l'accordo procedurale implica la rinuncia a tutti i motivi di impugnazione non concordati, inclusa la richiesta di proscioglimento.
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