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Legge n. 103 del 2017 — Anno 2025

294 provvedimenti

Altri anni per Legge n. 103 del 2017

Prescrizione reati edilizi: le nuove regole spiegate
Un soggetto condannato per violazioni edilizie ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo un errore procedurale e l'avvenuta prescrizione dei reati. La Corte ha respinto il ricorso, dichiarandolo inammissibile. Ha chiarito che per il calcolo della prescrizione reati edilizi, la data determinante è quella del sequestro dell'immobile incompiuto. Inoltre, ha confermato che per i reati commessi dopo il 1° gennaio 2020, si applica la nuova legge che sospende il decorso della prescrizione dopo la sentenza di primo grado.
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Concordato in appello: limiti al ricorso per cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di due imputati contro una sentenza emessa a seguito di "concordato in appello" (art. 599-bis c.p.p.). La Corte ribadisce che, una volta raggiunto l'accordo sulla pena, l'impugnazione è possibile solo per vizi relativi alla formazione della volontà o al consenso, non per contestare il merito della decisione o la mancanza di motivazione su punti ai quali si è rinunciato.
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Ricorso patteggiamento: i limiti dopo la Riforma
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso patteggiamento relativo a una condanna per omicidio stradale. Il ricorso era basato su una presunta carenza di motivazione, un motivo non previsto dall'art. 448, comma 2-bis, c.p.p., che elenca tassativamente i soli motivi di impugnazione ammessi dopo la Riforma Orlando del 2017.
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Prescrizione reato: quando la sospensione non opera
La Cassazione annulla una condanna per guida in stato di ebbrezza, stabilendo un principio fondamentale sulla prescrizione reato. Se il termine di prescrizione matura prima dell'inizio del periodo di sospensione (legato al deposito della sentenza di primo grado), il reato si estingue. La Corte ha corretto l'errore di calcolo del giudice d'appello, affermando che il 'dies a quo' per la sospensione deve cadere entro il termine prescrizionale.
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Ricorso per cassazione: inammissibile se non firmato
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per cassazione presentato personalmente da un condannato avverso un'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza. La decisione si fonda sulla riforma del 2017, che impone, a pena di inammissibilità, la sottoscrizione del ricorso da parte di un difensore iscritto all'albo speciale della Cassazione. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: quando non si può prescrivere
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile per un reato di false dichiarazioni. La sentenza stabilisce un principio fondamentale: se il ricorso è inammissibile, il giudice non può dichiarare la prescrizione del reato maturata dopo la sentenza d'appello, condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di un'ammenda.
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Lottizzazione abusiva: case prefabbricate e confisca
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni cittadini condannati per lottizzazione abusiva. Avevano installato case prefabbricate a uso residenziale stabile su un terreno agricolo, realizzando anche opere di urbanizzazione. La Corte ha confermato che tale condotta integra il reato, giustificando la confisca dell'intero terreno a causa della trasformazione irreversibile del territorio e del mancato ripristino dei luoghi.
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Sospensione prescrizione reato: la Riforma Orlando
Un individuo condannato per guida senza patente ha presentato ricorso sostenendo l'avvenuta prescrizione del reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando l'applicazione del meccanismo di sospensione prescrizione reato introdotto dalla Riforma Orlando per i fatti commessi fino al 31 dicembre 2019. La Corte ha chiarito che il periodo di sospensione, fino a un anno e sei mesi tra il primo e il secondo grado di giudizio, ha impedito il decorso dei termini.
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Ricorso per cassazione: l’imputato non può firmarlo
Un imputato, condannato per furto aggravato, ha presentato personalmente appello alla Corte Suprema. La Corte ha dichiarato il ricorso per cassazione inammissibile, ribadendo che, a seguito della riforma del 2017, solo un avvocato iscritto all'albo speciale può firmare l'atto. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso per cassazione: l’avvocato è obbligatorio
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso per cassazione proposto personalmente dall'imputato. La decisione si fonda sulla riforma del 2017, che ha reso obbligatoria, a pena di inammissibilità, la sottoscrizione dell'atto da parte di un difensore abilitato al patrocinio presso le giurisdizioni superiori.
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Ricorso Cassazione avvocato: firma obbligatoria
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato personalmente da un imputato. La decisione si fonda sulla necessità che il ricorso Cassazione avvocato sia sottoscritto da un difensore iscritto all'albo speciale, come previsto dalla riforma del 2017. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: l’obbligo del difensore
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile perché proposto personalmente dal condannato senza la necessaria sottoscrizione di un avvocato iscritto all'albo speciale. La decisione si basa sulle modifiche introdotte dalla legge n. 103 del 2017, che impone tale requisito a pena di inammissibilità. Il ricorrente è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso in Cassazione: obbligo firma dell’avvocato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso presentato personalmente da un condannato avverso un decreto del Tribunale di Sorveglianza. La decisione si fonda sulla violazione dell'art. 613 cod. proc. pen., che, a seguito della riforma del 2017, impone che il ricorso in Cassazione sia sottoscritto, a pena di inammissibilità, da un avvocato iscritto all'apposito albo speciale. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso Cassazione difensore: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso presentato personalmente da un condannato. La decisione si fonda sulla violazione dell'obbligo, introdotto dalla legge n. 103/2017, che impone la sottoscrizione dell'atto da parte di un avvocato iscritto all'albo speciale. Questo caso sottolinea l'importanza del patrocinio qualificato e del corretto **ricorso Cassazione difensore** per accedere al giudizio di legittimità.
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Ricorso in Cassazione: inammissibile senza avvocato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso in Cassazione presentato personalmente da un condannato. La decisione si basa sulla legge n. 103/2017, che impone la sottoscrizione dell'atto da parte di un avvocato iscritto all'albo speciale, a pena di inammissibilità. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: firma avvocato obbligatoria
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile perché proposto personalmente dal condannato e non da un avvocato abilitato. La decisione si fonda sulla riforma del 2017, che impone la sottoscrizione di un difensore iscritto all'albo speciale per i ricorsi in Cassazione, pena l'inammissibilità. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro.
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Ricorso inammissibile: l’obbligo del difensore
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile perché presentato personalmente dal condannato. La decisione ribadisce la regola, introdotta nel 2017, che impone la firma di un avvocato specializzato per i ricorsi in Cassazione, pena la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro.
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Pene accessorie e patteggiamento: il calcolo finale
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato contro l'applicazione di pene accessorie in una sentenza di patteggiamento. L'ordinanza chiarisce che, in caso di reati legati dal vincolo della continuazione, il limite di pena per l'applicazione delle sanzioni accessorie va calcolato sulla pena complessiva finale e non sulle singole pene per ciascun reato. Viene inoltre ribadito che la qualificazione giuridica del fatto, in sede di patteggiamento, è sindacabile solo in caso di errore manifesto.
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Ricorso inammissibile: motivi generici e ripetitivi
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro una condanna per il reato ex art. 335 c.p. La decisione si fonda sulla natura ripetitiva e generica dei motivi d'appello e sull'irrilevanza della prescrizione maturata dopo la sentenza impugnata. L'inammissibilità del ricorso ha comportato la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso patteggiamento: quando è inammissibile
Un imputato, dopo aver concordato una pena (patteggiamento) per il reato di furto aggravato, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione lamentando vizi di motivazione della sentenza. La Corte ha dichiarato il ricorso patteggiamento inammissibile, ribadendo che l'impugnazione di una sentenza di patteggiamento è possibile solo per i motivi tassativamente elencati dalla legge. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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