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Legge n. 103 del 2017 — Anno 2025

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294 provvedimenti

Altri anni per Legge n. 103 del 2017

Ricorso patteggiamento: limiti all’impugnazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una sentenza di patteggiamento, proposto da tre imputati per reati contro il patrimonio. La Corte ha chiarito che il ricorso patteggiamento è possibile solo per i motivi tassativamente indicati dalla legge, tra i quali non rientra la generica 'contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione'. Di conseguenza, gli appellanti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso patteggiamento inammissibile: i limiti
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso per patteggiamento inammissibile, ribadendo che, a seguito della riforma del 2017, le sentenze di applicazione della pena su richiesta delle parti possono essere impugnate solo per motivi specifici e tassativi, elencati nell'art. 448, comma 2-bis, c.p.p. La contestazione sul bilanciamento tra recidiva e attenuanti generiche non rientra tra questi, rendendo l'appello non valido e comportando la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.
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Ricorso patteggiamento: quando è inammissibile?
La Cassazione dichiara inammissibile un ricorso patteggiamento per reati di droga. L'appello si basava sull'erronea qualificazione giuridica, ma la Corte ha ribadito che i motivi di ricorso sono limitati e non possono contestare la valutazione dei fatti, salvo errori manifesti.
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Ricorso patteggiamento: i limiti dopo la riforma
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro una sentenza di patteggiamento per reati di droga. La Corte chiarisce che, a seguito della riforma del 2017, il ricorso patteggiamento è consentito solo per i motivi tassativamente elencati dall'art. 448, comma 2-bis, cod. proc. pen. La doglianza del ricorrente, relativa all'omessa motivazione su cause di proscioglimento, non rientra tra questi, comportando la condanna alle spese e a una sanzione pecuniaria.
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Ricorso patteggiamento: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso patteggiamento presentato da più imputati per reati di droga. L'ordinanza chiarisce che, dopo la riforma del 2017 (art. 448, co. 2-bis c.p.p.), l'impugnazione è possibile solo per vizi tassativi, come l'erronea qualificazione giuridica manifesta, e non per contestare il merito della decisione del giudice, come la mancata concessione di attenuanti.
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Ricorso patteggiamento: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso avverso una sentenza di patteggiamento per un reato minore legato agli stupefacenti. La decisione si fonda sul fatto che i motivi di ricorso non rientravano tra quelli tassativamente previsti dall'art. 448, comma 2-bis, c.p.p., come modificato dalla Riforma Orlando. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso patteggiamento: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso patteggiamento presentato contro una sentenza di applicazione della pena. La difesa lamentava un'erronea qualificazione giuridica del fatto, ma la Corte ha stabilito che, dopo la riforma del 2017, tale motivo è valido solo se l'errore è palese ed eccentrico, non potendo trasformarsi in una critica generica sulla responsabilità dell'imputato.
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Ricorso patteggiamento: quando è inammissibile?
Un soggetto impugna una sentenza di patteggiamento per il reato di resistenza a pubblico ufficiale, lamentando un'errata qualificazione giuridica del fatto. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso patteggiamento inammissibile, specificando che, dopo la riforma del 2017, tale impugnazione è consentita solo per motivi tassativi, tra cui l'erronea qualificazione giuridica solo se palesemente eccentrica o frutto di un errore manifesto, non per contestare la valutazione di responsabilità.
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Ricorso patteggiamento: i limiti dell’impugnazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una sentenza di patteggiamento, ribadendo che l'impugnazione è consentita solo per motivi tassativamente previsti dalla legge, come l'erronea qualificazione giuridica palesemente eccentrica o vizi della volontà, escludendo censure generiche sulla responsabilità o sulla pena. L'analisi del ricorso patteggiamento evidenzia la necessità di formulare motivi specifici e pertinenti.
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Ricorso tardivo: la Cassazione e la Riforma Cartabia
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro una condanna per false attestazioni. La decisione si fonda sulla tardività dell'impugnazione, presentata oltre il termine di trenta giorni stabilito dalla Riforma Cartabia per le sentenze pronunciate con motivazione contestuale in assenza dell'imputato. Questo caso evidenzia l'importanza del rispetto rigoroso dei nuovi termini processuali per evitare che un ricorso tardivo precluda l'esame nel merito.
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Inammissibilità ricorso patteggiamento: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità di un ricorso presentato contro una sentenza di patteggiamento emessa dopo l'entrata in vigore della legge n. 103/2017. La Corte ha ribadito che, salvo motivi specifici e determinati, non è possibile impugnare un provvedimento basato su un accordo tra imputato e pubblico ministero, poiché tale accordo copre la ricostruzione dei fatti e la qualificazione giuridica. La decisione di inammissibilità del ricorso patteggiamento ha comportato la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Valutazione del rischio e DVR: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un amministratore per un'inadeguata valutazione del rischio nel Documento di Valutazione dei Rischi (DVR), specificamente per il pericolo di caduta di materiali dall'alto. Il ricorso è stato respinto perché il DVR era troppo generico e non copriva tutti i lavoratori esposti. La Corte ha inoltre stabilito l'applicabilità delle nuove norme sulla sospensione della prescrizione, introdotte dalla legge n. 103/2017, per i reati commessi nel 2019.
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Ricorso inammissibile de plano: quando è previsto
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile de plano, poiché i motivi addotti non rientravano tra i casi previsti dalla legge. Questa decisione, presa senza udienza, conferma la sentenza della Corte d'Appello e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria, evidenziando la severità della procedura per i ricorsi manifestamente infondati.
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Ricorso inammissibile e art. 131-bis: la Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile poiché i motivi proposti non sono consentiti per la sentenza impugnata. La valutazione sulla non punibilità per particolare tenuità del fatto, ai sensi dell'art. 131-bis c.p., richiede un'analisi di merito incompatibile con il giudizio di legittimità, portando alla condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di un'ammenda.
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Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver raggiunto un accordo sulla pena in appello (c.d. concordato in appello), ha contestato la quantificazione della stessa. La decisione sottolinea che l'accordo preclude la possibilità di impugnare gli aspetti sanzionatori che ne sono stati oggetto, confermando la natura vincolante di tale patteggiamento processuale.
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Prescrizione reati: annullata condanna per truffa
Un individuo, condannato in primo e secondo grado per truffa e appropriazione indebita aggravata, ha visto la sua condanna penale annullata dalla Corte di Cassazione. Il motivo è l'intervenuta prescrizione reati, calcolata dalla data dell'ultimo illecito. Tuttavia, la Corte ha confermato le statuizioni civili, mantenendo l'obbligo di risarcimento del danno a favore della parte lesa.
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Ricorso inammissibile: condanna alle spese e multa
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato contro un decreto del Tribunale di Sorveglianza. Di conseguenza, condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di 3.000 euro, non ravvisando elementi per escludere la sua colpa nella presentazione del gravame.
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Ricorso inammissibile: condanna a spese e sanzione
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato contro un'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza. A seguito della dichiarazione di inammissibilità e in assenza di prove che escludessero la colpa del ricorrente, quest'ultimo è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Ricorso per cassazione personale: inammissibile
Una donna, condannata in primo grado per detenzione di stupefacenti a seguito di patteggiamento, ha proposto personalmente ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che, a seguito della riforma del 2017, il ricorso per cassazione personale non è più consentito. L'atto deve essere obbligatoriamente sottoscritto da un difensore iscritto all'albo speciale, a pena di inammissibilità.
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Inammissibilità ricorso patteggiamento: i limiti
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità di un ricorso contro una sentenza di patteggiamento. La decisione si fonda sul principio che l'appello è consentito solo per i motivi tassativamente previsti dall'art. 448, comma 2-bis, c.p.p., tra i quali non rientrava la censura sollevata dal ricorrente. Quest'ultimo è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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