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Legge n. 103 del 2017 — Anno 2025

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294 provvedimenti

Altri anni per Legge n. 103 del 2017

Concordato in appello: quando il ricorso è nullo
Un soggetto, condannato per reati legati agli stupefacenti, ha stipulato un accordo in secondo grado sulla pena. Successivamente, ha presentato ricorso in Cassazione lamentando proprio la pena e la responsabilità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che una sentenza basata su un concordato in appello può essere impugnata solo per difetti procedurali legati alla formazione dell'accordo stesso (es. vizi della volontà), e non per rimettere in discussione il merito della pena pattuita, a meno che questa non sia illegale. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso Cassazione inammissibile: serve un avvocato
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso in Cassazione inammissibile perché proposto personalmente dal condannato e non da un avvocato iscritto all'albo speciale. La Corte ha applicato la Legge 103/2017, che impone la firma di un difensore abilitato, condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione di 3.000 euro.
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Ricorso in Cassazione: Firma dell’avvocato è obbligatoria
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso in Cassazione poiché sottoscritto personalmente dalla parte e non da un difensore abilitato. L'ordinanza sottolinea come, a seguito della riforma del 2017, la firma di un avvocato iscritto all'albo speciale sia un requisito indispensabile a pena di inammissibilità, con conseguente condanna alle spese e a una sanzione pecuniaria.
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Ricorso in Cassazione: l’obbligo di avvocato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso in Cassazione presentato personalmente da un condannato. La decisione si fonda sulla legge n. 103/2017, che impone, a pena di inammissibilità, che l'atto sia sottoscritto da un difensore iscritto all'albo speciale della Cassazione. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso in Cassazione: l’obbligo del difensore
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso in Cassazione presentato personalmente da un condannato. La decisione si fonda sulla riforma del 2017, che impone, a pena di inammissibilità, la sottoscrizione dell'atto da parte di un avvocato iscritto all'albo speciale. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso cassazione difensore: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso presentato personalmente da un condannato avverso un'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza. La decisione si fonda sulla necessità che il ricorso cassazione difensore sia sottoscritto da un avvocato iscritto all'albo speciale, come previsto dalla legge n. 103/2017. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: l’obbligo del difensore
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile poiché presentato personalmente dal ricorrente e non da un avvocato abilitato, come richiesto dalla Legge n. 103/2017. La decisione sottolinea che la mancanza della firma di un difensore specializzato comporta non solo il rigetto dell'appello, ma anche la condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria di 3.000 euro.
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Ricorso Cassazione difensore: l’obbligo di firma
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso presentato personalmente da un condannato avverso un'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza. La decisione si fonda sull'obbligo, introdotto dalla legge n. 103/2017, che il ricorso Cassazione difensore sia sottoscritto da un avvocato iscritto all'albo speciale, pena l'inammissibilità. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Ricorso inammissibile avvocato: la decisione della Cass.
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso poiché presentato da un legale non abilitato al patrocinio presso le giurisdizioni superiori. L'ordinanza chiarisce che il principio di conservazione del mezzo di impugnazione non può sanare un difetto di legittimazione così grave. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di 3.000 euro. Il caso evidenzia le gravi conseguenze di un ricorso inammissibile avvocato.
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Ricorso Cassazione avvocato: l’obbligo di firma
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato perché presentato personalmente e non tramite un avvocato cassazionista. La decisione ribadisce che, dopo la riforma del 2017, la sottoscrizione da parte di un difensore specializzato è un requisito fondamentale per il ricorso per cassazione, la cui mancanza comporta l'inammissibilità dell'atto e la condanna al pagamento di spese e sanzioni.
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Ricorso cassazione difensore: l’inammissibilità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso avverso un decreto di sequestro preventivo. La decisione si fonda sul fatto che l'impugnazione è stata proposta personalmente dall'interessato e non, come richiesto a pena di inammissibilità dalla legge, tramite un legale iscritto all'albo speciale. La sentenza ribadisce l'obbligatorietà del patrocinio legale qualificato per il ricorso cassazione difensore, in linea con la riforma del 2017.
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Ricorso in Cassazione: i limiti del patteggiamento
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso proposto contro una sentenza di patteggiamento in appello. L'ordinanza chiarisce che il ricorso in Cassazione in questi casi è consentito solo per vizi specifici legati alla formazione della volontà, al consenso del PM o a un contenuto difforme della pronuncia, escludendo motivi di merito come la prescrizione maturata post-sentenza.
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Ricorso in Cassazione: limiti post-patteggiamento
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro una sentenza emessa a seguito di 'patteggiamento in appello'. La Corte ha chiarito che, una volta raggiunto un accordo in appello, il ricorso in Cassazione è limitato a specifici vizi procedurali sulla formazione dell'accordo stesso e non può più riguardare il merito della responsabilità, poiché si intende che vi sia stata rinuncia a tali motivi.
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Ricorso per cassazione: l’avvocato è obbligatorio?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per cassazione presentato personalmente da un condannato. La Corte ribadisce che, dopo la riforma del 2017, è obbligatoria la firma di un avvocato iscritto all'albo speciale, pena l'inammissibilità e la condanna a spese e sanzione pecuniaria.
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Prescrizione bancarotta: quando decorre il termine?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'imprenditrice condannata per bancarotta. Si discuteva sulla decorrenza della prescrizione bancarotta, ma la Corte ha ribadito che il termine inizia dalla data della sentenza di fallimento, non dalla cessazione della carica di amministratore. Inammissibili anche gli altri motivi a seguito di 'patteggiamento in appello'.
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Ricorso patteggiamento: i limiti dopo la riforma
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso patteggiamento, ribadendo che, dopo la riforma del 2017, l'impugnazione è consentita solo per motivi tassativamente indicati dall'art. 448, comma 2-bis, c.p.p. La Corte ha chiarito che il vizio di motivazione e la mancata verifica di cause di proscioglimento non rientrano più tra i motivi validi, limitando drasticamente le possibilità di contestare una sentenza di applicazione della pena.
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Ricorso Cassazione difensore: l’appello inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso avverso una condanna per stupefacenti. La decisione si basa su un vizio procedurale: l'appello è stato sottoscritto personalmente dall'imputato e non, come richiesto dalla legge, da un avvocato abilitato. Questo caso sottolinea l'importanza del ricorso Cassazione difensore specializzato per accedere al giudizio di legittimità.
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Ricorso patteggiamento inammissibile: i limiti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una sentenza di patteggiamento per reati legati agli stupefacenti. La decisione ribadisce che, dopo la riforma del 2017, il ricorso patteggiamento è consentito solo per motivi tassativamente previsti dalla legge, escludendo critiche sulla determinazione della pena o sulla mancata valutazione di cause di proscioglimento.
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Ricorso patteggiamento inammissibile: i limiti
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro una sentenza di patteggiamento per un reato minore. La decisione ribadisce che, a seguito della riforma del 2017, i motivi di impugnazione sono limitati a specifici vizi di legittimità, escludendo censure generiche sulla motivazione. Questo caso evidenzia come un ricorso patteggiamento inammissibile comporti la condanna alle spese e a una sanzione pecuniaria.
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Ricorso Patteggiamento: limiti e motivi di appello
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso patteggiamento, ribadendo che, dopo la riforma del 2017, i motivi di impugnazione sono tassativi. La presunta omessa valutazione di cause di proscioglimento non rientra tra i vizi deducibili, confermando la natura quasi definitiva dell'accordo tra le parti. L'appellante è stato condannato al pagamento delle spese e a una sanzione pecuniaria.
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