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Legge 183/2010

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672 provvedimenti

Rinnovo contratto a termine: quando è illegittimo?
Un ente di ricerca ha rinnovato il contratto di un lavoratore il giorno immediatamente successivo alla scadenza del precedente. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 253/2023, ha dichiarato illegittimo tale rinnovo contratto a termine per assenza dell'intervallo temporale previsto dalla legge. Anche se la durata complessiva dei contratti rientrava nei limiti consentiti, la successione immediata è stata qualificata come abuso, confermando il diritto del lavoratore a un risarcimento del danno forfettario, senza necessità di fornire prova specifica del pregiudizio subito.
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Criteri di scelta CIGS: illegittimi se generici
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un'azienda manifatturiera, confermando l'illegittimità della sospensione di alcuni lavoratori. La Corte ha stabilito che i criteri di scelta CIGS devono essere specifici e verificabili, non generici o basati su decisioni discrezionali del datore di lavoro. La mancanza di trasparenza nei criteri rende la collocazione in Cassa Integrazione illegittima e obbliga l'azienda al risarcimento del danno.
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Licenziamento per giusta causa: quando è legittimo?
Un lavoratore, riammesso in servizio dopo la conversione giudiziale del suo contratto da tempo determinato a indeterminato, viene licenziato per giusta causa a seguito del suo rifiuto di cambiare reparto. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento, ritenendo la reazione del dipendente (grave insubordinazione con toni aggressivi e contatti fisici) sproporzionata rispetto alle modifiche datoriali (cambio di turno e mansioni coerenti con l'inquadramento), considerate normali prassi aziendali. La Corte ha escluso la ritorsività del licenziamento, poiché la causa principale era la condotta del lavoratore.
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Interposizione fittizia: no decadenza senza atto scritto
Un lavoratore, formalmente dipendente di una cooperativa ma di fatto impiegato presso un istituto bancario, ha richiesto il riconoscimento del rapporto di lavoro diretto. La Corte di Cassazione, ribaltando le decisioni precedenti, ha stabilito che in caso di interposizione fittizia di manodopera, il termine di decadenza per l'impugnazione non decorre se l'utilizzatore effettivo della prestazione non nega il rapporto con un atto scritto. Di conseguenza, il licenziamento da parte del datore di lavoro formale è irrilevante ai fini della decorrenza dei termini.
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Lavoro subordinato giornalista: la Cassazione decide
La richiesta di un corrispondente per il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato giornalista è stata respinta. La Corte di Cassazione ha confermato che una collaborazione continuativa non è sufficiente senza la prova della costante disponibilità del lavoratore nei confronti dell'editore, elemento chiave che indica la subordinazione. L'appello del lavoratore è stato quindi rigettato.
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Appalto genuino: quando il contratto è lecito
Un lavoratore, formalmente dipendente di una cooperativa, chiedeva il riconoscimento di un rapporto di lavoro con una banca presso cui operava. La Cassazione ha confermato la decisione di merito, ritenendo l'appalto genuino in quanto la cooperativa aveva una propria organizzazione e assumeva il rischio d'impresa, escludendo l'interposizione fittizia di manodopera.
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Maxi sanzione lavoro irregolare: come evitarla
Un imprenditore riceveva una maxi sanzione per lavoro irregolare di un familiare. La Cassazione ha annullato la sanzione, stabilendo che i giudici di merito avevano errato a non considerare le azioni dell'imprenditore antecedenti all'ispezione (come il versamento di premi INAIL), che potevano dimostrare l'assenza di volontà di occultare il rapporto di lavoro. È stato inoltre affermato il principio di retroattività della legge più favorevole (lex mitior) in materia di sanzioni amministrative.
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Danno comunitario: risarcimento nel pubblico impiego
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10573/2024, ha chiarito che l'abuso di contratti a termine nel pubblico impiego genera un "danno comunitario" risarcibile in via presuntiva. Tale risarcimento, di natura sanzionatoria, non richiede la prova di una specifica "perdita di chance" da parte del lavoratore. La Corte ha cassato la decisione d'appello che aveva negato il risarcimento, affermando che la mancata partecipazione a concorsi non esclude il diritto all'indennizzo forfettario previsto dalla legge.
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Abuso contratti a termine: risarcimento docenti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10455/2024, ha stabilito un importante principio in materia di abuso contratti a termine nel settore scolastico. La Suprema Corte ha chiarito che la disciplina speciale per i docenti di religione impedisce l'applicazione delle sanatorie previste dalla legge sulla 'Buona Scuola' (L. 107/2015). Di conseguenza, la reiterazione illegittima di contratti a tempo determinato dà sempre diritto al risarcimento del danno, anche qualora il docente venga successivamente assunto a tempo indeterminato tramite concorso. La sentenza della Corte d'Appello, che aveva negato il risarcimento, è stata annullata con rinvio.
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Danno comunitario: chance di assunzione non basta
Una lavoratrice del settore pubblico, dopo anni di contratti a termine illegittimi, si è vista negare il risarcimento del danno comunitario perché le era stata offerta una chance di stabilizzazione. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che una mera e incerta possibilità di assunzione non costituisce una sanzione efficace contro l'abuso, confermando il diritto della lavoratrice al risarcimento.
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Ricorso nullo: l’onere di specificità dell’attore
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione che rigettava le richieste di alcuni lavoratori precari contro un Ministero e un'agenzia pubblica. Il motivo principale è stato il ricorso nullo per eccessiva genericità: i lavoratori non avevano specificato in modo dettagliato le mansioni svolte, impedendo al giudice di valutare le loro pretese. La sentenza sottolinea l'importanza dell'onere di allegazione a carico di chi agisce in giudizio, un dovere che non può essere colmato dal giudice.
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Progressione economica somministrati: la Cassazione decide
Una lavoratrice impiegata per sette anni presso un ente pubblico tramite contratti di somministrazione ha visto riconosciuto dalla Corte di Cassazione il suo diritto alla progressione economica. La Corte ha stabilito che, in caso di utilizzo illegittimo della somministrazione, il principio di non discriminazione impone di garantire al lavoratore lo stesso trattamento economico dei dipendenti di ruolo, inclusa la progressione economica somministrati, pur escludendo la conversione del rapporto a tempo indeterminato.
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Competenza territoriale ispettorato: il luogo del reato
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10100/2024, ha stabilito un importante principio sulla competenza territoriale ispettorato. In caso di illeciti omissivi, come la mancata comunicazione di assunzione, il luogo di commissione è la sede legale dell'azienda, da cui l'adempimento doveva partire, e non il luogo di lavoro del dipendente. Di conseguenza, è territorialmente competente l'Ispettorato del Lavoro della provincia in cui ha sede legale la società e non quello del luogo dove il lavoratore presta la sua attività.
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Contratto a tempo determinato: quando la clausola è nulla
La Corte di Cassazione ha confermato la conversione di un contratto a tempo determinato in uno a tempo indeterminato. La clausola che giustificava il termine era troppo generica, limitandosi a menzionare un generico "incremento di attività" post-fusione, senza specificare le reali e concrete esigenze aziendali. La lavoratrice era stata inoltre impiegata per mansioni diverse da quelle previste, a riprova della non veridicità della causale. Di conseguenza, l'azienda cessionaria del rapporto di lavoro è stata condannata alla riammissione in servizio della dipendente e al risarcimento del danno.
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Indennità risarcitoria: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 10936/2024, ha confermato la condanna di un'azienda sanitaria al pagamento di un'indennità risarcitoria pari a 6 mensilità in favore di una lavoratrice per l'illegittimo utilizzo di contratti a termine. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'azienda, chiarendo importanti principi sulla decorrenza dei termini per l'impugnazione e sui criteri per la quantificazione del danno.
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Indennità risarcitoria: la Cassazione fa chiarezza
L'appello di un'azienda sanitaria contro una sentenza che le imponeva il pagamento di 6 mensilità come indennità risarcitoria a una lavoratrice per contratto a termine illegittimo è stato dichiarato inammissibile. La Corte di Cassazione ha ritenuto sufficiente la motivazione basata su dimensioni aziendali e durata del rapporto, ribadendo inoltre i rigorosi requisiti formali per l'impugnazione, come il principio di autosufficienza.
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Licenziamento per omessa vigilanza: la proporzionalità
La Corte di Cassazione conferma l'illegittimità di un licenziamento per omessa vigilanza di una responsabile di filiale. Sebbene la colpa della lavoratrice sia stata accertata, la sanzione espulsiva è stata giudicata sproporzionata rispetto alla gravità del fatto. La Suprema Corte ha ribadito che la valutazione sulla proporzionalità tra addebito e sanzione è di competenza esclusiva dei giudici di merito e ha respinto sia il ricorso della lavoratrice che quello dell'azienda, confermando il diritto della dipendente a un'indennità risarcitoria.
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Licenziamento collettivo: obblighi in caso di fallimento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 10606/2024, ha stabilito che nel licenziamento collettivo per cessazione di attività in ambito fallimentare, la comunicazione finale alle organizzazioni sindacali contenente l'elenco dei lavoratori licenziati è un adempimento formale inderogabile. La sua omissione rende illegittimo il licenziamento, anche quando riguarda l'intera forza lavoro e non sono stati applicati criteri di scelta. La Corte ha chiarito che tale comunicazione è essenziale per garantire il controllo sindacale sulla procedura, e la sua mancanza integra un vizio che giustifica di per sé l'impugnazione da parte del lavoratore e il diritto a un'indennità.
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Trasferimento dipendenti pubblici: la Cassazione decide
La Cassazione chiarisce le regole sul trasferimento dipendenti pubblici in seguito alla soppressione di un ente. L'ordinanza 12724/2024 stabilisce che si applica la legge speciale e non le norme generali, limitando il riconoscimento dell'anzianità pregressa ai soli aspetti economici già maturati. Confermato il diritto al risarcimento per l'abuso di contratti a termine.
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Assunzione in società pubblica: no conversione senza concorso
La Corte di Cassazione ha stabilito che la violazione della regola del concorso pubblico per l'assunzione in società pubblica determina la nullità del contratto di lavoro. Di conseguenza, anche in presenza di un utilizzo abusivo di contratti a termine, non è possibile la conversione del rapporto in uno a tempo indeterminato. Questa decisione ribadisce la natura imperativa delle norme sul reclutamento nel settore pubblico allargato, finalizzate a garantire trasparenza e imparzialità.
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