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Legge 183/2010

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672 provvedimenti

Rinuncia alla domanda nel rinvio: no presunzioni
In un caso riguardante un contratto a tempo determinato, la Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sul giudizio di rinvio. Una lavoratrice, dopo aver ottenuto la conversione del contratto, si è vista negare il diritto dalla Corte d'Appello in sede di rinvio, la quale ha ritenuto che la sua domanda sulla nullità del termine fosse stata abbandonata. La Suprema Corte ha annullato questa decisione, chiarendo che la rinuncia alla domanda deve essere inequivocabile e non può essere desunta dalla semplice discussione su aspetti consequenziali, come l'entità del risarcimento. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Decadenza contratti a termine: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19256/2025, ha rigettato il ricorso di una lavoratrice che contestava l'abusiva reiterazione di contratti a termine con la Pubblica Amministrazione per oltre vent'anni. La Corte ha stabilito che la decadenza contratti a termine, prevista dall'art. 32 della L. 183/2010, si applica anche alle azioni volte a far valere il superamento del limite massimo di 36 mesi. Per interrompere la decadenza, è sufficiente impugnare tempestivamente l'ultimo contratto della serie, poiché tale atto permette di considerare l'intera sequenza contrattuale come prova dell'abuso. Nel caso specifico, non essendo stato impugnato nemmeno l'ultimo contratto nei termini di legge, la domanda è stata dichiarata inammissibile.
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Abuso contratti a termine: la stabilizzazione non sana
La Corte di Cassazione ha stabilito che la stabilizzazione di un lavoratore pubblico, avvenuta tramite una procedura concorsuale, non sana il precedente abuso di contratti a termine. L'assunzione a tempo indeterminato derivante dal superamento di una selezione basata sul merito non elimina il diritto del lavoratore a ricevere un'indennità risarcitoria per l'illegittima reiterazione dei rapporti di lavoro precari. L'ente pubblico è stato quindi condannato a risarcire il danno, poiché la stabilizzazione non è stata considerata una misura sanzionatoria diretta per l'abuso commesso.
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Somministrazione fraudolenta: la decadenza non basta
La Corte di Cassazione ha stabilito che la decadenza dall'impugnazione dei singoli contratti di somministrazione non impedisce al giudice di valutare se la reiterazione di centinaia di contratti configuri una somministrazione fraudolenta. Analizzando il caso di un autista con circa 800 contratti in dieci anni, la Corte ha cassato la decisione di merito che aveva dichiarato inammissibile il ricorso, ordinando un nuovo esame per verificare l'abuso del diritto e la violazione delle norme imperative, anche di derivazione europea.
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Onere della prova: la Cassazione sul lavoro subordinato
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22424/2025, ha rigettato il ricorso di alcuni lavoratori del settore scolastico. La Corte ha ribadito un principio fondamentale: l'onere della prova per dimostrare la natura subordinata di un rapporto di lavoro, formalmente qualificato come collaborazione, spetta interamente al lavoratore. In questo caso, i ricorrenti non hanno fornito prove sufficienti, come i contratti o testimonianze, per sostenere la loro tesi, portando così alla reiezione delle loro domande risarcitorie precedentemente accolte in primo grado.
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Danno contratti a termine: sì al risarcimento PA
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9114/2019, ha stabilito che un lavoratore del settore pubblico, vittima di un utilizzo abusivo di contratti a termine, ha diritto a un risarcimento del danno anche se non può ottenere la conversione del rapporto in uno a tempo indeterminato. Riformando la decisione della Corte d'Appello, che aveva negato il risarcimento per mancata prova del danno, la Suprema Corte ha affermato che il cosiddetto 'danno comunitario' è presunto e deve essere liquidato secondo parametri specifici, invertendo di fatto l'onere probatorio a favore del lavoratore. Viene invece negato il diritto alla retribuzione per i periodi non lavorati tra un contratto e l'altro.
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Somministrazione irregolare: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 9265/2019, affronta un caso di somministrazione irregolare. Una lavoratrice aveva ottenuto in primo e secondo grado la conversione del suo contratto a tempo indeterminato presso l'azienda utilizzatrice, poiché la causale, legata a 'punte di intensa attività', era stata ritenuta troppo generica e non provata. La Cassazione conferma la conversione del rapporto ma cassa la sentenza sulla parte economica, stabilendo che al lavoratore spetta l'indennità risarcitoria onnicomprensiva prevista dall'art. 32 della L. 183/2010 e non l'integrale pagamento delle retribuzioni perse.
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Contratto a termine illegittimo: sì al risarcimento
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8385/2019, stabilisce che in caso di contratto a termine illegittimo, la conversione in rapporto a tempo indeterminato ha effetto retroattivo ('ex tunc'). Al lavoratore spetta sia un'indennità onnicomprensiva per il periodo tra la scadenza del termine e la sentenza, sia il diritto alla riammissione e alle retribuzioni maturate dalla data della sentenza in poi, poiché il rapporto di lavoro si considera mai interrotto.
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Causale generica somministrazione: Cassazione chiarisce
L'ordinanza esamina il caso di una lavoratrice in somministrazione il cui contratto è stato dichiarato illegittimo per la genericità della causale, che faceva un vago riferimento al contratto collettivo. La Corte di Cassazione conferma che una causale generica in un contratto di somministrazione equivale alla sua assenza, comportando la costituzione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato con l'azienda utilizzatrice. Tuttavia, la Corte riforma la quantificazione del danno, stabilendo l'applicazione dell'indennità onnicomprensiva prevista dall'art. 32 della L. 183/2010, anziché il risarcimento integrale delle retribuzioni.
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Obbligo di repêchage: onere della prova del datore
Il Tribunale di Milano ha dichiarato illegittimo un licenziamento per giustificato motivo oggettivo a causa della violazione dell'obbligo di repêchage. La sentenza ribadisce che spetta esclusivamente al datore di lavoro l'onere di provare, in modo specifico e non generico, l'impossibilità di ricollocare il lavoratore in altre mansioni all'interno dell'azienda.
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Reiterazione contratti a termine: diritti dei docenti
Il Tribunale di Milano ha sentenziato a favore di un docente di religione, riconoscendo l'illegittimità della reiterazione dei contratti a termine per un periodo superiore a tre anni senza l'indizione di concorsi. La sentenza stabilisce il diritto del docente a un risarcimento del danno, quantificato in 11 mensilità, e all'ottenimento della Carta Docente per gli anni scolastici non goduti. La decisione si fonda sull'interpretazione della normativa nazionale alla luce del diritto europeo e della giurisprudenza della Corte di Cassazione, che sanziona l'abuso della precarietà quando lo Stato non offre concrete possibilità di stabilizzazione.
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Interposizione di manodopera: quando è un illecito?
Una lavoratrice, formalmente dipendente di società appaltatrici, ha ottenuto dal Tribunale il riconoscimento di un rapporto di lavoro diretto con l'azienda utilizzatrice. La sentenza ha dichiarato l'illegittimità dell'interposizione di manodopera per la mancanza di validi contratti di appalto, instaurando il rapporto sin dall'origine. Tuttavia, la richiesta di un inquadramento superiore è stata respinta, poiché le prove documentali, come le email, hanno dimostrato che le mansioni svolte erano di tipo ausiliario e riconducibili a quelle di receptionist (II livello CCNL) e non di segreteria (III livello).
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