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Legge 183/2010

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672 provvedimenti

Omessa pronuncia sui buoni pasto: la Cassazione decide
Un lavoratore, dopo aver ottenuto il riconoscimento del suo rapporto di lavoro come subordinato, si è visto negare una decisione sul diritto ai buoni pasto. La Corte di Cassazione ha censurato la Corte d'Appello per omessa pronuncia, stabilendo che il giudice del rinvio è vincolato a decidere su tutti i punti indicati dalla Suprema Corte, inclusi i diritti accessori come i buoni pasto.
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Impugnazione contratto a termine: la Cassazione decide
La Cassazione rigetta il ricorso di un'azienda, confermando l'illegittimità di un licenziamento disciplinare e la nullità di un contratto a tempo determinato. La Corte chiarisce che l'impugnazione del contratto a termine era tempestiva grazie a un differimento legislativo dei termini di decadenza. Inoltre, ribadisce che le motivazioni per un contratto a termine devono essere specifiche e che il lavoratore ha sempre diritto a un'audizione orale se richiesta, anche a fronte di un invito a difendersi solo per iscritto.
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Contratti a termine docenti: Cassazione su abuso
La Corte di Cassazione ha stabilito che la reiterazione di contratti a termine per i docenti di religione, protratta per oltre tre anni in assenza del concorso triennale, costituisce un abuso. Tale condotta, anche se prevista da una legge speciale, viola la normativa europea e dà diritto al risarcimento del danno. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva negato l'abuso, rinviando il caso per una nuova valutazione sul risarcimento dovuto ai docenti.
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Contratti a termine docenti: sì al risarcimento
La Corte di Cassazione ha stabilito che la reiterazione di contratti a termine per i docenti di religione cattolica, per un periodo superiore a tre anni senza l'indizione di un concorso triennale, costituisce un abuso. Tale abuso non dà diritto alla conversione del rapporto in tempo indeterminato, ma al risarcimento del cosiddetto danno eurounitario. La Suprema Corte ha cassato la sentenza della Corte d'Appello che aveva negato l'abuso, rinviando la causa per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Conversione rapporto di lavoro: risarcimento e limiti
La Corte di Cassazione conferma che un rapporto di collaborazione continuativa con la Pubblica Amministrazione, sebbene riconosciuto come subordinato, non può essere convertito in un contratto a tempo indeterminato. Tuttavia, il lavoratore ha diritto al risarcimento del danno per l'abuso contrattuale e alle differenze retributive. L'ordinanza chiarisce anche che la regolarizzazione contributiva richiede la partecipazione dell'ente previdenziale al giudizio e stabilisce principi sulla liquidazione delle spese legali in caso di riforma della sentenza d'appello.
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Contratto a progetto: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello che riqualificava due contratti a progetto in contratti di lavoro subordinato. La sentenza sottolinea che la natura del rapporto di lavoro si determina in base alle concrete modalità di svolgimento della prestazione e non alla qualificazione formale data dalle parti. La presenza di indici quali l'osservanza di un orario fisso, la supervisione costante e l'utilizzo di strumenti aziendali ha portato a riconoscere la sussistenza della subordinazione, con conseguente condanna delle società datrici di lavoro al pagamento delle differenze retributive e al ripristino dei rapporti.
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Licenziamento cambio appalto: quando scatta l’obbligo
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha stabilito che un licenziamento per giustificato motivo oggettivo, intimato dalla società uscente poco prima di un cambio appalto, non impedisce l'applicazione della clausola di salvaguardia. La Corte ha chiarito che l'effetto estintivo del rapporto di lavoro si produce solo al termine del periodo di lavoro effettivo, non retroattivamente dall'inizio della procedura. Di conseguenza, se i dipendenti sono ancora in servizio al momento del subentro della nuova azienda, conservano il diritto a essere assunti da quest'ultima, rendendo il licenziamento pretestuoso e inefficace a eludere gli obblighi contrattuali.
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Successione di contratti: la Cassazione chiarisce
Una lavoratrice, dopo una lunga serie di contratti a termine e in somministrazione, ha impugnato solo l'ultimo rapporto di lavoro chiedendone la conversione a tempo indeterminato. Le corti di merito hanno rigettato la domanda per intervenuta decadenza rispetto ai contratti precedenti. La Corte di Cassazione ha cassato la decisione, stabilendo un importante principio sulla successione di contratti a termine: anche se i contratti passati non sono stati impugnati nei termini, il giudice deve valutarli come 'antecedente storico' per verificare se la reiterazione abbia superato i limiti di legge, rendendo illegittimo l'ultimo contratto.
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Proroga contratto acausale: quando è illegittima?
Una lavoratrice ottiene la conversione del suo contratto di somministrazione in un rapporto a tempo indeterminato a causa di proroghe illegittime. La Corte di Cassazione conferma la decisione, chiarendo che, in base alla normativa vigente nel 2012, la proroga contratto acausale era assolutamente vietata. La sentenza sottolinea che le modifiche legislative successive che hanno ammesso le proroghe entro i 12 mesi non hanno efficacia retroattiva, consolidando un importante principio sull'applicazione della legge nel tempo.
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Contratti a termine pubblico impiego: no conversione
Una lavoratrice pubblica, dopo aver superato il limite di 36 mesi con contratti a tempo determinato, ha chiesto la trasformazione del suo rapporto in uno a tempo indeterminato. La Corte di Cassazione ha rigettato la sua richiesta, confermando un principio consolidato: per i contratti a termine nel pubblico impiego, l'unica sanzione per la reiterazione abusiva è il risarcimento del danno, non la conversione del contratto, per salvaguardare la regola costituzionale dell'accesso tramite pubblico concorso.
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Eccezione di decadenza: come impugnarla in appello
Una lavoratrice, licenziata dopo una cessione di ramo d'azienda, impugnava sia il licenziamento sia la cessione stessa. La società cedente sollevava un'eccezione di decadenza per tardiva impugnazione della cessione. La Corte di Cassazione ha chiarito che, se il giudice di primo grado rigetta implicitamente tale eccezione decidendo nel merito, la parte soccombente su quel punto deve proporre appello incidentale, non potendosi limitare a riproporre la questione in appello. La sentenza di secondo grado è stata quindi cassata.
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Licenziamento sproporzionato per rimborso spese errato
Una lavoratrice è stata licenziata per aver richiesto un rimborso spese parzialmente non dovuto di circa 266 euro tramite un portale aziendale. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione della Corte d'Appello, definendolo un licenziamento sproporzionato. La Suprema Corte ha stabilito che una richiesta irregolare, processata attraverso un sistema aziendale che prevede controlli, non può essere assimilata al furto e la sanzione deve essere proporzionata alla reale gravità del fatto.
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Rapporto di lavoro subordinato: ricorso inammissibile
Una lavoratrice ottiene il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato dopo anni di contratti di collaborazione con un'azienda ospedaliera pubblica. L'azienda ricorre in Cassazione, ma il suo appello viene dichiarato inammissibile. La Corte Suprema ha stabilito che i motivi del ricorso non erano validi, in quanto si limitavano a contestare la valutazione dei fatti e delle prove operata dalla Corte d'Appello, senza sollevare questioni di legittimità.
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Danno da precariato: la stabilizzazione non basta
La Corte di Cassazione ha stabilito che la stabilizzazione di un lavoratore non esclude automaticamente il diritto al risarcimento per il danno da precariato derivante dall'abuso di contratti a termine. È necessario che il giudice di merito verifichi l'esistenza di un nesso di causa-effetto diretto tra l'abuso subito e l'assunzione a tempo indeterminato. Se l'assunzione avviene tramite un concorso che offre solo una mera 'chance', la funzione risarcitoria non può considerarsi soddisfatta. La Corte ha quindi cassato la sentenza d'appello che aveva negato il risarcimento, rinviando per una nuova valutazione.
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Omessa pronuncia: Cassazione sul compenso non pagato
Un professionista ha contestato la natura del suo rapporto di lavoro con un fondo pensioni, chiedendone la conversione in subordinato e impugnando la revoca dell'incarico. I tribunali di merito hanno respinto le sue domande. La Corte di Cassazione, pur confermando il rigetto sulla qualificazione del rapporto, ha cassato la sentenza per omessa pronuncia, in quanto i giudici non avevano deciso sulla domanda autonoma relativa al pagamento di compensi non corrisposti, rinviando il caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione su quel punto specifico.
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Danno comunitario: risarcimento per abuso contratti
La Corte di Cassazione ha riconosciuto il diritto al risarcimento per danno comunitario a una lavoratrice del settore sanitario per l'illegittima reiterazione di contratti a termine oltre il limite di 36 mesi. La Corte ha stabilito che la successiva assunzione a tempo indeterminato, avvenuta per scorrimento di una graduatoria concorsuale e non tramite una specifica procedura di stabilizzazione, non costituisce una misura riparatoria idonea a escludere il diritto al risarcimento del danno subito a causa dell'abuso.
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Somministrazione abusiva: stop alla reiterazione
Una lavoratrice ha contestato una lunga serie di contratti di somministrazione e a termine, ritenendoli una forma di somministrazione abusiva. La Corte di Cassazione ha stabilito che, per valutare l'abuso, si deve considerare la durata complessiva del rapporto di lavoro presso l'azienda utilizzatrice, anche in presenza di interruzioni tra un contratto e l'altro. La discontinuità non è sufficiente a escludere la violazione del principio di temporaneità imposto dalla normativa europea. La sentenza del giudice di merito è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione.
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Licenziamento giusta causa: illecito del dipendente
Un lavoratore di una società cooperativa operante nel settore dei servizi ambientali è stato licenziato per giusta causa dopo aver utilizzato un veicolo aziendale per effettuare uno scarico abusivo di rifiuti personali. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento, respingendo il ricorso del dipendente. La Corte ha stabilito che la condotta, oltre a costituire un illecito amministrativo, ha leso gravemente l'immagine dell'azienda, giustificando il recesso immediato. La decisione sottolinea che le previsioni dei contratti collettivi in materia di sanzioni disciplinari hanno valore esemplificativo e non vincolano il giudice, che deve valutare autonomamente la gravità del fatto.
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Responsabilità comune capofila: chi paga i danni?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12141/2025, ha rigettato il ricorso di un Comune, confermando la sua responsabilità diretta per le obbligazioni derivanti da un rapporto di lavoro instaurato nell'ambito dei servizi sociali associati (Ambito territoriale). Una lavoratrice aveva ottenuto in appello il riconoscimento dell'illegittimità della reiterazione di contratti a termine e il conseguente risarcimento del danno. La Suprema Corte ha stabilito che, in assenza di una distinta personalità giuridica dell'Ambito territoriale, la responsabilità comune capofila è diretta e non meramente rappresentativa. È stato inoltre confermato il diritto della lavoratrice al risarcimento del cosiddetto "danno comunitario" per l'abusiva successione di contratti a termine.
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Decadenza contratti a termine: la Cassazione chiarisce
Un lavoratore, dopo anni di contratti a termine reiterati, ha agito in giudizio per ottenere un risarcimento del danno. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di inammissibilità della domanda, chiarendo un punto fondamentale sulla decadenza dei contratti a termine: per contestare l'abuso derivante dalla successione di più contratti, è necessario impugnare l'ultimo rapporto di lavoro entro i brevi termini di decadenza previsti dalla legge. L'omessa impugnazione dell'ultimo contratto preclude la possibilità di far valere l'illegittimità dell'intera sequenza contrattuale.
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