Assunzione in società pubblica: la conversione del contratto è esclusa senza concorso
L’assunzione in società pubblica è un tema di grande attualità, al centro di un delicato equilibrio tra le regole del diritto del lavoro privato e i principi del pubblico impiego. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha fatto luce su un aspetto cruciale: cosa succede quando un lavoratore viene assunto con una serie di contratti a termine da una società a partecipazione pubblica senza aver superato un concorso? La risposta della Suprema Corte è netta: il rapporto non può essere convertito in un contratto a tempo indeterminato, poiché la regola del concorso pubblico è inderogabile.
I Fatti di Causa
Il caso ha origine dalla vicenda di alcuni lavoratori impiegati presso una nota società a totale partecipazione pubblica, operante nel settore delle infrastrutture. I lavoratori erano stati inizialmente assunti tramite contratti di somministrazione a tempo determinato, più volte prorogati, e successivamente con contratti a termine stipulati direttamente con la società utilizzatrice.
Al termine di questi rapporti, i lavoratori hanno adito il Tribunale sostenendo l’illegittimità della successione di contratti e chiedendo la conversione del loro rapporto di lavoro in uno a tempo indeterminato. Sia il Tribunale che la Corte d’Appello avevano parzialmente accolto le loro richieste, riconoscendo l’esistenza di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato a partire da una certa data, successiva all’entrata in vigore delle norme che imponevano obblighi di reclutamento trasparente alle società pubbliche.
L’Assunzione in società pubblica e il Principio del Concorso
Il punto centrale della controversia, portato all’attenzione della Cassazione sia dal Ministero vigilante che dalla società stessa, riguarda l’applicabilità del principio del pubblico concorso alle società a partecipazione pubblica. L’articolo 18 del D.L. n. 112/2008 ha esteso alle società a partecipazione pubblica totale o di controllo l’obbligo di adottare criteri e modalità di reclutamento del personale nel rispetto dei principi di trasparenza, pubblicità e imparzialità, derivati dall’articolo 97 della Costituzione.
Questo significa che anche un’entità formalmente privata, ma controllata dallo Stato, quando procede a un’assunzione in società pubblica, deve seguire procedure selettive che garantiscano a tutti i cittadini pari opportunità di accesso. La violazione di questa regola imperativa, secondo i ricorrenti, non può portare alla costituzione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, ma dovrebbe determinare la nullità del contratto.
La Posizione dei Lavoratori
I lavoratori, dal canto loro, sostenevano che l’abuso nella reiterazione dei contratti a termine dovesse comunque essere sanzionato con la conversione del rapporto, in linea con la normativa europea e nazionale a tutela dei lavoratori precari. Inoltre, eccepivano la tardività dell’impugnazione dei contratti da parte dell’azienda, invocando i termini di decadenza previsti dalla legge.
Le Motivazioni della Cassazione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Ministero e della società, ribaltando la decisione dei giudici di merito. Gli Ermellini hanno chiarito che il divieto di conversione dei contratti a termine stipulati in violazione delle norme sul pubblico concorso si applica non solo alle pubbliche amministrazioni in senso stretto, ma anche alle società a partecipazione pubblica.
La Corte ha affermato che le disposizioni dell’art. 18 del D.L. n. 112/2008 hanno carattere imperativo. La loro violazione attiene al momento genetico del rapporto di lavoro e ne determina la nullità ai sensi dell’art. 1418 c.c. Un contratto nullo non può produrre gli effetti a cui era preordinato, inclusa la sua trasformazione in un rapporto a tempo indeterminato.
Il principio è chiaro: l’interesse pubblico alla trasparenza, imparzialità e buon andamento, tutelato dall’obbligo del concorso, prevale sulla tutela del singolo lavoratore contro l’abuso dei contratti a termine. Pertanto, anche se le causali dei contratti a termine erano generiche o se erano state superate le durate massime, la mancanza a monte di una procedura selettiva pubblica impedisce la stabilizzazione del rapporto.
Conclusioni
La decisione della Cassazione rafforza un principio fondamentale: l’accesso al lavoro nelle società controllate dallo Stato deve avvenire attraverso procedure trasparenti e competitive. Questa sentenza ha importanti implicazioni pratiche: i lavoratori assunti da società pubbliche con contratti a termine illegittimi non possono ottenere la conversione del rapporto in uno a tempo indeterminato se l’assunzione originaria non è avvenuta tramite una procedura concorsuale. La sanzione per il datore di lavoro pubblico che abusa dei contratti a termine resta il risarcimento del danno, ma non la costituzione di un rapporto di lavoro stabile in violazione dei principi costituzionali.
Un contratto a termine con una società pubblica può essere convertito in indeterminato se illegittimo?
No, la Corte di Cassazione ha stabilito che se l’assunzione originaria non è avvenuta tramite una procedura di concorso pubblico, il contratto è nullo e non può essere convertito in un rapporto a tempo indeterminato, anche se l’apposizione del termine risulta illegittima.
Perché il concorso pubblico è obbligatorio per le società a partecipazione pubblica?
Perché l’art. 18 del D.L. n. 112/2008, in attuazione dell’art. 97 della Costituzione, impone a tali società di reclutare il personale rispettando i principi di trasparenza, pubblicità e imparzialità, al fine di garantire il buon andamento e l’accesso al lavoro su base meritocratica.
Qual è la conseguenza legale di un’assunzione in società pubblica senza concorso?
La conseguenza è la nullità del contratto di lavoro. La violazione delle norme imperative sul reclutamento pubblico incide sulla fase di costituzione del rapporto (il “momento genetico”), rendendolo nullo e impedendogli di produrre effetti stabili come la conversione a tempo indeterminato.