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D.P.R. 917/1986 — Anno 2024

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388 provvedimenti

Altri anni per D.P.R. 917/1986

Tassazione Pensione Integrativa: la Cassazione decide
Un pensionato, ex dipendente pubblico iscritto a un fondo integrativo dal 1962, ha richiesto il rimborso delle maggiori imposte versate sulla sua pensione integrativa per gli anni dal 2011 al 2016. Sosteneva di aver diritto al regime fiscale agevolato introdotto dal D.Lgs. 252/2005. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che per i cosiddetti 'vecchi iscritti' a 'vecchi fondi', il nuovo regime di tassazione pensione integrativa non si applica ai montanti maturati prima del 1° gennaio 2007. Pertanto, continua ad applicarsi la previgente e meno favorevole disciplina fiscale.
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Costo diritto di superficie: come dedurlo fiscalmente
Una società siderurgica si è opposta a un accertamento dell'Agenzia delle Entrate riguardo la deducibilità del costo diritto di superficie. L'Agenzia lo considerava un bene immateriale da ammortizzare in 60 anni. La Cassazione ha dato ragione all'azienda, stabilendo che, in questo caso, il costo era accessorio ai fabbricati già esistenti e quindi ammortizzabile insieme a questi, con un piano di durata inferiore, in quanto necessario a garantirne la continuità operativa.
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Inerenza dei costi: la prova spetta al contribuente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8719/2024, ha chiarito un punto cruciale in materia fiscale: la prova dell'inerenza dei costi spetta sempre al contribuente. Il caso riguardava una società a cui l'Agenzia delle Entrate aveva contestato la deducibilità di costi per il noleggio di imbarcazioni, ritenendoli estranei all'attività d'impresa. La Corte ha rigettato il ricorso della società, sottolineando che una precedente assoluzione in sede penale non è automaticamente vincolante nel processo tributario, dove vigono regole probatorie differenti. La decisione conferma che l'onere di dimostrare il collegamento tra un costo e l'attività aziendale grava interamente sull'impresa.
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Scissione societaria: responsabilità fiscale illimitata
Una società immobiliare, nata da una scissione societaria parziale, ha impugnato delle cartelle di pagamento per debiti fiscali della società originaria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che in ambito tributario, a differenza del diritto civile, tutte le società partecipanti alla scissione sono responsabili in solido e illimitatamente per i debiti fiscali anteriori all'operazione. Questo principio di specialità della norma tributaria prevale su quella civilistica, che prevedrebbe una responsabilità limitata. La Corte ha inoltre chiarito che la notifica della cartella a uno solo dei condebitori è sufficiente a interrompere la decadenza per tutti.
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Deducibilità perdite su crediti: la Cassazione decide
Una società immobiliare si vede negare la deducibilità perdite su crediti a seguito di una transazione. La Cassazione accoglie il ricorso, stabilendo che un accordo transattivo è prova sufficiente della perdita, rendendola deducibile. L'Amministrazione Finanziaria non può sindacare la convenienza economica della scelta imprenditoriale.
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Eccezione nuova in appello: quando è inammissibile
Una società ha impugnato un avviso di accertamento fiscale, sollevando per la prima volta in appello vizi sulla modalità di notifica. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di questa eccezione nuova in appello, in quanto non proposta nel ricorso iniziale. La Corte ha inoltre ribadito che non può riesaminare nel merito le valutazioni sui costi deducibili, confermando la pretesa fiscale dell'Amministrazione Finanziaria e rigettando il ricorso della società.
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Estinzione del processo: la sanatoria fiscale
Un contenzioso tra un'azienda energetica e l'Amministrazione Finanziaria riguardo IRES, IRAP e IVA per l'anno 2008 si conclude con una declaratoria di estinzione del processo. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7988/2024, non ha esaminato il merito delle contestazioni (inerenti a interessi attivi presunti, costi di consulenza e pro-rata IVA) poiché la società contribuente ha aderito a una definizione agevolata, sanando la pendenza e determinando la fine della lite.
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Frode carosello: Cassazione su prova e costi illeciti
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 7956/2024, ha rigettato il ricorso di un'azienda coinvolta in una frode carosello nel settore della telefonia. La Corte ha confermato che l'onere della prova della frode spetta all'Amministrazione Finanziaria, ma il contribuente deve dimostrare di aver agito con la massima diligenza per non essere coinvolto. È stata inoltre ribadita l'indeducibilità dei costi derivanti da attività qualificabili come reato, anche se il procedimento penale si è concluso con la prescrizione.
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Deducibilità perdite su crediti: i chiarimenti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7885/2024, ha chiarito le condizioni per la deducibilità perdite su crediti. Una società aveva dedotto perdite tramite note di credito, ma l'Agenzia delle Entrate ha contestato l'operazione. Dopo due sentenze favorevoli al contribuente, la Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia, stabilendo che la semplice emissione di una nota di credito non basta. Il contribuente deve dimostrare le ragioni sostanziali che giustificano la perdita, come una transazione, una remissione motivata o l'esito infruttuoso di azioni di recupero.
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Restituzione somme lavoratore: i limiti all’obbligo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7825/2024, ha stabilito un principio fondamentale sulla restituzione delle somme da parte del lavoratore. A seguito della riforma di una sentenza favorevole, il dipendente è tenuto a restituire al datore di lavoro esclusivamente l'importo netto effettivamente percepito, e non la somma lorda comprensiva delle ritenute fiscali. La Corte ha chiarito che le ritenute fiscali, versate dal datore di lavoro in qualità di sostituto d'imposta, non entrano mai nel patrimonio del lavoratore. Pertanto, spetta al datore di lavoro, e non al dipendente, attivarsi per richiedere il rimborso di tali imposte all'amministrazione finanziaria.
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Crediti pro solvendo: la Cassazione sulla deducibilità
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 7732/2024, ha respinto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, confermando la legittimità della deduzione delle svalutazioni su crediti pro solvendo. La Corte ha stabilito che, poiché il rischio di insolvenza del debitore rimane in capo all'impresa cedente, questa ha il diritto di effettuare gli accantonamenti fiscalmente deducibili. La sentenza ha inoltre ritenuto valida la deduzione del costo del lavoro ai fini IRAP per un'azienda operante in regime di appalto pubblico.
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Controllo formale: sì al recupero delle detrazioni
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 7696/2024, ha chiarito che l'Agenzia delle Entrate può legittimamente utilizzare la procedura di controllo formale (ex art. 36-ter D.P.R. 600/73) per disconoscere una detrazione d'imposta non spettante, senza dover ricorrere al più complesso avviso di accertamento. La Corte ha inoltre stabilito che, in caso di detrazioni ripartite in più anni, il Fisco può contestare ogni singola rata annuale, con i termini di decadenza che decorrono dalla dichiarazione in cui la rata è esposta, e non dall'anno in cui è sorta la spesa originaria.
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Transfer pricing: onere probatorio sul contribuente
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 7466/2024, ha rigettato il ricorso di una società italiana che aveva concesso un prestito alla sua controllante lussemburghese a un tasso d'interesse ritenuto anomalo dall'Agenzia delle Entrate. La Corte ha ribadito che, in tema di transfer pricing, spetta al contribuente l'onere di provare che il prezzo applicato nell'operazione infragruppo corrisponde al 'valore normale' di mercato. La società non è riuscita a fornire prove adeguate, rendendo legittima la rettifica fiscale operata dall'Amministrazione finanziaria.
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Tassazione separata: spese legali deducibili
Un lavoratore ha ricevuto una somma a titolo di risarcimento per licenziamento illegittimo. La Corte di Cassazione ha stabilito che tale somma è soggetta a tassazione separata e le spese legali sostenute per ottenerla sono deducibili. Questo perché la somma rappresenta un risarcimento del danno per la perdita del lavoro, non arretrati di stipendio. La Corte ha però annullato parzialmente la sentenza di merito che aveva cancellato l'intera cartella esattoriale, in quanto il contribuente aveva chiesto solo una riduzione dell'importo dovuto.
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Plusorario medico: quando è base imponibile?
Un medico ha citato in giudizio il proprio datore di lavoro, una struttura sanitaria, per l'omesso versamento dei contributi previdenziali sul compenso percepito per il lavoro in 'plusorario'. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7212/2024, ha stabilito che il compenso per il plusorario medico, essendo strettamente connesso al rapporto di lavoro subordinato, rientra a pieno titolo nell'imponibile previdenziale. La Corte ha rigettato le argomentazioni dell'ospedale, che sosteneva la natura autonoma di tali prestazioni, e ha cassato con rinvio la sentenza d'appello per non essersi pronunciata sulla domanda di risarcimento per il futuro danno pensionistico.
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Transfer pricing: la Cassazione e la comparabilità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Agenzia delle Entrate in una controversia sul transfer pricing. La Corte ha confermato la decisione di merito che negava la comparabilità tra le transazioni infragruppo e quelle con terzi a causa di diverse condizioni contrattuali e stadi di commercializzazione. La sentenza sottolinea che la valutazione della comparabilità è una questione di fatto riservata al giudice di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità.
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Estinzione giudizio per rinuncia: il caso Cassazione
Un contenzioso tributario su una presunta plusvalenza non dichiarata, giunto in Corte di Cassazione, si è concluso con l'estinzione del giudizio per rinuncia. La decisione è scaturita da un accordo transattivo tra il contribuente e l'Amministrazione Finanziaria, formalizzato attraverso una definizione agevolata. La Corte ha preso atto della rinuncia e della relativa accettazione, dichiarando estinto il procedimento senza entrare nel merito della questione fiscale.
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Principio di competenza: quando dedurre i costi?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 7115/2024, ha chiarito l'applicazione del principio di competenza fiscale. Un costo è deducibile solo nell'anno in cui la sua esistenza è giuridicamente certa, non nell'anno in cui viene approvato il bilancio. Nel caso esaminato, un istituto di credito aveva dedotto un costo nel 2004, ma il contratto che lo giustificava è stato stipulato solo nel 2005. La Corte ha stabilito che il costo doveva essere imputato all'esercizio 2005, accogliendo il ricorso dell'Agenzia delle Entrate.
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Stabile organizzazione e agente: quando si tassa?
Una società italiana corrisponde compensi a un'impresa portoghese per servizi svolti in Italia tramite un agente. L'Agenzia Fiscale richiede l'applicazione di una ritenuta, presumendo l'esistenza di una stabile organizzazione. La Corte di Cassazione ha rigettato tale pretesa, chiarendo che un agente con status indipendente, che agisce nell'ambito della sua ordinaria attività, non costituisce una stabile organizzazione. Di conseguenza, in base alla Convenzione contro le doppie imposizioni tra Italia e Portogallo, i redditi non sono tassabili in Italia.
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Estinzione del giudizio: rinuncia e accordo fiscale
Un contribuente, dopo aver impugnato un avviso di accertamento per plusvalenze non dichiarate, ha raggiunto un accordo con l'Agenzia delle Entrate durante il processo in Cassazione. A seguito della rinuncia al ricorso, accettata dall'ente, la Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, compensando le spese legali. La decisione evidenzia come gli strumenti di definizione agevolata possano risolvere le controversie fiscali anche nelle fasi più avanzate del contenzioso.
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